Tour di Roma criminale: da Porta Pia ai Casamonica

La lunga evoluzione di quel «porto delle nebbie» nato con la nuova Capitale, tra scandali bancari e speculazione. Dagli anni Cinquanta di Frank Coppola alla banda della Magliana fino ai Casamonica di oggi.

(Edoardo Frittoli – laverita.info) – La storia comincia dopo la presa di Porta Pia, quando la Roma Papalina cedette il passo ai Piemontesi, ai «buzzurri», come li chiamavano i borgatari romani. Oltre alla nuova amministrazione piemontese, quella di Roma Capitale del Regno, il cambio di mano gonfiò i sobborghi di disperati in cerca di nuove opportunità, molti provenienti dalle campagne e da Napoli. L’espansione della Città Eterna, sregolata e senza freni, fece da humus ideale per la crescita esponenziale della microcriminalità. Così mentre tramontavano alcuni miti della Roma papalina, come quello del brigante Gasbarrone, citato anche da Stendhal e diventato un mito per il popolino dei «bulli» di borgata. Il nuovo Stato unitario determinò un vero e proprio «salto di qualità» nella composizione della zona grigia del crimine di Roma. Sono gli anni dello scandalo della Banca Romana, che al di là del dissesto finanziario che portò con sé rappresentò un punto d’inizio nel connubio tra crimine, politica e affari. Finalizzata alla speculazione edilizia della capitale, l’attività della banca creò i presupposti di un intreccio tra massoneria, affarismo e politica che gettò le basi di quello che nei decenni evolverà in «Mafia capitale».

Durante il ventennio fascista le cronache, decimate dalla censura furono avare di notizie sul crimine, anche se proprio alla fine degli anni Venti i giornali si concentrarono sulla storia di uno dei serial killer più famosi della storia italiana: Gino Girolimoni. Il mito del mostro era nato da una serie di violenze e delitti ai danni di bambine tra il 1924 e il 1927, che imbarazzarono non poco le autorità fasciste per l’impossibilità iniziale di arrivare al responsabile degli infanticidi. Fu Arturo Bocchino, capo della polizia da poco nominato da Mussolini, ad arrivare a Gino Girolimoni, un fotografo che si occupava di infortuni sul lavoro. Sarà presto scagionato in quanto non sussistevano reali prove della sua colpevolezza, ma il ricordo di quel periodo che terrorizzò Roma rimarrà indelebile.

Gli anni della guerra aprirono nuovi mercati per il crimine capitolino: soprattutto fu la borsa nera a fiorire tra i disperati, mentre la Capitale era fatta bersaglio dei bombardamenti alleati dell’estate 1943. Il fenomeno ebbe una crescita dalla liberazione della città nel giugno 1944, quando la malavita si concentrerà attorno alla distribuzione illegale delle derrate fornite dagli alleati. In questo periodo caotico, saranno gettate le basi di una ulteriore evoluzione della criminalità di Roma, che nel dopoguerra sarà caratterizzata dall’infiltrazione delle mafie anche a livello internazionale. Gli anni Cinquanta e sessanta saranno quelli di Frank «tre dita» Coppola, un mafioso di Partinico emigrato in America prima della guerra e diventato uno dei boss più influenti dopo Lucky Luciano. Come quest’ultimo Coppola fu espulso dagli Usa nel 1948 e si stabilì a Roma al quartiere Tor San Lorenzo dove investì il denaro accumulato oltreoceano in immobili, che gli permisero di ripulirlo. Quello che rappresentò Frank Coppola nella Roma della speculazione edilizia dei «palazzinari» segnò un nuovo passo alla base di quell’organizzazione criminale nota come «banda della Magliana». Il boss di Roma era infatti ben introdotto nel mondo politico, sia in Italia che negli Stati Uniti, dove aveva influenzato più volte le elezioni locali con candidature pilotate e scambio di voti. Il terreno favorevole attraverso il quale Coppola, diventato un grande proprietario immobiliare era in grado di spaziare portò a Roma un nuovo mortale business per la malavita organizzata: il traffico di droga attraverso il mercato messicano. Coppola morirà in una clinica di Aprilia nel 1982, quando già l’astro della banda della Magliana dominava il cielo della Capitale.

Quello dell’organizzazione criminale e mafiosa che prese il nome dalla zona del quartiere romano di Pian due Torri, raccolse l’eredità dell’affiliazione con Cosa Nostra (in questo caso nella figura del boss Pippo Calò) allargando ulteriormente il campo all’eversione politica nera, ai servizi segreti deviati, alla P2. Oltre alla droga, uno dei core business della banda romana fu quello delle rapine a mano armata, tipico degli anni Settanta, ma anche un grande sviluppo dell’usura e del sequestro di persona, che i membri della banda gestivano con spietata violenza nei confronti delle vittime, un vero salto di qualità rispetto ai tradizionali «cravattari» di Trastevere . La frangia politica era rappresentata da Danilo Abbruciati e Roberto Carminati, fiancheggiati dallo psichiatra Aldo Semerari, massone e piduista, che fece da trait d’union tra i criminali comuni della banda e il terrorismo nero dei Nar di Francesca Mambro e Giusta Fioravanti, quest’ultimo una frequentazione nota degli ambienti della Magliana. Il legame stretto con gli ambienti del terrorismo nero fecero sì che il nome della banda figurasse nei più grandi delitti e stragi degli anni di piombo, dal delitto Pecorelli alla morte di Roberto Calvi fino al depistaggio della strage di Bologna del 2 agosto 1980. Uno dei membri più influenti, Renato de Pedis (Renatino) fu coinvolto nella sparizione di Emanuela Orlandi. La banda, in seguito ad arresti, pentimenti e assassinio di alcuni dei membri più importanti come lo stesso De Pedis, portò al declino della banda che alla fine degli anni Ottanta sarà sottoposta ad un maxiprocesso.

Le cronache del terzo millennio torneranno a parlare del «cecato» Carminati, chiamato così per aver perso un occhio durante una sparatoria con la Polizia. Fu la sua figura a rappresentare il fil rouge che porta alla composizione recente della criminalità organizzata, la famigerata organizzazione sotterranea chiamata «Mafia capitale», un’organizzazione “di mezzo” tra crimine organizzato, corruzione politica e mafia che negli anni duemila si è nutrita degli appalti milionari del Comune di Roma Capitale, coinvolgendo direttamente alcune delle principali aziende partecipate e addirittura le cooperative che si occupavano di accoglienza ai migranti e ai nomadi. Questi ultimi entreranno da protagonisti nella storia del crimine romano come famiglie criminali organizzate (Spada, Casamonica) stabilite nei comuni limitrofi della città metropolitana di Roma come nel caso di Ostia, Castelli romani e litorale laziale. Anche queste storiche famiglie di sinti stanziali, che cingono la città eterna come in un assedio ma ben diverso da quello dei Bersaglieri di Porta Pia, devono la propria fortuna a quel distributore di crimine che fu la banda della Magliana, in quanto negli anni Settanta e Ottanta ne avevano rappresentato la bassa manovalanza cresciuta di influenza grazie ai proventi del traffico di cocaina, che fu la base economica che ha permesso ai clan familiari di partecipare alla speculazione edilizia delle periferie romane. Un leit motiv, quello del cemento, sempre presente e che ci riporta indietro alla bolla speculativa che fu alla base del primo scandalo bancario dell’Italia unita. E della sua Capitale.

Per un ulteriore approfondimento sulla storia del crimine organizzato a Roma: Enzo Ciconte, L’Assedio: storia della criminalità a Roma da Porta Pia a Mafia Capitale (Carocci)

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