2021… l’Oscurantismo della Democrazia

(Dott. Paolo Caruso) – Mancano pochi giorni alla fine dell’anno ed è quasi d’obbligo fare un resoconto degli avvenimenti più importanti che hanno caratterizzato il 2021. La pandemia da covid 19 con le sue varianti ha condizionato e continua a condizionare pesantemente la vita delle persone, e anche se quest’anno la presenza del vaccino ha influito a ridurre la mortalità e in parte la morbilità la risoluzione definitiva del problema resta ancora lontana, mentre la grave crisi economica che attanaglia la società trova sfogo nei conflitti sociali e nelle manifestazioni di piazza sempre più frequenti e a volte violente, in cui si ritrovano, esprimendo la propria contrarietà al vaccino e alle restrizioni volute dal governo, i No vax e i No green pass. Il circo mediatico di “casa nostra” d’altronde con una condotta sempre più servile al potere e con comportamenti adulatori nei confronti del premier Draghi ha continuato a falsare lo stato reale del Paese cercando di screditare e ridimensionare quello che resta in Italia della libera informazione, rimanendo per tali motivi corresponsabile dello stato di sofferenza in cui versa la democrazia. Il governo insediatosi nel mese di febbraio con a capo il “Principe” delle lobby finanziarie, il premier Mario Draghi, rappresenta un ulteriore duro colpo al sistema democratico del Paese, una ferita sanguinante della nostra Carta Costituzionale, in quanto non espressione della volontà popolare bensì il frutto di una operazione poco trasparente condotta dall’Uomo del Colle e favorita dal killeraggio del governo Conte da parte dell’Innominabile Saudita di Rignano. Lo spettacolo offerto dalla politica oggi è oltremodo increscioso e impone una evidente condizione di disagio morale, del resto i partiti, ormai vuoti contenitori privi di ideologie e di progettualità con i loro rappresentanti morbosamente asserragliati nei Palazzi del potere, rappresentano solo una grande ammucchiata innaturale che fa da cornice al cosiddetto governo dei “Migliori”. Una oligarchia tecnocratica finanziaria infatti si è impossessata quest’anno del governo del Paese, assumendosi oggi anche la responsabilità di una Manovra finanziaria deleteria che allarga la forbice tra ricchi e i restanti cittadini. All’Italia però per cambiare rotta davvero, non serve ” l’Uomo Provvidenza dell’Alta Finanza” ma serve sempre più la “Vera Politica”. Quest’anno la democrazia ha smarrito il suo significato, ha perso i fondamentali, mentre il “Deus ex machina” detta tempi e modi all’attività di governo. Il PNRR ( il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il programma di investimenti per accedere alle risorse europee del Next Generation EU, aiuti fondamentali per riparare i danni economici e sociali causati dall’emergenza Covid, rimane saldamente nelle mani del Premier e in quelle dei suoi stretti collaboratori. Gli investimenti indirizzati verso la Digitalizzazione, innovazione cultura e turismo, Transizione ecologica e rivoluzione verde, Infrastrutture per una mobilità sostenibile, Istruzione e ricerca, Coesione e inclusione, Salute, sembrano solo un affare privato sconosciuto ai più, con il rischio concreto di essere dirottati verso le realtà più ricche del nord del Paese, verso realtà imprenditoriali più consolidate, e volti a migliorare ulteriormente le infrastrutture per una mobilità sostenibile in territori già abbastanza sviluppati. Così ancora una volta il meridione, anello debole della catena produttiva, continuerà verosimilmente a restare un territorio periferico sofferente dove i problemi di oggi saranno quelli di domani e si sommeranno a quelli cronici del passato. Lavoro, Scuola, Sanità, Infrastrutture e viabilità saranno sempre il tallone di Achille di un Mezzogiorno condannato al suo incontrovertibile destino di arretratezza, con una economia sempre più debole incapace di dare risposte ai tanti giovani in cerca di occupazione e costretti ad ingrossare le fila di coloro che li hanno preceduti e hanno fatto grande il nord. Sarà magari il 2022 l’anno della svolta in grado di delineare in politica una vera rivoluzione copernicana, portando il Paese intero ad una ripresa economica con una equa distribuzione delle risorse necessarie per l’ammodernamento dell’Italia intera. Una speranza, un pieno di fiducia che ci accompagna fin da adesso verso il nuovo anno e che non si riveli come già accaduto in passato un ulteriore motivo di disillusione, di aspettative mancate. In campo ambientale l’anno che sta per concludersi non ha confermato le attese che da più parti del mondo ci si aspettava, infatti gli egoismi e gli interessi economici delle grandi Nazioni hanno prevaricato sui reali problemi che investono la salute del pianeta e quelli della sopravvivenza della stessa umanità. Nella recente COP26 tenutasi a Glasgow le grandi promesse dei potenti della Terra si sono ridotte ad una semplice passerella, ad un’altra occasione mancata, ad un risultato sterile e ad un accordo al ribasso, rinviando irresponsabilmente tutto alla Cop 27 del prossimo anno a Sharm el-Sheikh. Il 2022 troverà ancora aperti i tanti conflitti dimenticati nelle varie periferie del mondo e rimasti insoluti a causa dei molteplici interessi geopolitici e anche di quelli legati al commercio internazionale delle armi. L’unico conflitto che il 2021 porta via definitivamente, e che ha provocato tanto dolore e sangue tra la popolazione civile, e la miserevole disfatta delle truppe Statunitensi e dei suoi alleati occidentali, lascia l’Afghanistan sotto il governo oscurantista dei Talebani, un vero ritorno al medioevo che limita notevolmente la libertà soprattutto quella delle donne. Restano insoluti infine i problemi legati alla migrazione biblica dai Paesi dell’Africa subsahariana che tocca anche i Paesi del mediterraneo come la Libia e la Tunisia con trafficanti di uomini avidi e senza scrupoli che spesso sono responsabili di tragedie inumane in mare, e a quella proveniente dai Paesi dell’Asia medio orientale, soprattutto Siria, Iraq, e ora anche Afghanistan, con una moltitudine di disperati che si accalca ai confini orientali dell’Europa e anela a stabilirsi nel vecchio e opulento Continente. Un problema che l’Europa non riesce ad affrontare nella sua complessità e nella sua totalità, non risalendo alle vere cause ricollegabili alle radici del neocolonialismo di cui è responsabile soprattutto il mondo occidentale. Il tempo ormai si è fatto tiranno della storia “dell’Uomo Bianco” e il tempo che sta per scadere non ammette più vane promesse ne tradimenti in questo mondo globalizzato dove la povertà resta sempre un male da debellare e dove i Paesi più ricchi ancora oggi stentano ad accettare tale scommessa. La pandemia a quanto pare non ha insegnato nulla.

1 reply

  1. Sono perfettamente d’accordo sul dubbio che le risorse probabilmente saranno dirottate in gran parte al al ricco nord. Ma se, per errore, al sud andassero le necessarie risorse mi sai dire chi è in grado si saperle investire proficuamente se non la mafia e affini? Te l’immagini inondare di soldi la Sicilia (non i siciliani)o la Campania (non i campani ) e cosi via? Non c’è via d’uscita stante le cose come stanno, se la realtà del sud è rimasta per anni quella che è mi viene il dubbio che le organizzazioni criminali sono ormai parte integrante dei padroni d’Italia. Non le combatte seriamente più nessuno, meglio farci affari.

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