Briatore: il pizzettaro in salsa kitsch

L’imprenditore di Cuneo, si apprende, vuole aprire una pizzeria a Via Veneto. Ma “pizzeria” è riduttivo: “Non è una pizzeria. È un brand. Un brand per far tornare la Dolce Vita a Roma” […]

(DI DANIELA RANIERI – ilfattoquotidiano.it) – (Premessa: la parola “marchette” offende le oneste signore che fino al 1958 hanno operato nelle Case di tolleranza e di cui Dino Buzzati elogiò “il garbo, il magistero tecnico, la fantasia, l’intuito psicologico, perfino la delicatezza d’animo”. Chiameremo dunque la pratica a cui la metafora rimanda “pubblicità editoriale”).

Il giorno mercoledì 15 dicembre Repubblica dedica una pagina intera di pubblicità editoriale a Flavio Briatore, intervistato in quanto “businessman flamboyant” che “si è messo in testa di rilanciare Roma”. Ci si è gelato il sangue: che si sia deciso a entrare in politica? No, di più: l’imprenditore di Cuneo, si apprende, vuole aprire una pizzeria a Via Veneto. Ma “pizzeria” è riduttivo: “Non è una pizzeria. È un brand. Un brand per far tornare la Dolce Vita a Roma”. L’intervistatore è scettico (forse prova a dissociarsi come può da quel che gli tocca fare), ma la pagina gronda una salsa kitsch megalomane che vi invitiamo a condividere. Il pizzettaro di lusso si atteggia a pioniere (potremmo indicargli almeno sei pizzerie del centro dove una Margherita costa 15 euro): “Vede, la pizza è uno street product, di solito te la portano su tavoli spogli o non apparecchiati, te la buttano là con un servizio approssimativo, roba che non ti invoglia a rimanere nel locale”. Noi poveri romani, che fino a ieri mangiavamo la pizza direttamente dai cartoni sul marciapiede, o la prendevamo al volo tipo frisbee dalla strada per spendere meno, stiamo per fare un’esperienza inaudita: “Noi abbiamo pensato di fare una pizzeria chic, branché” (branchée, che vuol dire “alla moda”, ndr). “Serviamo ottime pizze, in un posto elegante, con un servizio impeccabile. La pizza è un prodotto importante, ma è presentato in modo cheap, noi gli abbiamo creato intorno un environment diverso”. Uno pensa: saranno gli effetti del Covid, che crea danni neurologici in chi lo ha avuto e fa parlare così (anche se secondo l’amica Santanché era una prostatite, e non c’entrava nulla che Briatore fosse tenutario di un locale-focolaio con 60 dipendenti contagiati, nella gaia estate Smeralda del 2020). Infatti prosegue: “Via Veneto è un brand dentro il brand” e questo “creerà business”. Invece il giorno dopo (ieri), Repubblica Roma ri-dedica a Crazy Pizza un’altra pubblicità editoriale, di due pagine, con quattro articoli pieni di parole come “mission”, “mood”, “location”, e allora si capisce che il long Covid qui non c’entra, e nemmeno l’esser diplomati geometri, qui c’è proprio tutta una diciamo cultura che sta avanzando grazie alla pizza chic, che Briatore, chissà perché, mangia al contrario, addentando la fetta dal cornicione, così che la mozzarella cola tutta nel piatto dalla punta afflosciata, una cosa che noi proletari ci vergogneremmo di fare davanti a testimoni, soprattutto perché massimamente idiota. Comunque, dopo aver saccheggiato i cadaveri di Fellini, Mastroianni, Morricone, il giornale perpetra il vilipendio del buon gusto, coi commercianti di zona importunati per dare il benvenuto a “mr. Billionaire”, e il loro presidente che sogna i “calchi delle mani dei grandi del cinema”. Ma non è solo pubblicità, c’è spazio anche per le notizie: “Per riportare la Dolce Vita in via Veneto a Flavio Briatore non basta la ricetta della pizza chic. Nell’impasto c’è anche un’altra idea che l’imprenditore affida a Repubblica dopo aver raccontato del suo nuovo brand, Crazy Pizza (repetita iuvant, ndr)”. “‘Sarebbe bello arrivare a una pedonalizzazione totale o parziale della strada’, spiega il manager”, che ha già intimato al sindaco Gualtieri di pulirgli il viale davanti al locale. Per noi andrebbe bene, a patto che si vietino anche le moto d’acqua davanti alle coste e gli yacht ormeggiati a Porto Cervo. Comunque, dopo questa scorpacciata, a noi più che la Dolce Vita viene in mente La vita agra di Luciano Bianciardi, in cui il protagonista progettava di far esplodere il Pirellone.

28 replies

  1. ma non capite che tra lui e l’altro, quello tutto tatuato (non non quello che è più dentro
    che fuori dalla galera) quello dei balletti, il Vacchi, stanno facendo una gara?
    uno apre i kebab l’altro le pizzerie
    per loro è solo un gioco, se poi diventa pure redditizio bene, altrimenti è un divertissement
    per passare il tempo tra una vacanza e l’altra, tanto mica lavorano loro, loro sovraintendono

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  2. Nell’ enorme mercato globale i cittadini hanno un’ unica arma, assai temuta dai “mercanti”: il portafogli.
    Non comprare alcune cose e preferirne altre. Se non si va al Billionaire o non si compra la pizza di Briatore entrambe le attività chiuderanno.
    Lo sputare fiele in Rete è inutile, anzi, controproducente: siamo più che mai nell’ era “molti nemici molto onore” o meglio “molti affari”. Basta che qualche giornalista comunci a ventilare che c’è “odio sui social” che la pubblicità è garantita. Gratis (cioè quasi: occorre sempre pagare il giornalista “esperto di social” di cui sopra…)

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    • Non penso, come ipotizza l’autore del commento sotto al mio, che tu ti riferisca alla Ranieri. Ciò che dici è vero, il problema si pone quando quotidiani come Rep, Corsera, ecc. si prestano a fare da cassa di risonanza a questi personaggi esaltandoli e magnificandoli. Un conto è comprare un’inserzione pubblicitaria a tutta pagina (e, anche lì, bisognerebbe valutare l’opportunità di accettare soldi per pubblicare un’intera pagina di auguri da parte di politici influenti a un personaggio come Dell’Utri, condannato definitivo per concorso esterno in associazione mafiosa e abuso edilizio e condanna in primo grado per frode fiscale e violenza/minaccia a corpo politico dello Stato). un conto è farsi intervistare da giornalisti dipendenti (in tutti i sensi) e usare la loro autorevolezza per garantire un esito positivo alle proprie iniziative imprenditoriali.

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    • GENTILE CAROLINA, SONO D’ACCORDISSIMO CON TE. MA IO NON MI FERMO AL BILLIONAIRE ED ALLA PIZZA DI BRIATORE. QUASI TUTTO ORMAI PUOI METTERE NELLA LORO STESSA CATEGORIA DI “INUTILE E DANNOSA MONNEZZA”

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    • A parte il fatto che “che sia una donna come me” non mi importa un fico secco (un/una giornalista -. esattamente come un/a politico, artista, medico, PdR, musicista…: si ha a che fare con la professione, non con la persona…); mi si presenta perchè fa quel mestiere, non per il sesso o il colore della pelle che ha e sarebbe finalmente di comprenderlo.
      Io non mi riferivo alla giornalista in sè, che non conosco nè mi interessa. L’ articolo – di questo stiamo parlando, non è altro che l’ ennesima sponsorizzazione del lavoro di Briatore. Che sta facendo soldi a palate proprio grazie alla visibilità – nel bene e soprattutto nel male: l’ invidia si mette subito in moto – che gli Editori gli regalano (gratis?).
      Se non ci fosse l’ articolo, quanti saprebbero che Briatore apre pizzerie?

      Una delle trovate giornalistiche più redditizie sono ” i social” . Ci devono essere legioni di stagisti (eufemismo?) che ogni giorno battono a tappeto i “social” e ci fanno convenientemente sapere di “minacce” o di “followers” che ottengono determinati personaggi. Il tutto poi si amplia in articoli, talk, opinionisti, interrogazioni parlamentari, ecc… ecc…
      Cosa sapremmo noi dei Tweet di Salvini o di Grillo o di Renzi…, delle “minacce” a XY (solo quelli che convengono ovviamente: si mette in moto pavlovianamente il pensiero: “quello viene minacciato dai cattivi: deve essere un grande!”), dei followers che ha il Personaggio Zeta, ecc… Cosa sapremmo io e forse lei degli “influencers” miliardari se non ne venissimo a conoscenza attraverso altri media e magari poi guardassimo un loro video per vedere cosa cappero facciano moltiplicando così le visualizzazioni?

      E’ tutta una macchina ben oliata per introdurre personaggi utili o sputtanarne altri sgraditi, ma che con il giornalismo non ha alcunchè a che fare. Fa parte della propaganda, alla quale ormai più nulla, ma proprio nulla, si sottrae. E che in tutta evidenza – quella sì! – non ha nè sesso nè colore.

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  3. Non importa se si considera Briatore un parvenu ignorante e super burino.
    Lui sa fare il suo mestiere. se ci sono persone che si accalcano per entrare in un locale con un nome (“Billionaire”) che è un inno al più bieco kitsch e vi spendono centinaia di euro, se vi sono persone che spendono minimo 300 euro al giorno, per 2 lettini sotto un tendone al Twiga, vuol dire che ha mercato, e scommetto che ci sarà la fila per assaggiare la Margherita made in Via Veneto, anche solo per dire “sono andato nel locale di Briatore”.
    Se c’è ancora gente che guarda lo schifo dei vari TG e i talk show e vota come vota (pregiudicati, mafiosi, corruttori, bancarottieri ecc…), non dovreste meravigliarvi o alzare il nasino.

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    • APPPUNTO : CHI E’ IL PIU’ BURINO ? DI BRIATORE NON CE NE SONO MOLTII, PURTOPPO DI FREQUENTATORI DEI SUOI LOCALI, NIGHT O PIZZERIE, CE NE SONO MOLTISSIMI. E QUESTI SONO ELETTORI………

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  4. Dimenticavo: spero che sia chiaro ormai a tutti che anche le “minacce” come i followers, possono essere farlocchi. A parte il fatto che sui social vieni minacciato anche se dichiari che ti piace la pasta al dente, quindi è facile facile pescare, cosa c’è di meglio di farlocche “minacce” convenientemente amplificate dagli “amici” per creare empatia e valore aggiunto (non solo “spirituale”…)?

    Sappiamo benissimo che certe Organizzazioni più o meno internazionali non hanno alcun bisogno di “minacciare”: o sparisci o muori con un incidente, una overdose, un gioco erotico (così ti sputtanano pure…) ecc…
    Al contrario personaggi come S. Rushdie e Saviano – ma sono in continua crescita: il gioco funziona – ci hanno guadagnato notorietà, girano ovunque assai poco spaventati, e tanti, tanti soldi…

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    • Che narrazione fra idioti! E pensare che il cellulare si scarica ogni 2 giorni e vi hanno appoggiato un peso di mille elefanti.
      Si da peso alla comunicazione come se si fosse scimmie da laboratorio. Sperimentate spin doctor sperimentate,!
      l”Africa vi aspetta e vi guarderete allo specchio!

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      • pOTRESTI ESSERE MENO CRIPTICO ?,MAGARI CITANDO FONTI AUTOREVOLI E VERIFICABILI, ALYTIMENTI DA CIO’ CHE SCRIVI OGNUNO PUO’ CAPIRE TUTTO ED IL SUO CONRARIO. GRAZIE .

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  5. Gentile @Fiele, lei è troppo “creativo” per la mia capacità di comprensione. Potrebbe limitare i suoi esercizi di… postmodernità letteraria e farmi comprendere il suo pensiero? Grazie.

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    • La Signora @Fiele è la versione femminile e peggiorata del pindarico (vola di fiore in fiore, cit.) CRIPTOPAGLIACCIO sempre in agguato (cit.) che lei conosce molto bene: temo che dovrà desistere dal ricavarne qualcosa di comprensibile. Buona giornata.

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  6. Infatti lo vedo che, nonostante i “contributori” siano pochissimi, i disturbatori abbondano. Inizia uno e poi subito arrivano altri con gli insulti ed il pollaio. Così ogni discussione si interrompe.

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