Green pass e tamponi per i vaccinati

Le seconde dosi “scadono” dopo 5 mesi, i booster vanno a rilento e il governo è costretto a scomunicare il certificato. Secondo Gimbe e Altems l’Italia è partita in ritardo con la campagna per queste ultime somministrazioni, il che ha messo in crisi anche il sistema del certificato verde […]

(DI STEFANO CASELLI – ilfattoquotidiano.it) – La quarta ondata non si ferma. Ieri si sono registrati 26.109 nuovi contagi (numeri che non si vedevano dal 13 marzo ma con 317 morti), ancora 123 vittime e ben 101 ingressi in terapia intensiva (47 posti letto in più occupati rispetto a mercoledì). E se il nuovo picco sembra ancora da raggiungere, nemmeno il Green pass – super o normale che sia – si sente molto bene. A certificarlo non sono tanto i dati epidemiologici del nostro Paese (ancora mediamente migliori di quasi tutto il resto dell’Europa), quanto lo stesso governo, che sul certificato verde tanto aveva puntato.

Da ieri è in vigore l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che impone a chi arriva in Italia, anche se vaccinato, un test antigenico rapido nelle 24 ore precedenti all’ingresso, oppure molecolare nelle 48. Una scomunica nemmeno troppo implicita dell’affidabilità del Green pass, certamente comprensibile alla luce dell’incognita Omicron e dell’ormai acclarata diminuzione della protezione dei vaccini dopo cinque mesi dalla somministrazione della seconda dose, ma pur sempre una scomunica. E a confermare il cambio di umore ci ha pensato ieri anche il coordinatore del Comitato tecnico Scientifico, Franco Locatelli, che ha definito “un’ipotesi da considerare” l’eventualità di richiedere un tampone negativo per l’accesso ai grandi eventi anche a chi è in possesso del pass, “se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare”.

Ieri il premier Mario Draghi, intervenuto al Consiglio europeo (che ha deliberato di presentare a breve un provvedimento per uniformare le condizioni per derogare al Green pass nei Paesi dell’Unione affinché le restrizioni siano basate “su criteri oggettivi” e non danneggino “il mercato unico” e non ostacolino “in maniera sproporzionata la libertà di circolazione tra gli Stati membri”) ha nuovamente difeso le restrizioni italiane alle frontiere con la (per ora) scarsa circolazione di Omicron in Italia rispetto agli altri Paesi, il che giustificherebbe un intervento per “mantenere questo vantaggio a protezione del nostro Sistema sanitario nazionale”.

Augurandoci che il premier abbia ragione su Omicron (come noto in Italia il sequenziamento dei genomi è lontanissimo dai livelli del Regno Unito, dove si cerca molto e – di conseguenza – si trovano le varianti) va registrato che il governo ha dovuto incassare il cartellino giallo della Fondazione Gimbe e il report settimanale dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica (Altems) che sostanzialmente affermano la stessa cosa: l’Italia è partita in ritardo con la campagna per la terza dose (ieri risultavano trivaccinate 13.082.103 di persone, il 22,08% della popolazione), il che – di fatto – ha messo in crisi anche il sistema del Green pass, trovatosi “scoperto” causa diminuzione dell’efficacia protettiva del vaccino dopo soli cinque mesi a fronte di una previsione iniziale di dodici mesi di validità: “La pandemia – si legge nel report Gimbe – è in fase critica per la convergenza di vari fattori, come la stagione invernale, il ritardo iniziale nella somministrazione delle terze dosi e uno zoccolo duro di non vaccinati. Questo – conclude – preoccupa in vista del Natale e della diffusione di Omicron”.

Altems, invece, dopo aver calcolato i costi sanitari delle cure per i no-vax (circa 70 milioni di euro al mese) ieri ha calcolato i costi del ritardo nella campagna booster: “Oltre 3 ricoveri su 4 (76%) in Area Medica – si legge nel report settimanale – si sarebbero evitati se le persone vaccinate da più di 5 mesi avessero fatto la terza dose; così come si sarebbero evitati sette ricoveri in terapia intensiva su dieci (69%) tra i vaccinati da più di 5 mesi senza terza dose. Il totale dei costi di questi ricoveri evitabili ammonta a oltre 17 milioni di euro”. Quanto ai contagi, secondo Altems, la terza dose over 40 avrebbe potuto evitare “circa 39.455 casi su 57.054 contagi negli ultimi 30 giorni”.

Oggi il monitoraggio settimanale dell’Iss consegnerà al giallo Liguria, Provincia autonoma di Trento e (forse) Marche e Veneto, ma sono ben 26 – dice Gimbe – le province in cui l’incidenza supera i 250 casi ogni 100 mila abitanti. In tutte le Regioni si rileva un incremento percentuale dei casi tranne in Molise, Pa di Bolzano e Friuli-Venezia Giulia, che ha anticipato di una settimana l’entrata in vigore del super green pass. Almeno questa, una buona notizia per Palazzo Chigi.

2 replies

  1. Guarda un pò:

    Il vaccino non dà garanzie, l’ipotesi estrema del Cts: “Green Pass solo con tampone negativo”
    Covid: la possibile introduzione dell’obbligo del tampone anche per i vaccinati è “un’ipotesi da considerare” se la situazione peggiora, secondo Locatelli

    La possibile introduzione dell’obbligo del tampone anche per i vaccinati per accedere ai grandi eventi e’ “un’ipotesi da considerare se la situazione epidemiologica dovesse peggiorare“. A dirlo e’ Franco Locatelli, coordinatore del Cts e presidente del Css .

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