La demenza sbarca a Sanremo

(Marcello Veneziani) – Se c’è un campo in cui non c’è mai stata prevalenza maschile, discriminazione femminile, dominio sessista, è nel regno della canzone. Mai Mina è stata succuba di Celentano, Ornella Vanoni di Gino Paoli, la Cinquetti di Bobby Solo. A Sanremo si cominciò con una donna vincitrice e tante sono state le donne che hanno vinto. Non si è mai avvertito alcun machismo e nessuna lotta sessista è stata ingaggiata. Chiedere ora pure per il Festival le quote rosa con la lottizzazione dei cantanti, metà maschi e metà femmine, ha qualcosa di demente e di inutilmente sovietico. Non so se è servito per far risaltare il coraggio anticonformista di Amadeus nel suo eroico rifiuto delle quote. Ma un festival già zeppo di messaggi, precetti, appelli, menate umanitario-correttive, con le quote rosa raggiungerebbe l’apice dell’Idiozia ideologicamente perfetta. Dopo non resterebbe che chiuderlo magari per ragioni umanitarie del tipo: qui si canta mentre in Bielorussia si muore…

A differenza di Amadeus non ne soffriremmo per la perdita.

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