Le Figaro impietoso: “Napoli è terzo mondo d’Europa”

Reportage del giornale francese. «Manfredi? Le élite napoletane lo aspettano come un messia». E ancora: «Mentre tutte le città si trasformano, essa resta arroccata ai suoi cliché»

(Anna Paola Merone – corrieredelmezzogiorno.corriere.it) – Napoli fra luci e ombre. Una città «fatiscente e soffocata dai suoi debiti, in attesa del suo salvatore». Le Figaro ha raccontato le elezioni in Italia dedicando quasi una pagina al caso Napoli. L’articolo di Valèrie Segond è stato pubblicato domenica 3 ottobre. E parte da un assunto. «Se non fosse tifoso dichiarato della Juventus Gaetano Manfredi avrebbe buone possibilità di essere eletto al primo turno sindaco di Napoli… É l’opposto del sindaco uscente… Le élite napoletane lo aspettano come il Messia» scrive Segond, che è stata profetica. «Gaetano Manfredi si è effettivamente imposto su tutti, ha vinto a mani basse — rileva —. Noi abbiamo scelto di raccontare Napoli proprio perché immaginavamo che la vittoria sarebbe stata immediata e schiacciante, perché Napoli è una città di riferimento per tanti francesi che ci vivono e la scelgono per i propri viaggi. É una vera città del Sud, ricca di problemi, di contraddizioni, affogata dai debiti e dal problema della camorra e più suscettibile ad eventuali cambiamenti. La cronaca di quei giorni è un punto di partenza per decifrare il presente e mettere a fuoco le priorità, le emergenze, i punti critici ma anche per sottolineare la grandezza di una città, che fa innanzi tutto riferimento allo sviluppo tecnologico. Voi avete una piccola Silicon Valley, autentiche eccellenze».

La vita quotidiana difficile

Per il resto c’è poco da stare allegri: «Napoli è il terzo mondo d’Europa» racconta Segond che ricorda il tunnel della Vittoria chiuso, Bagnoli e i suoi trent’anni di promesse e progetti caduti nel vuoto, il traffico nelle strade, il degrado, il verde abbandonato. «Mentre tutte le città d’Europa si trasformano, Napoli resta arroccata ai suoi cliché, che sono anche il suo fascino». Perciò i turisti la amano, la vita culturale è vivace e i musei di certo affollati, ma la vita quotidiana resta difficile, con i trasporti pubblici che affannano, i cantieri della metropolitana aperti dal 1990 e ancora in sospeso e i servizi comunali poco efficienti, con un organico di addetti insufficiente e la povertà nelle periferie esplosiva. «Una povertà dei servizi— che ha raccontato a Le Figaro il direttore del Corriere del Mezzogiorno , Enzo d’Errico — ha innanzi tutto penalizzato gli indigenti, che non possono permettersi di ricorrere a servizi privati».

«Apple in una terra desolata»

La piccola delinquenza e la camorra occupano in modo diverso i territori e fanno affari anche nel settore della sanità. Intanto la Regione ha avviato alcune azioni di rigenerazione urbana, come a Scampia, «città dormitorio a Nord di Napoli celebre per Gomorra » rileva il giornale francese. Ma il vero polo d’eccellenza è a San Giovanni a Teduccio. «Una terra desolata dove Apple ha creato nel 2016 un centro europeo di formazione per sviluppatori di app, l’Apple Academy al quale si sono aggregate altre nove aziende tecnologiche…. Un polo dal quale in totale un migliaio di giovani escono ogni anno» rileva Le Figaro al quale Giorgio Ventre direttore scientifico di Apple Academy, dice con grande chiarezza che a Napoli «c’è una piccola Silicon Valley, la terza per il numero di star up create». Altra luce nella città dolente è Tecno: «Alla Riviera di Chiaia vista mare c’è una società — racconta Valérie Segond — per il monitoraggio a distanza dell’impatto ambientale dei grandi siti». Il presidente e fondatore Giovanni Lombardi racconta con orgoglio alla testata francese che dei suoi 140 dipendenti, 25 vengono dal Nord. Ma le ombre sono cupe. «Napoli è sommersa dai debiti e ha il più alto debito procapite in Italia» come conferma a Segond il candidato Manfredi. Che adesso, da sindaco, si è rimboccato le maniche, ha una sua squadra e aspetta che il Governo mantenga alcune promesse. Mentre la Francia osserva da lontano.

Sorrentino: Napoli si difende da sola

E, sollecitati dai cronisti, sul tema oggetto dell’articolo di Le Figaro si sono soffermati anche il regista premio Oscar Paolo Sorrentino , nella sua città per presentare «È stata la mano di Dio», e l’attore Toni Servillo. «Quando giravamo “L’uomo in più” – dice Servillo – il set era affollato di curiosi. Come si chiama sto film? Chiese un ragazzo. E io: “L’uomo in più”. Ah, già l’aggio visto, rispose. Anche oggi è così spiazzante e magnifica: è il terzo mondo questo? Se sì, io lo amo». E Sorrentino: «Misi Toni e gli altri della band in una decappottabile molto piccola: erano in 5. Un ragazzo mi fece la stessa domanda e disse: in più nel senso che state stritt stritt dentro la macchina?». E dunque: «Mi pare che Napoli si difenda benissimo da sola».

9 replies

      • Perche’ l’uso di questa formula verbale e’ falso, falso come la speranza in Italia, e’ l’assenza di qualunque idea di profresso urbano e civile, e’ l’assenza di idee. Se una citta’ si deve difendere, da cosa allora? Dagli “altri”?
        Dopo piu’ di sessant’anni da che cosa devono difendersi i napoletani se non da Napoli? Da chi se non da se’ stessi? Chi si sveglia ogni mattina si deve chiedere che ha fatto ieri, e poi si deve dire quello che fara’ nella giornata.E se ti svegli a Napoli come fai a non sputarti in faccia ogni mattino?????

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  1. Napoli è una città meravigliosa. A mio parere assieme a Roma la più bella d’ Italia: in ogni angolo una storia, una meraviglia, purtroppo trascurata e fatiscente per lo più. Sarebbe un gioiello assoluto se fosse ben tenuta e regolamentata ma purtroppo l’ andazzo è ormai così in tutta Italia: anche in città più piccole il degrado, la sporcizia ed il lasciar fare ormai imperano, anche se non se ne parla.
    L’ Europa tutta si sta marginalizzando. E la “colpa” è solo sua, ha approfittato a piene mani della globalizzazione senza tener conto delle caratteristiche del suo territorio sovraffollato e della fragilità della grande cultura che vi è nata e prosperata e che inevitabilmente, globalizzandosi, è diventata un mero oggetto di consumo. L’ Italia è uno degli anelli deboli della catena, ormai ostaggio di albergatori, ristoratori, straccivendoli e grandi navi. Il passaggio delle navi da crociera dentro Venezia – che “non si riesce” da decenni ormai e far attraccare altrove – ne è l’ emblema assoluto: da regina dei mari e grande potenza a luna park per turisti e mercatino di oggetti made in China.
    Altro emblema è il cosiddetto “Concerto di Capodanno” alla Fenice, brutta copia di quello viennese. Il Paese della Musica doveva proprio copiare tanto al ribasso ( e basterebbe guardare il parterre, ci manca solo il Principe Ballerino. O c’era?) un evento che ha senso solo nel luogo dove è nato, la tradizione che incarna e l’ immensa orchestra che vi suona. .

    L’ Italia è l’ anello debole, anche dell’ Europa, Il Paese che più di altri ha rinunciato a produzioni ad alto valore aggiunto, svenduto i propri (pochi) gioielli tecnologici ed i suoi (multi) gioielli “culturali” – diciamo così – per qualche dollaro in più. E continua a farlo.
    Persino con i “grandi del mondo” ha fatto cabaret: la monetina alla Fontana di Trevi è stato il massimo. Per incentivare il turismo? Venghino, venghino, comprino, comprino… Ormai i nostri millenari “gioielli” sono salvi sono se qualche tycoon americano o qualche straricco attore o rapper se li compra. Altrimenti “non ci sono i soldi” . Meno che mai per Napoli.
    ( E vogliamo parlare di quella meraviglia multiforme che è la Sicilia?)

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    • Si’ certo, e le donne in Giappone possono tranquillamente portare gli occhiali senza che i colleghi maschi le guardino male.

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      • Lei è troppo criptico per la mia limitata intelligenza. A meno che non voglia essere solo, inutilmente e sterilmente, provocatorio. E non capisco cosa ci guadagni, dato che non argomenta mai.

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