Natalia Aspesi: il Ddl Zan contro l’omotransfobia era un accrocco indigeribile

(Natalia Aspesi – la Repubblica) – Commuove vedere le folle di giovani che riempiono le piazze contro l’affossamento della legge Zan; ci si schifa nel rivedere una parte dei parlamentari applaudire per il triste evento; si plaude ai tanti opinionisti che ovunque hanno attaccato l’orrido risultato; poi però ci si può anche chiedere: ma quante di queste persone progressiste e non hanno avuto voglia di leggere per intero sia gli articoli di legge che le modifiche che il decreto Zan voleva, vuole apportare e prima o poi apporterà?

Io ci ho provato e se non sei del ramo è una faticaccia, temo quindi che non tutti quelli che hanno protestato, o esultato, e forse persino qualcuno che ha votato o sì o no, possano addirittura immaginare che, senza la Zan, qualunque ragazzo o ragazza o altro che abbia un suo orientamento sessuale non conforme alla Bibbia, può essere impunemente randellato da chiunque ne abbia il ghiribizzo al grido di “frocio frocio” o chissà, per i fluttuanti non mi viene in mente l’insulto giusto trattandosi di cosa nuova non ancora metabolizzata dalla fantasia popolare.

In apparenza la Zan non chiedeva l’impossibile, cioè aggiungere all’art. 604 bis e ter, che puniscono “chi istiga a commettere o commette atti di violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, anche quelli sul sesso, però precisando “sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere”, e anche, e credo non c’entri col sesso, “la disabilità”.

Domanda sciocca: non bastava “sul sesso”, o “sull’orientamento sessuale”, sapendo che la parola gender, di cui io con molti altri non ho ancora capito il significato, fa imbestialire le autorità cattoliche, i profamilia e i “ci vogliono mamma e papà”?

Io me ne stavo zitta zitta perché avendo la sfortuna di essere di sinistra sin dalla nascita temevo che sussurrando il minimo dubbio sull’efficacia del balsamo Zan e sulla probabilità di ottenerne l’approvazione sarei stata bollata oltre che di Alzheimer, di fascismo, omofobia, transfobia con tutte le variabili.

Variabili di cui gli antiquati binari, e pure i gay non militanti, conoscono l’esistenza ma non (non so come dirlo) il funzionamento pratico, cioè cosa, come, con chi? Insomma si vorrebbe essere più informati oltre che dalle immagini dei celeberrimi Maneskin, dalla voce di Madame, le confessioni un po’ confuse di adolescenti su Instagram, la meravigliosa serie Pose e quella illuminante che viene dal Messico, La casa dei fiori , 33 puntate di massima, simpatica confusione sessuale; oltre i nostri nipoti, che raccontano contenti delle compagne bisessuali e degli amici che alle feste arrivano con la gonna. E non solo ad Halloween.

Poi ho letto su Repubblica un articolo del professor Carlo Galli, di suprema difficile luminosa scalata, che parlando di tattica politica e di scontro ideologico, mi ha incoraggiato ad assolvermi dando nobiltà ai miei rustici dubbi.

Sempre Repubblica , che ogni tanto ci azzecca, ha ospitato un articolo del più odiato e forse più intelligente dei nostri attuali politici (pardon!) Matteo Renzi, cui è stata data la responsabilità del fallimento della legge Zan e mai nessuno che si ricordi che all’antipatico senatore quando era premier si deve la sola legge positiva per gli omosessuali, cioè le unioni civili.

Altro sostegno l’ho trovato in Tommaso Cerno, da me votato a suo tempo, senatore gay del Pd che non ha votato la legge, «perché scritta male e perché ne andavano discusse modifiche che l’avrebbero fatta approvare».

Io ho altri pensieri certamente prepolitici e antichi, per esempio che sia una legge soprattutto punitiva, e va bene, che però configura omo e trans solo come vittime, non in grado di difendersi, e non tiene conto che se io pestassi una non binaria direi che non sapevo che lo fosse e l’ho fatto perché aveva una maglietta con su scritto Dior e non è colpa mia se lo è.

Anche l’idea della giornata contro l’omolesbobitransfobia è plumbea, perché non trovarne una positiva? Quanto alla scuola in cui Zan vorrebbe fosse introdotta una cultura del rispetto e della inclusione anche dell’orientamento sessuale (e che tra i ragazzi dovrebbe esserci già), non so, non mi fiderei; non è che tutti gli insegnanti in quanto tali la pensino così, non è che se gli viene in classe una bimba che vuole diventare bimbo e ne parla continuamente, sa come comportarsi.

Del resto in questi fatti della vita i giovani oggi sono più avanti dei genitori e dei politici e hanno le loro fonti di informazione e svago (ignorate dagli adulti) forse pericolose, forse liberatorie. Insomma si spera che la prossima Zan sarà più realistica, più positiva, più approvabile.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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16 replies

  1. Sottoscriverei tutto…o quasi! E soprattutto apprezzo il coraggio di cantare fuori dal coro, che di questi tempi e nel gregge degli intellettuali nostrani è una rarità.

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    • Cantare fuori dal coro non significa necessariamente scrivere cose intelligenti e credersi tali solo perchè si va “controcorrente” significa solo far parte di un altro gregge.

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      • Certo, signor “non rosso” cantare fuori dal coro non significa necessariamente essere intonati o scrivere cose intelligenti, ma significa almeno avere una discreta autonomia di pensiero, necessaria in una democrazia e in una società che voglia essere (e non solo dirsi) democratica. Il Dl Zan è stato impropriamente investito di una missione sbagliata, caricato propagandisticamente come “battaglia di civiltà”, quando invece altro non era che un confuso pasticcio ideologico pieno di false buone intenzioni e mire poco chiare che avrebbero creato più problemi invece che risolverne, proprio sul piano della uguaglianza dei diritti e delle persone e della libertà di pensiero. Il conformismo arrogante e presuntuoso dei coristi di certa sinistra ha raggiunto livelli da prefascismo e contribuisce non poco ad alimentare per reazione, purtroppo, una frangia non piccola di neofascismo.

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      • Sì, “avrebbero creato più problemi invece che risolverne” a chi del vellicare certe inconfessabili pulsioni fa il suo marchio di fabbrica, vedi il Salvini che ancora blatera di “tenere giù le mani dai bambini”, perchè non sia mai che un giorno all’anno in cui si parli di tolleranza trasformi tanti giovani virgulti in future drag queen.
        Per inciso, visto che il DDL Zan non è passato e che non in pochi erano contrari (vedi le “preoccupazioni” della Santa Sede), ribadisco come la Aspesi non canti fuori dal coro, canta solo in un altro coro (e lo fa giustificandosi in maniera meno che approssimativa).

        P.s. “Il conformismo arrogante e presuntuoso dei coristi di certa sinistra ha raggiunto livelli da prefascismo e contribuisce non poco ad alimentare per reazione, purtroppo, una frangia non piccola di neofascismo”,

        bella questa, fa tanto 1984 di Orwell: “la guerra è pace”, “la libertà è schiavitù” e “l’ignoranza è forza”.

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    • È proprio vero che “tante teste, tante opinoni”! Il benaltrismo è oramai una malattia endemica per cui non si può fare nulla poiché c’è sempre la possibilità di modificare e migliorare le cose. Ricordiamo che il meglio è il nemico del bene! Non si capisce perché alla camera hanno votato quasi tutti a favore ed invece i senatori hanno sollevati così tanti dubbi…È evidente che ci sono altri motivi! Ma, forse, la famosa giornalista preferisce sollevare il dito e dire un bel “ma” , come si usa quasi sempre quando si vuole tirare la palla in tribuna, ignorando che un poco di positivo è sempre meglio che un negativo niente (traduzione dall’inglese: a positive something is better than a negative nothing). I politici pensano di trattarci come dei somari tuttavia la redde rationem arriverà, tosto o tardi. Su Renzi è meglio calare un velo di pietà e misericordia, poiché pensare al solo lavoro precario estesamente introdotto, urla vendetta. Una voce fuori dal coro non significa, comunque, che sia da condividere. Rimane il nulla invece di un piccolo passo in avanti. Il nulla, l’ennesimo gioco di potere che offende la nostra comunità.

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  2. Il totalitarismo, verso il quale stiamo avanzando ( il totalitarismo dei “buoni”, ovvio, come è sempre stato ogni totalitarismo) , ha come massimo fine e scopo proprio il pensiero – e la successiva demonizzazione – che chiunque alzi in dito per esprimere un dubbio, un distinguo, una domanda, voglia “tirare la palla in tribuna”, quindi dovrà essere silenziato come ogni vergognoso guastatore della “missione” etica che i “buoni” si sono dati..
    O sei “buono”, e quindi tutto ti è permesso perchè “hai ragione”, o sei “cattivo” e quindi hai sempre torto, secondi fini, intenti innominabili.
    Il dubbio, la critica, i “ma” scardinano questo comodissimo dualismo. Su cui sorge e si alimenta ogni totalitarismo. Che è sempre il “totalitarismo dei buoni”.
    Deus vult, Gott mit Uns, l’ Uomo della Provvidenza, Defensor Fidei, Esportatore di democrazia, Difensore di vedove ed orfani, Missionario di pace, Assassino di popoli per salvare la loro anima…ecc…
    Mai nessun atto totalitario è stato propagandato come “arricchimento”, “appropriazione di risorse” oppure “massacro di infedeli” , oppure “allargamento delle frontiere”, oppure “punizione dei non allineati” oppure “sterminio di massa”
    Erano sempre i “buoni” che avevano ragione, una ragione da far valere in ogni modo e con qualunque mezzo: non sono mai stati ammessi distinguo. La confusione, la divisione, l’ inamissibilità del dubbio, sono sempre stati seminati in nome della rettitudine.
    Ha sempre funzionato e funziona.

    (Anche dal punto di vista calcistico, l’ atto del “tirare la palla in tribuna”, è certamente da non demonizzare. Se la promozione in A dipende da quell’ ultimo risultato di una Spal contro una Juventus fuori casa, il calciare la palla in tribuna è un atto “dovuto”. L’ ultima possibilità delle minoranze. E lo sanno tutti i tifosi, che hanno diritto a vedere la loro squadra vincere anche se non sono Juventini…)

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  3. ” io me ne stavo zitta, zitta etc.ra” Dunque la sig.ra sa benissimo che se uno dissente dal coro della sx viene bollato come fascista, omofobo ed altro. Però la sig.ra continua ad esserlo perché la sx difende ideali e interessi così nobili da far ingoiare tutto. La sig.ra non è di sx, è semplicemente seguace di Robespierre, Lenin, Stalin, Pol Pot e altri. Non basta fare il bene, bisogna farlo bene.

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  4. Ci voleva una novantaduenne rispettabile signora sufficientemente e apprezzabilmente femminista per affermare che “il re è nudo” in mezzo a tanto soffocante neo-conformismo? Ma si sa, prima o poi nella (pseudo-) sinistra politico-ideologica, specie quando perdente, qualcuno (giornale incluso di supporto) deve fare un po’ di autocritica. Però dopo aver bene insultato, e sanguinosamente, chi affermava già da molto prima idee ragionevolmente critiche… Il fatto è che la frittata politica oramai fatta dimostra che quello che si vuole esprimere con il termine “fascista” (et similia) è divenuto – del resto come ogni stereotipato ideologismo – anche un sinonimo di acritica stupidità e proprio in bocca di chi lo esprime. Solo evoluzione del linguaggio o ennesima dimostrazione che il conformismo è tara genetica del genere umano da cui sempre guardarsi?

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  5. La Società occidentale è in via di trasformazione. Gli indirizzi culturali tendono a guidarli potenti lobby di intellighentia statunitensi. Un potere oltre che “intellettuale” è fortemente economico, con i VIP al seguito usati da Testimonial. Al di là della Legge Zan ( che ho sempre trovato assurda pur col disagio di concordare con l’orrido, umanamente parlando più che politicamente, Renzi) tutto quello che vedo prendere piede in Italia, e so che è il Termometro di tutto l’Occidente, lo ritengo il segno del degrado ineluttabile della Società odierna. A 62 anni mi sento “vecchissimo”, lontanissimo dalla “propaganda culturale” del Sistema che ci indirizza e governa. Non ho fiducia alcuna sul Futuro. La metafora del “passaggio al bosco” di Junger mi appartiene. Ma senza ritorno.

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  6. Anche io ho letto il testo del decreto affossato e tutto mi è sembrato tranne che di difficile comprensione come vuole fare credere la presunta donna di sinistra da sempre. La quale ha scritto un pippone infinito solo per infilarci dentro il consueto elogio a Renzi, che sarà senza dubbio il più odiato dagli italiani ma non certo al calduccio delle redazioni, anzi degli attiici milanesi. E ancora meno odiato lo è dalle babbione vittime di “accaloramenti” senili, stile Meli e, appunto, Aspesi

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  7. Nonostante tutto quello che pensiamo di Renzi, sul fatto che sia il “politico più intelligente” non ci sono dubbi. Ha saputo scegliersi il Padrone giusto del quale fare senza alcuna remora gli interessi: il più potente. E, di potenza in potenza, sta aumentando i “protettori”: anche Bin Salman non è male… Quindi nessuno più “intelligente” di lui. Finchè dura, cioè fino a quando servirà, lassù… Di solito troppa hybris non porta bene, soprattutto se viene così esibita. Qualcuno potrebbe , presto, farlo “stare sereno” se esagerasse… E’ già successo a molti.

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