Alessandro Di Battista: “Ne valeva la pena?”

(Alessandro Di Battista) – Mesi fa, appena Draghi lesse la lista dei ministri domandai: “ne valeva la pena?”

Oggi, dopo che il governo dell’assembramento ha allungato l’età pensionabile, ha approvato una legge salva ladri cancellando la riforma Bonafede, dopo aver nominato ministro alla transizione ecologica un tipo che parla di nucleare e trivellazioni, dopo aver cancellato dal Pnrr il salario minimo, le manovre (per adesso solo rimandate) per mettere in MPS più denari di quelli stanziati per il taglio delle tasse, dopo aver cancellato il cashback e smantellato il bonus 110%, dopo aver (cito Marco Travaglio) “trasformato il Reddito di cittadinanza da incentivo ad assumere a tempo indeterminato in istigazione al precariato (d’ora in poi le 5 mensilità di Rdc per ogni assunto non andranno più solo a chi assume con contratti stabili, ma anche a chi lo fa per pochi giorni)”, dopo aver aumentato (in alcuni casi raddoppiato) gli stipendi di sindaci ed assessori in un momento drammatico per milioni di italiani vi ridomando:” ne valeva la pena?”

P.S. Ieri a Siena c’era tanta gente. Ma i posti erano contingentati. Mi dispiace tanto per chi è rimasto fuori. Ora organizziamo il tour vero e proprio che partirà tra alcune settimane e cercheremo di essere all’aperto #sulatesta

14 replies

  1. Da domani si può licenziare anche in settori in crisi e Pmi

    (di Roberto Rotunno – Il Fatto Quotidiano) – Una miriade di piccolissime crisi, invisibili e per questo incontrollabili, che messe però tutte insieme potranno comportare una (nuova) grossa perdita di posti di lavoro. Ecco il rischio concreto che si prospetta in Italia a partire da domani.
    Lunedì cade infatti quel che restava del blocco dei licenziamenti economici: da ora in poi anche le imprese che ancora non potevano – tutto il settore dei servizi, le piccole ditte oltre all’industria tessile e dell’abbigliamento – potranno mettere alla porta i dipendenti e ristrutturare gli organici. Come previsto dal decreto Fiscale approvato due settimane fa, solo chi vorrà usare ancora la cassa integrazione “Covid” si auto-obbligherà a mantenere il personale al suo posto durante il periodo di fruizione, le altre avranno mano libera. Lo sblocco riguarda circa 13 milioni di lavoratori italiani, perlopiù concentrati nelle piccole aziende, che di solito sono anche le meno sindacalizzate.
    Ecco un altro tassello che ricompone quello che il presidente del Consiglio Mario Draghi chiama “ritorno alla normalità”. Cgil, Cisl e Uil, oltre ai partiti di centrosinistra, non hanno avuto in questi giorni la forza di ottenere un’ulteriore proroga del blocco, imposto la prima volta il 17 marzo 2020 dal governo Conte 2.
    L’esecutivo non ci ha ripensato nonostante diversi dati lascino presagire un autunno complicato. Il primo riguarda l’uso ancora elevato degli ammortizzatori sociali: l’osservatorio Inps di settembre 2021 dice che proprio il settore tessile e abbigliamento è al primo posto per numero di ore di Cig ordinaria richieste, pari a 8,1 milioni, seguito dal comparto “pelli, cuoio e calzature” con 4,9 milioni. Quanto alla cassa in deroga, al primo posto c’è il commercio con 9,8 milioni di ore, poi gli alberghi e i ristoranti con 4,2 milioni. Il turismo, peraltro, guida anche la classifica dei fondi di solidarietà, con 15,1 milioni di ore richieste. Sono le attività che, a partire dalla primavera del 2020, sono state maggiormente colpite dal Covid, e anche quelle che stanno ripartendo con maggiore lentezza. Ora avranno un’altra via per gestire le perdite: licenziare.
    Il blocco dei licenziamenti, come detto, è partito nella primavera del 2020. Tra aprile 2020 e giugno 2021 – periodo tutto coperto dal divieto – in Italia abbiamo comunque avuto oltre 360 mila licenziamenti economici. Inoltre, a partire dalla fine del lockdown, sono aumentati i licenziamenti disciplinari, mai vietati e probabilmente (visto il loro boom) usati come scappatoia.
    La via maestra per liberarsi di lavoratori, però, finora è stato il mancato rinnovo dei precari. Il 30 giugno il blocco è stato rimosso per tutta l’industria a eccezione del tessile e per l’edilizia e subito si sono aperte diverse vertenze: dalla Gkn a Firenze alla Gianetti Ruote in Brianza, dalla Timken a Brescia alla riapertura di quella della Whirlpool di Napoli. Ancora non si può valutare l’effetto complessivo: l’unica cosa che sappiamo è che a luglio 2021 le cessazioni totali di contratti (che però possono essere avvenute anche per dimissioni) sono state 141 mila, in crescita del 22% rispetto a luglio 2020 e in linea con il dato di luglio 2019. In pratica, in un mese in cui i licenziamenti sono stati permessi solo per i 4,5 milioni di addetti di industria e costruzioni, i rapporti di lavoro cessati sono tornati al livello di due anni prima, quando era concesso allontanare lavoratori in tutti i settori.
    I timori maggiori, comunque, rimangono quelli per questa seconda rimozione del divieto. Anche qui torna utile qualche numero: nel secondo trimestre 2021 le ore lavorate totali nei servizi si sono fermate a 7 miliardi e 175 milioni, scontando un ritardo di 600 milioni di ore lavorate rispetto al pre-Covid. Il commercio, il turismo e la moda sono quelli che più hanno pagato per la pandemia. Per loro il divieto di licenziare è durato tre mesi in più anche perché sono settori sprovvisti di cassa integrazione ordinaria e composti da aziende molto piccole che in genere non beneficiano di alcun ammortizzatore sociale (cosa che ha costretto a una riforma della materia, di cui si parla nel pezzo sotto). Spesso non hanno nemmeno delegati sindacali all’interno, motivo per cui tanti licenziamenti rischiano ora di passare inosservati. Oltre 7,5 milioni di persone in Italia lavorano in imprese sotto i dieci dipendenti: molti di loro da domani dovranno lottare, spesso da soli, per tenersi il posto.

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  2. DUE MOVIMENTI GEMELLI MA DIVERSI- VIVIANA VIVARELLI.
    Le leggi le fa il Parlamento, il Governo può fare dei decreti ma poi devono essere convalidati dal Parlamento e oggi nel Parlamento non esiste nessuna nessuna opposizione salvo quella fantoccio della Meloni. Se l’opposizione in Parlamento crescesse, la caduta di Draghi diventerebbe una possibilità.
    Noi per decisione di Grilloe di Conte siamo nel governo ma è come se non ci fosssimo, perché siamo come degli imbavagliati e non possiamo contrastare nessuna delle orrende leggi di Draghi perché sarebbe contrario allo stare dentro il Governo. E le piccolissime cose che ha ottenuto Conte (improcedibilità contro azzeramento della prescrizione, riformulazione del redddito minimo che comunque ora risulta peggiorativo) sono ben poca cosa rispetto al grosso di decreti che è passato e che è l’opposto di ciò che volevamo.
    Renzi ha fatto cadere un governo per un voto e noi siamo la più grande forza parlamentare. Ma Conte è ben deciso a non far cadere il governo. prima diceva che non si poteva far cadere un governo in tempo di pandemia, sarebbe stato da irresponsabili, ma ora siamo il Paese con più vaccinati e in Germania dove la pandemia va molto peggio hanno pure fatto le elezioni per cui il suo alibi è caduto.
    Non è ragionevole che ci si attacchi a degli slogan come fossero dei totem e di slogan menzogneri Girllo ormai ne ha detti fin troppi per essere ancora creduto, come questa balla che dentro il governo possiamo fare di più. Faremmo molto di più dentro il Parlamento e come forza di opposizione.
    Che senso dire che dentro il governo si controlla meglio quando Draghi non si consulta con nessuno, ignora i suoi ministri, presenta loro i suoi decreti all’ultimo minuto senza nemmeno il tempo per leggerli e poi questi decreti sono messi davanti al Parlamento con la mannaia della fiducia, per cui tutti li votano per il terrore di andare a nuove elezioni: il centrodestra perché sa che i sondaggi mentono e la sua vittoria non è così sicura, e il centrosinistra perché è fatto di pavidi e di vigliacchi che si sono venduti per una poltrona e temono il risultato elettorale apendo che andando a nuove elezioni 354 di loro sparirebbero.
    La situazione è imballata. Ma continuare a ripetere che restando dentro il governo possiamo controllare qualcosa è la più grossa balla mai raccontata da Beppe Grillo che ormai di balle ne ha dette fin troppe e dovrebbe tacere per il resto dei suoi tempi. In quanto a Conte, bravisima persona ma della novità costituita dal M5S non ha capito nulla, praticamente lo ha distrutto per tornare alla piramide verticistica in cui il capo conta in modo assoluto e fa lui le nomine. Conte non intende andare all’opposizione, imita il Pd e praticamente, con questa balla che noi controlliamo qualcosa, ci condanna a non contare nulla e a non decidere nulla.
    Le scelte rovinose di Conte e di Grillo e le loro bugie ci hanno fatto perdere 6 milioni di voti, ma questi ritornerebbero se andassimo all’opposizione e tornassimo ad essere quelli che eravamo, quelli che avevano infiammato gli elettori interessandoli alla politica, mentre oggi gli Italiano sono ritornati alla disaffezione e all’astensionismo.
    Dodici anni fa eravamo la più entusiasmante forza politica del Paese. Cosa siamo ora, dopo le scelte disastrose di Grillo e Conte? Nulla di nulla. I servi di un banchiere. Destinati alla totale estinzione. E se pure Conte non fosse capace di cambiare strada e Grillo avesse deciso di continuare a raccontare balle, se il M5S stesse all’opposizione come suo dovere uscendo dall’accozzaglia, il governo Draghi comincerebbe a vacillare e poi accanto all’attuale Movimento adulterato e ridotto a comune e obsoleto partito, se ne potrebbe formare un altro, che sarebbe come un gemello diverso, simile negli scopi e nel programma, ma capace di riprendere i sogni della sovranità popolare contro gli sfracelli della cricca capitalista.
    Chi non ha mai capito nulla della democrazia diretta può ben votare Conte, che resta uno dei migliori e onesti politici attuali. Ma chi ha capito l’enorme forza rivoluzionaria, innovativa e populista del M5S come voleva essere, voterà la nuova formazione politica e riprenderà i voti perduti, più tutti quelli di quei cittadini che sono le vittime delle continue trasformazioni del Governo Draghi, che non hanno in vista il bene del popolo italiano ma il potere e l’arricchimento di poche centinaia di persone che formano la cricca capitalista, per i quali l’Italia non è una Nazione ma solo un bottino da spolpare, come fecero con la Grecia, riducendo le sue libertà e calpestando la sua Costituzione, riducendo gradatamente la popolazione alla miseria.

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    • Brava Viviana, hai ragione. Purtroppo, temo che se anche Conte decidesse di porre fine a questo sconcio politico, tutti i parlamentari gli si rivolterebbero contro, al grido tengo famiglia. Un generale senza colonnelli, ma con una folla di guerriglieri pronti a seguirlo. Ma lui, cosa vuole esattamente?

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  3. INFANTILISMO E MALA INTENZIONE- Viviana Vivarelli
    I problemi sono molti: Conte non ha mai capito nulla del M5S e lo ha trasformato in quello che conosceva meglio: in un secondo Pd. Grillo ha truffato sia prima col quesito subdolo che dopo con le frasi menzognere: “Draghi è grillino” “Cingolani ama l’ambiente” e ultima ma non meno falsa “si deve stare dentro al governo perché così si controlla meglio”, dopo di che chi proprio non si era del tutto rinscemito lo ha visto perfettamente che, sostenendo Draghi, non si controllava un bel niente e che Draghi faceva solo quello che voleva lui senza sentire nessuno e i 5 stelle contavano come il 2 di picche. Oltre al fatto gravissimo che Grillo si è palesato servo di Draghi quando ha ordinato ai suoi 4 Ministri di votare la legge Cartabia senza fare un fiato, cosa che questi 4 poltronari hanno subito fatto, rivelandosi peggio del peggio. In questo mod si è cancellata di colpo la riforma Bonafede che era il primo passo cxontro la corruzione e i blandi correttivi di Conte sono serviti poi a poco.
    Poi c’è l’altro problema: che gran parte dell’elettorato a 5 stelle non ha mai capito nulla di cosa fosse il Movimento, per analfabetismo culturale, lo ha scambiato per un partito come un altro e aveva bisogno di venerare qualcuno di bell’aspetto e più onesto degli altri come Conte (culto della personalità e infantilismo politico). Ma che uno capisca o no quel che accade, resta il fatto incontestabile che con queste belle scelte intelligenti e snaturando i principi fondamentali del Movimento, abbiamo perso 6 milioni di elettori. E continuando a sostenere Draghi ne perderemo molti di più e firmeremo la morte politica non solo del M5S ma anche dell’Italia intera. Ma chi non ce la fa a capirlo attacca Di Battista che non si è venduto e difende la propria integrità. Lo attacca perché altrimenti dovrebbe riconoscere un aver sbagliato, anzi di aver fatt un grosso errore e non c’è nulla che offenda il proprio orgogli che dover riconoscere di aver sbagliato.

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  4. Fulvio Mancuso
    Ieri alle ore 07:54 ·
    Buongiorno,
    il Dibba nazionale (ma sinceramente per me tanto “fola” non la meriterebbe) pensa di fare pubblicità all’avvio della sua nuova “campagna” politica intitolata #sulatesta scegliendo #Siena come palcoscenico.
    Sinceramente mi pare un deja-vu di terza categoria, un B-movie, come si dice dei film di serie minore, che cerca di rievocare i fasti del “Vaffa” di grillesca memoria.
    Dico tre cose:
    1) secondo me questo signore fa parte di quella fase storica nella quale l’uno vale uno aveva talmente contagiato il circuito consenso-politica-istituzioni che meno avevi competenze e meno sapevi fare e più potevi avere o ambire a rappresentare.

    2) il Dibba suddetto incarna la parte deteriore e destroide di un movimento multiforme, che invece nel tempo ha mostrato le parti migliori di sé nella sua parte di anima progressista ed ecologista, oltre che razionale (di fronte alle pulsioni no vax, gilet gialli etc etc).

    3) ha ragione Michele Pinassi a prender posizione pubblica dicendo che gli ex attivisti dei #cinquestelle a Siena la testa non l’hanno mai abbassata nemmeno quando la macchina di #Casaleggio&c. nel 2018 impedì di fatto ai pentastellati senesi di presentarsi alle amministrative, lasciando così campo libero al destro-leghismo, dopo aver incredibilmente candidato e fatto eleggere in parlamento due mesi prima un imprenditore noto a Siena e mai circolato come attivista 5S che, infatti, alla prima occasione passò con i destrissimi #fratelliditalia.
    Insomma, caro Dibba, in sintesi, e con un pizzico, proprio minimo, di simpatia, anche basta, la prossima volta vai da un’altra parte: il palcoscenico senese per queste sceneggiate è finito.

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  5. E non scordiamo i 90 milioni di “contributi all’editoria “per il 2022 che diventano 140 nel 2023 previsti dalla legge finanziaria del governo dei migliori!
    E’ così costoso oggigiorno farsi leccare il qlo ?

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  6. Io ero per andare a elezioni già dopo la fine del Conte1, ma gli iscritti hanno deciso diversamente, per ben 2 volte, quindi è inutile rivangare il passato.
    Il presente è quello che è, ovvero non entusiasma ma poteva andare peggio senza il M5S al Governo.
    Rimane il futuro, dove in teoria un nuovo movimento potrebbe attrarre una parte del 50% che non va a votare.
    Credo che l’idea di Di Battista sia quella di puntare ad essere essenziale per un prossimo governo di CSX deRenzizzato che, stando ai sondaggi, oggi sarebbe perdente contro il CDX.

    Una CSX tipo:

    PD 20-25% + M5S 15-20% + DIBBA? 10-15% + LEU 3-5%

    L’alternativa è sbraitare dall’opposizione.

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