Così cambierà il Reddito di cittadinanza

Per la misura di bandiera del M5s previsto un calo progressivo dell’assegno dopo sei mesi. La revoca scatterà dopo due proposte di lavoro rifiutate (prima erano tre)

Rdc, l’assegno si abbassa dopo sei mesi

(ilfoglio.it) – La parola che racconta meglio la prossima trasformazione del Reddito di cittadinanza è “decalage”. E cioè quel meccanismo per cui gli importi concessi a chi prende il sostegno siano progressivamente sempre più bassi. Questa, almeno, è l’impostazione che il governo ha dato alla misura introdotta all’epoca del governo gialloverde, e che in questi anni ha palesato tutti i suoi limiti nel trasformare un sostegno di disoccupazione in reale incentivo a formarsi e trovare lavoro. Nella legge di bilancio approvata dal governo sono tre gli articoli che si occupano di Rdc. E non stravolgono, ma in parte correggono, alcune delle storture che hanno caratterizzato la sua applicazione nei primi tre anni di esistenza. Di fatto, quello che si prevede è una sorta di stretta per renderne il funzionamento sottoposto a vincoli più ferrei.

Il funzionamento simile alla Naspi

S’è scritto a lungo che il principale fallimento del Reddito è legato alle politiche attive del lavoro. Anche se, nel dispositivo della nuova Finanziaria, non è intenzione del governo provvedere in maniera sistematica a un riassetto dello strumento. Si provvederà piuttosto ad aggiustamenti parziali. Com’è il caso, appunto, degli scaglioni temporali oltre i quali l’assegno diventerà meno cospicuo. Secondo quanto si era deciso in cabina di regia si arriverà, dopo un periodo di sei mesi, a una decurtazione dell’assegno: sarà ridotto di 5 euro per ogni mese dopo il sesto (quando all’inizio il percettore ha diritto a circa 780 euro). Più o meno come funziona per la Naspi, in cui l’assegno di disoccupazione viene decurtato del 3 per cento ogni mese. Un modo per rendere sempre meno conveniente restare aggrappato a questo sussidio.

E infatti l’altra prerogativa dell’esecutivo è far sì che l’attesa di proposte lavorative non tenga più il percettore in un limbo di inattività. Rispetto a come funziona adesso, che se ne possono rifiutare fino a tre, da gennaio se si declineranno due proposte di lavoro si perderà il diritto al Rdc. E anche i criteri per l’accettazione della prima domanda vengono ristretti; modificando il decreto che introdusse il Rdc nel 2019 si definisce congrua una prima proposta di occupazione entro 80 chilometri da casa (prima era 100 chilometri) e 100 minuti complessivi con i mezzi pubblici per raggiungere il posto di lavoro. La seconda offerta invece riguarderà tutto il territorio nazionale (fattispecie che ad ora si applicava solo in caso di terza proposta). Nel caso in cui il percettore di Reddito trovi un’occupazione non potrà più avere 30 giorni per comunicarlo ma deve farlo “entro il giorno antecedente all’inizio” del nuovo lavoro. 

Criteri più rigidi per chiedere il Reddito

Come abbiamo scritto sul Foglio, più che una dinamica sanzioni-furbetti, una rimodulazione del Reddito non dovrebbe prescindere da un meccanismo di incentivi che faccia sì che lavorare diventi più conveniente di percepire il sussidio (per com’è congegnato il Rdc adesso non è così, soprattutto nelle regioni meridionali). In ogni caso il governo è intenzionato, rispondendo anche all’esigenza di rendere più funzionale lo strumento, a rivedere i meccanismi per la presentazione delle domande. Non si potrà più firmare la “Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro” entro 30 giorni da quando si è istruita la pratica per chiedere il Reddito. La firma deve essere precedente alla presentazione della domanda.

Aumenta l’assegno alle famiglie

Nella legge di bilancio si è pensato anche di riparametrare l’assegno sì da permettere un maggior beneficio per i nuclei familiari più numerosi, che adesso sono particolarmente svantaggiati da una misura che premia per lo più i nuclei monofamiliari. Così la decurtazione di 5 euro per ogni mese a partire dal sesto non si applicherà ai nuclei “composti esclusivamente da componenti non tenuti agli obblighi connessi alla fruizione del Reddito di cittadinanza, nonché per i nuclei familiari fino a quando tra i componenti sia presente almeno un soggetto minore di tre anni di età ovvero una persona con disabilità grave o non autosufficienza, come definiti a fini ISEE“. 

70 milioni ai centri per l’impiego

Come detto, la manovra non stravolge il funzionamento della misura (sono allo studio modifiche di taglio più sostanziale che verranno delegate a una proposta elaborata dalla commissione sugli effetti del Reddito, presieduta dall’economista Chiara Saraceno). Per potenziare la parte delle politiche attive a partire dal prossimo anno è previsto un finanziamento di 70 milioni di euro. Mentre per cercare di centrare gli obiettivi sulle politiche attive giovanili (tra i 16 e i 29 anni) si disponde un ulteriore finanziamento di 20 milioni di euro, sempre a partire dal prossimo anno. 

La misura viene rifinanziata fino al 2029

Nella legge di bilancio c’è anche un calcolo dell’ammontare che servirà a rifinanziare il Reddito di cittadinanza da qui ai prossimi anni. Nel 2022 verranno spesi 1.065,3 milioni di euro, 1.064,9 milioni per l’anno 2023, fino ai 1.061,7 milioni di euro annui a decorrere dal 2029. In totale nei prossimi nove anni la spesa cumulata arriverà a 11.206.400 milioni di euro.

5 replies

  1. Se corrisponde al vero, mi sa che il M5S non ha proprio capito che ha a che fare con delle volpi che non vedono l’ora di portarli a consensi da partitello d’opposizione.
    Può sembrare una sciocchezza i – 5 euro per ogni mese dopo il sesto, e cioè – 50 euro in10 mesi, – 100 euro in 20 mesi, ma per chi vive con le cifre del sussidio non sono pochi. E poi è assurdo punire chi non ha trovato lavoro, quando paghiamo i navigator che sono quelli che dovrebbero trovare il lavoro per i disoccupati. E’ un non senso.

    State certi che non finirà qui. Come per la rana bollita, torneranno di nuovo a chiedere di rivedere il RdC, perchè le tv e i giornali ogni giorno pomperanno notizie sui “furbetti del RdC”, come se fosse l’unica spesa statale dove si annidano i truffatori, mentre in realtà sono dappertutto.

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  2. Tanto i fantasisti delle truffe allo stato di cui sono piene le cronache troveranno ancora e ancora il modo di raggirare qualsiasi falso requisito! Sono 40 anni che viviamo di falsi invalidi totali e quant’altro! Come si dice ” fatta la legge, trovato l inganno”! La cosa sorprendente é che se siamo tutti schedati e controllati come mai la gdf e l inps non trova mai chi truffa realmente! Saranno mica tutti parenti ?ah saperlo!

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  3. Bruno Fusco
    Una finanziaria dal vorrei ma non posso, nulla sull’evasione fiscale, nessuna tassa sulla plastica, sulle bevande zuccherate, (Coca Cola sorride), nessun prelievo sui miliardari, nulla sui mini prestiti per famiglie, qualche contentino sulle bollette, bene sulle cooperative che subentrano alle aziende, tutto dipende dal come e per chi, nulla sulla rappresentanza dei lavoratori nel controllo aziendale, e poi solo minacce ai percettori del reddito, una cosa tipo: “appena sgarri ti taglio le palle!”, va benissimo, ormai senza salario minimo lo sfruttamento può continuare.
    Ne riparleremo, per adesso è un No, il recovery fund a chi servirà? Siamo tornati i pezzenti di sempre.

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