Fuori onda è meglio

(Massimo Gramellini – corriere.it) – Nel cortile della politica, sempre più disertato dagli elettori, si discute dei due audio di Matteo Salvini raccolti dal Foglio durante una riunione a porte chiuse dei parlamentari leghisti. La vera sorpresa è che, al netto di qualche parolaccia, peraltro di uso comune, il Salvini rubato è molto meno macchiettistico di quello che ogni sera sbrodola elenchi surreali nei talk show. Quando parla senza sapere che lo ascoltano anche i giornalisti, il capo della Lega non blatera di migranti o altri babau acchiappavoti, ma ragiona da professionista lucido e concreto. Indica le elezioni politiche del 2023 come traguardo, dando dell’illuso a chi pensa che si possa votare prima della scadenza naturale. Poi, indossando l’inedita felpa del leader di una coalizione, comprende che la Meloni dall’opposizione debba punzecchiare il governo (anche se la esorta a non esagerare) e ricorda ai suoi che l’obiettivo non è prendere più voti degli alleati, ma degli avversari, perché preferisce essere l’ultimo dei vincitori che il primo degli sconfitti. Politica pura, senza neanche l’ombra di nutella, bacioni, rivendicazioni pittoresche e amenità varie.

Come si spiega questa differenza tra il Salvini pubblico e quello privato? Delle due l’una: o l’uomo sottovaluta l’intelligenza degli italiani o sopravvaluta quella di coloro che, da Morisi in giù, a forza di volergli costruire un’immagine l’hanno trasformata in una caricatura.

9 replies

  1. Colle: B. fa la conta. Ma in Forza Italia c’è la curva Draghi

    Il pallottoliere segna 452

    (di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano) – Sulla scrivania di Arcore c’è un taccuino che viene aggiornato quasi ogni giorno. Ci sono nomi, numeri, gruppi parlamentari, collegio di elezione. È il pallottoliere di Silvio Berlusconi per il Quirinale. Un sogno, forse impossibile, ma a cui il leader di Forza Italia crede più di ogni altra cosa vista la ritrovata centralità: ieri ha sentito addirittura il premier Draghi per parlare degli esiti del Consiglio Europeo.
    “È ossessionato – dice chi ci parla – ogni questione politica viene letta con la chiave del Colle”. I conti, ad Arcore, sono presto fatti e Berlusconi si fa aiutare dai suoi che conoscono bene le dinamiche parlamentari: l’ex premier è convinto di avere 452 voti. Alla Camera i deputati del centrodestra che lo sosterrebbero (tra Lega, FI, FdI, Cambiamo!, Noi con l’Italia) sulla carta sono 276, al Senato 140. A questi vanno aggiunti i 36 voti dei delegati regionali sui 58 totali. Il totale fa 452, 53 voti in meno dei 505 necessari per essere eletti alla quarta votazione.
    Tutti voti ipotetici perché nel segreto dell’urna, si sa, i franchi tiratori sono i protagonisti. Epperò quei 50 voti di distanza dal Quirinale fanno sperare Berlusconi. Che per questo ha iniziato a corteggiare i renziani: per avere qualche possibilità di farcela l’ex premier ha bisogno del sostegno dei 43 parlamentari di Italia Viva. A quel punto gli mancherebbero solo una decina di grandi elettori, ma quelli, ad Arcore, non sono visti come un ostacolo: la promessa di una ricandidatura nelle file di FI potrebbe convincere qualche ex grillino a votarlo.
    Che Renzi ci stia, al momento è un’ipotesi lontana visto che il suo candidato resta Pier Ferdinando Casini ma tanto vale provarci. E così sono partiti gli abboccamenti: Renzi e l’ex Cavaliere dovevano incontrarsi in gran segreto a Roma, ma quando la notizia è uscita il faccia a faccia è stato annullato. Un indizio sono anche i rapporti frequenti tra Renzi e Gianni Letta e Niccolò Ghedini e in FI si racconta che da Arcore siano iniziate le telefonate ai parlamentari renziani ed ex 5S per tastare le loro disponibilità.
    Intanto però Berlusconi deve sedare la rivolta nel suo partito. Situazione che lo irrita molto: “Ma com’è possibile che mentre io faccio fare pace a Salvini e Meloni e incontro la Merkel, questi litigano sul capogruppo?” si è sfogato coi suoi. Ieri è stata una nuova giornata di attacchi rivolti ad Arcore dai tre ministri. Molto scalpore ha destato l’intervista di Renato Brunetta a Repubblica in cui ha proposto una coalizione per Draghi “tra popolari, liberali e socialisti” che si distacchi dai sovranisti di Lega e FdI.
    Poi il ministro, che punta a Palazzo Chigi come membro più anziano, spezza i sogni del proprio leader e propone di mandare Draghi al Colle facendo diventare l’Italia “un semipresidenzialismo”. L’ipotesi del grande centro proposto da Brunetta nel 2023 titilla molti. “In una parte di FI sta maturando la consapevolezza che con i sovranisti non si governa”, esulta Carlo Calenda. Anche il dem Andrea Marcucci fa la ola: “Lo scenario evocato dal ministro Brunetta è molto interessante. Così si può superare definitivamente populismo e sovranismo”.
    Il capogruppo di Iv Ettore Rosato alQN ha aperto le porte ai forzisti e poi ribadisce: “Brunetta dice cose sagge. E mi aspetto che diventino le politiche di Berlusconi”. Le parole di Brunetta non sono piaciute all’ala filo-sovranista di FI né a Salvini che da Palermo spiega di voler “chiamarlo” per chiedere spiegazioni, ma adesso “bisogna unire e non dividere”. Resta la freddezza con Giorgia Meloni che non ha risposto, irritata, all’audio di Salvini con i parlamentari in cui chiede alla leader di FdI di “non rompere i c…”. Nel frattempo Gelmini ribadisce le accuse al cerchio magico: “Il populismo non tira più”. Con i tre ministri ci sono una cinquantina di parlamentari che si organizzano come una corrente. Una truppa che potrebbe avere il suo peso anche sull’elezione del Quirinale tradendo il capo. Potrebbero diventare i “101 di Berlusconi”.

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  2. è mai possibile che ci sia tanta schifezza nel parlamento di questo paese??? Si vota una persona che scorrendo il suo curriculum mi fa rabbrividire e c’è il pericolo di eleggerlo a primo cittadino???

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  3. Parafrasando Primo Levi, “Se questo è un GIORNALISTA ” tal gramellini privo del minimo sindacale della decenza eleva lo squallido QUAQUARAQUÀ CAZZARO VERDE a fine politico per ciò che dice negli audio “rubati”.
    Non so, se è il più squallido pennivendolo d’Italia, visto l’andazzo, ma che sia un’ominicchio, su questo non abbiate dubbio alcuno.

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  4. “Anche il dem Andrea Marcucci fa la ola: “Lo scenario evocato dal ministro Brunetta è molto interessante.”
    Ecco, bravo, segui il tuo cuore, torna al tuo casolare… libera nos a malo.

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  5. Come si spiega questa differenza tra il Salvini pubblico e quello privato? Delle due l’una: o l’uomo sottovaluta l’intelligenza degli italiani o sopravvaluta quella di coloro che, da Morisi in giù, a forza di volergli costruire un’immagine l’hanno trasformata in una caricatura.

    Certamente la seconda.

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