La domenica di Michetti: “Attacco fascista alla Cgil? Mah, non lo so. Io sono per la serenità”

(Fabrizio Roncone – il Corriere della Sera) – L’idea, un classico del giornalismo politico: raccontare la domenica di un candidato. Stavolta tocca a Enrico Michetti (qui a Roma, per prendersi il Campidoglio, deve giocarsela al ballottaggio con Roberto Gualtieri, centrosinistra, che spera di acchiappare anche qualche voto calendiano).

Letteratura già imponente. Michetti regala un titolo al giorno. Gaffe contundenti (l’ultima, sulla Shoah), polemiche, precisazioni, la fascinazione per la Roma dei Cesari, ma pure per quella dei grandi papi («Quando ci si pone davanti al cuppolone, cosa ci appare? Quel colonnato che sembrano due braccia aperte»), il mantra della competenza, i romani che sono gente meravijosa , il Cavaliere – da lontano – con l’aria di quello che l’aveva detto: «Guardatelo: non funziona» (eppure partirà con tre pesanti punti di vantaggio sul suo avversario: 30,15% – 27,03%). Galoppino a disagio: «Enrico tarda».

Il fatto è che ogni tanto Michetti dà buca. Non si capisce se per colpa di chi gli tiene l’agenda, o per evitare i cronisti. Comunque il ritardo, oggi, è spiegabile: prima è andato a farsi un tampone di controllo, stato influenzale, mal di gola, s’ era un po’ spaventato; poi è passato a portare la sua solidarietà a Maurizio Landini nella sede della Cgil assaltata dalle squadracce nere (però già lì, al 25 di Corso d’Italia, quasi scivola: «Attacco fascista? Mah, non lo so io sono per la serenità»). Un fotografo, un paio di tivù: lo aspettiamo al Foro Italico. Manifestazione «Tennis&Friends», esibizioni tra Vip e lezioni di paddle, l’Ordine dei medici e gli incursori della Marina, vecchie volanti verdi del 113, hostess scese da Marte, miscuglio inspiegabile.

Galoppino ringalluzzito: «Il mitico entrerà da viale dei Gladiatori: l’ingresso che gli compete» (andiamo bene). La candidatura di Michetti – 55 anni, segno zodiacale dei Pesci: quindi sensibile, romanticone, sognatore – detto anche «il Professore» (in realtà è docente a contratto all’università di Cassino), sarebbe stata suggerita a Giorgia Meloni da sua sorella Arianna, moglie di Francesco Lollobrigida, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, e dal deputato Paolo Trancassini: siamo dentro una leggenda mai smentita, ma sembra che Trancassini ascoltasse ipnotizzato i sermoni del Professore, tra spregiudicato buon senso e tagliente mitezza, sulle frequenze di una emittente locale, Radio Radio.

Michetti scende dall’auto (l’autista si chiama Romolo, come il primo re di Roma: chicca scovata dal Foglio ). Piumino, brividi, occhiata di efferata bontà. E un po’ di tensione. L’altro giorno c’è stato un summit strategico della coalizione (Matteo Salvini ha mandato Claudio Durigon, genio della comunicazione leghista: quello che s’ è giocato l’incarico di sottosegretario all’Economia per aver proposto di intitolare ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce, un parco pubblico di Latina già dedicato a Falcone e Borsellino): Enrico caro, gli hanno detto, devi smetterla con le bighe e la retorica su Roma Caput Mundi, la gente non aspetta il 60 barrato con Ottaviano Augusto, devi parlare di cose concrete. Il risultato è che ora Michetti cammina sulle uova. Non è un professionista della politica, aveva una sua retorica, fatica a restare sull’attualità.

Tipo adesso. Cos’ ha detto a Landini? «Che mi dispiace molto per quello che è accaduto, io sono per l’armonia». È stato un attacco fascista. «Guardi: io sono contro ogni violenza. Di destra, di sinistra, di centro». Di centro? «Vorrei una città più buona, ecco». Lei è antifascista? «Certo!». E allora perché scrisse che la Shoah avrebbe avuto più risalto grazie ai banchieri di origine ebraica? «Ho già detto che l’Olocausto è stato una tragedia immane. Ma se qualche parola, di un discorso più ampio, è stata fraintesa, sono pronto a chiedere scusa».

Andrà alla Sinagoga di Roma per chiarire? «No» (uno dell’ufficio stampa, a mezza bocca: «E basta co’ sto’ fascismo»). Michetti ha una cortesia antica. E spontanea. È anche empatico. Solo che qui non lo saluta nessuno. Nel drappello che incede tra gli stand l’unico ad essere riconosciuto è Ilario Di Giovambattista, pittoresco guru dell’etere e direttore di Radio Radio. Staff nervosetto. Gomitatina, spintarella, cercano di sbirciare gli appunti. La guardia del corpo dev’ essere una signora bionda sui cinquanta, in tailleur turchese Fiat 127.

Che, di colpo, urla: «È vietato fotografare Enrico!». Signora, si calmi: stavo scrivendo un whatsapp. «Bugiardo!». La vuole lei una foto? «Non scherzi!». Di Giovambattista, che prima blandiva – «Lo leggiamo sempre il Corriere , eh eh» – si muove come il capo della «bestiolina» di Michetti e inizia a filmare la baruffa con il cellulare («Così vediamo questo cos’ ha il coraggio di scrivere»).

Michetti: «Li perdoni, sono molto protettivi». Poi gli passano una chiamata: «No, escluso: Gualtieri non lo incontro!». Euforia per Guido Bertolaso (era il candidato proposto dallo Zio Silvio) che ha accettato, in caso di vittoria, d’essere il commissario ai rifiuti. E per un post su Facebook di Andrea Severini, il marito della Raggi, noto per il carattere paziente: «Se fossi vendicativo direi di andare a votare per Michetti». Si volta uno dello staff. «Aho’, che ora s’ è fatta? Nell’antica Roma era vietato saltare il pranzo, eh».

4 replies

  1. Le collusioni tra legale fdi con l’emersione fasciste e neppure i maneggi al nero emersi dall’inchiesta dibfanpage no sposteranno di un millimetro la bilancia elettorale perché l’evasione fiscale e l’emersione fascista sono un nutrimento per la destra che ci ritroviamo.Purtroppo

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  2. Sostenitori di Virginia, tutti al voto per michetti, così sputiamo in faccia al pd e ci divertiamo.
    E’ un’offerta da prendere al volo, due piccioni co’ ‘na fava.
    Ah già, e poi facciamo felici i nostalgici di alemanno e i fans! della melona.
    Altri due piccioni, sempre co’ la stessa fava!

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