Il metodo di Buzzi e Meloni

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Più dovrebbero chiedere scusa e nascondersi, più girano la frittata come piace a loro, arrivando a spacciare l’illegalità per normalità. Due casi, così diversi eppure con un epilogo così simile, sono al centro della discussione politica di questi giorni. L’inchiesta che mostra i rapporti di alcuni ambienti neofascisti milanesi con Fratelli d’Italia, e Salvatore Buzzi che festeggia la sconfitta della Raggi a Roma.

Buzzi – meglio non dimenticare – è l’ex riferimento delle coop rosse che pagavano tangenti per divorare fiumi di denaro pubblico sfruttando l’immigrazione, condannato a oltre 12 anni di carcere per corruzione e associazione a delinquere, che se ne sta beatamente in libertà in attesa che i giudici ricalcolino la pena ancora da scontare.

Nel frattempo questo signore si è messo a fare il ristoratore, cucinando hamburger che evocano nel nome – Mondo di mezzo, Freddo, Libano, ecc. – i bei tempi andati. L’inchiesta mafia Capitale, insomma, è diventata un Ro-manzo criminale. Eppure quella stagione di crimini, per quanto non giudicati mafiosi, c’è stata, e nel rivendicarla tanto platealmente più che ironia c’è apologia, e il disegno di normalizzare quel contesto. Lo stesso modello usato dalla Meloni per banalizzare le nostalgie fasciste che incrociano il suo partito.

Rapporti che la leader di Fratelli d’Italia nega facendo finta di cadere dal pero, sorvolando sul fatto che ai voti dei fascisti non ha rinunciato, e anzi alle ultime elezioni aveva provato a mandare alla Camera Jonghi Lavarini, il personaggio al centro dell’inchiesta milanese. Un’inchiesta giornalistica (ora anche della magistratura) per cui un leader politico in buona fede non potrebbe che ringraziare la stampa, per il contributo a far chiarezza di certe schifezze, mentre invece Fratelli d’Italia da giorni randella i giornalisti che informano.

Anzi, che “fabbricano inchieste a orologeria”, malgrado i fatti rivelati si riferiscano ad appena pochi giorni prima della pubblicazione. In questo modo le malefatte di Buzzi e dei neofascisti sono trasformate in fatterelli di secondo piano. E noi che ci vergogniamo per loro, in poveri illusi.

5 replies

  1. Paradisi fiscali: c’è il Ct col suo “gemello”

    (di Lorenzo Vendemiale – Il Fatto Quotidiano) – Analisi tattiche sulla sconfitta contro la Spagna. Pronostici sulla finalina di domenica per un torneo, la Nations League, che non conta nulla. Grandi disamine sulle prospettive della Nazionale in vista dei prossimi Mondiali in Qatar. Ma neanche una parola, nemmeno un piccolo commento di sfuggita, sull’autogol di Roberto Mancini e Gianluca Vialli: simboli della Nazionale campione d’Europa, citati nell’inchiesta giornalistica Pandora Papers sui paradisi fiscali di statisti, politici e vip. Nelle carte pubblicate sono spuntati anche i nomi del Ct e del capodelegazione degli Azzurri: da gemelli del gol a gemelli dell’offshore il passo è breve, e non è certo una bella figura per il calcio italiano, che loro rappresentano oggi più che mai. Anche se, stando al silenzio di Stato calato sulla vicenda, sembra non essersene accorto nessuno.
    Solo apparenza: nei corridoi del pallone lo scoop dell’Espresso e del consorzio Icij (International Consortium of Investigative Journalists) ha fatto ovviamente molto rumore. La notizia è girata di bocca in bocca per tutto il pomeriggio, mentre i dettagli della vicenda correvano nelle chat, insieme a qualche commento velenoso. Ma nessuno parla, almeno non ufficialmente. Tace il diretto interessato, colpito nell’immagine nel momento migliore della sua carriera. Ma i più critici nei confronti della presidenza di Gabriele Gravina sottolineano anche la posizione scomoda della Federazione, che a Mancini ha affidato il ruolo di vero e proprio simbolo della Nazionale, con un contratto pesante fino al 2026 (alla bellezza di circa 4 milioni di euro a stagione, si vocifera). Certo, si tratta di una vicenda personale e non sportiva, ma l’ombra sul passato del Ct si allunga inevitabilmente fino alla maglia azzurra, e quindi alla Federcalcio. Dalla Figc rispondono solo con un secco no comment, tanto più che i fatti risalgono al 2009, quando il mister non aveva alcun tipo di rapporto con la nazionale ma allenava in Inghilterra. E lo stesso vale per Gianluca Vialli, oggi capo delegazione degli Azzurri.
    Nessuna presa di posizione nemmeno dalle altre istituzioni sportive. Neanche una battuta dal Coni: il presidente Malagò di solito non perde occasione per dire la sua sui più svariati temi del giorno, non stavolta. Ma del resto sarebbe stato sorprendente il contrario, considerato che Mancini è di casa al circolo Aniene, e la sua nomina a Ct fu fatta proprio durante il commissariamento della Figc da parte del Coni, scelta vincente più volte rivendicata dalle parti del Foro Italico. E che dire di Palazzo Chigi? Semplicemente nulla da dire, perché anche dall’ufficio della sottosegretaria allo Sport, Valentina Vezzali, non risultano commenti. Lo stesso silenzio che ha improvvisamente colpito i politici.
    Eppure Mancini era e resta il volto della formazione campione d’Europa. Bello, bravo e vincente, benvoluto dalla critica, praticamente un santino azzurro. Rappresenta lo sport italiano nel mondo. Lo rappresenta nel migliore dei modi?

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  2. non ha detto nulla di strano, specie oggi a sentenza di palermo avvenuta.
    abbiamo tutto illegale, a partire dallo stato, legalistico. una brutta differenza.
    questa è la normalita’, fatta norma di 9 italians su dieci. gli altri, son le vittime, carne di cui si fanno pasto.

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  3. Ho scoperto, leggendo di questa vicenda, che Gianluca Vialli capodelegazione degli Azzurri è, da anni, cittadino britannico.

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    • Nessun italiano ricco è cittadino italiano, rubano e poi prendono la residenza all’estero… comunque sempre grandissimo Gaetano!!

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