“Trasformista”. “Arrogante”. Gli insulti tra Calenda e Conte che minano il piano di Letta

(Tommaso Labate – corriere.it) – L’uno dice dell’altro che è «autoreferenziale» e l’altro, punto nell’orgoglio, dice che l’uno è «qualunquista». Ma visto che la partita va decisamente al di là di un botta e risposta — e si gioca su un tempo che si annuncia lungo, lunghissimo — ecco che l’uno precisa che «l’autoreferenziale» è anche «arrogante» e l’altro sottolinea che il «qualunquista» è un «trasformista», per giunta incapace di fare «un ragionamento interessante» e di affrontare «una questione con competenza».

L’uno e l’altro sono Giuseppe Conte e Carlo Calenda, in rigoroso ordine di apparizione, i due occupanti delle estreme del centrosinistra per ora solo virtuale che Enrico Letta si propone di federare quanto prima.

Adesso, che il capo politico del M5S e il leader di Azione non si sopportassero, non era un mistero per nessuno. E non solo perché l’ex ministro dello Sviluppo economico del governo Renzi sia da sempre un nemico giurato di tutto ciò che viene ammantato dalla bandiera pentastellata; quanto perché l’antipatia è ormai orgogliosamente ricambiata dall’ex presidente del Consiglio, che si vide rifiutare proprio dal capo di Azione — il mediatore era stato Clemente Mastella — quel piccolo sostegno in Senato che avrebbe avvicinato la nascita del Conte Ter, miraggio poi naufragato in un baratro senza ritorno. E così, quando ieri l’altro Calenda ha invitato il Pd a non stringere alleanze col M5S, Conte ha imbracciato la sciabola: «Dettare condizioni agli altri mi sembra quantomeno arrogante». E l’altro, di rimando: «Conte è un trasformista e Di Maio, in un Paese normale, venderebbe i giornali».

Guai a mettersi in mezzo, come ha fatto Guido Crosetto ieri su Twitter, autore di un riassunto delle puntate precedenti («Calenda non vuole Conte. Conte non vuole Calenda. Il Pd riesce a prendere i voti da tutti e due dicendo a uno che con l’altro non è amore ma solo un rapporto estivo»). Il leader di Azione ha replicato al fondatore di Fratelli d’Italia, oggi fuori dalla politica: «Dietro il tuo buonismo acchiappa like resta il fatto che non sei in grado di tagliare il cordone con una destra inquinata».

Uniti per ora dal condividere nel segreto dell’urna del ballottaggio romano la preferenza per Roberto Gualtieri — il leader di Azione l’ha detto l’altro ieri, l’ex premier l’ha chiarito ieri — Calenda e Conte rappresentano il primo stress test di Enrico Letta nei panni del federatore, il turno preliminare della sua partita da mediatore, le prove in vista del gran premio da leader di coalizione, la condizione necessaria ancorché non sufficiente per far nascere un centrosinistra più largo possibile. Resta da superare lo scoglio dello «scegli o lui o me», la prova di equilibrismo e mediazione in cui Berlusconi si è cimentato per più di un decennio, dalla guerra tra Umberto Bossi e Gianfranco Fini iniziata dal ’94 fino alla volta, dieci anni dopo, il cui il leader di Alleanza Nazionale disse al Cavaliere «scegli o me o Tremonti». È l’eterno giochino che la maestra delle elementari sosteneva fosse impossibile da risolvere, l’antica somma delle mele e delle pere, la sintesi impossibile, appunto, tra calendismo nel senso di Carlo e il contismo nel senso di Giuseppe. Può succedere di farcela, infilando tutto in un cesto. Lo fece il centrosinistra nel 2006, sommando in quasi trecento pagine di programma la sommatoria delle posizioni estreme di una coalizione che andava da Clemente Mastella a Fausto Bertinotti. Che, comunque, non si stavano antipatici.

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7 replies

  1. Come abolire gli elettori dei 5s rimasti

    (di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Chi tra voi, disorientato dai risultati elettorali, e dunque scombussolato da una profonda crisi esistenziale, non invocherebbe una guida spirituale, un mentore, un precettore severo ma giusto per rimettersi in carreggiata e procedere sulla retta via? È capitato a chi scrive di smarrire le cinque stelle e di vagare senza meta nella notte oscura, fino a quando di stella polare ne ha scorto una. Anzi due. Carlo Calenda e il Foglio. Sul primo cosa potremmo aggiungere alle lodi lusinghiere piovutegli addosso dopo la straordinaria performance capitolina? Una gloria nazionale, il Marcell Jacobs del riformismo pragmatico (o, se si preferisce, del pragmatismo riformista), dotato dello stesso sprint bruciante del campione olimpico (pure se il leader di Azione è giunto terzo su quattro ma fa niente). Mirabilia Urbis che quelli del Foglio intervistano in permanenza e che li ha costretti a “ragionare con pacata gagliardia” (loro che invece volevano scatenarsi in una rumba).
    Adesso che il Terzo Prodigio, in cambio dell’appoggio a Roberto Gualtieri, pretende l’esclusione dal governo della città dei pentastellati (“che hanno lasciato un disastro epocale”), ci rivolgiamo fiduciosi al Foglio. Perché in quelle pagine così prodighe di perentorie esortazioni pedagogiche a uso dei più svantaggiati (“Salvini dove vai?”; “Caro Letta deciditi”; “Finita l’estate di Conte”, oltre all’immancabile “Meno male che Draghi c’è”), cerchiamo un’indicazione definitiva che sia anche un monito. Cosa fare dei residui elettori Cinquestelle? Di quei poveretti che incuranti della scomparsa del Movimento (certificata da voi e da Matteo Renzi che di irrilevanza se ne intende) continuano meccanicamente a vergare sulla scheda il simbolo zombie? Sembra, purtroppo, che sparsi in giro ce ne siano ancora alcuni milioni, ma se anche fossero soltanto mille o cento o dieci, diteci come sarebbe più misericordioso comportarsi per sottrarli a un sì crudele destino? Destinarli a dei corsi accelerati di rieducazione condotti dal professor Sabino Cassese? Privarli dell’elettorato attivo? Ignorare la loro presenza come Nicole Kidman con gli spettri di The Others? Caro Calenda, caro Foglio, mentre vi aspergete di Arrogance, la verità vi prego sui grillini.

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  2. Scusa labate, quale sarebbe il piano di letta che, in quanto partorito da una mente pd, risulta sacro e quindi da non profanare?
    labate, ma vai a farti federare tu!

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  3. Pensavo di aver assistito a tutte o quasi le stramberie più esilaranti ma quella di Calenda che dà del trasformista al prossimo (lui che ha cambiato almeno 6 tra partiti e/o movimenti e che vanta 3 deputati provenienti da 3 partiti diversi), ecco, diciamo che questa le batte proprio tutte

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