Sabatini: “Rousseau incubatore per i referendum. Di Battista con noi? Sarei felice”

(Emanuele Buzzi – il Corriere della Sera) – Enrica Sabatini, con la nascita di Camelot Rousseau è stato archiviato?

«Con Rousseau abbiamo innovato la politica con la partecipazione digitale come nessuno aveva mai fatto prima. Ora con Camelot, una benefit corporation, porteremo questo modello di partecipazione in tutti gli altri settori come aziende, associazioni di settore o professionali, sindacati, università fino ai piccoli azionisti di società quotate».

Che progetti avete?

«Come diciamo da tempo, siamo nell’era della platform society. Le future generazioni aderiranno a singole battaglie più che a forze politiche e le istituzioni vedranno gli effetti di questo cambiamento. Mi riferisco, per esempio, al fatto che grazie alle piattaforme digitali i cittadini si stanno autoorganizzando con referendum di grande impatto. Rousseau è e sarà un acceleratore in questa direzione per tutti coloro che vorranno applicare un modello di una reale partecipazione dal basso».

Un progetto dove sarà presente Alessandro Di Battista?

«Non posso escluderlo e personalmente mi renderebbe felice».

È vero che Rousseau cambierà sede?

«Stiamo lavorando a come integrare l’idea di una sede fisica nel nuovo modello di lavoro a distanza che abbiamo elaborato durante la pandemia. Lo chiamiamo il modello 80-20. Ogni 4 settimane di lavoro a distanza ossia l’80% del tempo, è prevista una settimana, il 20%, in un luogo fisico però sempre diverso dove si lavora tutti insieme alla ricerca e sviluppo e ai processi di innovazione».

Qual è il ricordo più bello su Rousseau? E il più brutto?

«Paradossalmente è lo stesso ricordo: quando abbiamo ricevuto il 2021 Digital Democracy Impact Award, un riconoscimento internazionale come migliore piattaforma al mondo nella categoria impatto.

Quando ho preso il premio tra le mani, poche settimane fa, ho pensato che nel momento in cui il progetto Rousseau veniva riconosciuto nel mondo come un’eccellenza per la democrazia digitale e la partecipazione attiva dei cittadini, coloro che probabilmente hanno più beneficiato di questo modello innovativo entrando nei palazzi romani si sono rivelati, in molti casi, i più feroci traditori dei principi e delle idee di Gianroberto Casaleggio nonché i più agguerriti nemici della democrazia partecipata e quindi di Rousseau».

Lei tace da mesi: è ancora iscritta al M5S?

«La vera domanda è chi stia ancora appoggiando davvero questa forza politica. Un parlamentare su tre ha abbandonato il gruppo parlamentare. Centinaia di consiglieri comunali sono usciti e migliaia di attivisti si sono disiscritti. Il movimento di cittadini non esiste più, è rimasto un partito iper leaderistico e di nominati il cui massimo obiettivo politico è fondersi con il Pd».

Lei e Davide Casaleggio state per diventare genitori?

«Sì, di due gemelli. La gravidanza è un momento intenso che mi sta regalando gioia ed energia che sto mettendo in tutti i futuri progetti. Una nuova sfida in una nuova vita».

Addio a via Morone, la Botteghe Oscure di Rousseau e dei Cinque Stelle

(di Emanuele Buzzi – corriere.it)

L’eccezione milanese

È stata la sede politica forse più discussa del decennio, quella dei vertici segreti e dei cronisti appostati per ore in attesa di uno scatto. Era l’unica sede “non romana”: un’anomalia per un partito – che specie ai suoi albori – era esso stesso un’anomalia per lo scenario pubblico italiano. Parliamo della sede di Rousseau (e prima ancora della Casaleggio Associati) in via Morone, nel cuore di Milano. Un ufficio a due passi da palazzo Marino che dopo 17 anni passa di mano. Lo ha annunciato Enrica Sabatini, socia di Rousseau, nella sua intervista al Corriere.

I ritratti di Tex Willer e il V-Day

Era il 2004 quando Gianroberto Casaleggio diede vita alla Casaleggio Associati, incubatrice per un lungo periodo prima dei meet up degli amici di Beppe Grillo, poi del Movimento. La sede in via Morone ha seguito la parabola dei pentastellati a lungo. Anzi, dopo il V-Day e sopratutto dopo il successo dello Tsunami Tour, è diventata un punto di ritrovo. Anzitutto con Beppe Grillo. Era l’ombelico del M5S, la sua Botteghe Oscure. Nei suoi uffici con appesi i fumetti di Tex Willer Casaleggio riceveva i big M5S e parlava a lungo con suo figlio Davide, con i consiglieri fidati come Pietro Dettori.

I vertici con i parlamentari

Qui nascevano l’idea e nell’ufficio di fronte, che dava sulla strada dove erano assiepati i cronisti, si tenevano i summit: moltissimi quelli con Grillo, che nel 2014 in quella sede registrò dopo la sconfitta alle Europee il video ironico con lui che prendeva un Maalox. O con i parlamentari, che facevano la spola con Roma. In quegli stessi uffici oltre un anno prima Silvia Virgulti preparava i primi pentastellati alle presenze tv.

Il passaggio a Rousseau

In quegli uffici, qualche mese dopo si è tenuta la prima riunione del direttorio. E anche l’ultima prima della morte di Gianroberto Casaleggio. Era l’11 marzo 2016: poco più di una settimana prima il fondatore del M5S – già malato da tempo – aveva ricevuto Virginia Raggi, candidata sindaca a Roma. Dopo la scomparsa di Casaleggio, la sede è passata pian piano sotto l’egida di Rousseau, lascito politico dello stratega.

Il summit per le Politiche

L’ultimo vertice di rilievo è datato novembre 2017: è il momento della preparazione della campagna elettorale. Ci sono tutti: da Davide Casaleggio a Grillo, dall’allora neo-capo politico Luigi Di Maio ad Alessandro Di Battista, che proprio in quei giorni annuncia pubblicamente l’idea di non ricandidarsi.

Il passo d’addio

Con il trionfo alle Politiche del 2018, i summit si trasferiscono a Roma: via Morone – che nel frattempo non è più sede della Casaleggio Associati- diventa il centro nevralgico delle operazioni e degli eventi di Rousseau. L’ ultimo in ordine di tempo è del luglio 2020. Tra gli ospiti anche Vito Crimi, che nei mesi successivi entrerà in contrasto con Davide Casaleggio. Lo showdown, invece, è con l’annuncio dell’esito,del voto sulla fiducia al governo Draghi: simbolicamente lì si dividono le strade di Rousseau e del M5S. Ora l’addio alla sede – un passo legato anche agli alti di gestione – ma soprattutto conclusione di una parabola politica.

Il passo d’addio

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3 replies

  1. Avrete avuto sicuramente un congruo “risarcimento” per il “disturbo” di aver mandato tutto a “puttane”.Che abbiate svenduto tutti e tutto, solo gli “imbecilli” ne sono all’oscuro e non l’hanno capito.Come “ditta politica” siete Falliti. La credibilità politica ve la siete giocata e persa malamente. Adesso speriamo che spariate in fretta anche a livello economico cosi da pareggiare l’infamia verso chi ha creduto di votare il mov e invece con una truffa votava e messo al comando un Plurilaureato in “fuffa” targato Rousseau. Nessun dibba può salvarvi dal limbo dove vi siete cacciati.Piano, piano e sarete sempre più insignificanti, di quanto lo siete già adesso. Tornerete alle fogne da cui provenite.A voi

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