Massimo Fini: “11 settembre, il vuoto occidentale e la seduzione del male”

(di Massimo Fini – massimofini.it) – No. Non sarò così disonesto con me stesso e con i lettori scrivendo che mi sciolgo in lacrime per quanto accadde vent’anni fa a New York. Non lo feci nemmeno allora mentre la tragedia era in corso. Quando accendendo la televisione vidi quello che tutti noi abbiamo visto fui preso da un sentimento ambivalente: da una parte un istintivo orrore per quella carneficina, per quello sventolar di fazzoletti bianchi, per quegli uomini e quelle donne che si buttavano dal centesimo piano; ma d’altro canto pensavo che quell’evento avrebbe potuto essere un utile insegnamento per gli americani, colpiti, per la prima volta nella loro storia, sul proprio territorio. Alla fine della seconda guerra mondiale gli Stati Uniti avevano bombardato a tappeto, con tranquilla coscienza, Dresda, Lipsia, Berlino, col preciso intento, come dichiararono i loro comandi politici e militari, di uccidere milioni di civili “per fiaccare la resistenza del popolo tedesco” e avevano sganciato una terrificante bomba su Hiroshima, replicando tre giorni dopo su Nagasaki quando i devastanti effetti dell’Atomica erano diventati evidenti. Adesso con l’11 settembre sapevano anche loro cosa vuol dire vedere le proprie abitazioni, le proprie case, i propri grattacieli crollare su se stessi lasciando sul terreno migliaia di vittime. Invece il cowboy, stordito da quel colpo imprevisto, cominciò a sparare sul bersaglio più a portata di mano e più facile: l’Afghanistan. Non c’era nessuna seria ragione per attaccare l’Afghanistan. Non c’era un solo afghano, tantomeno talebano, nei commandos che colpirono le Torri Gemelle e il Pentagono. Non c’era un solo afghano, tantomeno talebano, nelle cellule, vere o presunte, di al Qaeda scoperte dopo l’11 settembre (do you understand? Adesso mi tocca parlare in inglese perché l’italiano ormai non lo capisce più nessuno). Il problema era semmai Osama bin Laden. Ma ottenere la consegna dell’ambiguo Califfo saudita da parte dei Talebani – il Mullah Omar lo disprezzava, lo chiamava “un piccolo uomo” – non sarebbe stato difficile sol che gli americani non si fossero comportati con la consueta arroganza. Del resto durante l’Amministrazione Clinton, dopo gli attentati del 1998 in Kenya e Tanzania, c’erano già stati, per iniziativa dello stesso Clinton, dei contatti tra l’Amministrazione Usa e i Talebani per uccidere Bin Laden. Perché il Califfo era un problema per entrambi: per gli americani, ma anche per i Talebani perché per uccidere Bin Laden gli yankee bombardavano a tappeto le alture di Khost, dove pensavano si trovasse Osama, uccidendo centinaia di civili afghani che con Osama non avevano nulla a che fare. Ma all’ultimo momento fu proprio Clinton a tirarsi indietro. Dopo l’11 settembre fu il modo in cui gli americani pretesero la consegna di Bin Laden a essere decisivo. Il Mullah Omar chiese che fossero fornite delle prove o almeno degli indizi consistenti che Bin Laden fosse davvero alle spalle degli attentati dell’11 settembre. Gli americani risposero arrogantemente: “Le prove le abbiamo date ai nostri alleati”. A quel punto il Mullah Omar replicò che a quelle condizioni non poteva consegnare una persona che stava sul suo territorio. Cioè si comportò come avrebbe fatto qualsiasi capo di Stato di un Paese sovrano. O meglio: come non avrebbe fatto nessun capo di Stato, perché con quella decisione, presa per motivi di principio, il Mullah Omar si giocava il potere e in definitiva anche la vita.

In un lucido articolo scritto per il Fatto (Dalle Torri Gemelle a Kabul: così è crollato l’impero Usa) Pino Arlacchi sostiene che dopo il collasso dell’Urss gli americani avevano bisogno di ricreare un nemico per legittimare la propria egemonia sul mondo occidentale. Ma come nemico mortale l’Afghanistan era un po’ deboluccio. Così vennero le successive demonizzazioni dell’Iraq (per carità, le armi di distruzione di massa Saddam ce le aveva, gliele avevano date gli americani, i francesi e i sovietici, in funzione anti-iraniana e anti-curda, ma al momento dell’attacco del 2003 non le aveva più perché le aveva già usate sugli iraniani e sui curdi) e della Libia di Gheddafi le cui conseguenze disastrose sono oggi sotto gli occhi di tutti. Ma a furia di creare pericoli inesistenti l’atteggiamento degli americani, seguiti come cani fedeli dagli europei con l’eccezione della Germania di Angela Merkel, ha finito per diventare, come scrive ancora Arlacchi, “una profezia che si autoavvera”. E la profezia che si è autoavverata è oggi l’Isis. Proprio la distruzione dello Stato Islamico di Al Baghdadi ha messo in circolazione i veri terroristi internazionali che adesso scorrazzano in tutto il mondo e potrebbero diventare un pericolo che colpisce l’Occidente non solo dall’esterno, ma anche dall’interno. Gli Isis sono oggi in Afghanistan (ma verranno spazzati via dai Talebani che adesso non devono più combattere anche gli occupanti occidentali), in Pakistan, in Somalia, in Mali, perfino nelle Maldive, come ha documentato la bravissima Francesca Borri, in altre aree dell’Africa ex nera, in particolare, nella forma più truce, in Nigeria col gruppo Boko Aram. Isis non è uno Stato, è un’epidemia ideologica. E potrebbe anche contagiare molti occidentali che finora si sono fatti sedurre dalla sua ideologia totalitaria solo in piccoli gruppi (i foreign fighters). Ma di fronte al vuoto di valori che contraddistingue l’Occidente, molti più europei potrebbero esserne attratti. Meglio il Male del niente.

41 replies

  1. Sono assolutamente d’accordo, specie con la parte riguardante le torri gemelle.
    Ne hanno fatto un simbolo dell’orrore, solo perché, finalmente (nel senso di “alla fine”), è in casa LORO.
    Ne hanno ‘creato’ ben altri in casa altrui, per tanti anni, ma quei “simboli” non contano, eh…?
    E non impareranno…continueranno a pensare che tutto ciò che riguarda loro sia al centro del mondo.
    È proprio vero che è una ‘cultura’ giovane, ma io direi INFANTILE e, come tale, estremamente egocentrica, in tutte le sue espressioni.

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  2. uuu esss eiii, uuu esss eiiii.
    In toculo.
    Li amo, li odio, li amo, li odio.. etc etc.
    Nina, la melanzana: buonissime erano.

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  3. cacciatori di tutto quello che si muove, sino ai bisonti. adesso i bisonti nella prateria son loro, a correre, assieme alle pecore d’italia, col cetriolo nel mazzo…

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  4. Siamo un po’ tutti così: quel che accade a casa nostra conta di più. Su questo fa leva il terrorismo.

    Ci insegnano che la vendetta e la ritorsione sono i genitori delle spirali di violenza, poi i politici sono i primi a usare quello che giustamente “vietano” alla gente normale. Il potere, la creazione di nuove opportunità di “ricostruire”, l’accesso alle risorse… tutti ottimi motivi per l’aggressione e la conquista, che devono essere giustificati per poter essere accettate dal popolo. Ecco perché serve sempre un nemico.

    Alla fine, da una parte e dall’altra, sono sempre gli innocenti a morire. Riesco solo a provare pietà per questi innocenti, perché la loro innocenza è la sola cosa che riesco a vedere.

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  5. non ho mai amato particolarmente i filosofi, in quanto pensatoi di farfalle mentali, nel migliore dei casi filantropi, ovvero acchiappanuvole. questo, invece come la totalità odierna, è sin cinico. entomologo che osserva gli ultimi battiti d’ala di farfalle bruciate e non si scompone. come se lui, allo stato larvale, non lo possa tangere. poi ci stupiamo degli ultimi cacciari, barbero, galimberti. braccia rubate alla vanga. zappassero almeno un vigneto, farebbero felice molta più gente. si diano alla coltura, non alla cultura…
    credernsi zapatero e non son nemmeno zappaterra. ma chi si credon d’essere?

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  6. Concordo totalmente con questo articolo di Fini. L’ipocrisia e la malafede dei Paesi europei e degli 80 stati che hanno mandato le loro truppe nelle inutili, disasastrose e fallimentari guerre irachena e afghana.
    Ancora più squallida fu l’adesione incondzionata che tutti i governi europei avevano già deciso al colpo di Stato di Trump attraverso Guaildò per rubare il petrolio venezuelano. Ricordo anche l’unico in Europa a dire di no a questa guerra che avrebbe trasformato in un massacro anche l’America latina fu Luigi di Maio, proprio il Gigino che taluni qui amano tanto sfottere e dileggiare.

    Ma oggi, qui, vorrei raccontare un episodio che è veramente un Ot, ma me ne frego e lo racconto ugualmente:

    11 SETTEMBRE. L’ATTACCO ALLE TORRI-UN QUADRO PROFETICO- Viviana Vivarelli.

    Per 29 anni sono stata una sensitiva senza volerlo anzi ero totalmente razionale e molto scettica su certi argomenti per cui comprendo perfettamente chi è razionale e scettico come ero anche io.
    A 34 anni mi sono trovata in punto di morte ma ho sentito una voce dall’alto che diceva: “Questo corpo ormai è alla fine ma ha delle cose da fare”. Non solo non sono morta, ma sono stata risanata di colpo da una malformazione bronchiale che mi portavo dietro dalla nascita e che è completamente sparita (come a dire che avevo 4 bronchi, poi di colpo ne avevo 2). La guarigione miracolosa del mio corpo si accompagnò però a un cambiamento radicale della mia mente per cui percepivo diversamente la realtà e avevo improvvise e non controllabili capacità di chiaroveggenza. La cosa mi sconvolse (all’inizio pensavo di essere impazzita) tanto che ho fatto di tutto per far sparire i presunti poteri e alla fine, dopo 29 anni, ci sono riuscita. E’ sparito tutto di colpo come di colpo tutto era cominciato.
    Nella visione del futuro si distinguono due capacità: la premonizione, che può riguardare se stessi come altre persone ma comunque riguarda la vita di singoli soggetti, e la profezia, che prevede eventi di grande importanza per la storia dei popoli.
    Io avevo in modo del tutto spontaneo e non controllato visioni della vita di altri, ma ci sono stati due casi in cui sono entrata nel mondo della profezia.
    Il primo è avvenuto a Bologna, quando ancora le conferenze della Biblioteca di Parapsicologia si tenevano nella vecchia via Orfeo.
    Il Palazzo era antico e il peso dei libri della Biblioteca era eccessivo per cui si temeva un crollo del pavimento.
    Durante una conferenza, tanti anni fa, mi raccontarono che sono andata in trance, mi sono alzata in piedi parlando in modo sconnesso e ho detto, con voce terrorizzata e gli occhi sbarrati, che vedevo una nube nera alzarsi a spirale dal Balcani che significava malvagità, guerra, morte. Nove anni dopo ci fu la guerra del Kossovo. Al tempo questa guerra era lontanissima per cui nessuno fece caso a quello che dissi.
    Come nessuno fece caso al fatto che dissi a Silvio Ravaldini, il direttore della Biblioteca, che i suoi timori sulla tenuta dei pavimentii potevano placarsi perché una signora molto ricca di Bologna avrebbe regalato loro una sede nuova, in pieno centro di Bologna, un luogo che da fuori aveva una vetrina come fosse un negozio. Ravaldini non mi degnò della minima considerazione (del resto si interessava quasi solo dei messaggi spiritici) ma poi i fatti andarono esattamente come avevo ‘visto’ io. La signora Pagnotta, una ricca signora della città, fece questa donazione e la Biblioteca ora è in pieno centro e appare anche ora, da fuori come la vetrina di un negozio.
    Ma vediamo la seconda profezia: l’attacco alle Torri.
    Nove giorni prima che l’attacco avvenisse, feci un sogno alquanto strano: un cielo azzurro su cui si stagliavano due rettangoli bianchi in verticale, uno un po’ più basso dell’altro. D’improvviso da destra e da sinistra arrivavano due uccelli neri che colpivano i due rettangoli da cui si alzava un pesante fumo nero. Una voce grave fuori campo diceva: “Il crollo”.
    Il giorno successivo, mia figlia mi aveva avvertita che sarebbe venuta da me per dipingere. “Che cosa?”, avevo chiesto. “Un quadro astratto”.
    La cosa mi impensierì non poco perché io sono una pittrice dilettante molto scarsa e di poca immaginazione che al più copia una cartolina con paesaggini e fiorellini. Ma fare un quadro astratto era un’altra cosa.
    Con un po’ di apprensione preparai il tavolo, i colori acrilini e due grandi tele senza avere la più pallida idea di cosa fare. E quando mia figlia arrivò e mi chiese cosa volevo dipingere, risposi “Il crollo”. Ma il crollo di che? “Non lo so”.
    Quando cominciai a dipingere, andai in automatico e dipinsi senza neanche capire cosa facevo la grande tela in un tempo record così che in 45 minuti era finita.
    Era un grande visione nei toni di un celeste sporco e fumoso: in alto le due torri, davanti alle quali uno stagno di acqua (che immagino significhi stagnazione e degradazione). Sotto: una fila cadente di vecchie fabbriche e sotto ancora un traliccio elettrico che tagliava tutta la tela cadendo in giù verso sinistra travolgendo un pino (l’era industriale che travolge la natura), finendo con una faccia barbuta che sembrò poi quella di Bin Laden.
    In basso la fila di archi di una moschea con a sinistra il corpo reclino di una donna nuda (l’Islam che distrugge la donna denudandola dei suoi valori e diritti). A destra una palma che nel mondo ebraico indica la pace ma legata con delle catene (l’eterna crisi di Israele). Sotto ancora: acqua stagnante (che probabilmente ha sempre un significato simbolico di putrefazione e rovina) e a destra il grande cranio di un topo (la destra indica la nostra parte razionale ma la razionalità della nostra epoca è talmente di basso livello ed eticamente nulla che può essere ben rappresentata dal cranio di un topo).
    Finito il quadro, lo guardai allibita senza capirlo e mia figlia disse: “Te lo do il il titolo: “La civiltà sacra (l’Islam) ha preso il sopravvento sulla civiltà industriale (l’Occidente)”. Il titolo mi sorprese più del quadro.
    In quanto a lei, anche il suo quadro era spettacolare. Un fondo di un giallo fortissimo elettrico quasi insopportabile a guardarsi con due masse acute nero e viola scuro che si colpivano violentemente. “E’ la meditazione”, disse lei. “Ma quale meditazione? Sembrano due aerei che sbattono uno contro l’altro in una scena di guerra!”
    Dopo 9 giorni i due rettangoli bianchi col fumo denso contro il cielo azzurro del mio sogno erano su tutti i televisori.
    Ma credo che il significato di quella voce “Il crollo” vada molto al di là del crollo di due torri.
    ..
    Ho messo il mio quadro nella copertina del mio libro autobiografico “Storia di una sensitiva”, acquistabile su Amazon

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  7. Nulla di personale, ma fosse per me io porterei la Volante Rossa nella sede di Amazon Italia e la nazionalizzerei dopo aver condannato tutti gli impiegati Amazon (con l’ esclusione del personale pulizie, tecnica e sicurezza) a vivere un anno in un sottoscala a Napoli.

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  8. Grazie Ennio

    Comunque per 5 euro si può leggerlo on line.
    E gli impiegati di Amazon non hanno colpe di cui essere puniti, sono solo schiavi sfruttati da uno spietato padrone capitalista e sono già puniti abbastanza.

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    • Eh, al netto della paragnostica, col nome Vivarelli si leggono cose pure accattivanti, favole, critica storica del Fascismo, saggistica.

      Peccato che accada su Amazon. Hanno costretto gli acquirenti di cassette e cd a pagare una tassa. Per me Amazon dovrebbe pagare una tassa ad un sacco di categgorie, tanto per cominciare il librai.

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    • Parlavo della sede centrale in Italia. Sono tutti o carnefici o collaborazionisti. Sono persone con stipendi due volte i vostri. Sono persone con status alla polvere di stelle. Non possono non avere la responsabilita’ dello scempio e per questo devono:

      1) responsabilizzarsi

      2) perdere il lavoro e vivere in un sottoscala a Napoli.

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  9. Non mi pare che in Medio ed Estremo Oriente le cose vadano molto meglio. Per non parlare dell’Africa e delle continue guerre tribali in quel Paese.

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    • Le autonomie locali in Germania sono state disegnate e ritagliate nel dopoguerra dai vincitori: l’obiettivo evitare un nuovo “stato forte”. Che sia verita’ o folklore e’ notizia di qualche tempo non lontano che in seguito alle proteste della minoranza rumorosa contro la standardizzazione delle misure preventive nel corso della pamdemia, al Bundestag pensarono seriamente di metter fine al caudillismo di certi angoli del proprio Paese, in cui la solita destra del cacchio rema contro tutto il remabile purch’e non sia progressista. Vi sono articoli in giro al riguardo.

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    • Oh, Carolina, oh… Una volta la candidata vicepresidente degli USA, Sarah Palin, parlando di Africa ne disse come fosse una nazione, e non un continente. Al momento della sua corsa elettorale con McCain la Palin non aveva nemmeno il passaporto per l’ espatrio, quindi non puo’ competere con la tua trans-continentale esperienza, ragion per cui mi chiedo quale sia il suddetto Paese.

      Quanto alle guerre tribali degli africani, avendo sprecato un pochetto di tempo anche sulle cose di quei Paesi, vorrei inscrivere la tua frase all’interno di un concetto che tali eventi bellicosi potrebbe meglio di tante parole spiegare, in relazione alle non tanto recondite cause. Concetto espresso efficaciemente da tale Ricucci, uno che sposava tipe alla Anna Falchi, cosi’: fare il sodomita con gli sfinteri altrui. Per me spiega tanto.

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      • Se ci si dovesse attaccare ad ogni parola… E’ ovvio che io sappia che l’ Africa è un continente, no?
        Dato che “ha sprecato un pochetto di tempo” riguardo i Paesi di quel continente, saprà bene quanti dissidi interni si sono storicamente susseguiti, quante lotte tribali – eh, sì, tribali, il regno della parentela – hanno riguardato il controllo delle materie prime ed in primis dell’ oro (Ghana) che non piaceva solo agli Arabi ed agli Occidentali. O crediamo al mito del buon selvaggio, dal cuore puro ed un po’ deficente?
        L’ Africa è sempre stata – nei secoli – poco densamente popolata. Di rado i gruppi superavano le duecento famiglie e le forze lavoro, decimate dalle frequenti carestie, cercavano cibo dove si poteva, spesso vendendosi in schiavitù. I diritti sulle persone non sono state inventate dai “cattivi Occidentali” ma sono una caratteristica di tutte le società. Le persone come merci: le spose comprate, nei confronti delle quali si ha ogni dititto, anche quello di vita e di morte, la schiavitù – temporanea o definitiva – di un membro della famiglia a pagamento di un debito ( fenomeno diffuso ancora oggi); spesso si attuavano razzie tra villaggi per procurarsi schiavi, in un secondo tempo da rivendersi ai mercanti arabi che se ne servivano o li smistavano all’ Occidente. Gli schiavi non erano considerati membri della società, ma un bene.
        Purtroppo abbiamo l’ abitudine di autoflagellarci, ed al medesimo tempo di considerarci al centro del mondo, e questo riguarda anche il passato più remoto. Solo da pochi secoli l’ Occidente post-romano lo è stato. Prima di lui, prima del cosiddetto colonialismo (occidentale) altri imperi hanno conquistato, colonizzato e retto per secoli, e spesso con grande ferocia, gran parte del mondo, ma nessun Cinese, nessun Arabo, nessun Mongolo, nessun discendente degli Ottomani ha complessi di colpa.

        Ma da noi “sentirci in colpa” – ed ogni singolo viene fatto sentire in colpa con questo “noi”, trovata assolutamente occidentale che ben funziona grazie alla “colpa” originale cristiana – è oggi più che mai utile ai globalizzatori che ci reggono …
        Fa parte – e una parte non piccola – del business del nuovo schiavismo camuffato da “accoglienza”. Che non potrebbe in alcun modo prosperare senza i nuovi mercanti di schiavi (autoctoni) che rastrellano la nuova mercanzia. E senza i governanti autoctoni corrotti che spadroneggiano grazie alle nuove “libertà” accumulando ricchezze e stringendo accordi con gli antichi globalizzatori, occidentali, turchi o cinesi. E parte del continente, soprattutto la ricca Nigeria, ancora sotto la minaccia di nuovi “conquistatori” ( o partigiani, a seconda dei punti di vista, come sempre) che continuano la tradizione delle antiche razzie di sempre ( Boko Haram,…). Etnie costrette a convivere (Tutsi e Hutu), antichi e nuovi dissidi tra gruppi ed antichi e nuovi padroni.
        Nessun “buon selvaggio”, nessuna “Africa felix”. Sono concetti profondamente razzisti: l’ essere umano è stato ed è aggressivo ovunque nei confronti dei suoi simili. Chi pare sottomesso è perchè non ha la forza – al momento – di aggredire con la speranza di prevalere. Nel mondo le guerre sono state continue, ovunque.
        E il cosiddetto Occidente, i cosiddetti “noi” (le colpe dei padri ricadono sui figli, a quanto pare) non è sempre stato al centro del mondo e deus ex machina di ogni malefatta.
        Facciamocene una ragione.

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  10. Vorrei ricordare la frenesia vaccinale della Francia e del Regno Unito. Nonostante i bordelli in giro hanno frenesitizzato le vaccinazioni e sono ancora vivi ancorche’ schiavi del gender e del politicamente corretto. In Italia la mancanza di una cognizione condivisa della idea di cittadinanza (o se preferite, orrore!, dello Stato) che non faccia schifo ai canali di scolo in provincia di Caserta, rende molte cose di certo non facili, ma gia’ dimostratamente utili ed altrove positivamente praticate, ulteriormente difficoltose.

    E’ colpa vostra.

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    • Mi sono concentrata e ci ho riprovato. Lo vedi come ti voglio bene?

      Non so se ho capito, ma hai forse parafrasato (usando il canale di scolo casertano) la frase di Churchill sugli italiani in guerra come alla partita di pallone e alla partita di pallone come in guerra?

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  11. Carolina, io provo a risponderti nel merito ma mi servono piu’ di dieci righe e quindi la mia vendetta contro Infosannio sara’ notata. Ad ogni modo, scrivi malissimo: ‘sta soria delle famiglie te la immagini tu. Il tuo linguaggio mostra irrilevanza euristica. LAfrica non e’ un Paese nemmeno figurativamente, non puo’, nulla che esista da Tropico a Tropico puo’ essere concepita come una unita’. Se non, in senso storico, come la latrina della Storia europea per un bel millennio e piu’ nel farci i comodi nostri a spese altrui.

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    • Se pensi che le morti per overdosi di oppioidi negli USA siano la colpa solo di chi si e’ sfatto di oppioidi e non di Purdue Pharma & Sakler allora sei o abbacinata o in malafede. Se pensi che la strumentalizzazione di popoli ed idee e religioni sia solo uno sport alla “corporate” ed alla fine se la sono voluta loro vorrei proprio sapere tu che lavoro fai e per chi. La storia sulla densita’ di popolazione non la prendo neanche in considerazione. Le bambine vendute in sposa esistono dalle corti reali del Medioevo fino all’Italia del 2021.

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  12. Quello che tu chiami complesso di colpa e’ la prostituzione dell’idea di Giustizia che serve a dare una pagnotts dopo essrsi fottuto il campo di grano. Lamentare l’esistenza del cpmplesso di colpa come ipocrisia da parte di chi perpetua il fottimento e’ meschino e serve a rivoltare la frittata dicendo “Perche’ solo io?”. Intando tu, se credi sia giusto. Se poi non lo credi, che il giusto sia non rubare approfittando della debolezza altri, allora aspettati lo stesso. Razzie nei villaggi che non hanno nulla a che fare coi rapimenti di Boko Haram, Tutsi ed Hutu che nulla hanno di diverso fuorche’ il nome, nient’altro, zero: quando e’ avvenuto il massacro parlavano la stessa lingua, si sposavano tra loro, facevano gli stessi mestieri se non con una smumatura simile a quella che contradfdistinse la prima fase della guerra nella ex-Jugoslavia.

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  13. Insomma, perli a vanvera con la puzza al naso di una Cirinna’ o una Bordini, ma non posso spiegarne il perch’e grazie a ‘stammerda di algoritmo del cazzo.

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    • Ma il signor Stuffilaro non posta più.
      Signor Ennioooooooooooooo!

      Ma guarda che questa roba che mi ignori è palese. Dimmi le mie colpe.

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      • Io sono vittima del sistema matrilineare mediterraneo, del matriarcato italiano, E tu non mi hai scritto. Ed io sono uno fatto alla “o cosi’ o pomi'”.

        In questo caos:

        O Gino, o Knauss. E basta.

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      • Io non ti ho scritto? Ma che dici???
        Ma se ti scrivo sempre.

        Non ti azzardare a ignorarmi mai più!
        (Ho pure letto due volte il tuo commento!)

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    • “Per fortuna che la bestemmia è stata cancellata”: DOVE? SCOTOMA? Sembra nulla, ma questo è il frutto marcio e avvelenato della via che anche lei ha intrapreso (non vuol affatto dire che lei arriverà sicuramente a tanto). Non protesti, le cose stanno esattamente così, anche se mi spiace moltissimo farglielo notare.

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      • Senti, Entomata e Zomorra, la via intrapresa e’ quella del falso sul vero, dell’ingiustizia coi deboli, della soppraffazione dei forti.

        E tu lo quaqui.

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  14. Infatti ho sbagliato, c’è ancora. La censura di Infosannio si concentra su altro. Si vede che gli insulti personali gratuiti ed il turpiloquio, che chiudono pretestuosamente ogni civile discorso,
    fanno followers. Come dappertutto, ormai.

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