I veri signori della guerra Usa. Dal 2001 le aziende militari sono cresciute del 58% in Borsa

Chi lo dice che la guerra non è mai un buon affare? che ne escono sconfitti, vincitori e vinti? È vero per i poveri diavoli: perdite, dolori, devastazioni, ferite del corpo e dell’anima che ci mettono anni a guarire e che talora non guariscono mai. Parlando alla Nazione, l’altra sera, Biden ha ricordato il tasso […]

(di Giampiero Gramaglia – Il Fatto Quotidiano) – Chi lo dice che la guerra non è mai un buon affare? che ne escono sconfitti, vincitori e vinti? È vero per i poveri diavoli: perdite, dolori, devastazioni, ferite del corpo e dell’anima che ci mettono anni a guarire e che talora non guariscono mai. Parlando alla Nazione, l’altra sera, Biden ha ricordato il tasso di suicidi impressionante fra i reduci: solo nel 2005 – anno tragico – furono 6.256 i reduci dall’Iraq e dall’Afghanistan che si tolsero la vita, 17 al giorno in media, più del doppio del resto della popolazione statunitense.Ma la guerra è un grosso affare per l’apparato militare-industriale, per chi produce armi ed equipaggiamenti che le battaglie consumano e per le società che forniscono alle forze armate servizi e contractor , veri mercenari.

The Intercept, webzine di giornalismo d’inchiesta, ha calcolato che chi investì 10 mila dollari nell’industria della difesa prima del 17 settembre 2001, quando l’allora presidente George W. Bush fu autorizzato a usare la forza per rispondere agli attacchi terroristici dell’11 settembre, si ritrova oggi sul conto oltre 97 mila dollari, il 58% in più dei 61 mila dollari di un investitore nell’S&P500 di Wall Street – le 500 maggiori aziende quotate alla Borsa di New York –. E, in mezzo, in questi vent’anni, c’è stata la crisi finanziaria del 2008/2009, che questo settore non ha quasi risentito.

A tirare forte sono i cinque maggiori assegnatori delle commesse del Dipartimento della Difesa Usa, con rendimenti annuali diversi gruppo per gruppo, ma sempre altissimi. Parliamo di Boeing, Raytheon, Lockheed Martin, General Dynamics, Northrop Grummann. In testa alla classifica dei rendimenti, Lockheed Martin – i 10 mila dollari del 2001 sono oggi oltre 133 mila –, Northrop Grumman – quasi 130 mila – e la Boeing – oltre 107 mila –. Nota The Intercept: “La guerra in Afghanistan non è stata un fallimento, anzi è stata uno straordinario successo” per quanti ci hanno speculato su e, in particolare, per i consigli di amministrazione dei cinque giganti dell’apparato militare-industriale, in cui spesso siedono generali in congedo. Una storia a parte la meriterebbe la Blackwater, oggi Academy, un’azienda militare privata fondata nel 1997 da Erik Prince un ex ufficiale dei Navy Seals, che ha poi cambiato più volte ragione sociale, anche per sottrarsi alla cattiva nomea derivatale da un episodio del 2017: alcuni suoi dipendenti uccisero 17 civili iracheni e ne ferirono una ventina a piazza Nisour a Baghdad. Quattro responsabili di quella strage furono poi condannati negli Stati Uniti, ma prima di lasciare l’incarico, nel dicembre 2020, il presidente Donald Trump concesse loro la grazia. E un capitolo spetterebbe pure alla Halliburton, società attiva nell’energia e nelle costruzioni, di cui Dick Cheney era vicepresidente nel 2000, quando divenne vicepresidente degli Stati Uniti, e che sarebbe stata favorita dall’Amministrazione Bush-Cheney nell’assegnazione di appalti e commesse per le forze armate in Iraq e in Afghanistan. Adesso, buona parte delle armi e degli equipaggiamenti acquistati per la campagna d’Afghanistan o, peggio ancora, per addestrare e dotare di mezzi le forze armate locali sono rimasti in Afghanistan e sono finiti nelle mani del talebani. Che, a vederli martedì aggirarsi per l’aeroporto di Kabul vestiti da marines e su jeep da marines sembravano dei marines: poi si dice che l’abito non fa il monaco.

Il Pentagono insiste che attrezzature e mezzi lasciati all’aeroporto sono stati demilitarizzati e messi fuori uso. Il portavoce John Kirby ha commentato così le immagini provenienti da Kabul: a jeep ed elicotteri, i talebani “possono girarci attorno quanto vogliono, ma non possono né partire né volare”. “Abbiamo lasciato in funzione solo un camion dei vigili del fuoco e un carrello elevatore, così che lo scalo possa restare operativo”.

Questo può valere per i mezzi dei militari Usa. Non per quelli dell’esercito afghano. Come dimostra l’elicottero sequestrato dai talebani in volo su Kandahar con un uomo che, appeso al verricello, sventola una bandiera jihadista.

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4 replies

  1. Se n’è andato un grandissimo uomo, un vero patriota, un atifascista e un compositore eccellente.
    Qui dirige Maria Farantouri in uno dei primi concerti dopo la caduta del regime dei colonnelli (dittatura fascista che fu “agevolata” dagli americani, come al solito)
    Yassou Mikis

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    • Qualcuno potrebbe dire: be’ vabbè, momento storico particolare, si era in piena guerra fredda, il mondo era uno scacchiere e i due blocchi si mangiavano le pedine a vicenda, come erano capaci. E poi vogliamo scordarci le montagne di dollari che gli usa ci hanno riversato in aiuti nel dopoguerra? Dove è finita la riconoscenza?

      Sì. E prima? Come trattavano coi fascisti, che atteggiamento avevano?

      “Gli Usa non hanno amici o nemici duraturi, solo interessi”
      (Henry Kissinger)

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  2. Dove è finito il Tribunale Penale Internazionale (TPI) per i crimini di guerra….,che siano ancora in ferie?
    Se ci siete,o se ci siete stati solo per i crimini degli altri,non vi sembra di essere quantomeno faziosi e fasulli?

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  3. Notare come Trump ha concesso la grazia ai criminali USA, ma non ad Assange (avete visto PRESADIRETTA lunedì?) o Snowden.

    Quanto ai soldati, io aspetto ancora dati sui NOSTRI che a dire dei nostri generalissimi, sono talmente preparati che non hanno alcun problema di stress da combattimento e non si ammalano mai.

    Ogni riferimento anche alla questione dell’Uranio e a come l’allora ministro oggi PdR insabbiò in tutti i modi l’inchiesta, è puramanete casuale.

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