Reddito universale o di cittadinanza per salvare la dignità

Mentre un pezzo – o meglio, un pezzettino – della maggioranza extralarge che sostiene il governo Draghi, cioè Forza Italia Viva di Matteo Renzi, attacca il reddito di cittadinanza e lancia addirittura un referendum per abolirlo, nella stessa maggioranza XL…

(pressreader.com) – di Giovanni Valentini – Il Fatto Quotidiano – “Questo in fondo è il segreto di tutto, nella vita: trovare modo di far fare agli altri il lavoro che in teoria tocca a te”. (da Io non ci volevo venire di Roberto Alajmo – Sellerio, 2021 – pag. 209) Mentre un pezzo – o meglio, un pezzettino – della maggioranza extralarge che sostiene il governo Draghi, cioè Forza Italia Viva di Matteo Renzi, attacca il reddito di cittadinanza e lancia addirittura un referendum per abolirlo, nella stessa maggioranza XL Beppe Grillo esorta il Movimento 5 Stelle a impegnarsi per il cosiddetto reddito universale.

Basterebbe già questo esempio per dimostrare quanto variegato ed eterogeneo sia lo schieramento parlamentare che supporta o sopporta (per ora) il “Governo dei Migliori”. Ma tant’è. Ci sarà tempo e modo per regolare i rapporti di forza ed eventualmente aggregare una maggioranza di governo più omogenea e coesa. Non so bene se per combattere la disoccupazione crescente – provocata prima dall’automazione e poi dalla digitalizzazione dei processi produttivi e dei servizi – e al contempo per contrastare il precariato o lo sfruttamento, sia più efficace il reddito di cittadinanza o quello universale.

Dati alla mano, bisogna riconoscere che il controverso provvedimento imposto dai Cinquestelle già al governo giallo-verde, e adottato da diversi altri Paesi, ha sottratto per ora milioni di persone alla povertà e alla disperazione.
Ma, personalmente, ritengo più appropriato ed efficace il cosiddetto reddito di dignità (ReD) – di cui ho già scritto in passato – introdotto dalla Regione Puglia per gli scopi indicati dallo stesso presidente Michele Emiliano. Il reddito di dignità pugliese, come si può leggere nel sito istituzionale, “è la misura che promuove l’inclusione sociale attiva e che integra con un contributo economico regionale i redditi delle persone in difficoltà”. Prevede un’indennità economica di attivazione e un tirocinio di inclusione sociale. Si tratta, quindi, di un sostegno temporaneo (18 mesi), finalizzato alla formazione o all’aggiornamento professionale, per consentire a chi lo riceve di imparare o perfezionare una competenza, di acquisire una capacità di lavoro e quindi di procurarsi un’occupazione e una retribuzione adeguate.
“Il problema non è di sussidi, bensì di compensi”, ha avvertito ieri Peter Gomez su questo giornale.

Ma ciò che più che conta è la “dignità”. Oltre ad assicurare la sopravvivenza economica a chi ha i requisiti previsti, assicurando la riscossione di un reddito a fronte di una prestazione, il ReD di Emiliano – seppure fra luci e ombre – punta a un obiettivo per così dire esistenziale. Dare o restituire la dignità che soltanto un’occupazione stabile può garantire, insieme a un ruolo e a un’identità.

Chi non lavora non fa l’amore, cantava Adriano Celentano già cinquant’anni fa. E a parte l’amore, chi non lavora non occupa né un posto né uno spazio nella società. Che cosa faranno nella loro vita quotidiana i beneficiari del reddito universale? Giocheranno a carte o a biliardo dalla mattina alla sera al bar? Andranno in palestra o a scuola di ballo? E insomma, con quale dignità – appunto – manterranno le loro relazioni con le mogli, i figli e i vicini di casa? Anche di questo bisogna preoccuparsi, per evitare i rischi della frustrazione o della depressione.

Nel suo romanzo intitolato Cambiare l’acqua ai fiori, Valérie Perrin fa dire alla protagonista Violette Toussaint, guardiana del cimitero in una cittadina della Borgogna, una frase su cui conviene meditare: “È un lusso essere proprietari del proprio tempo, lo ritengo uno dei più grandi lussi che l’essere umano possa concedersi”.

Ecco, il tempo: il bene più prezioso – perché limitato per legge di natura – di cui ciascuno dispone nel corso della vita.
Vale, a maggior ragione, per il tempo di lavoro.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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2 replies

  1. Bene il reddito universale ma proviamo a fare qualche passo avanti. Qualche idea per un dibattito su una riforma fiscale.
    Si tolgano lacci, laccioli ed ogni tipo di inutile zavorra a chi produce reddito e a chi fa circolare il denaro e si tassino i patrimoni!
    Quindi:
    1) Non più tasse sui redditi, né tasse prelevate alla fonte e al consumo, ma tassazione con una unica aliquota dei patrimoni comunque costituiti e stop! Tutti si darebbero da fare per guadagnare in piena libertà senza bisogno di occultare alcunché in fase di produzione del reddito. Ci sarebbero i tentativi di occultare i patrimoni ma è un problema che credo si possa risolvere facilmente. Basta contabilità obbligatorie, ricevute e fatture obbligatorie, controlli, contenziosi col fisco, ecc.. Ognuno ha il suo cassetto fiscale con gli elementi che compongono il suo patrimonio e quello è tutto.
    2) Istituzione di un reddito dallo Stato diretto a tutti, poveri e ricchi. Un reddito egualitario che avrebbe come scopo la diminuzione della povertà ma modulato al fine di non far rinunciare i disoccupati alla ricerca del lavoro.
    3) Istituzione di una pensione di anzianità commisurata alle tasse pagate, con un minimo garantito per tutti per tutelare chi non ha pagato tasse o ne ha pagate in misura insufficiente.
    Non esisterebbe la produzione illegale, non esisterebbero il lavoro illegale, gli evasori, saremmo tutti liberi di guadagnare come ci pare (naturalmente parlo delle attività non proibite dalla legge). Non ci sarebbero più né controlli fiscali sulla produzione del reddito né contenziosi. L’unica evasione da ricercare da parte della finanza sarebbe l’occultamento dei patrimoni, ma non credo che sarebbe molto difficile. Tra l’altro l’utilizzo dei prestanome sarebbe inutile perché il bene è comunque tassato a chiunque appartenga. Non si dovrebbero pagare le tasse sui redditi, i contributi previdenziali e assicurativi quindi a disposizione di aziende e lavoratori ci sarebbe una quantità cospicua di denaro che circolerebbe velocemente e darebbe continuo impulso all’economia.

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  2. Il reddito pugliese di buono ha solo il nome .
    Nelle intenzioni e’ utile ,Specie per chi è di poco fuori i paletti del Rdc , ma e’ così farraginoso e per tutti gli step ( tra domanda, regione ,Comuni, servizi sociali, primo e secondo colloquio, programma ,ecc) occorrono mesi e mesi , tanto da indurre Molti dei candidati alla fruizione a rinunciarvi .

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