Apocalisse web

(tag43.it) – Un mondo senza Internet. Sembra impossibile anche solo immaginarlo, eppure c’è il rischio che accada a causa di una tempesta solare. Un nuovo studio americano ha infatti analizzato le ripercussioni che l’evento potrebbe avere sul sistema informatico della Terra. Se l’infrastruttura locale sarebbe al sicuro, grazie alla fibra ottica e a un sistema di cablaggio di piccole dimensioni, a rischiare maggiormente sarebbero i cavi sottomarini che rappresentano la base della rete informatica globale. In pratica, sarebbe come se un condominio si trovasse d’un tratto senza acqua a causa di un guasto alla rete idrica. È questo il risultato del report Solar Superstorms: Planning for an Internet Apocalypse, realizzato da Sangeetha Abdu Jyothi dell’Università della California. «Durante la pandemia mi sono resa conto di quanto il mondo fosse impreparato ad affrontare le emergenze», ha detto a Wired  Jyothi. «Non esisteva un protocollo per affrontare il virus e allo stesso modo non ne esiste uno per salvaguardare la rete Internet. La nostra struttura non è pronta per un evento solare su larga scala». Secondo gli scienziati, l’inadeguatezza sarebbe frutto di una carenza di dati tanto che, come ha sottolineato Thomas Overbye della Texas A&M University «gli esperti si dividono tra chi prevede scenari apocalittici e chi invece parla di rischi minimi».

A rischio i cavi sottomarini, arterie del traffico dati mondiale

«Abbiamo una buona comprensione dell’impatto che queste tempeste avrebbero sui sistemi energetici  a terra, ma nell’oceano è difficile fare previsioni». Il riferimento è ai cavi nelle profondità dei mari, dotati di ripetitori molto distanti fra loro (fra 50 e 150 chilometri). Questo sistema esporrebbe il sistema di cablaggio alle correnti geomagnetiche, con danni alla rete di portata catastrofica. Come sottolinea Wired, la rete internet globale si basa sulla resilienza: il sistema di cablaggio fornisce vari percorsi alternativi al traffico dati e decide quale sia il migliore. Un danno a queste arterie potrebbe risultare fatale. È ciò che succederebbe a un ingorgo stradale se i semafori smettessero d’un tratto di funzionare. Le tempeste solari di grave entità sono molto rare, tanto che nella storia recente se ne ricordano solo tre, tutte relative al periodo pre-Internet. I rischi per un nuovo fenomeno sono però in costante aumento. In ciascuna delle passate occasioni, soprattutto per la più recente verificatasi nel 1989, le comunicazioni sono finite in down per diverse ore prima di riprendere regolarmente. Per quanto riguarda la rete Internet potrebbe andare molto peggio. Il rischio maggiore riguarda le aree vicine ai poli magnetici del Pianeta, tanto che il Pacifico e l’Atlantico settentrionale potrebbero subire danni anche da tempeste solari moderate. Più al sicuro invece i Paesi sulla linea dell’Equatore come Singapore, hub informatico per buona parte dell’area asiatica.

11 replies

  1. ah quindi adesso la scusa per chiudere internet e riaprirlo solo con i siti graditi a klaus schwab e compagnia cantante sara’ la tempesta solare? a me risulta che verra’ utilizzata la scusa cyber attack

    "Mi piace"

  2. Questo è un pericolo molto concreto, purtroppo.

    Ricordo che la tempesta solare di metà ‘800 fu talmente violenta, che i pali dei telegrafi emanavano scariche elettrostatiche.

    Provate ad immaginarvi i satelliti che fine farebbero.

    I cavi sottomarini sarebbero l’ultimo dei problemi.

    "Mi piace"

    • “Ricordo che la tempesta solare di metà ‘800 fu talmente violenta…”: ahahah… Caspita hai trovato la Pietra filosofale? VITRIOL! AHAH…

      "Mi piace"

    • purtroppo non ho risposte chiare, ma mi pare di aver capito che
      le tempeste solari che arrivano sino a noi sono una cosa
      mentre quelle a cui allude l’articolo, le correnti geomagnetiche, siano un’altra,
      aumentate per effetto delle prime.

      nello spazio i satelliti sono protetti, le apparecchiature elettroniche sono progettate
      per resistere, ma non saprei a quale grado di brillamento, mentre
      gli umani, sulla ISS/MKS ad esempio, si proteggono con l’acqua dei serbatoi
      (avevano pure realizzato delle tendine fatte con salviette imbevute all’80%),
      ma come prima, non so fino a che punto di brillamento.

      "Mi piace"

    • Un “computer” come quello che usiamo qui si metterebbe a friggere nello spazio. Quelli che usano laggiú costano mille volte tanto ed posseggono un ventesimo della potenza.

      "Mi piace"

  3. 25/08/2021
    a chiamarle, a volta arrivano

    “Sul Sole, una serie di brillamenti continua per il terzo giorno consecutivo, un aumento dell’attività solare
    è stato segnalato sul suo sito web dallo Space Weather Forecast Center della National Oceanic
    and Atmospheric Administration degli Stati Uniti .
    Quindi, nelle ultime 24 ore, gli scienziati hanno rilevato sette focolai di classe C.
    Questa mattina hanno registrato un focolaio di classe M più potente.
    Anche sul sito web del Laboratorio di astronomia a raggi X del sole dell’Istituto di fisica P.N. Lebedev
    dell’Accademia delle scienze russa, l’indice di attività è stato aumentato a un livello arancione.
    Giovedì sera, ora di Mosca, si è verificata un’espulsione di massa coronale associata a un brillamento di classe C.
    I brillamenti sono classificati in base alla potenza: A, B, C, M e X.
    Come spiegato dal capo del laboratorio Sergei Kuzin, le nuvole di plasma che il Sole
    emette in tali momenti in due o tre giorni possono portare a un tempesta magnetica sulla Terra.”

    "Mi piace"

    • la data che ho indicato è errata
      quella giusta è oggi 28/08/2021
      per cui, se vedete una aurora boreale a Roma, sapete a cosa è dovuta

      "Mi piace"