Ponte sullo Stretto, la scommessa del governo Draghi

(corriere.it) – Il governo Draghi scommette sul Ponte sullo Stretto di Messina. L’esecutivo rispolvera il progetto del collegamento diretto tra la Sicilia e il Continente – sul quale tanti governi e presidenti del Consiglio si sono arenati, da Berlusconi a Renzi fino a Conte – e affida alle Ferrovie dello Stato un nuovo studio di fattibilità.

Lo studio di fattibilità affidato a Italfer (gruppo Fs)

Il nuovo orizzonte temporale è fissato alla primavera del 2022. Un solo anno per avviare con decisione il progetto del Ponte sullo Stretto. La società incaricata rdi effettuare il nuovo studio di fattibilità è Italferr, società del gruppo FS, che avrà meno di un anno per consegnare le proprie indicazioni all’esecutivo A indicarlo, in audizione alle commissioni Trasporti e Ambiente della Camera, il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, secondo cui i lavori potrebbero «chiudersi entro giugno 2022». Lo studio di fattibilità, ha aggiunto, è «la soluzione più adeguata per prendere una decisione che tutti noi auspichiamo». La relazione del gruppo di lavoro presentata mercoledì 4 agosto «ha indicato chiaramente il contenuto dello studio, sia per il Ponte a campata unica – dove ci sono molte analisi effettuate e possono essere recuperate – sia a più campate. La nostra intenzione è di procedere a un affidamento a Italferr, parte del gruppo Fs, che consentirebbe di ridurre i tempi». «Possiamo fare valutazione per restringere ulteriormente questi tempi, ma il tema è complesso», ha detto, indicando che comunque questa scadenza consentirebbe «di indicare nella legge di Bilancio 2003 le decisioni che il Parlamento potrà poi prendere».

«Tra le motivazioni che giustificano un attraversamento stabile illustrate nella relazione del gruppo di lavoro, ci sono in primo luogo «considerazioni socio-economiche legate anche agli andamenti negativi della popolazione, occupazione e Pil per l’area che sono decisamente superiori a quelli nel Centro-Nord e nello stesso Mezzogiorno. Ci sono poi motivazioni trasportistiche: il tempo medio di attraversamento attuale dello stretto è paragonabile al tempo di viaggio che un’auto impiega, se si considera anche il pedaggio, per percorrere dai 100 ai 300 km». Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili Enrico Giovannini in audizione alle commissioni riunite Ambiente e Trasporti della Camera sull’attraversamento stabile dello stretto di Messina.

«La Sicilia è tra le isole più popolose al mondo che non posseggono un attraversamento stabile eppure ha un elevato potenziale di collegamento. Il collegamento stabile dello Stretto di Messina, congiuntamente agli interventi programmati dal Pnrr sulle reti di trasporto, in particolare sull’Av, permetterebbe di rendere confrontabili i tempi medi di viaggio sulla rete ferroviaria da e verso il Sud con quelli oggi offerti al Centro-Nord e ridurrebbe anche i costi di attraversamento», ha detto il ministro. Inoltre, la presenza di un collegamento stabile «potrebbe modificare nel tempo le scelte localizzative e di approdo di taluni traffici, producendo anche un incremento di domanda», ha aggiunto, precisando che comunque «le analisi condotte mostrano che gran parte del traffico marittimo merci non si fermerebbe comunque in Sicilia ma proseguirebbe verso gli scali del centro Nord».

«È utile sviluppare la prima fase del progetto di fattibilità limitando il confronto ai due sistemi di attraversamento con ponte a campata unica e con ponte a più campate. La prima fase del progetto dovrà essere sottoposta a un successivo dibattito pubblico», è entrato nel merito il ministro, che ha precisato come «il sistema con il ponte a più campate consentirebbe di localizzare il collegamento in posizione più prossima ai centri abitati di Messina e Reggio Calabria, con minore estensione dei raccordi multimodali, minore impatto visivo, minore sensibilità agli effetti del vento, costi presumibilmente inferiori e maggiore distanza dalle aree naturalistiche pregiate».

«Dalle analisi svolte – ha concluso il ministro – il gruppo di lavoro ritiene che sussistano profonde motivazioni per realizzare un sistema di attraversamento stabile, anche in presenza del potenziamento e riqualificazione dei collegamenti marittimi. La valutazione dell’utilità andrà però definita al termine di un processo decisionale che prevede inizialmente la redazione di un progetto di fattibilità tecnico-economica al fine di confrontare diverse soluzione alternative».

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55 replies

  1. C’ho come un leggero senso di vomito, e’ tipo uno schifo che pero’ assomiglia piu’ al ribrezzo, una merxa servita con contorno di patatine fritte, magnate che e’ tutta robba bbona.

    In realta’ il Ponte per antonomasia e’ per 3/4 un ponte 5 stelle, e 1/4 mafia-berluscone-pupazzo dei ladri, abbiamo evitato che arrivasse in Tunisia passando per la Sardegna.

    Toninelli esprimera’ in Parlamento l’entusiastica e convinta adesione all’Opera.

    W il Presidentissimo.

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    • *Silvio B.,
      Mai fara’ tanto schifo quanto il Mose di Venezia, il Tav, Expo, Pedemontana e le altre inutili opere (Però “nordiche” )fatte solo per le mazzette.
      Almeno il Ponte sarà utile.

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      • Certo che sarà utile(alla mafia)e hai ladroni “de roma”.Cosi,tanto per copiare il Mose e la pedemontana.

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  2. Ponte sullo stretto?
    Scommessa criminale, senza mezzi termini.

    https://www.openpolis.it/sono-ancora-troppo-poche-le-scuole-antisismiche-nei-territori-a-rischio/

    La faccio io una scommessa: i figli di coloro che vogliono il ponte sullo stretto frequentano asili, scuole e istituti perfettamente a norma riguardo i rischi derivanti da dissesto idrogeologico. Scommettiamo?

    Si, c’è ben altro cui pensare se non si fosse capito.

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    • Ci sono centinaia e centinaia di cantieri da aprire in Italia: strade, autostrade, ponti viadotti, acquedotti, scuole, edifici pubblici, ospedali, tutta roba da mettere a norma e adeguare.
      Chi vuole il ponte è un criminale.

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    • *Pirgo,
      Certo che no.
      I soldi previsti per il ponte se li vogliono rubare al nord , certamente non verranno spesi per “altro” ma pur sempre in Sicilia e Calabria .
      Prenderanno la via del nord.
      Cosa vogliono , quei baluba meridionali con l’anello al naso, le infrastrutture come i fratellastri nordici? essere trattati come dice la Costituzione?
      Sono “meno” e devono avere “meno” !

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  3. ma la domanda delle domande è: perchè la Sicilia non ha mai voluto/finanziare il ponte???per 20 o 30.000 forestali il grano lo trovano, ma non per il ponte?? aspettate che i soldi ve li manda il Brambilla??

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  4. Ottimo … e già Grillo aveva richiamato l’attenzione sul tema attraversando lo stretto a nuoto, quindi non si può dire che i cinque stelle la subiscano.

    La mantenzione ai Benetton, ca va sans dire.

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  5. Ponte di Crimea in russo: Ponte di Kerč’, è un doppio ponte stradale e ferroviario costruito dalla Federazione Russa sullo stretto di Kerč’ e che unisce la penisola di Taman’, nel Territorio di Krasnodar (Russia), e la penisola di Kerč’ in Crimea.

    Con una lunghezza di 18,1 km è il ponte più lungo sia della Russia, sia dell’Europa

    Ipotizzata già dal 1903, la progettazione del ponte è incominciata nel 2014, terminato nel 2019 ossia 5 anni, cosa impensabile in italia.
    Il ponte sullo stretto di messina in se stesso sarebbe un opera pregevole se non fosse un espediente x distribuire mazzette e quant’altro.

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    • ok abbiamo l’ingegnere del giorno

      Ponte di Messina – progetto
      Lunghezza 3.333 m – Luce max. 3.300 m – Altezza – 399 m

      Ponte di Crimea
      è si lungo 19 km ma
      le campate dove passano sotto le navi sono di di 227 m con una altezza di 45 m
      (sottoponte di 35 m di altezza pelo mare e una larghezza di 185 m)

      senza voler minimizzare la seconda opera, nota le differenze?

      inoltre nel resto dei 19 km è sostenuto da piloni con passi da 55 a 63 m il che
      gli dovrebbero far sopportare il fatto che pure lui è in zona sismica

      ma il nostro dovrebbe essere a campata unica, anche se adesso vogliono mungere
      ancora soldi per una nuova progettazione per cui si vedrà se rimarrà tale, ma fare un pilone
      centrale, o disassato per dare miglior navigabilità (non è lo stretto di Kerch che mette in comunicazione
      con “lago” con transito non enorme, qui c’è un discreto via vai per evitare di circumnavigare la Sicilia)
      che sia alto >300 m (la torre Eiffel) ma più larga alla sommità non deve essere una impresa da nulla
      ha idea di quanto dovrebbero andare sotto, nel punto d’appoggio, i tiranti d’ancoraggio, se non proprio il
      basamento stesso?
      soprattutto per resistere alle spinte della placca africana contro quella europea.

      inoltre i russi sono più svegli
      prima di iniziare il ponte hanno fatto una autostrada per collegarlo lato terraferma
      e modernizzato la rete stradale lato penisola, idem per il ferroviario.

      qui, da quello che si legge, quelle cose dovrebbero farle pure senza fare il ponte
      ma gallina beccami se hanno messo in cantiere qualche progetto.

      prima la grande mucca, poi se rimane qualcosa, e sono ancora vivi – i nipoti – mangeranno
      pure sui vitellini

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  6. *Giansenio,
    Il razzismo territoriale , e lo scippo sistematico sarebbero solo un “ problemino “!
    Com’è umano lei!!

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    • Mi pare di capire che tu ti senta parte in causa, ma in ogni caso ti chiedo: i siciliani vogliono bene alla loro terra? A parte la parentesi crocetta la Sicilia è governata dal CDX quasi ininterrottamente negli ultimi 20 anni, scartando la ipotesi 5*. Ciò che il popolo sceglie democraticamente non si discute, va bene così.

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  7. Solo nel mio comune ci sarebbe da rifare COMPLETAMENTE almeno 10 km di strade. Quando troveranno i soldi per rimediare al loro dissesto?

    Vogliamo parlare della Sicilia? Bene, un treno che ci metta meno di 10 km per collegare Palermo e Messina c’é?

    La linea ferroviaria monorotaia con treni diesel, interessa a qualcuno modernizzarla, visto che è quasi lo standard, dove c’é, per tutto il centro-Sud?

    Ah, ma vuoi mettere il fottuto SARCHIAPONE sullo Stretto? Ritorna fuori, risponta, come la muffa con la pioggia. Ci sono gli scandali del MOSE, ci sono strade da rifare per migliaia di km, ferrovie a binario unico, ma no! Bisogna ritirare fuori il fottuto PONTE, sogno di tutti suini che si alternano in Italia a comandare, i Berluscone, i Renzi, i Dragula.

    Tanto a costruirlo ci metteranno l’ing. CANE, e a mantenerlo ci sarà la famiglia dei Maletton!

    E questa sarebbe la grande innovazione ecologica con il recovery fund!

    E Canc+Alt+Ellieri è arrivato dalla Sicilia passando dalla trazzera autofinanziata al ponte con i soldi UE!

    Ma cosa è diventata l’italia in quest’anno, una colonia di malati mentali?

    Intanto stanno facendo a pezzi (ancora!) MPS, versandone la parte buona all’UNICREDIT di Padoan.

    Veramente, quand’é che ci svegliamo da quest’incubo?

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    • E quell’autostrada un tratto della quale collasso’ il giorno prima dell’inaugurazione (ovvero, il collaudo era gia’ stato “fatto”)?

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      • e non solo, persino il tribunale superbunker costruito con cemento depotenziato da aziende mafiose. ma tanto la cartabia dice che non ci sono pericoli, i reati puniti con l’ergastolo non sono prescrivibili.

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  8. Sento da decenni parlare delle strade della Sicilia e le ho anche sperimentate personalmente più volte in quell’ isola meravigliosa. Sono sempre malmesse nel medesimo modo, non sono mai cambiate.
    Ormai non credo quindi più al benaltrismo a questo riguardo: le strade della Sicilia non cambiano e a questo punto penso non cambieranno.
    Un’ isola così bella meriterebbe un restyling completo ed anche di limitarne l’ uso come campo profughi, ma evidentemente, nella realtà dei fatti, va bene così: deve rimanere come è sempre stata.
    Il ponte sullo stretto sarebbe assolutamente necessario. La mafia ha in mano il businbess dei traghetti che nei fatti mantiene quella terra in isolamento: passaggio contigentato per merci e persone. Sarebbe inoltre un’ occasione, forse l’ unica, data l’ evidente inazione pluridecennale, per adeguare anche la viabilità secondaria.
    Purtroppo qual’ è il pretesto che frena tutto? Non certo il terremoto, che non ha scoraggiato neppure il Giappone, nè la larghezza dello stretto, e neppure l’ estetica del paesaggio: un bel ponte, ben disegnato e realizzato, non distiurberebbe più di tanto, anzi: ormai sono opere d’ arte.
    Il problema sono la corruzione, la concussione, il coinvolgimento mafioso. Purtroppo abbiamo visto che sono una triste realtà, a Nord e a Sud e questo ci identifica come un Paese del Terzo Mondo, ma non “emergente”, se mai “sprofondante” dato che le cose stanno andando sempre peggio.
    A pensar male però… E un dubbio mi sorge: che tutto il benaltrismo mai risolto sia in realtà il tentativo di far rimanere le cose come stanno. Abbiamo ben visto che anche senza ponte la viabilità interna non viene migliorata: evidentemente a molti va bene così. Anche e soprattutto in questo modo, mafia e corruzione prosperano e ogni anno si spartiscono i miliardi che arrivano per la “modernizzazione” senza troppa fatica. Perchè rischiare la modernizzazione, quindi?

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    • *Carolina,
      Era appunto ciò che volevo dire.
      MAGARI sistemassero strade e ferrovie con i soldi del ponte! Il ponte dovrebbe essere l’ultima cosa.
      Il fatto è che non lo fanno, perché ogni investimento a sud toglie possibilità di mazzette a nord.
      La De Micheli ministro e non solo lei
      si vantava di inaugurare e stanziare ogni sorta di infrastruttura, anche per abbreviare di 10 minuti la percorrenza, a nord .
      Niente al di sotto della linea gotica, solo chiacchiere e vaghissimi “studi di fattibilità”.
      Noi dobbiamo stare solo a guardare e pagare tasse come se avessimo lo stesso trattamento .
      Del Rio disse che a sud non si fanno investimenti Ferrovie perché ci sono le rocce, quando ci furono i morti in Puglia per lo scontro ferroviario .
      Fanno schifo.Tutti.
      https://www.identitainsorgenti.com/i-deliri-delrio-sud-non-si-investe-perche-ci-rocce-marco-esposito-lacrime/

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  9. *Anail,
    Non vorrei ripetermi, quindi ti invito a leggere le mie risposte a Pirgo, Giansenio e Carolina .

    E si, anche quelle date a quel Jack lì, se lo stomaco ti accompagna.

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  10. “Il ponte Akashi Kaikyo è il più alto, lungo e costoso ponte sospeso mai realizzato nella storia, e per tal motivo è considerato un fiore all’occhiello dell’ingegneria nipponica. Con i suoi quattro chilometri di lunghezza attraversa lo stretto di Akashi, collegando la città di Kobe con l’isola di Awaji.

    La struttura sorge in una posizione alquanto proibitiva, poiché lo stretto è soggetto a frequenti temporali e forti venti che da sempre hanno interferito nella navigazione via mare e causato numerosi incidenti, senza dimenticare che il terreno su cui poggia è ad alto rischio sismico”

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    • già il fatto che tu prenda come esempio un’opera giapponese quando da noi le grandi opere sono più simili al MOSE, la dice lunga sulla pretestuosità della comparazione.

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  11. Un ponte gigantesco ad una unica campata, dai costi stratosferici, che mette in comunicazione due regioni d’Italia senza infrastrutture.
    Già questo fa capire l’assurdità dell’opera.
    Se a ciò aggiungiamo i rischi legati al terrorismo della mafia o di matrice islamica (farlo saltare per loro sarebbe un giochino da ragazzi), i motivi per farlo sfuggono proprio.
    Senza contare che il luogo in cui verrà costruito è fortemente sismico.
    Aggiungiamo pure che la corruzione (agevolata dalla riforma Cartabia) porterà ad un giro di mazzette tale che ne risentirà anche la qualità dell’opera.
    Ad Ostia in occasione dei mondiali di nuoto hanno realizzato una piscina non regolare, rimasta pertanto inutilizzabile, perché era troppo corta! Neanche un cazzo di metro avevano per prendere le misure? Capito che cazzo di sciatteria?
    E parliamo di una piscina, una stronzata, non di un’opera faraonica e innovativa come quel ponte.
    Il ponte Morando aveva gli stralli in cemento armato cazzo, mentre tutti gli altri ponti ce li hanno in acciaio, esterni ed ispezionabili.

    Vi dico l’ultima.

    Chi vive ad Ostia deve attraversare il ponte della Scafa che attraversa il Tevere.
    Ponte della Scafa dichiarato più volte pericolante tanto è vero che è stato alleggerito ed il traffico è stato limitato ai mezzi leggeri.
    È un collo di bottiglia spaventoso, chi vive da quelle parti (centinaia di migliaia di persone) perde due ore di vita al giorno SOLO PER ATTRAVERSARE IL PONTE!!!

    Eppure stiamo a due passi dalla Capitale d’Italia, a due passi da uno dei più grandi aeroporti del mondo, a due passi da una autostrada (la Roma Fiumicino). È da quando sono piccolo che il ponte della Scafa è da abbattere e ricostruire, ho oltre 50 anni ed ora sta messo pure peggio.
    E parliamo di un ponticello di circa 30 metri, non oltre 3000.
    La sponda opposta la raggiungi sputando.

    Che ladroni cazzo.
    Draghi mi ha proprio deluso, si è rivelata una persona piccola piccola, pappa e ciccia con quel sistema che ha sempre costituito la zavorra del progresso civile ed economico.
    Qui il progresso civile non si vede e dubito che potrà esserci progresso economico senza un minimo di etica.

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    • Senza ponte abbiamo ben capito che le infrastrutture non si sono mai fatte e non si faranno, inutile quindi fare benaltrismo.
      Col ponte qualche speranza forse ci sarebbe.
      Purtroppo i problemi sono i soliti, e non ci entrano nè i terremoti nè gli islamisti, ma una cancrena più grave …mafia dei traghetti compresa.
      Saremo l’ unico Paese al mondo a non poter costruire un ponte indispensabile?
      Purtroppo sì.

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      • Le infrastrutture mancano non per la mancanza del ponte, perché sono infrastrutture necessarie alla Sicilia con o senza ponte.
        Mafie e corruzione sono i problemi.
        E col ponte non li risolvi, li aggravi.

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      • X Carolina.

        Ma quale ‘indispensabile’?

        Ma tu pensi seriamente che mettendo in campo il ponte si farebbe sparire la mafia?

        Ma scherzi o cosa?

        E senza far sparire loro, sarà impossibile far decollare qualcosa in quelle zone.

        E poi ancora te o chiunque altro dovreste dimostrare la fattibilità di una costruzione in una zona altamente sismica di un ponte lungo oltre 3 km a campata unica.

        E dopo il ponte morandi, se mi permetti, ci sarebbero altri 2.000 ponti da controllare e ricostruire, è già stato dimenticato quello crollato in Toscana nel 2020 che non ha fatto morti solo perché c’era il lock-down? O quell’altro tra Toscana ed Emilia chiuso perché pericolante rischiando di fermare i collegamenti tra le due regioni?

        Non potrò MAI pensare che questo sia, come dici te ‘benaltrismo’.

        Questo è l’ABC di quel che un paese civile deve fare. Se casca qualche altro ponte mentre costruiscono quello di Messina, pensi che si sentiranno in colpa? Eppure tantissimi ponti oramai, dopo 50 anni dalla costruzione, sono a rischio caduta. E noi che ci passiamo sopra, con loro.

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  12. “Draghi mi ha proprio deluso, si è rivelata una persona piccola piccola, pappa e ciccia con quel sistema che ha sempre costituito la zavorra del progresso civile ed economico”

    1.Ha già deluso 30 anni fa con Britannia
    2. La più grossa truffa bancaria MPS – Iniziata con il governatore Fazio rimasto impunito con la prescrizione per le porcate che ha
    fatto con Fiorani.
    3. Continuata con Draghi , governatore che ha avvallato l’acquisto Banca Antonveneta da Ambro strapagata dopo solo 2 mesi
    derivati e connessi con silenzio di tutti e ora anche altri debiti per il tesoro che pagheremo noi
    4. Non demorde e continua riempirci di debiti su debiti perchè lui è Supermario divino e bisogna fidarci.
    5. Qualcuno comincia già a dire sul operato passato
    6. Per quello presente e futuro con la politica che fa con i soliti politici infami , sarà la storia il debito pubblico a giudicarlo.
    7. Lui e quelli come lui avranno sempre i loro tornaconto , solo noi fottuti sempre più poveri.

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    • @Tracia

      Sulle vicende Bancarie non sappiamo quanto abbia inciso Draghi, sono vicende così complesse.
      Ma sulla sua attività di governo è più lui a condizionare gli altri che gli altri a condizionare lui.
      La riforma Cartabia o non l’ha capita, e sarebbe grave. O l’ha capita, e questo sarebbe ancora più grave.
      Come PdC non ha scuse, è l’uomo più potente.

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      • Alla mafia dei traghetti nessuno pensa? A quanto faccia comodo far rimanere la Sicilia isolata dal resto dell’ Italia, neppure?
        In tutti questi anni di pianto greco si è mai fatto qualcosa nei riguardi delle infrastrutture nonostante i soldi erogati? No? Per quale ragione? Perchè va benissimo così. La mafia (tutto il mondo ha mafie, ormai, anche il Giappone) si trova ottimamente nella situazione di isolamento, altrimenti con tutto il potere e gli agganci politici che ha il ponte sarebbe già stato costruito da un pezzo.
        Visto che il benaltrismo non porta a nulla (ormai è lampante: i presunti soldi del ponte non andranno mai in infrastrutture, inutile continuare con questi sterili discorsi) un ponte di quel genere saremmo benissimo in grado di farlo. Il belllissimo ponte giapponese deve sopportare, oltre a terremoti continui, anche continui tifoni (alcuni anche importanti); le condizioni sono certamente peggiori delle nostre.
        Non mi esprimo sulle specifiche ingegneristiche (quante campate, materiali, modalità di costruzione…) ma ci sono, in Italia e nel mondo, fior di ingeneri e fior di materiali in grado di progettare ed eseguire un’ opera del genere.
        Ma non si fa, mentre si continuano a spendere soldi in progetti, penali, ecc… Non ve ne chiedete la ragione?
        Per le mafie bene così: non sia mai che la Sicilia si metta in moto.

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  13. PERCHE BANKITALIA AUTORIZZO’ CON UNA LETTERA DI DRAGHI, L’ACQUISTO DI ANTONVENETA DA PARTE DI MONTEPASCHI, SE SAPEVA CHE L’OPERAZIONE VENIVA FATTA CON OBBLIGAZIONI SUBORDINATE? – VIOLA LICENZIATO DA MPS PERCHE’ CONTRARIO AD UNA COMMISSIONE DEL 9% A FAVORE DI JPMORGAN

    Franco Bechis per Libero Quotidiano
    15 DIC 2016 10:58

    La lettera porta la data del 17 marzo 2008, e ha la firma dell’ allora governatore della Banca di Italia, Mario Draghi. Oggetto: “banca Monte dei Paschi di Siena – Acquisizione della partecipazione di controllo nella Banca Popolare Antoniana Veneta”. È l’ origine di tutti i guai dell’ istituto senese che ancora una volta è appeso per salvare se stesso e le migliaia e migliaia di depositanti e risparmiatori all’ aiuto che il nuovo governo guidato da Paolo Gentiloni potrebbe dare per decreto legge nei prossimi giorni.
    L’ esistenza di quella lettera era nota, e la sua versione integrale è stata acquisita anche in due processi che riguardavano l’ istituto senese, a Siena e Roma, e in entrambi i casi i pubblici ministeri hanno escluso ogni responsabilità penale della banca centrale italiana e dello stesso attuale presidente della Bce, Draghi

    Un avvocato che agisce come socio di Mps, Paolo Emilio Falaschi, ha però impugnato quella decisione e ancora sta provando ad ottenere da un tribunale un provvedimento che certifichi l’ invalidità di quella autorizzazione di Draghi, e il conseguente annullamento dell’ acquisto di Antonveneta che è all’ origine anche degli attuali guai. Mai ci riuscisse, e Mps si vedesse restituire i 17 miliardi di euro che complessivamente era costata quella operazione, certo tutti i problemi senesi verrebbero risolti come d’ incanto e l’ intervento dello Stato non sarebbe più necessario.

    L’ ISPEZIONE
    La strada è sicuramente in salita, però non così strampalata perché quella lettera di Draghi si unisce a un documento della vigilanza della banca centrale successivo a una ispezione ad Antonveneta di poco precedente (il 9 marzo 2007), in cui venivano espressi dubbi sulla solidità patrimoniale della banca che avrebbe da lì a poco comprato Mps e si segnalava fra i motivi un prestito di 7,9 miliardi di euro in essere con gli olandesi di Abn Amro.
    È proprio quella la cifra alla base delle azioni giudiziarie intentate, perché avrebbe portato il costo complessivo dell’ acquisto di Antonveneta per Mps a 17 miliardi di euro. Invece l’ allora governatore della Banca di Italia scrisse – pur conoscendo quei 7,9 miliardi di debito con gli olandesi- «l’ acquisizione del complesso aziendale riferito ad Antonveneta comporterà un costo di 9 miliardi di euro, l’ esborso effettivo sarà maggiorato del controvalore della vendita di Interbanca, che comporterà un aumento della liquidità di Antonveneta di pari importo». Ma anche il passaggio successivo di Draghi desta qualche sorpresa rispetto alla tradizionale prudenza della Banca d’ Italia.
    Perché spiega come Mps avrebbe trovato quei 9 miliardi necessari all’ operazione: «Un aumento di capitale per 6 miliardi (di cui 1 miliardo con esclusione del diritto di opzione), l’ emissione di strumenti ibridi e subordinati per complessivi 2 miliardi e il ricorso a un finanziamento ponte per 1,95 miliardi da rimborsare anche mediante cessione di assets non strategici».

    Non solo Draghi descrive quel tipo di reperimento dei fondi, ma ne sposa la ratio, subordinando espressamente l’ acquisto di Antonveneta «alla preventiva realizzazione delle misure di rafforzamento patrimoniale programmate, con specifico riguardo agli interventi di aumento di capitale e di emissione di strumenti ibridi e subordinati, in osservanza delle vigenti disposizioni normative in materia di patrimonio di vigilanza». Attenzione, siamo nel 2008. Quindi proprio nel momento dell’ esplosione della crisi finanziaria in tutto il mondo legata proprio all’ emissione di quegli «strumenti ibridi e subordinati» che vengono raccomandati da chi aveva istituzionalmente la tutela della «sana e prudente gestione» delle banche italiane.

    Ed è proprio quel passaggio che fa insorgere Elio Lannutti, presidente dell’ Adusbef che si chiede ora «perché Bankitalia e Draghi favorirono quella rischiosa operazione, nonostante conoscessero dalle ispezioni, che Mps non avesse i conti in ordine dopo l’ acquisto di Banca 121 (ex Banca del Salento) ad un prezzo proibitivo, lo scandalo di May Way e For You?».

    TROPPI RISCHI

    Secondo Lannutti «Draghi non era uno sprovveduto: oltre che Governatore di Bankitalia, era presidente del Financial Stability Forum, un organismo internazionale nato nel 1999 su iniziativa dei Ministri finanziari e dei Governatori delle Banche centrali del G7, per promuovere la stabilità finanziaria internazionale e ridurre i rischi del sistema finanziario».
    Il numero uno di Adusbef si fa una domanda maliziosa: «Draghi autorizzò quella rischiosissima operazione con Antonveneta per non pregiudicare gli appoggi politici del PD e di ambienti di Forza Italia (allora al governo) tutti legati a Mps nel groviglio armonioso del “sistema Siena”, visto che avrebbero potuto ostacolare le proprie ambizioni alla presidenza della Bce?».

    Malizie a parte, il giallo andrà chiarito e l’ intera vicenda sarà discussa oggi in un seminario sul credito promosso dal gruppo M5s della Camera dei deputati. Dove qualcuno tenterà una ricostruzione anche degli ultimissimi fatti capitati. Cominciando dai colloqui avuti nei mesi scorsi sull’ aumento di capitale Mps fra l’ allora amministratore delegato Fabrizio Viola e Jp Morgan. Come ha raccontato Viola agli amici, tutto iniziò quando Jp Morgan chiese una commissione del 9 per cento come advisor dell’ operazione. Pagamento che avrebbe dovuto pure essere anticipato.

    Il no di Viola fu di pochissimo precedente alla telefonata del ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan, con cui fu di fatto licenziato certo non all’ insaputa di Matteo Renzi. Questa storia è ancora tutta da scrivere.

    Cosi scriveva Bechis nel 2016, adesso anchè lui adulatore di Draghi ,

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  14. di Mario Tozzi* – Puntuale come un incubo quando si è mangiato troppo e male, anche sotto questo governo si ripropone il ponte sullo stretto di Messina, antica bandiera sventolata dai demagoghi di ogni segno e colore. Stavolta lo si fa brandendo “nuovi studi” che renderebbero oggi fattibile un’opera di cui si parla dal tempo dei romani e riportando tutto a una questione tecnologica. Dimenticando che la vera domanda non è se il ponte sia realizzabile, ma se le infrastrutture debbono guidare lo sviluppo, come dopo una guerra, o assecondarlo, come vorrebbe la logica della transizione energetica.

    Al mondo non è mai stato costruito un ponte a campata unica più lungo di quello di Akashi (in Giappone): quello di Messina sarà lungo il doppio e ancora non si comprende bene utilizzando quali materiali. Ma piuttosto il problema è il luogo, la nostra regione di maggior rischio sismico, segnata da una lunga e profonda spaccatura che passa proprio sotto il futuro ponte.
    Una faglia che divide due regioni che si allontanano e si sollevano in maniera differenziale, nel corridoio crostale più ballerino che ci sia in Italia. Non che non si possa procedere in queste condizioni, ma il succitato ponte di Akashi fu spostato dopo il terribile terremoto del 1995 e parzialmente riprogettato, perché non si erano previsti sismi di quella magnitudo a Kobe. Ecco perché il ponte sullo stretto deve essere commisurato almeno a magnitudo 7,5 Richter, non potendo escludere terremoti più potenti.

    Dunque riusciremo senz’altro a realizzare un ponte così robusto, in grado di reggere perfino a un’esplosione nucleare, ma, nel caso di un terremoto tremendo come quello del 1908 (che arriverà, è solo questione di quando), finirebbe per unire due cimiteri, in quanto le province di Reggio e di Messina hanno solo il 25% di costruzioni antisismiche. Non bastassero i terremoti ci si mettono anche le frane, in particolare gli scivolamenti gravitativi: grandi superfici di distacco che possono arrivare fino a chilometri di profondità e minacciare qualsiasi opera e che sono ben noti sul versante calabrese. Come sono ben note in superficie le frane del messinese (Giampilieri). Ha senso sclerotizzare quel ben noto “sfasciume pendulo sul mare” con un oggetto rigido di 166.000 tonnellate che, oltretutto, comporterebbe movimenti di terra colossali, apertura di cave, prelievi di inerti, livellamento di colline, opere di cemento armato al contorno, cioè esattamente tutto quello che non dovresti fare nell’Italia record europeo di frane (620.000 su 750.000 nel continente intero)?

    Ma a chi gioverebbe il ponte? Certamente poco a quei messinesi e reggini che si spostano ogni giorno.
    Non è che il ponte nasce nel centro di Reggio e finisce nel centro di Messina: gli imbocchi saranno a Cannitello e a Ganzirri, così che, chi prima ci metteva 30’, domani ci metterà il doppio, dovendo prendere un’auto che prima non usava, uscire dalla sua città, attraversare e rientrare poi nell’altra, cercando pure parcheggio. Il ponte finirebbe per aumentare il traffico su gomma.
    E se ci fosse pure la ferrovia (fatto sul quale si attendono rassicurazioni) andrebbe anche peggio, visto che i treni non possono superare pendenze appena pronunciate, cosa che comporterebbe avere imbocchi ancora più lontani.

    Se si vogliono rispettare le leggi europee di finanziamento, il pedaggio sarebbe caro, ricordando che tutti i grandi attraversamenti del mondo, dal Golden Gate al tunnel sotto la Manica o costano parecchio oppure sono in deficit (e indovinate chi paga, nel caso). Sempre ammesso che le faraoniche previsioni di attraversamento siano rispettate: oggi l’attraversamento medio si attesta attorni ai 10.000 veicoli/giorno, come potrebbe domani arrivare a 100.000 resta un mistero, visto che solo un pazzo scenderebbe da Berlino a Palermo in auto e non con gli aerei low cost o con le auto caricate in nave. E che, in media, un siciliano esce dalla propria isola solo una volta all’anno. E non perché manchi il ponte.

    Infine l’incancellabile sfregio al paesaggio meraviglioso dello stretto, al mito di Scilla e Cariddi, al parco letterario, alla natura. Come facciamo a essere così arroganti da imporre a figli e nipoti un’opera che potrebbero rifiutare? Quando con una minima parte di quei denari si può risistemare in maniera ecologicamente sostenibile il traffico marittimo dello stretto, con navi a rinnovabili e con il disegno di nuovi scali. Una follia priva di senso geologico, naturalistico e culturale, una delirio onanistico di una setta di tecnocrati incapaci di convivere armonicamente col mondo che ci circonda. E, soprattutto, un’opera diseducativa, inutile e potenzialmente dannosa.

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