Andrà tutto Agamben

(Giuseppe Di Maio) – Uno antipatico e uno simpatico. Cacciari e Freccero. Entrambi concordi con il pensiero del nobile veneziano di origine armena Agamben che, come tanti suoi conterranei in Occidente, teme e combatte le derive autoritarie dei nativi e le persecuzioni degli stranieri. Questo suo timore, però, non può essere il solo movente di una filosofia. I concetti del suo pensiero: la “nuda vita” e “l’homo sacer”, sono utilizzati oggi da tanti oppositori del green pass per spiegare certi comportamenti umani nell’emergenza covid. “Com’ è potuto avvenire” — si domandano — “che un intero paese sia eticamente e politicamente crollato senza accorgersene di fronte ad una malattia?” In nome della sopravvivenza e della nuda vita (una vita privata di ogni valore che travalichi la sopravvivenza biologica), gli italiani hanno accettato di lasciar morire i loro anziani in solitudine negli ospedali, hanno accettato di incenerire i cadaveri senza sepoltura, hanno accettato la perdita di ogni principio morale. Ed hanno rinunciato alla vita sociale.

Quando vedo l’utilizzo di certi argomenti a difesa della libertà, mentre io li avrei usati contro altre menzogne, allora mi allerto. Ehi, ragazzi! Ma la nuda vita non era quell’assillo unico e dominante a cui ci ha costretto la società del Capitale? E non è forse la mercificazione di ogni aspetto umano il maggior danno del Capitalismo? Siamo costretti a pensare a caldo e a freddo, a fame e a sazietà, perché questi sono gli unici bisogni considerati dalle regole del denaro. Esse non capiranno e non peseranno mai la vita dello spirito; hanno ridotto l’uomo a tubo digerente, a “homme sauvage” contro cui è possibile ogni turpitudine.

Vorrei allora ricordare al nobile armeno che oggi la bandiera della libertà non si sventola per evitare la schiavitù, ma per procurarla. Solo la libertà può produrre la disuguaglianza e, se si potesse imporre una regola universale, si potrebbe realizzare allora la tanto temuta equità. Mi dicano Agamben e gli altri: come potremmo salvare il pianeta se tutto dovesse dipendere dalla libertà di uno stupido? Ecco, questa è la volta che lo stupido è massimamente pericoloso, perché gli è stato supplicato di collaborare per un progetto intelligente.

Ho già parlato del lockdown come una messa collettiva. Stiamo vivendo una situazione estrema da cui si esce con soluzioni estreme. Il cannibalismo cinese durante la carestia del ’61, facilitato dallo scambio della prole nelle campagne, permise la sopravvivenza. Nel disastro aereo delle Ande i cosiddetti “sopravvissuti” mangiarono la carne dei cadaveri seccata sulla fusoliera. In entrambi i casi le azioni furono sacre (e non maledette), fatte come una preghiera: come olocausto al bene comune, come una richiesta di deroga concordata con la divinità sulla morale corrente. E da entrambe le occasioni uscirono uomini migliori.

La sopravvivenza non è mai “mera”, e il filosofo questo dovrebbe ricordarlo semmai ai seguaci del liberismo. Si lamenta che col green pass il diritto alla cittadinanza è provvisorio e rinnovabile e non è dunque inalienabile e indelebile. Esatto Agamben. La cittadinanza a cui ormai penso costantemente è quella con un “City pass”, un certificato per esercitare il diritto di voto, giacché non se ne può più di stupidi diritti inutili e inalienabili.

4 replies

  1. Dico quello che penso.Cambiare nick…serve a esprimere meglio.L’io devo tralasciarlo per correttezza verso me stesso e “voi”.Basta come spiegazione?Anail?

    "Mi piace"

  2. …E ovviamente sarà “l’intelligente” Giuseppe Di Maio a decidere chi saranno gli stupidi che non potranno avere il city pass.
    Ma siamo arrivati davvero a tanta regressione della coscienza democratica?!

    "Mi piace"