“Covid, la pacchia delle lobby che fanno e disfano le leggi”

Spinge o respinge. Ogni lobby ha un suo interesse da promuovere o tutelare, ha competitori da da battere, e dunque ogni norma ha una sua manina che la spinge all’insù o la tiene ferma. Alcune volte la blocca, altre la devitalizza.


(pressreader.com) – di Antonello Caporale – Il Fatto Quotidiano – Spinge o respinge. Ogni lobby ha un suo interesse da promuovere o tutelare, ha competitori da da battere, e dunque ogni norma ha una sua manina che la spinge all’insù o la tiene ferma. Alcune volte la blocca, altre la devitalizza.
Con l’ausilio di Pier Luigi Petrillo, che studia e insegna la tecnica lobbistica, un breve excursus di tutte le manine e le manone che affondano o impongono una legge.
Iniziamo dalla rete di protezione delle lobbies. Dov’è che la spintarella, quella poco lecita, dall’alto scende a valle.
Da qualche tempo le leggi non entrano in vigore con la loro approvazione da parte del Parlamento ma solo in seguito all’emanazione dei cosiddetti decreti attuativi. La legge non sarà legge finché il direttore generale del ministero x o y non avrà illustrato i criteri attuativi di quella normativa. Si rovescia nell’imbuto e poi si filtra.
Dalla luce del Parlamento al buio della stanza dell’alto burocrate.
Meglio dirsi le cose in privato, no?
Perché i decreti attuativi non vengono speditamente redatti?
L’azione della lobby x può essere positiva o negativa. Può sollecitare la pubblicazione oppure, perché giudicata sfavorevole ai propri interessi, ritardarla. Circa il cinquanta per cento delle leggi approvate in questa legislatura non sono mai entrate in vigore.
Siamo nel campo della legge apparente.
Capisce anche un fesso che una norma approvata nel 2017 e dispersa nel cassetto di qualche ministero finisce nella sostanza con l’essere giudicata abortita.
La seconda rete di protezione per un lobbista perfetto qual è?
Il milleproroghe. Una legge omnibus approvata come di consueto nelle maratone notturne prenatalizie con lo scopo di fare della deroga la regola. In questo modo il provvisorio diviene definitivo.
Esempio?
Nel testo sulle semplificazioni è stata inserita la ulteriore deroga dall’obbligo per l’appaltatore individuato non in base a una gara ma per le peculiarità della sua azienda di subappaltare senza gara. La logica di quel divieto è piuttosto banale: se hai ottenuto l’appalto perché solo tu sai fare quell’opera come puoi subappaltarla e per di più senza gara? Il Parlamento aveva già concesso un anno di deroga dall’obbligo della gara. Adesso ne ha concesso un secondo. Tutto mi fa intuire che la deroga non finirà l’anno prossimo. Magari sarà iscritta nel milleproroghe e così la deroga diverrà la regola.
Con questa pandemia e con così tanti quattrini in circolo i lobbisti hanno fatto festa.
Una pacchia. Tutti, ma proprio tutti hanno goduto di un sostegno. Di diritto o di rovescio.
Un esempio di sostegno alcolico.
Aiuto ai birrai artigianali. Ogni litro di birra, 23 centesimi li mette lo Stato.
Sostegno mediatico.
Di 100 euro che l’editore paga per far giungere il giornale in un piccolo Comune, 30 euro sono a carico dello Stato.
Sostegno motoristico.
Fondo pubblico per rottamare un’auto usata comprando un’altra auto usata.
Sostegno immobiliare.
I proprietari di case definite dimore storiche, giudicate cioè bene culturale, hanno fatto bingo. Fondo pubblico per la manutenzione dei loro immobili e una norma che li include nel diritto di accedere poi alle provvidenze edilizie con lo sconto del 110 per cento.
Una lobby ambientalista, verde, vegana.
Provvidenze a favore dell’agricoltura biologica.
E i carnivori?
Provvidenze a favore degli allevamenti di bovini.
Per la Coldiretti un successone. E le grandi lobbies?
Qui la battaglia è sul nuovo regolamento europeo che deve definire i criteri per finanziare gli investimenti cosiddetti verdi. Gli italiani spingono per giudicare verdi i gasdotti, dunque il gas. I francesi invece chiedono che il nucleare sia considerato green.
Fare il lobbista di questi tempi è una vera fortuna.
Ci si dà parecchio da fare.

5 replies

  1. manca il capitolo sui decreti attuativi di leggi passate al vaglio del parlamento
    quante rimangono poi inattuate, vanificando il lavoro del legislatore?

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  2. Ma mi faccia il piacere

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Patologie penali. “Mi è venuta un’embolia: colpa dei pm” (Beppe Signori, ex calciatore, Libero, 19.7). A me invece un giorno, per colpa dei pm, venne un’unghia incarnita.
    Elettrodomestici. “Il trombettiere Travaglio, senza senso del ridicolo, afferma che la Cartabia ‘non distingue un tribunale da un phon’” (rag. Claudio Cerasa, Foglio, 25.7). Chiedo venia: volevo dire tostapane.
    Brrr cha paura/1. “Draghi striglia Conte: o fai come dico io o tutti a casa” (Riformista, 21.7). Tutti a casa, così prendiamo due piccioni con una fava.
    Brrr che paura/2. “La guerriglia grillina colpisce pure Cingolani. E lui minaccia l’addio” (Giornale, 19.7). L’unico rischio che corriamo è che la minaccia non venga mantenuta.
    Brrr che paura/3. “Se qualcuno vuole minare il lavoro di Draghi si prenderà le sue responsabilità” (Ettore Rosato, coordinatore Iv, 19.7). Ha parlato il noto tutore della stabilità dei governi.
    Lo stalker. “Figliuolo aumenta il pressing sulle Regioni: ‘Voglio il numero dei professori No Vax’” (Stampa, 23.7). Li chiama lui uno per uno.
    Dovere di cronaca. “Fino a ieri non sapevo niente della pallamano in spiaggia” (Adriano Sofri, Foglio, 23.7). E sono bei problemi.
    A grande richiesta. “Con questo governo l’avvocatura è tornata in Parlamento” (on. avv. Francesco Paolo Sisto, FI, sottosegretario alla Giustizia e difensore di Berlusconi nel processo Escort, Dubbio, 21.7). Per vincere i processi che perderebbe in tribunale.
    A sua saputa. “Dopo il G8 De Gennaro voleva dimettersi. Dissi no perché già aleggiava lo spettro di Bin Laden” (Claudio Scajola, Riformista, 23.7). Poi si scoprì che era Bin Lader.
    Un pesce di nome Zanda. “Riformare le carceri? Prima svuotiamole” (Luigi Zanda, senatore Pd, Riformista, 22.7). I detenuti li mandiamo tutti a casa Zanda.
    Forza bavaglio. “I magistrati in servizio che non parlano fanno bene. Fanno invece male, e molto male, i pm che parlano” (Francesco Merlo, Repubblica, 23.7). Peccato non averlo saputo prima: sennò, ai tempi di Berlusconi, Repubblica sarebbe uscita tutti i giorni con dieci pagine bianche.
    Astenersi incensurati. “L’invasione delle toghe nella politica: un virus da estirpare” (Emma Bonino, senatrice Più Europa, Riformista, 23.7). Da vecchia alleata di Craxi, Berlusconi, Previti e Dell’Utri, preferisce l’invasione dei delinquenti.
    Animal House. “Ovviamente Conte sa che la riforma Cartabia non mette a rischio il processo per la strage di 43 persone (del ponte Morandi, ndr). Perché lo dice allora? Per spaventare e gabbare… È il vero parlar male: dal turpiloquio chiaro di Grillo al turpiloquio oscuro di Conte” (Francesco Merlo, Repubblica, 21.7). Ovviamente la riforma Cartabia mette a rischio tutti i processi, anche per reati precedenti al 2020 grazie al favor rei, come ben sanno gli avvocati difensori del gruppo Autostrade che hanno già annunciato ricorsi per il favor rei. Dal turpiloquio chiaro di Grillo al turpiloquio somaro di Merlo.
    Chi non muore si risiede. “Non partecipo a questo gioco al massacro e me ne vado da Più Europa a testa alta prima che mi facciate fuori voi. Non voglio più starci, ma immagino non sia un problema per nessuno… Tenetevi pure il mio seggio parlamentare, è a disposizione, non vi preoccupate” (Emma Bonino, 14.3). “Torno in Più Europa, c’è tanto lavoro da fare insieme” (Emma Bonino, 18.7). Delle due l’una: o nessuno s’era accorto che se ne fosse andata, o qualcuno l’aveva presa sul serio chiedendole indietro il seggio.
    È venuto giù l’Armando. “No ai muri contro la riforma. Va messa alla prova prima di bocciarla” (Armando Spataro, ex pm, Corriere della sera, 21.7). Giusto: prima ammazziamo un processo d’appello su due, poi vediamo di nascosto l’effetto che fa.
    Robin Hood alla rovescia. “Industria senza risorse. La colpa è del reddito e del welfare elettorale” (Marco Bentivogli, “sindacalista”, Giornale, 21.7). Fate la carità alla povera Confindustria.
    Mancava solo lui. “Bertolaso firma i referendum sulla giustizia: ‘Riforma madre di tutte le battaglie’” (Verità, 23.7). Firma anche la massaggiatrice brasiliana?
    Premio Sambuca. “Premio Spadolini a Maurizio Molinari” (Repubblica, 22.7). Povero Spadolini, non meritava.
    I titoli della settimana/1. “Ora parla Palamara: ‘La mia verità’” (Dubbio, 21.7). Ora?
    I titoli della settimana/2. “Il leghista spara. La sinistra ci marcia” (Libero, 22.7). Ah, ecco di chi è la colpa: della sinistra.
    I titoli della settimana/3. “Mario è stufo di trattare coi partiti” (Libero, 23.7). Povera stella.
    Il titolo della settimana/4. “Noi stiamo con la scienza, non con i partiti” (Pietro Senaldi, Libero, 24.7). Senaldi con la scienza: uahahahahahah.
    I titoli della settimana/5. “Quel timor panico di Travaglio e soci di vedere Cartabia sul Colle” (Francesco Damato, Dubbio, 20.7). Ti dirò: più che timor panico, è proprio vomito.

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  3. “Perché i decreti attuativi non vengono speditamente redatti?
    L’azione della lobby x può essere positiva o negativa. Può sollecitare la pubblicazione oppure, perché giudicata sfavorevole ai propri interessi, ritardarla. Circa il cinquanta per cento delle leggi approvate in questa legislatura non sono mai entrate in vigore.”

    mi pare che la risposta preceda la domanda
    lo scrive l’autore nell’articolo citato
    o interpreto male quanto chiede Marco_Bo?

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