Latina: l’uomo di Salvini incontrò il clan

Il giorno prima delle Amministrative a Latina. Raffaele Del Prete, secondo la Dda di Roma e la Procura pontina, sta ultimando la raccolta dei voti per Matteo Adinolfi, oggi eurodeputato della Lega, allora candidato al Comune con “Noi con Salvini”.

(pressreader.com) – di Marco Pasciuti – Il Fatto Quotidiano – È il 4 giugno 2016. Il giorno prima delle Amministrative a Latina. Raffaele Del Prete, secondo la Dda di Roma e la Procura pontina, sta ultimando la raccolta dei voti per Matteo Adinolfi, oggi eurodeputato della Lega, allora candidato al Comune con “Noi con Salvini”.

Quel giorno l’imprenditore, finito ai domiciliari martedì insieme al suo collaboratore Emanuele Forzan con l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso, riceve nel suo ufficio Silvana Di Silvio e suo marito Luca Troiani. Di Silvio non è un cognome qualunque a Latina: a portarlo sono gli esponenti di un clan definito mafioso dalla sentenza con cui la Cassazione a giugno a confermato le condanno ai due pentiti sulle cui dichiarazioni si basano questa e altre importanti inchieste: Renato Pugliese e Agostino Riccardo. La Di Silvio e Troiani, ingolositi dai pagamenti che Forzan sta facendo negli ultimi giorni a Riccardo – trait d’union tra il clan e l’imprenditore –, offrono a quest’ultimo un pacchetto di voti. Del Prete li sta raccogliendo, è la tesi dei pm, per fare eleggere Adinolfi, anche lui indagato per scambio elettorale politico-mafioso: in cambio punta agli appalti dei rifiuti nel capoluogo. Così i due prendono carta e penna e, intercettati, si mettono a contare, facendo “i nomi delle persone che avrebbero votato”. Alla fine le preferenze sono 9. In cambio Troiani, attivo nel settore della plastica, chiedeva a Del Prete due facilitazioni: una nei rapporti con una ditta toscana intenzionata a comprare da fornitori locali e l’altra nella sostituzione di un cassone dei rifiuti in un centro commerciale. “Va bene”, acconsente Del Prete, l’importante era che i 9 votassero “solo per Adinolfi”. Che, poco dopo, entrava nell’ufficio. Del Prete fa subito le presentazioni: “Matte’, lui è Luca”, dice l’imprenditore al politico, “ci dà una grande mano”. E assicura: i voti “se so’ nove, so’ certificati”. “Poi se ci sta qualcuno in più te lo facciamo sapere”, aggiunge Silvana. Quando i due escono Adinolfi si informa: “Come si chiama? Io lei la conosco, mi sa”. Del Prete fa il nome: “ Lei è Di Silvio”. “Per dinci, Di Silvio proprio?”, domanda l’allora meravigliato candidato di Noi con Salvini. “Sì, Silvana Di Silvio”. “Non sembra una Di Silvio lei, però, eh”, commenta il politico. Però lo è, figlia di Antonio e parente di Ferdinando detto “Il bello”, ucciso da un’autobomba il 9 luglio 2003. Suo marito Luca è un noto pregiudicato, che pochi giorni prima dell’attentato era stato ferito a colpi d’armi da fuoco. Adinolfi, annotano gli inquirenti, era “consapevole che fra le persone impegnate a sostenere la sua candidatura Del Prete avesse reclutato anche la coppia (…) evidentemente inserita nell’omonima famiglia, fatto che stupiva il candidato, ma al tempo stesso non sembrava preoccuparlo”. Raggiunto dal Fatto l’europarlamentare ha preferito non commentare.

3 replies

  1. https://www.editorialedomani.it/fatti/latina-lega-salvini-finanziamento-illecito-boss-mafia-di-silvio-kvtkt9ky
    La maggior parte della gente si identifica profondamente con questi personaggi.
    Al primo posto il denaro arraffato a qualunque costo, la negazione di ogni dimostrata realtà, la perdita di umanità, e la sparizione delle prove accusatorie. Prima o poi arriva il conto finale, non tanto da parte delle vittime, ma da Dio che loro mettono sempre davanti alle loro vergogne come una foglia di fico.

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