Su scienza e morale

(Andrea Zhok) – Una delle verità acclarate nel funzionamento della scienza è che nessuna ‘verità scientifica’ può venire alla luce in assenza della precedente formulazione di un’ipotesi adeguata.

Le ‘verità scientifiche’ emergono quando si mettono alla prova una o più ipotesi, ottenendone una smentita o conferma. L’intero contenuto della ‘verità scientifica’ dipende dall’ipotesi. Molte sono le complicazioni ulteriori, perché non è mai semplice definire cosa conta come conferma e cosa come smentita, né se l’apparato sperimentale non sia pregiudicato da errori sistematici nella sua costruzione, ecc. Però, rimanendo al punto più elementare e non controverso, il dato da tenere fermo è questo: nessuna verità scientifica, cioè nessuna delle asserzioni che rappresentano nella nostra cultura la base fondativa più autorevole, può nascere senza che essa sia preceduta dalla formulazione pubblica di un’ipotesi, che andrà poi verificata.

Ecco, quando si discute con superficialità dei meccanismi della censura preventiva, del ‘politicamente corretto’, del convenzionalismo normativo, ecc. magari irridendo il fenomeno o minimizzandolo come fosse un marginale fattore di costume, si dimentica questo punto fondamentale. La scienza funziona in modo appropriato solo in presenza della massima libertà di esplicitare, formulare e testare ipotesi (nessi, correlazioni). Sotto il nazismo non si poteva testare un’ipotesi relativa al maggior successo scolastico dei cittadini tedeschi ebrei – tesi che ad occhio e croce sarebbe risultata ampiamente verificabile per mille ragioni culturalmente strutturate – ma che avrebbe minato la narrazione dominante sulle gerarchie razziali.

Sotto Stalin le tesi darwiniane sulla selezione naturale erano viste di malocchio, come regressive, e perciò non venivano più liberamente testate. Si imposero così le teorie di Lysenko sulla “cooperazione naturale”, con conseguente messa al bando di migliaia di genetisti. Altri numerosi esempi sarebbero possibili.

Ora, se ci si concentra sul contenuto e non sul metodo, tutti quanti oggi siamo pronti a stigmatizzare come follie controproducenti quelle posizioni. Solo che ciò che caratterizza la scienza non sono i contenuti, sempre aperti a revisione, ma il metodo adottato per portarli alla luce. E il metodo oggi è straordinariamente simile a quello di quei tempi che guardiamo con sprezzante superiorità.

Ora, la questione di metodo che dovremmo porci è la seguente: oggi uno scienziato, un ricercatore, sarebbe libero di formulare e testare liberamente qualunque ipotesi? Potrebbe permettersi di andare a testare ipotesi che potrebbero urtare questa o quella sensibilità, questo o quell’interesse lobbistico? Fate un elenco mentale di argomenti oggi tabù, che spaziano dai vaccini, alla maternità surrogata, all’educazione sessuale nelle scuole, ecc. e chiedetevi se oggi ogni ipotesi (biologica, psicologica, sociologica, ecc.) potrebbe essere formulata o se invece la stessa formulazione di certe ipotesi sarebbe ritenuta offensiva o lesiva o incomprensibile o inaccettabile, sempre sanzionabile. (Io stesso mi astengo qui dall’esplicitare una qualunque ipotesi del genere perché so che la loro stessa formulazione ipotetica verrebbe estrapolata e sottoposta a pubblica bastonatura.)Ma se le cose stanno così, se intere aree ipotetiche sono screditate in partenza non per ragioni scientifiche (cioè in quanto già ampiamente testate), ma per ragioni presunte ‘morali’, qual è il valore scientifico che il ‘pubblico’ dovrebbe riconoscere alle ‘verità scientifiche’ (laddove ci sono) in questi campi? A me pare chiaro che questa costante mescolanza indistinta nel discorso contemporaneo tra presunte ‘evidenze morali’ (mai chiaramente esplicitate), e ‘accertamento scientifico’ non possa che portare a fondo nell’opinione pubblica lo stesso credito scientifico.

La verità è che sempre più spesso e in modo sempre più virulento anche solo sollevare problematicamente certe questioni viene accolto negli ambienti culturalmente egemoni con semplici alzate di sopracciglia, smorfie di disgusto, gridolini di scandalo. Nessuno passa attraverso un argomento, perché già passare nei pressi di un’argomentazione è considerata una forma di blasfemia. Naturalmente questo è esattamente l’atteggiamento dei bigotti di tutte le epoche, solo che oggi abbiamo la condizione ironica di bigotti che si credono fustigatori dei bigottismi passati.

Noto di passaggio come questa situazione sarebbe molto più accettabile se la matrice di posizione morale fosse chiaramente esplicitata. Se fossimo in una teocrazia, con un bel Credo, in cui si dichiara che per partecipare alla nostra società bisogna credere α, β, γ, δ…, il margine di libertà crescerebbe per tutti, perché ci sarebbe la possibilità di identificare chiaramente i contenuti santificati e quelli blasfemi, e questo aprirebbe anche lo spazio gradualmente ad una contestazione. Ma nel momento in cui si mescolano indistintamente sottintesi morali e credito scientifico si può sempre slittare da un livello all’altro, facendo apparire come immorale un argomento razionale, o come irrazionale una posizione morale, a seconda della convenienza.

E alla fine in questo gioco ovviamente non vince né il più razionale, né il più morale, ma solo il più socialmente forte (la lobby più strutturata, o più ricca, o meglio introdotta nei media, ecc.)

Categorie:Cronaca, Editoriali, Interno

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11 replies

  1. Non sempre, a volte trattasi di serendipinty. Anni fa, ad esempio, Bouvet descrisse in un libro “Lotta con i microbi” quello che fu in parte un colpo di fortuna. Succede anche che si trovi qualcosa di diverso di quello che si cerca. O che le ipotesi vengano smentite ma si “accomodino”i dati per farli tornare( e a volte funziona anche).
    È una attività umana come tutte le altre.

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  2. Mi piacerebbe conoscere l’opinione dell’autore sul tema dell’identità di genere, questione complessa sulla quale la scienza potrebbe offrire contributi interessanti, se non ci fosse una sorta di autocensura per i motivi spiegati nell’articolo. Sì, mi pare che ci sia un imbarbarimento pari almeno all’entusiasmo con cui alcuni abbattono statue di presunti razzisti o pretendono di imporre i propri desideri chiamandoli diritti. Davvero, servirebbe un approccio razionale, chiaro, esplicito, netto.

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  3. La “scienza”(?) dice che esistono – biologicamente, nella nostra specie – individui di genere maschile e individui di genere femminile, a parte rari fenomeni di ermafroditismo ( ma il discorso è lungo e complicato). Come poi uno “si senta” , del tutto legittimamente, è un altro discorso, e dipende anche da cosa uno intende con la parola “scienza”. Che vuol dire un sacco di cose, di questi tempi…

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    • Come ha scritto l’autore dell’articolo, più dei contenuti vale il metodo che, dall’epoca di Galilei, è stato accolto dalla comunità di studiosi e consiste in ipotesi e verifica dei risultati.
      La scienza dovrebbe poggiare sulla razionalità non sull’ideologia.

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  4. non so se vi date appuntamento per parlare di cose simili o se siano coincidenze

    articolo a proposito della perdita di neutralità di Wikipedia

    Dmitry Kosyrev 10.07.2021

    antefatto
    Larry Sanger, che ha inventato Wikipedia 20 anni fa, si lamenta sul suo blog
    che la sua creatura è ormai snaturata ed ostaggio di persone che ne stanno minando
    la libertà e la competenza, le lamentele sono soprattutto incentrate sulla politica interna usa
    e sui suoi collegamenti con fatti successi all’estero, ma connessi, e sul come, questi fatti,
    siano stati trattati in modo non neutro come richiesto dall’enciclopedia, ma visibilmente di parte.

    https://larrysanger.org/2021/06/wikipedia-is-more-one-sided-than-ever/

    su questo, l’autore dell’articolo, analizza cosa, secondo lui, sta succedendo
    nel mondo e come ne siamo coinvolti

    “I tentativi di rispondere, sotto forma di un’enciclopedia, alla domanda su cosa sia la verità,
    sono stati intrapresi da molto tempo.
    In particolare, la prima delle enciclopedie famose in tutto il mondo – quella che Diderot e D’Alembert
    hanno creato con gli amici – è stata anche uno strumento di guerra ideologica,
    e che oggi è direttamente collegata a noi.
    Il fatto è che quell’enciclopedia era una cristallizzazione dell’idea giovane e audace dell’Illuminismo,
    che era che esiste un ideale – una scienza grande e neutrale, un arbitro che risponde a tutte le domande
    e sta al di sopra di tutte le ideologie e istituzioni.

    Ma il fatto è che all’epoca di Diderot e D’Alembert c’era un’altra parte, che allora aveva il monopolio della verità,
    e che era solita ​bruciare le persone per aver affermato che la Terra gira intorno al Sole.

    E gli enciclopedisti francesi facevano a gara con i loro avversari non tanto per una verità eterna
    e pietrificata, ma col fine di avere una metodologia per determinarla: una ricerca scientifica costante,
    verificata in un’onesta disputa tra pari, illuminati e migliori.

    Così hanno creato una piattaforma in cui si è rivelato possibile esprimere ogni sorta di idee audaci
    che hanno minato il monopolio degli avversari.

    L’età dell’Illuminismo iniziò a conquistare un posto d’onore nella civiltà occidentale nel 17° secolo,
    e ora questa era viene attivamente conclusa da quegli stessi globalisti.
    Sebbene non sia ancora finito, e nella verità che emana dalla scienza, per inerzia, molti credono –
    altrimenti non ci sarebbe nessuna lotta intorno a Wikipedia.

    Apparentemente, nel corso di un paio di secoli, l’umanità si è eccessivamente calmata,
    pensando che ormai tutto sia a posto: i partiti e le ideologie possono giurare quanto vogliono,
    ma in teoria sono custodi di fatti nudi e indiscutibili.
    Ma ora siamo arrivati ​​a un’era in cui si è scoperto che il ruolo di questi guardiani può essere rubato,
    inoltre, lo faranno sicuramente e lo hanno già fatto.

    Questo è utile, come ogni sollievo dall’illusione.

    È utile se non altro perché ora una persona ha un forte incentivo – sì, c’è una necessità vitale –
    a pensare con la propria testa.
    E questo vale non solo per la politica, ma per le fondamenta di una vita che ieri sembravano incrollabili.
    I globalisti, ricordiamo, minano queste basi – cercando di cambiare completamente non solo la vita quotidiana
    di una persona, ma anche la persona stessa.

    Ma quando si tratta, ad esempio, della necessità di tornare al tenore di vita del secolo scorso,
    apparentemente per salvare il pianeta, non è più questione di apprezzare il candidato presidenziale.
    E lo stesso vale quando si tratta della tua salute e sopravvivenza fisica.
    Ma i globalisti si stanno impegnando molto per imporre a tutti il ​​corretto modo di pensare su questi e molti altri argomenti.
    E su tutti questi argomenti in Wikipedia e in una miriade di altre risorse di propaganda, c’è l’unica e sola verità.

    Tuttavia, in tutti questi casi, le persone in tutto il pianeta vedono che sta accadendo qualcosa di strano e,
    in tal caso, devono loro stesse comprendere i fatti e le diverse opinioni e prendere decisioni di grande importanza.

    Non è più possibile fare affidamento sugli enciclopedisti, i custodi della verità.
    E ora tutti sono in giro: ambientalisti e medici, cioè persone con gradi di successo molto diversi,
    capiscono i fatti e prendono il loro destino nelle proprie mani.
    E nel processo scoprono che la scienza non sono fatti pietrificati, ma un’eterna disputa e ricerca.
    In generale, c’è una possibilità per una nuova era: l’Illuminazione per tutti,
    e non solo per quelli presumibilmente già illuminati.”

    ogni riferimento al DdL Zan, al PD e a cosa sono diventati i 5*, è casuale (o fattuale, decidete voi

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    • Perchè, qualcuno ancora pensa che Wikipedia sia “neutra”? A parte le castronate che si moltiolicano, nulla è neutro a questo mondo, immaginate se può esserlo la prima fonte del sapere mondiale che ha sostituito, come autorevolezza “percepita” persino la TV.!
      Ricordo che anni fa Odifreddi raccontò che aveva contattato Wikipedia perchè correggesse alcune cose della sua biografia che erano completamente errate. Non fu preso in considerazione in quanto non accreditato… Non so come sia andata a finire poi.

      Risulta anche molto fastidioso, quando si argomenta, la continua richiesta di postare link. Come si faceva quando la Rete non c’era? Si richiedeva di portarsi appresso migliaia di volumi? Moltissime cose – direi le più – si sanno. Perchè studiate, lette, discusse, nel corso degli anni. Ma ora nulla vale se non si posta il link.

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  5. Marco Bo, credo comunque che sussista una speranza nella rete e nel contributo di più persone. Se dovremo fare a meno di Wikipedia, troveremo altri modi per documentarci. A meno che non accada come in Cina, ma non lo voglio pensare…

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  6. Non è un uso improprio del metodo galileiano, il motivo di tale insuccesso, ma il suo intrinseco limite naturale e il suo scontato epilogo: dalle ipotesi, dai fatti, non si può risalire per inferenza alle cause che li producono (né alle leggi che li regolano), ché questa procedura, per una serie di motivi troppo complessi da poter spiegare in quattro righe, è una pure e semplice contraddizione in termini.

    Si potrebbe sintetizzare il tutto dicendo che il “più” non può trarsi dal “meno”!

    Solo una conoscenza diretta del cause può far sì che si possano, con certezza, spiegare per deduzione i fatti che ne derivano. Altrimenti i fatti (bruti) li si fa parlare, nella migliore delle circostanze, con la voce caricaturale delle proprie aspettative (ipotesi), quando, come si vede sin troppo chiaramente ormai, non sia quella delle nostre più crasse convenienze.

    I fatti in sé sono MUTI… e i gatti miagolano (così anticipiamo le battute dei comici del blog…)…

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    • Scusate mi è partito il messaggio senza il pezzo iniziale:

      A proposito dell’importanza del METODO: quando, epistemologicamente, si giunse qualche secolo fa alla sostituzione del metodo deduttivo/sintetico aristotelico, con quello induttivo/analitico galileiano, quello che giustamente fa osservare Zhok circa i limiti di questo procedere scientifico, non poteva tardare a manifestarsi.

      Non è un uso improprio del metodo galileiano, il motivo di tale insuccesso, ma il suo intrinseco limite naturale e il suo scontato epilogo: dalle ipotesi, dai fatti, non si può risalire per inferenza alle cause che li producono (né alle leggi che li regolano), ché questa procedura, per una serie di motivi troppo complessi da poter spiegare in quattro righe, è una pure e semplice contraddizione in termini.

      Si potrebbe sintetizzare il tutto dicendo che il “più” non può trarsi dal “meno”!

      Solo una conoscenza diretta del cause può far sì che si possano, con certezza, spiegare per deduzione i fatti che ne derivano. Altrimenti i fatti (bruti) li si fa parlare, nella migliore delle circostanze, con la voce caricaturale delle proprie aspettative (ipotesi), quando, come si vede sin troppo chiaramente ormai, non sia quella delle nostre più crasse convenienze.

      I fatti in sé sono MUTI… e i gatti miagolano (così anticipiamo le battute dei comici del blog…)…

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  7. Se il XX secolo è stato il secolo della Fisica – e le questioni “morali” sono state fin da subito messe al bando ( anche e soprattutto da chi ha fatto poi “carriera” come pentito, es. Einstein) : le convenienze militari prima di tutto – il XXI secolo è il secolo della Biochimica.
    E, esattamente come un secolo fa, i presunti “tabù” sono stati fin da subito messi da parte: qualsivoglia cosa si vuol fare la si fa. I “tabù” servono al popolino per attizzarsi, scontrarsi, illudersi di poter contare, e mantenersi al livello “Signora mia, sapesse”. Come non ci sono stati limiti alla ricerca sulla energia atomica così non ce ne sono riguardo le infinite possibilità che la ricerca biologica ( genetica) offrono.
    Il problema è uno solo: il tempo non si compra. L’ evoluzione è avvenuta attraverso una “lunga pazienza cieca”, miliardi di anni di descent and modification. Quello che ora sembra possibile – e si fa – rimane sostanzialmente una incognita nel medio – lungo periodo.
    Ma il dominio del mondo come sempre urge, ed urgono armi sempre più performanti. Quindi tutto quello che si è in grado di fare si fa.
    Quello che conta è l’ oggi: al “domani”, ai “nostri figli e nipoti” devono pensare solo i poveracci, e morire sperando…

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    • “L’ evoluzione è avvenuta attraverso una “lunga pazienza cieca”, miliardi di anni di descent and modification.”: “Signora mia, sapesse”!

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