L’occasione mancata dagli Azzurri che scelgono di non inginocchiarsi contro il razzismo

(Luca Telese – tpi.it) – Una grande occasione persa. Se è vero (come è vero) che il calcio è il terreno su cui ogni piccolo simbolo diventa subito grande racconto, con la decisione di non inginocchiarsi contro il razzismo, gli Azzurri hanno perso due opportunità in un colpo solo. Scegliere tutti insieme che nessuno si sarebbe più inginocchiato, infatti, è l’unica cosa che è peggiore di inginocchiarsi tutti senza credere a nulla.

Non inginocchiarsi per partito preso, ma nascondersi dietro una decisione di squadra, poi, è un modo per coprire le responsabilità di ognuno con lo scudo protettivo della scelta collettiva. E soprattutto, posto che nella vita ognuno ha sempre il diritto di fare ciò che vuole, sarebbe bello discutere su questo tema, ponendosi una semplice domanda: perché mai qualcuno percepisce come una scelta non condivisibile un bellissimo gesto di solidarietà contro la violenza?

Tutto quello che si fa, quando si sceglie consapevolmente, dovrebbe essere spiegato. Ed ecco perché, così come giorni scorsi avevo detto – e scritto – che trovavo ridicola l’idea di imporre un impegno civile conformista e a comando, uguale e indifferenziato per tutti, adesso resto stupito di fronte a questo ultimo colpo di scena: il gesto di ignavia comune, indifferenziato e deresponsabilizzato.

Avevo sostenuto – perché ne sono convinto – che ognuno decide per sé ciò che intimamente ritiene giusto o sbagliato. Proprio per questo, peggio di questo unanimismo conformista, c’è solo il disimpegno civile d’ufficio. In fondo sono due facce della stessa medaglia.

Anche perché, proprio nel corso di questo Europeo, abbiamo scoperto, in una velocissima e progressiva contaminazione, quanto i simboli siano importanti, quanto lo sport e la coscienza della pubblica opinione diventino immediatamente una cosa sola.

Lo ha capito bene l’Ungheria di Orban – meno male che non ce l’ha fatta a passare il turno – che, mentre varava leggi omofobe e discriminatorie, sperava di rifarsi l’immagine nel mondo del calcio con il più classico tic della propaganda di regime.

Lo aveva capito bene il satrapo Erdogan, che imponeva il saluto militare alle sue marionette calcistiche nei giorni in cui l’esercito turco perseguitava i curdi.

Lo ha capito la Uefa, che si è spaventata sul tema dell’omofobia e che ha negato l’illuminazione di uno stadio con i colori della bandiera arcobaleno in nome del principio non scritto per cui è meglio combattere solo le battaglie facili. Così hanno pensato gli eurocrati del pallone, e certo – conoscendoli – non mi stupisce affatto.

Nel momento in cui la lotta si fa dura, e quando le autorità imbambolate si spaventano, i nostri Azzurri dovrebbero imparare dall’immenso capitano della Germania, Manuel Neuer. Il portierone tedesco che, senza pifferi e senza fanfare, ha scelto di indossare una discreta e bellissima fascia da capitano, con la bandiera arcobaleno, per spiegare che lui sta dalla parte di chi difende i diritti, e non da quella di chi li cancella.

E, ovviamente, questo aveva ancora più peso, perché Neuer giocava contro quella stessa Ungheria di Orban, proprio nella partita che ha contribuito ad eliminarla.

Quanto conta il gesto di un singolo, dunque, lo abbiamo imparato in queste ore. Quanto sarebbe stato bello che gli Azzurri si fossero regalati la possibilità di scegliere. Il mondo è bello perché ognuno decide quali simboli preferisce, ma, nel momento in cui esplode la guerra, io non ho dubbi che sia necessario adottare i simboli della libertà, farli sventolare come bandiere. E tra i simboli della libertà – in questo momento storico – i più importanti sono quelli per cui si paga un prezzo.

Oggi mettersi in ginocchio contro la violenza, e mettersi la fascia contro l’omofobia, sono due modi (belli) per distinguersi dai conformisti, dagli invertebrati e dagli ignavi. Non è poco.

14 replies

  1. La scelta è di non inginocchiarsi davanti al politically correct, ci si inginocchia per chiedere una grazia, per implorare perdono, gesto pacchiano, non se ne può più, è un lavaggio del cervello continuo

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  2. una montagna di sciocchezze
    qualsiasi cosa i nostri facciano sarebbe fonte di polemiche infinite.
    Il calcio in Italia per molti è una religione e si scatenerebbe una guerra di religione, in cui i calciatori sarebbero coinvolti qualsiasi cosa pensino individualmente. La federazione italiana pilatescamente non ha lasciato scampo addossando loro la responsabilità.

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  3. non ho chiaro il senso di questo inginocchiamento
    è un chiedere scusa?
    ma a chi e per cosa?
    i destinatari dovrebbero essere i neri, o tutte le persone di colore?
    perché se non rammento male pure i cinesi sono stati brutalizzati negli usa
    e pure i colorati, “razza” a cui appartengono i latini come noi
    mentre non si comprende perché i neri usa ce l’hanno con gli asiatici
    (dato che sono parecchi ignoranti non fanno differenze tra laotiani, cambogiani, vietnamiti, cinesi, giapponesi…)

    e per cosa non mi è chiaro, forse noi dovremmo chiedere scusa d’aver invaso nazioni
    vicine e lontane durante l’ultima guerra mondiale (e forse pure nel dopo), e questo lo capirei,
    e pure lo approverei se pur non avendo io partecipato,
    ma con la schiavitù negli usa? che centriamo? per via di Colombo?
    ma era un contractor expat non lavorava per la compagnia di bandiera, che tra l’altro manco era
    l’Italia, ma al massimo la “repubblica” di Genova.

    quindi le ambasce di Telese non le capisco, se non in salsa di “faccio polemica così mi cliccano in tanti”
    e pure io ci sono caduto, invece d’ignorarlo

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    • Non lo capisci perché tra neri e gialli non c’é buon sangue? Ottimo, suggerisco la visione di Fa la cosa giusta di Spike Lee.

      Non è cambiato quasi niente da allora. Anche le violenze della polizia specie contro i negri grossi.

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  4. Il gesto potente di Smith e Carlos, il sacrificio di Cassius Clay avevano il senso di una rottura, di una protesta contro il potere e l’arbitrio.
    Ora è il potere stesso che ti prescrive, a questo punto direi ti obbliga, ad inflazionati, prescritti e teleguidati gesti che in realtà supportano il potere stesso.
    E se non esegui sei fuori.
    Il mondo alla rovescia.

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  5. “Non inginocchiarsi per partito preso, ma nascondersi dietro una decisione di squadra, poi, è un modo per coprire le responsabilità di ognuno”
    Telese, le responsabilità sono personali, per quelle collettive sintonizzati col KKK.

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  6. Quasi mi sta simpatico Mancini. Pensa te se vincesse l’Europeo invece di qualche lacché del pensiero unico.

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  7. Anche i bianchi poveri sono brutalizzati dalla polizia US. Ed i neri spesso lo sono da parte di poliziotti neri, referenti a Capi della polizia ed a sindaci altrettanto neri.
    Forse non è solo una questione di colore. Mi sarebbe piaciuto che tutto il mondo si fosse (per anni) inginocchiato per la morte di Federico Aldrovandi, studente incensurato ( a differenza di Floyd) morto soffocato nel medesimo modo.
    Molto diversa è stata la sorte dei poliziottri che lo hanno ucciso.
    Ci sono morti da sfruttare all’ infinito e morti da dimenticare in fretta. E’ sempre stato così e lo è più che mai di questi tempi, purtroppo.
    E’ solo bassissima propaganda.

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    • Aldovrandi???

      Fosse solo lui.

      FERRULLI.

      RASSMAN.

      Ma, forse sopratutto, RICCARDO MAGHERINI, con i 4 cc assolti perché il fatto non sussiste!!!

      Nella civilissima Firenze, un uomo in crisi da droga con 3 cc sopra e un altro che lo calcia, testimoni, filmati… ASSOLTI. E Firenze se ne è fregata!!!!!!

      Fosse stato NERO, chissà! Urlava ‘sto morendo’! e quelli niente, l’hanno fatto morire, con un intervento tra testimoni e filmati, e li hanno ASSOLTI!!!

      PERCHE’ dovremmo indignarci di Floyd, e non di Magherini, Ferrulli,Aldovrandi e Uva?

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      • Perché Floyd serve alla propaganda Dem , gli altri no.
        Peccato che una propaganda tanto martellante sortisca l’effetto opposto. Ma non è detto che non sia proprio la divisione e la recrudescenza del razzismo quello che si cerca. Divide et impera.

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  8. oltre allo squallida spinta/tentativo coercitivo di stampo fascistoide verso il pensiero unico e il politicamente corretto, il punto centrale e’ cosa black lives matter e’ realmente, e magari anche chi ne sono i maggiori finanziatori. se telese e’ in buonafede poteva spendere una mezz’oretta ad informarsi prima di scrivere l’articolo

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