Le intuizioni di Beppe

(Giuseppe Di Maio) – Delle tante che ha detto, “alla fine resteremo io e il nano” è stata la migliore. Quella boutade qualificò il Movimento di Grillo come opposto alla destra, qualunque essa fosse: liberista, razzista, fascista. Poi, le altre battutine con cui i grillini e gli italiani tutti si sono sperticati con le interpretazioni, “uno vale uno”, “l’onestà andrà di moda”, “voglio dare il paese in mano ai 30enni”, “siamo un partito biodegradabile”… oltre a essere state tutte contraddette, sono anche rivelatrici di un pensiero scadente e senza conoscenza della struttura sociale. Questa fondamentale ignoranza ha generato il fruttuoso equivoco di imbarcare tanta parte dell’elettorato reazionario in un momento di crisi nella leadership della destra italiana.

Ciò che sta succedendo al vertice del Movimento è solo causato dalla sua debolezza ideologica. L’unica evoluzione che il panorama politico italiano poteva consentire al M5S era la sostituzione dell’attuale sinistra, traditrice dei suoi ideali, dominata da logiche private e espressione di un elettorato conservatore. Ma Grillo e i grillini odiavano l’elettorato conservatore, loro prospettavano soluzioni radicali per una popolazione di stampo reazionario. Purtroppo il radicalismo può essere solo di sinistra, e prima o poi la gente se ne accorge. Giacché la gente in Italia è di destra. Cioè cattolica, individualista, diffidente della propria dirigenza politica, con un ferocissimo animo privato in perenne attesa di vantaggi sui propri competitors sociali.

Il Movimento finora è stato ondivago nella proposta politica, ma un partito deve serrare le fila. Deve cioè rivolgersi a precise categorie sociali che, nel panorama affollato della nostra politica, gli daranno tanto consenso quanto il vantaggio che crederanno di ricevere. E allora invece di sostituire la sinistra, l’ex Movimento si dispone ad essere suo alleato, ingorgando un’area elettorale già di per sé minoritaria. Però a Conte pare opportuno acquistare le simpatie di un elettorato moderato, che nella sua idea di moderazione dovrebbe essere quello situato tra conservatori e reazionari, area già spremuta da Berlusconi quando sbandierava la rivoluzione liberale.

Il radicalismo del fu M5S si sta apprestando al declino, e forse il comico genovese l’ha fiutato. Il partito di Conte non sarà mai maggioritario, sarà un partitino del 10%  come ne nascono tanti in Italia attorno alla simpatia di un premier, alla sua onestà, e ad una certa sua eredità ideale. Ma non potrà aspirare a cambiare la società, perché da noi le uniche rivoluzioni si fanno senza che il popolo ne venga a conoscenza, e solo quando lo impone un potere straniero. Intanto quegli alleati che vorrebbero una politica comune, subordinano l’alleanza alla lealtà del M5S a un governo di destra; fanno patti sui territori, ma riescono solo a Napoli; sabotano l’attività amministrativa della meritevole Virginia non ritirando l’immondizia raccolta, etc… L’onestà poteva vincere solo avendo la maggioranza assoluta, ma ora che il M5S l’ha capito non ha più nessuna intenzione di biodegradarsi.

2 replies

  1. Anche Giuseppe Di Maio accenna al giochino farlocco del sabotatore Zinga nei confronti della meritevole Raggi, ma il suo articolo mi è piaciuto molto.

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  2. Mi sembra di ricordare che la gente voleva cambiare la deriva dei partiti al governo perché ormai lo strapotere era evidente. Per questo non c’era bisogno di avere ideologie ma solo di credere e voler credere nel cambiamento. Trovo che questo abbia valore e dia un senso al MoVimento ancora oggi anche se ha imbarcato tanti speculatori. La storia si ripete e noi italiani non abbiamo imparato abbastanza!

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