Selvaggia Lucarelli sul ritrovamento del piccolo Nicola

(Selvaggia Lucarelli) – Questo clima di sospetto nei confronti dei genitori del piccolo Nicola alimentato da certa stampa più che insinuante, da commentatori già virologi e ora detective, mi fa abbastanza orrore.

Sono stata bambina e ho vissuto in campagna. Avevo giardino, prati e campi vicino casa e un’autonomia che un bambino metropolitano può solo immaginare. Mi hanno trovata in piedi su un parapetto, sono stata inseguita da cani di pastori, a 18 anni e ripeto- a DICIOTTO ANNI- mi sono persa nel bosco di Allumiere vicino casa e ho dormito una notte lì, con soccorritori che mi cercavano e familiari che mi davano già per morta assieme alle due amiche che erano con me. Quando mia madre si è persa per 24 ore circa , tre anni fa, mio padre ha impiegato due ore prima di chiamare i soccorsi. Era convinto che l’avrebbe trovata lui in città. E invece aveva camminato per chilometri, dormendo alla fine in un bosco.

Io credo che si tratti di due genitori molto hippy e innamorati della dimensione rurale in cui vivono, abituati a lasciare i figli a scorrazzare intorno alla casa, forse con una sottovalutazione del rischio. Ho sentito parlare il padre, non mi è parso che dicesse cose su cui farsi dei film. Hanno chiamato tardi i soccorsi perché convinti di trovare loro Nicola , forse tranquillizzati da precedenti simili.

È il massimo che possa permettermi di supporre. Per il resto, non vedo cosa dovremmo insinuare. Che lo volessero morto? Che lo volessero abbandonare? Che fosse una punizione? Che boh, facessero riti satanici al chiaro di luna? E la prova della stranezza sarebbero i sandali ai piedi del bimbo? Sandali che forse la mamma gli aveva lasciato quando lo ha messo a riposare sul letto alle sei del pomeriggio? È comunque così improbabile che a due anni un bambino se li possa saper infilare?

Per favore. Non so se vi rendete conto che ogni sospetto buttato lì su questi due genitori è una suggestione in più per inquirenti, programmi tv e circo mediatico. E i servizi sociali, attivati sicuramente, dovrebbero fare il lavoro senza che da fuori si alimentino dubbi e complottismo. Forse qui ci sono due genitori maldestri, forse con dei limiti, forse superficiali, ma non penso che al momento meritino più ombre addosso di quelle che hanno avvolto il piccolo Nicola nella sua lunga notte nel bosco.

P.s. Mi ha mandato un messaggio un soccorritore del 118. Qualche sera fa un bambino piccolo è scappato da un hotel a Venezia. Lo hanno ritrovato lontano, era scappato. Se fosse caduto nel canale, la storia avrebbe avuto un altro epilogo. Anche sui giornali.

19 replies

  1. Mi domando come sarà felice, quel bambino, quando si confronterà con i compagni a scuola.
    Sempre che glielo portino, e che ci arrivi.

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  2. vuoi scommettere che da ora in poi, quali genitori responsabili (spero) non faranno lo stesso errore. Cioè l errore che ha consentito al loro figlio di allontanarsi indisturbato. Si faranno un esame di coscienza ed in futuro eviteranno che ciò non avvenga più. Mica è necessario essere assillanti, come mai si mettono recinti muri di delimitazione, protezione alta nei balconi, perchè sappiamo benissimo il rischi che persone incapaci di intendere e volere, possono correre. Certo, tutto questo è il senno di poi, ma come lo spieghi il fatto che prima che nostro figlio camminasse autonomamente, ho messo paracolpi negli spigoli del tavolo della cucina, erano giusto all’altezza degli occhi e della fronte. tolto il pomelli dei cassetti e sportelli, pentola bollente sul fornello, raccomandazione continua di star lontano dalle prese elettriche, questo è un esempio del senno di prima. Da queste inezie il resto è venuto da sè, senza essere ossessivi. certo non sono in una botte di ferro, ma almeno ho meno rimorso se accade qualcosa.

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      • … però se non fosse stato il caso, a quest’ora il bimbo avrebbe smesso di crescere…

        Mi ripeto: cosa succederà quando (e se) andrà a scuola?

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  3. “Per il resto, non vedo cosa dovremmo insinuare.”
    Non lo so, che a una certa ora potresti dare due mandate alla porta d’ingresso? O è da sfigati metropolitani?

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  4. Mi sembra una completa idiozia!! Non siete mai vissuti e cresciuti in campagna! La gente che sceglie la vita rurale ne accetta rischi e conseguenze, ognuno è libero di vivere la vita che si è scelto incluso per i propri figli!! Noi , della mia generazione siamo cresciuti così! Senza tante fole e patemi ! Se poi pensano di fare intervenire i pazzi dei centri sociali rovineranno un altro bambino !as usual!

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    • Quanti anni ha lei, @Manna? Non si accorge che qualcosina è cambiata?
      Non si parla di centri sociali, ma un controllino ci vuole, altrochè…
      Ammesso e non concesso che le cose siano andate come dicono. Avendo avuto figli, un bambino di un anno e mezzo che rimane fuori due notti da solo e lo ritrovano col sederino perfettamente pulito mi fa un po’ pensare. Avrà anche percorso Km da solo (figlio di Bolt?), ma non credo si fosse portato dietro la carta igienica ( che non so neppure, dallle descrizioni, se a casa sua usasse … ) Sarà anche Superbaby e novello Robinson Crosuè, ma i tempi della crescita – e le abilità – non variano di molto.

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  5. Devo condividere quanto scritto dalla Lucarelli per evidenti analogie con il passato.
    Sono nato e cresciuto in campagna negli anni 70.
    Mia sorella quando lei ne aveva solo due, si allontanò autonomamente da casa in diverse occasioni.
    Una volta si incammino’ sulla strada comunale, che pur non essendo molto trafficata era pericolosa per un’infante solitaria. Poi si avviò per i campi decidendo di voler raggiungere il fiume nel fondovalle.
    Io già alla fine della Prima elementare tornavo a casa da solo dal paesino, percorrendo i due kilo metri del ritorno perché non esisteva lo scuolabus.
    E di pericoli reali e potenziali ce n’erano.
    La matta del paese che ti si avvicinava con intenzioni mai chiare.
    L’amante con l’auto parcheggiata sul ciglio della strada mentre era intento a spiare l’amante con il binocolo.
    Pervertiti onanisti che si spingevano in macchina sulle rive del fiume per guardoneggiare le bagnanti dal retrovisore, condividendo la stessa strada con l’arrivo dei primi caldi. E poi gli ubriaconi che guidava o disinvolta ente e velocemente il loro trattore in discesa.
    Ma cosa cazzo ne sanno le generazioni successive iper protette ed accudite?
    Ovvio che dopo una fanciullezza da viziati ai primi ostacoli scateni o la subentrante frustrazione.
    Così ho imparato ad affrontare sempre nuove situazioni, con qualche timore certo, ma via via con meno paura.
    Il militare all’apice degli episodi di nonnismo.
    L’emigrazione per lavoro al nord e all’estero.
    Le malattie affrontate e combattute da solo.

    Massima solidarietà ai genitori che dovrebbero essere lasciati in pace dal solito marcio voyeurismo catodico per gente ignorante, marcia e incapace di fare la “O” col bicchiere.

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  6. In prima elementare lei aveva 6/7 anni, non 21 mesi. Scherziamo?
    E’ solo un caso che il bambino sia vivo. Quindi sarà meglio che si dia loro una occhiata. Come succede – o dovrebbe succedere – in tutti i casi simili.
    Io ho sempre abitato in città e sono sempre andata a scuola da sola. Come dovrebbe succedere anche ai giorni nostri. Ma 21 mesi sono 21 mesi, e in quei boschi ci sono cinghiali in giro. Solidarietà quindi fino ad un certo punto.

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  7. 21 mesi sono 21 mesi. Lo trovano in una macchia a 3 km, pulito, fresco e riposato. Non un graffio, una pinzatura di insetto, una traccia di fango, non si era nemmeno fatto la pipì addosso o la cacca. Magari non piangeva nemmeno. Scusate, ma sono una mamma e stento a crederci.

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  8. La Lucarelli viveva in campagna ma sicuramente (probabilmente) andava a scuola, la portavano in centro a fare compere, disponeva di TV volendo, qui si parla di una scelta New Age, rispettabilissima e anche bella, ma imposta a dei bambini che quando dovranno confrontarsi col mondo potrebbero sentirsi molto inadeguati, tramandando un atteggiamenti dei genitori che hanno fatto una scelta così radicale, immersi nel bosco senza nemmeno una strada, quindi nemmeno servizi, che sta a significare tagliare rapporti con la società e il suo mondo (non hanno tutti i torti) ma di fatto stanno mettendo i figli sulla stessa linea. Bellissimo crescere in campagna ma non isolati da mondo con cui poi ci si dovrà confrontare, prima o poi

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  9. cara Selvaggia, l’episodio, per fortuna a lieto fine, per come è raccontato suona un po strano……ma per fortuna a lieto fine.

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  10. non per forza bisogna cercare morbosità negli episodio, questo riferito a ciò che ho scritto prima. ma anni ’60 gita oratoriale 3° elementare, partiamo in 27 e rientriamo in 26…….27° più più più trovato.

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  11. Basta farsi una semplice domanda: lascerei uscire mio figlio col buio a giocare davanti a casa, in campagna e con noi nei paraggi facilmente raggiungibili? A otto anni certamente sì, a 21 mesi…
    Ricordiamo che a 21 mesi si è appena imparato a camminare, non si parla – se non qualche parola- e l’organizzazione dello spazio è estremamente limitata. Checché ne dica il papà che evidentemente pensa di avere a che fare con dei super baby ( sono “,naturali”e quindi …) però si è perso anche l’altro figlio di 4 anni di recente.
    Qualche “naturalità” di troppo?

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