Ma perché la Lega non cambia nome?

(Francesco Erspamer) – Ma perché la Lega non cambia nome? La parola aveva senso finché si trattava di un partito autonomista e che dunque dava importanza alle identità locali e ai vincoli di appartenenza. Con Salvini tutto ciò è stato completamente dimenticato: non perché la abbia traghettata nel nazionalismo, come credono alcuni suoi sostenitori e molti suoi detrattori; le sue priorità, proclamate apertamente in numerose occasioni, sono infatti (cito) “totale deregulation, rivoluzione liberale, libertà del singolo, azzeramento di tutti i controlli preventivi”; in sostanza liberismo puro, quello del dogma del laissez faire, laissez passer. Ogni scusa è buona per riempirsene la bocca: “Serve libertà di respiro”, ha detto a Draghi, chiedendo la fine dell’obbligo di portare mascherine. Propongo dunque di non chiamarla più Lega bensì, appunto, Libertà; o anche Libertas se volesse riconoscere le proprie origini, o magari Libertà Nord se tatticamente sembrasse opportuno conservare un po’ di regionalismo. O addirittura potrebbero ribattezzarsi “Freedom”, con anglicismo che attiri l’attenzione e i consensi dell’immenso popolo amerikano d’Italia, quello che compra su Amazon, non conosce altro cellulare all’infuori dell’iPhone e non lo nomina invano, e preferisce pagare il doppio un pessimo caffè da Starbucks.

Tanto per chiarire, io invece considero la libertà privata (l’unica che oggi conti, a destra come a sinistra) un sinonimo di egoismo e dunque un ostacolo alla realizzazione dei veri valori primari, che sono l’eguaglianza economica, la giustizia sociale e il bene comune. La riprova? Il fatto che fosse inclusa (a differenza dell’eguaglianza, della giustizia e del bene comune) fra i tre diritti universali e inalienabili proclamati dal documento fondativo del primo paese compiutamente capitalista, gli Stati Uniti, accanto alla vita e alla felicità, entrambe da intendersi come prerogative personali. Ben diversa la libertà di cui parlavano gli antichi, che era sempre collettiva, di un popolo, di una nazione, di una classe, e dunque sinonimo di indipendenza e di coesione, l’opposto della frantumazione anarchica e individualista promossa dal partito liberista di Matteo Salvini.

11 replies

  1. Francesco, ma non hai di meglio da pensare, mica sei leghista, lasciali nella loro brodaglia, no brodo. Mica ci hai fatto un pensierino?

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  2. Il suide verdano andasse a dirlo ai parenti del disastro di Genova e quelli della funivia, vediamo se c’ha il coraggio, lui e i suoi sozzoni compagni di merende.

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  3. Logo che vince non si cambia. Piuttosto il PD (quanti ne ha già cambiati?)
    Quanto a clericalismo, poi, il PD batte la Lega 10 a zero. In mente il Vangelo? “Non chi dice Signore, Signore, ma chi fa la volontà del Padre mio…” Ecco: la Lega dice “Signore, Signore…” il PD fa gli interessi della multinazionale più ricca e potente del Mondo.
    (Per quanto anche a Destra non scherzano, siamo in Italia…)

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  4. predica inutile al leghista che oltre a non vedere oltre al suo naso non è tanto svelto nel capire, e per di più si è dimostrato il classico ladro di polli.

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  5. predica inutile al leghista che oltre a non vedere oltre il suo naso non è tanto svelto nel capire, e per di più si è dimostrato il classico ladro di polli.

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