Non di solo Covid muore l’uomo

(Valeria Arnaldi – il Messaggero) – Esami e interventi posticipati a causa dell’ emergenza sanitaria. Controlli dimenticati.

Senza trascurare il timore di ospedali e centri medici, ampiamente diffuso nel pieno della pandemia. E, ora, lunghe liste d’ attesa per sottoporsi a test clinici, riprendere le cure, affrontare operazioni e via dicendo.

La pandemia, concentrando attenzione e sforzi sulla lotta al Covid, ha determinato un significativo allungamento dei tempi di attesa per interventi chirurgici e visite specialistiche in ospedale. Così, ora il privato soccorre il pubblico.

L’ Aiop-Associazione Italiana Ospedalità Privata si è offerta di prendere in carico i pazienti con ogni tipo di patologia per snellire le liste d’ attesa e tornare più rapidamente alla normalità. Anche medica. «Mettiamo a disposizione tutte le nostre strutture, a livello nazionale, per lo smaltimento delle liste d’ attesa.

Sono oltre 400 nel Paese, delle quali circa un terzo nel Lazio – dice Jessica Faroni, presidente Aiop Lazio – Dato che facciamo parte del Ssn, i pazienti entrano come se fossero ospedali pubblici con il ticket. La decisione è nata sulla base delle richieste della gente. Improvvisamente, molti hanno avuto l’ esigenza di controlli o interventi e si sono rivolti a noi.

La situazione è davvero pesante, da fuori non si capisce. Da noi arrivano quotidianamente pazienti trascurati dal punto di vista clinico, perché con il Covid è stato impedito loro l’ accesso alle cure. A volte, invece, non si sono presentati per paura di entrare in ospedale. È mancata la prevenzione oncologica. Per mesi sono state chiuse tante sale operatorie e si è fatta solo l’ urgenza. Sono state trascurate le malattie croniche».

BILANCIO NEGATIVO

I numeri di controlli e interventi non effettuati, nel pieno della pandemia, sono chiari. E alti.

Stando ai dati elaborati dall’ Agenas-Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, in collaborazione con il Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’ Anna, confrontando 2020 e 2019, nel Paese le mammografie sono diminuite del 30%. La riduzione è stata addirittura del 40% in Sardegna e Calabria. I ricoveri per ictus ischemico sono scesi del 22%. In Valle d’ Aosta, del 54%.

In Molise, quasi del 50%. Diminuiti del 22% gli interventi per tumore al seno. E anche qui, passando dal dato nazionale a quello regionale, si trovano ben altre percentuali. In Molise, il calo è stato del 62%. Nella Provincia Autonoma di Trento, del 52%. In Calabria, del 48%. Ben al di sopra della media pure Basilicata e Lombardia.

«Stiamo impegnando tante risorse per fare fronte a questa situazione – prosegue – Molti pazienti, a causa della mancanza di controlli o terapie si sono aggravati. I Pronto Soccorso sono pieni di persone che prima venivano curate in altro modo, non in emergenza. Sono peggiorati considerevolmente i pazienti affetti da demenza: il decadimento delle funzioni cognitive è stato aggravato dalla solitudine e dall’ assenza di stimoli».

Da non sottovalutare il tema della prevenzione. «Abbiamo avviato una campagna di sensibilizzazione per richiamare le persone negli ambulatori. La carenza di controlli si è fatta sentire negli ambiti di screening oncologici, mammografie, Pap test, epiluminescenza dei nei e tanto altro. Molti hanno pensato che, di fronte alla pandemia, questi esami fossero poco importanti.

Non è così. I controlli sono stati rimandati gradualmente, di mese in mese, e quasi senza accorgersene, si è arrivati a un anno o più». Ciò rischia di creare problemi anche dal punto di vista dell’ abitudine alle visite mediche. «La popolazione va continuamente stimolata quando si parla di prevenzione – commenta Faroni – bisogna sollecitare le persone a farsi visitare. Adesso, dopo un anno di fermo, riprendere l’ abitudine ai controlli è ancora più difficile, senza parlare dei soggetti più giovani, che avrebbero dovuto affrontare alcuni esami per la prima volta e non hanno potuto farlo».

Rimane la questione delle risorse. «Confidiamo nel fatto che lo Stato ci sostenga con un contributo – conclude – in Italia, però, in generale, c’ è un problema di medici. Siamo pochi. Bisognerebbe aumentare i posti nelle facoltà».

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