I candidati del Pd alle primarie per Roma: un’amichevole tra sconosciuti

(DOMENICO DI SANZO – ilfoglio.it) – Roberto Gualtieri sorride con baldanza, sta seduto al centro con le spalle larghe e il petto in fuori. Ai lati Imma Battaglia, attivista Lgbt, e Cristina Grancio, consigliera comunale ex grillina. E poi, a scalare: Giovanni Caudo, ex assessore di Ignazio Marino, e il consigliere centrista Paolo Ciani, il civico Tobia Zevi e l’ex viceministro Stefano Fassina. E’ la foto di gruppo dei candidati alle primarie del centrosinistra per il Comune di Roma. Esclusi Gualtieri e il sempre più eterodosso Fassina, si tratta di una squadra di carneadi per il dibattito politico nazionale. “Chi sono?”, si sarà chiesto persino qualche romano poco avvezzo alle cose della politica locale. Così l’immagine, scattata giovedì scorso, diventa il simbolo involontario del declino delle primarie. Lo strumento che avrebbe dovuto rivoluzionare la scelta della classe dirigente del centrosinistra e che invece è diventato poco più di un’amichevole tra sconosciuti, con qualche vecchia gloria a timbrare il cartellino.

D’altronde è una competizione di cui si conosce già il nome del vincitore. Quel Gualtieri che condivide la foto di classe sui suoi canali social e parla già da capitano. “Uniti oggi, come saremo uniti domani per ridare dignità, orgoglio e rilancio alla nostra Capitale”, scrive sopra la sua faccia sorniona. Lo stesso Gualtieri che è un candidato che fa tutto tranne che scaldare i cuori. La sintesi della situazione l’ha offerta Fassina durante quella mattinata. Raccontano che fosse spazientito dal ritardo dell’ex ministro dell’Economia e che si sarebbe lamentato perché trattato come la controfigura di Gualtieri.

Davvero un altro mondo rispetto al 2013. Quando le primarie furono una avvincente corsa a tre tra Ignazio Marino, David Sassoli e Paolo Gentiloni. Una sfida tra personaggi noti anche all’epoca al pubblico nazionale, terminata con la vittoria a sorpresa di Marino. Curiosità: Sassoli e Gentiloni, che nel frattempo – per usare un eufemismo – hanno fatto un po’ di carriera, quest’anno hanno declinato con aplomb la proposta del Pd di correre per il Campidoglio. Segno dei tempi. Diversi pure se paragonati a quanto accadeva nel centrosinistra romano del 2016. La gara tra Roberto Giachetti e Roberto Morassut non fu al fulmicotone, ma non si presentava così scontata e bolsa come quella del 2021. Giachetti vinse, per poi perdere con Virginia Raggi. Il pepe alla competizione nel centrosinistra avrebbe potuto metterlo Carlo Calenda. Ma non l’hanno chiamato per fare la foto di gruppo. 

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