Gianfranco Vissani: “Il buffet vietato di Figliuolo? Li mortacci… Bell’esempio!”

(di Luca Sommi – Il Fatto Quotidiano) – Gianfranco Vissani, che effetto le ha fatto vedere il commissario Figliuolo banchettare al chiuso mentre per voi ristoratori è ancora vietato?
Li mortacci sua!
Buongiorno Vissani.
Ma dai, che stia più attento! Uno come lui deve dare il buon esempio. Ora diranno che hanno preso precauzioni, ma per favore! Anche noi ristoratori le abbiamo prese, però siamo ancora chiusi. Tra poco potrete aprire… Sì, ma intanto ? Mi dicono di lavorare con le mense, ma lo puoi fare nelle grandi città: qui da noi come si fa?! Che faccio, cucino venti cinghiali per una mensa?! Figliuolo è stato accolto da Donatella Tesei, presidente della Regione Umbria…
È una mia amica. Sta lavorando molto bene, come tutti è stata presa alla sprovvista da questo maledetto Covid.
Non potevano organizzare il banchetto all’aperto come fanno tutti?
Forse sì, una disattenzione. Senta, come commissario meglio Arcuri o Figliuolo?
Arcuri ha fatto tutto quello che poteva, non c’erano vaccini tre mesi fa. Figliuolo ora ha i vaccini, è più semplice.
Che effetto le fa vederlo sempre in divisa?
Mah, un effetto strano, sembra un po’ un Paese militarizzato. Preferirei vedere i politici a gestire questa cosa, non i militari. Però le vere colpe stanno altrove.
Dove?
In Europa, Von der Leyen non ha comprato vaccini a sufficienza. E anche Christine Lagarde con sti foulard del c… al collo non ha lavorato bene. Questa è l’europa dei radical chic, non sanno un tubo dei problemi della piccola e media impresa.
Torniamo in Italia. Lei è stato davanti a casa Draghi per protestare e chiedere aiuti al settore della ristorazione…
Sì, e mi sono rotto tre costole! Stavo di fronte a casa sua e c’erano tre gradini, sono inciampato e sono rotolato a terra come un salame…
I rischi del mestiere del rivoluzionario… cosa voleva dire a Draghi?
Di darsi una mossa con questi ristori, sono lenti come le lumache! Era più veloce Conte. I ristori arrivavano più puntuali.
Attenzione. A Vissani piaceva più Conte di Draghi.
Conte è una brava persona e in quel casino che c’era all’inizio si è comportato molto bene. Draghi ha un grande spessore internazionale, però sta proseguendo quello che stava facendo Conte. D’altronde cosa potrebbe fare di diverso? Questi prima di mettersi d’accordo passano i mesi… Con sto casino di partiti non deve essere semplice.
Il suo amico Matteo Salvini ci mette del suo…
Ma Matteo è un bravo ragazzo, è entrato al governo perché glielo ha detto Giorgetti.
Ha sentito Salvini recentemente?
Sì, e gli ho detto che ha fatto bene a entrare nel governo così almeno contrasta un po’ il Pd, che invece di pensare agli italiani si fa i c… suoi!
Però nei mesi scorsi Salvini andava in giro senza mascherina, diceva tutto e il contrario di tutto. Ha sbagliato?
Sì, ha sbagliato. Però è meglio del Pd.
Torniamo al ristorante: come vanno le cose?
Come vuole che vadano? Fatichiamo e fatichiamo. Lavoriamo un po’perché abbiamo anche le camere, altrimenti sarebbe un disastro. Al chiuso non possiamo ancora ricevere i clienti, all’aperto qui da noi fa ancora freddo. E poi noi viviamo con i turisti, ancora se ne vedono pochi.
Pochi o nessuno?
L’altro giorno ho visto un pullman pieno di belle ragazze straniere, speriamo non sia la classica prima rondine che non fa primavera…
Con il Covid avete rischiato di chiudere per sempre?
Ringraziando Dio questo no, però è stato un anno molto duro. Mio figlio Luca ha gestito bene l’emergenza.
Quanto fatturava Vissani prima del Covid?
Di preciso non lo so, credo 1 milione e mezzo di euro.
E quanto ave te preso di ristori?
Poco più di 15 mila euro, ma dovrei chiedere a mio figlio. Comunque poca roba.
Le piace la Meloni?
Molto.
Più di Salvini?
È un testa a testa.
Lei chi voterebbe alle prossime elezioni?
O la Meloni o Salvini.
Detto dallo chef di Massimo D’alema…
Il Pd ha rotto i cogl…
Un messaggio finale a Figliuolo…
Caro Figliuolo devi fare i vaccini a tappeto! E non mangiare più tartine al chiuso…

8 replies

  1. Questo è un uomo d destra ma chiaramente ci si s può ragionare, una persona per bene che rispetto. Al contrario di gran parte degli esagitati scomposti fan di Cazzaro e Pesciola

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    • @ Bugsyn

      Certo che con uno come Draghi si può ragionare.
      Però alla fine o ti adegui o vieni schiacciato come un pidocchio.
      L’ AMMUINA ,lui e quelli come lui, la lasciano fare agli sherpa, a quelli che fingono di perseguire
      politiche sociali ma non son altro che fiancheggiatori dei poteri più retrivi.
      Mi sorprende che un commentatore, sempre così acuto come l’amico Bugsyn ha dimostrato essere
      in una infinità di occasioni, possa ancora nutrire dubbi sulla natura brutalmente restauratrice della
      politica di Mario Draghi.
      Chi sia Mario Draghi, da dove venga, di quali poteri sia espressione e dove voglia andare a parare
      non dovrebbe essere, da trent’anni ormai, un segreto per nessuno.
      Se qualcuno vuol continuare a illudersi è ovviamente libero di farlo, ma la realtà dei fatti, così come
      si succedono l’uno all’altro, racconta tutt’altra storia.
      Cordialità

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    • Questo è un evasore fiscale con sentenza di condanna definitiva.
      Cosa mi aspetto da un ignorante adoratore del capitone sciacallo e BACIASALAMI o della fascio coatta peracottara a rotelle già lo so:
      Idiozie e faciloneria catastrofiche sia teoricamente che sul piano pratico.
      Chi si assomiglia ai piglia.
      Tieni telo per te.

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  2. O.T. Per Adriano58
    DI ALDO CAZZULLO
    Gianni Agnelli non voleva assolutamente che Cesare Romiti, l’amministratore delegato della “sua” Fiat, frequentasse il salotto di Gustavo Rol.

    È stato lo stesso Romiti a raccontarlo: «Mi diceva sempre: “Romiti, non ci vada!”. Ne era terrorizzato da quando a Venezia aveva sentito Rol raccomandare a un amico comune di non prendere l’aereo per Roma. Quell’aereo cadde, l’amico morì. Io però a casa di Rol trovavo Marcello Mastroianni e Federico Fellini che pendevano dalle sue labbra».

    E una sera pure Romiti rimase perlomeno turbato: «Rol mi fece scegliere un foglio bianco tra tanti, su cui apparve un testo pieno di informazioni riservate e di consigli sulla Fiat. Conoscevo la grafia di Valletta. Era senza dubbio la sua. Mistero o trucco? Me lo sono sempre chiesto, non l’ho mai capito».

    I torinesi sono inquadrati, strutturati: militari, operai, comunisti, preti sociali. Già nel 1857, ben prima della fondazione della Fiat, Herman Melville annotava: «La città sembra costruita da un solo impresario con i denari di un solo capitalista» Proprio per questo, i viaggiatori che la visitavano si sono sempre detti che una città così squadrata, quasi una Gerusalemme terrena, dovesse nascondere un mistero, un segreto, una trama occulta.
    Gustavo Rol nella sua casa di Torino Gustavo Rol nella sua casa di Torino
    Amicizie
    Non ho mai intervistato Gustavo Rol; ma ho chiesto di lui a tutti i torinesi con cui ho parlato. Franco Reviglio, l’ex ministro delle Finanze ed ex presidente dell’Eni, mi raccontò ad esempio che Rol era amico di suo padre, aristocratico torinese, e frequentava la sua casa di corso Moncalieri: «Si divertiva ad animare i quadri e a fare magie con le carte; ma quando si giocava a bridge era corretto…».

    Raccolsi due versioni diametralmente opposte da Elémire Zolla, lo studioso del Mahabharata e del Ramayana, e da Vittorio Messori, l’autore del longseller Ipotesi su Gesù. Mi disse Zolla, nella sua casa di Montepulciano, in un pomeriggio pieno di sole del 1996: «Rol raccontava in modo lesto e poteva affascinare chi non si fermava ad analizzarne le parole. Un giorno si presentò a casa mia. Si aprì la porta, e c’era il vuoto: quell’ometto calvo era già in salotto. Un piccolo saggio della sua abilità. Poi prese a parlare in modo fitto, variando rapidamente parole e argomenti, e disse di possedere un quadro che mio padre Venanzio, pittore, aveva dato in gioventù a una ragazza, dopo una notte d’amore. Portai Rol da papà, che ne fu seccato. Lui continuava a raccontare le storie più varie, diceva di essere il confessore della Lollobrigida e delle altre grandi attrici del momento, poi tirò fuori il quadro e chiese a mio padre di apporre la firma, che mancava. Papà lo guardò e rispose: “Ma lei pensa davvero che io abbia potuto dipingere una tela così brutta?”».

    La promessa di Messori
    Messori la pensava in modo molto diverso. Lo chiamava «l’uomo di via Silvio Pellico 31», indirizzo che conosceva e frequentava, dopo aver promesso a Rol che non avrebbe mai scritto di lui, almeno finché fosse in vita. «Non assistetti a molto di ciò che testimoni insospettabili hanno visto – dalla pittura a distanza di copie di capolavori sino alla bilocazione o alla sfida all’impenetrabilità dei corpi -, tutti ammettendo che si andava al di là di ogni possibilità di arte prestigiatoria, per quanto raffinata». Ma quel che aveva visto era, ed è, sufficiente a Messori per concludere che «Rol non era soltanto un elegante, colto, educatissimo gentiluomo torinese; era un uomo buono, generoso, disinteressato. Neanche tra i detrattori più accaniti qualcuno ha potuto accusarlo di aver tratto profitto economico dai suoi “numeri”, se tali erano. Più che prendere, ha spesso dato ai bisognosi che assisteva». Qual era dunque la motivazione, se non il denaro? La vanità? «Ma quale vanità non sarebbe stata assai più soddisfatta accettando di essere uomo di spettacolo? Quale vanità, poi, in un uomo che mai accettò di apparire in televisione e che esigeva dai giornalisti», tra cui lo stesso Messori, «di parlare di lui solo da morto?». Questo possiamo concludere: l’uomo era sfuggente; non era interessato al denaro – mentre avrebbe potuto accumularne molto -, ma non disdegnava l’ammirazione dei potenti e la consuetudine con loro. E’ noto il suo rapporto con Fellini, con cui progettarono anche di fare un film mai realizzato; sono documentati i suoi incontri con Mussolini e De Gaulle.
    Torino, città divisa
    La città si divideva nel giudicarlo, ma tutti ne parlavano con riguardo, rispetto e a volta una punta di timore reverenziale. Non ostacolava la sua celebrità il fatto che si fosse imparentato con gli Agnelli: suo fratello aveva sposato la cugina del Senatore, che era stato il testimone di nozze insieme con Gabriele d’Annunzio. La traccia che ha lasciato a Torino è tale che il centenario della nascita nel 2003 ha avuto un lungo strascico di lettere alla Stampa, la maggior parte in difesa, qualcuna di critica. Tutto si può dire, ad esempio che non era impossibile vaticinare a Mussolini la sconfitta nella seconda guerra mondiale (nel 1942 oltretutto, quando la guerra parallela del Duce era già finita da almeno un anno); ma si può anche criticare l’iniziativa del Cicap, il centro di acchiappa illusionisti che pretendeva di ricreare tutti i suoi “trucchi” (lui li chiamava esperimenti).
    Un altro Nostradamus?
    C’è qualcosa, nella figura enigmatica di Gustavo Rol, che può ricordare l’ebreo convertito Nostradamus, che illusionista non era per certo, bensì uno dei protagonisti del Rinascimento francese, la cui fama è oscurata dal fatto di non aver trovato studiosi e interpreti degni. Dietro le visioni anticipatrici di Nostradamus aleggia una religiosità più vicina alle forme primigenie di controllo delle energie naturali che a quelle codificate dal rito, dalla dottrina, dall’autorità. Ci sono misteri destinati a restare irrisolti. Forse non ebbe torto un altro torinese irregolare, Guido Ceronetti, quando disse a proposito di Rol: ci sono cose di cui è bene si taccia.

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      • Qualche giorno fa non mi ricordo perché Adriano chiese se lo si conosceva.
        Io tanti anni fa ho visto una puntata di Vespa a Vespa in cui si parlava di lui.
        Non credo a niente di niente, ma mi affascina, forse affascina è esagerato, ma ecco un articolo me lo leggo.

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