Guardia Sanframondi: Elogio di Floriano, eroe del Rinascimento Guardiese

(Raffaele Pengue) – È giunto ormai il momento di elevare un monumento a Floriano. Non per motivi politici, non per quel che fece come sindaco di Guardia, su cui i giudizi sono controversi, e ciascuno resti nel suo. Ma dal punto di vista umano, strettamente personale, psico-fisico. Floriano va celebrato come un eroe del Rinascimento Guardiese. Nessun organismo vivente di questo ridente borgo di fine Medioevo ha fatto meglio di Lui, né avrebbe potuto resistere, abbozzando pure un finto sorriso, a tutte le lodi che si sono abbattute e concentrate su di Lui e così a lungo. Da quarant’anni è investito da una venerazione sociale che non ha precedenti per intensità e durata. Per anni ha polarizzato l’amore sfuso della società guardiese, il leccaculismo assai diffuso nel nostro paese si è concentrato e convertito in amore ad personam, su misura per lui. Per decenni pool di pseudo-politici, squadre di arrampicatori sociali e di ingannatori seriali lo hanno incensato, braccato, processato e infine tradito. Per anni i problemi guardiesi si sono risolti grazie ai suoi buoni uffici. Interi nuclei familiari hanno vissuto grazie a lui grandi soddisfazioni; per anni, vorrei dire per millenni considerando il passaggio dal secondo al terzo millennio. Non dicemmo allora e certamente non diciamo oggi che Floriano fosse il Migliore, fosse immacolato e che non ci fossero ombre nella sua vita di politico; diciamo ora e dicemmo allora che è stato ed è una sciagura per questa comunità e i suoi punti oscuri non erano più vasti né più scuri di quelli dei massimi capataz della storia locale. Certo c’è anche chi lo ha accoltellato alle spalle, un paio di sindaci trombati hanno tramato contro di lui. Ma lui non ha ricambiato l’odio, anzi con alcuni ha ripreso a trescare, con altri ha dimenticato. E oggi non pochi nemici di ieri sotto sotto lo riabilitano, lo corteggiano, lo blandiscono. Un tempo grande impresario di consensi, le sue due gestioni sindacali non hanno lasciato a Guardia opere memorabili e nemmeno danni irreparabili, come paventavano i nemici. Non ha fatto la rivoluzione che pure aveva annunciato, è andato avanti a zig zag. Ha per primo lanciato a Guardia la Nuova Era: veicolando consumi, banalità e americanizzazione. Guardia Città Europea del Vino, il brand Falanghina è l’arrivo di tappa del Giro d’Italia sono frutto della sua perseveranza. Ha avuto anche terribili mazzate elettorali (l’ultima solo sette mesi fa). Nella tempesta però ha sempre mantenuto il sorriso, ha preservato il suo Ego e chi lo conosce giura che non ha perso neanche la voglia di scherzare e di sedurre.

Ecco, ora provate a paragonare alla fine del decennio cominciato nel duemiladieci Floriano con uno dei protagonisti del panorama politico dei giorni nostri. E ditemi, senza nessuna preferenza di natura ideologica o politica, se non provate difficoltà anche solo a stabilire paragoni. Pensate che sia una differenza da poco? Pensate che non conti nulla se chi amministra Guardia oggi continui a essere e sentirsi erede e continuatore di una storia, di un modo di pensare, perfino di un’ideologia? Consideri i nuovi protagonisti oggi al governo della comunità e ti accorgi di una cosa: in loro vedi riflessa solo una storia, la storia di Floriano, che magari era controversa, non ti piaceva, ti urtava o ti spaventava, ma c’era. Vengono praticamente da se stessi, non hanno storia; sono parvenu, apolidi, self made man, mutanti, o come altro volete definirli. Solitari interpreti di una fase, attori che recitano a soggetto, personaggi in cerca d’autore e di target. Protagonisti autoreferenziali che traggono legittimazione da se stessi e dalle condizioni del momento. Ingrati che non rappresentano una storia ma un’opinione corrente. Pensate basti dire Io sono Nuovo? No, Io sono Nuovo è un’affermazione suicida nel medio periodo, perché il Nuovo invecchia in fretta e viene presto scavalcato dal più Nuovo. Oggi per durare a Guardia, il Nuovo deve scommettere sull’oblio, ovvero sulla perdita di memoria collettiva. Questa è la vera differenza e il vero salto nel buio che abbiamo fatto a metà settembre. Ed è questa la ragione per cui la parabola del Cambiamento è breve, non lascia tracce, non si inscrive in nessuna storia ma solo in un presente che passa in fretta.

Un tempo si pensava che la politica a Guardia, di maggioranza o di opposizione, avesse solo bisogno di creatività, di immaginazione, di visione, di coraggio per mettere l’audacia al servizio del bene comune. Invece il nuovo mondo inaugurato dagli eredi di Floriano sta morendo prima ancora di nascere. O forse tarda a comparire.