Stiamo giocando

( Giuseppe Di Maio ) – La povera gente non conosce il processo penale. Qualche sfortunato ha avuto a che fare col giudice di pace, e se proprio è jellato anche col tribunale. Il sistema giudiziario, specie il suo ambito penale, è l’estremo guardiano della lotta di classe, il cane della disuguaglianza. Sì, lo so, molti di voi già si stanno stracciando le vesti: la disuguaglianza è naturale, gridano, non è certo provocata da un giudice. Eppure, ancora una volta vi prego di credere che la disuguaglianza che a noi interessa è ideologica e politica, mentre quella naturale appartiene solo alla categoria della meravigliosa differenza, e non produce alcun ordine sociale.

Ma, attenti! Se perdurate nella convinzione che la disuguaglianza sia una questione naturale, è molto facile che apparteniate allo stuolo di ottusi, collusi e fetusi che ammorbano la società e le urne. Da ottusi, vi limiterete a pensare che sia stata colpa dell’avvocato o del giudice che vi ha preso in antipatia; ma la vostra negazione della lotta di classe tra le misure del Recovery plan non vi terrà al riparo dalle crude regole della mobilità sociale. Da collusi parteggerete per i tempi del giusto processo, sarete nemici giurati della persecuzione giudiziaria, e difensori delle leggi sulla privacy. Da fetusi infine, vi preoccuperete già delle intercettazioni, della depenalizzazione dei reati di corruzione, del tempo da cui decorre la prescrizione, della giurisdizione di un giudice o della sua assegnazione in Cassazione.

Insomma sì, siete voi quelli che reclamate regole ondivaghe e libertà a comando; siete proprio voi che reputate giusta solo la legge che punisce il vostro nemico. Eppure, nonostante abbiate chiari in mente i vantaggi sociali che scaturiscono dal superamento della regola e da un sistema giudiziario amico, siete ancora capaci di negare che la disuguaglianza sia ideologica e politica. Ma non siete quelli che non si affiderebbero mai a un avvocato d’ufficio? Voi sapete troppo bene quanto valga l’originaria disparità economica in un giudizio a impulso e a sviluppo privato. Dite la verità, credete ancora ai meriti che fondano le gerarchie sociali e che la ricchezza sia distribuita tra chi ha avuto voglia di lavorare?

Ebbene, gioite! Il vostro premier balbetta con un fil di voce che non tutti gli italiani furono brava gente, all’indirizzo di un Salvini a soffietto che apre e chiude a seconda degli ordini ricevuti dall’Assolombarda. Però Draghi mantiene la giustizia ben ficcata nel pantano dei tempi giudiziari, nel fitto intrico delle procedure, dove prospererà l’interesse a sfuggire alla pena attraverso il “diritto” ai giusti processi. Mi dimostri come ridurrà i tempi giudiziari, mi dimostri i suoi proclami altisonanti e quelle percentuali ridicole e farlocche. Lui sa che la corruzione e l’illegalità impunite sono il più grande motore della disuguaglianza, e non vuole indispettire i beneficiari del peggior sistema giudiziario dell’Ocse. Riferitemi tra un anno, voi che applaudite, quanto sarà cambiata la composizione della popolazione carceraria. E allora, com’è che il vostro illuminato ha fatto fuori dal Recovery il salario minimo? Non ditemi che la misura avrebbe nuociuto all’economia di un sud già agonizzante. L’Europa si prepara ad accusarci di dumping salariale, minacciando di generare una norma valida per tutta l’Unione. Scusa Salvini, ma è colpa della Von der Leyen, non sono stato io. Perché Draghi ha lasciato tale e quale il sistema fiscale?

Se Conte non alza la testa dalle nuove regole per il Movimento e non minaccia di sfilarsi dalla maggioranza, mostrerà inesorabilmente quale valore politico avrà la sua rifondazione. E già! Poiché sarebbe necessario segnare prima o poi un confine ideale che abbia qualche corrispondenza con l’azione politica. O forse dobbiamo soffrire ancora il cazzaro e la mansuetudine del Presidente del Consiglio fino al limite estremo del semestre bianco, quando una defezione della destra dai banchi del governo non provocherà più le elezioni anticipate?

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