La fine della Ue

(Vincenzo Costa) – Non ci siamo accorti, ma la UE non esiste più. Certo, esiste un insieme di istituzioni, ma la UE ha cessato di essere l’orizzonte politico entro cui si muove e si muoverà la politica degli stati. Se le istituzioni rimangono, e rimarranno forse per un periodo indeterminato, è solo perché nessuno sa più come farne a meno senza produrre danni. Come se si fosse creato un mostro che tutti vorrebbero abbattere ma che oramai bisogna tenere in vita perché abbattendolo cadrebbe su chi lo ha costruito. Condannati a stare nella UE, senza farsi distruggere da essa: questo è l’orizzonte politico dei prossimi decenni.

Ma come orizzonte ideale e politico la UE non esiste più. Nella realtà la UE non è finita a causa dei sovranisti: è finita perché è una macchina farraginosa, incapace di prendere decisioni in tempi brevi, e di prenderle offrendo certezza. Il recovery Plan non si sa ancora se ci sarà, a quanto ammonterà, il patto di stabilità non si sa se tornerà a regime e quando. Come fa uno Stato a progettare? La UE non solo non è stata capace di produrre in proprio un vaccino, pur donando abbondantemente denaro alle industrie farmaceutiche, ma non è stata neanche capace di fornire e produrre la necessarie quantità di vaccini. Ora si oppone, per ragioni politiche, a Sputnik, ma i tedeschi e gli austriaci vanno per i fatti loro. Restiamo come al solito noi, gli europeisti esaltati (Binswanger la chiamava esaltazione fissata, una malattia grave eh), a vincolarci alla UE, a immolarci sull’altare dell’ideale.

Il processo di disgregazione è in marcia. Michel e la von der Leyen litigano, e parrebbe che alla base della sedia mancante ci fossero divergenze tra di loro, tra chi aveva stabilito i protocolli. E le ragioni politiche e di dissenso politico tra gli stati rispetto alla Turchia è profondo.

Di fatto, ognuno si muove come se la UE non esistesse. Ognuno capisce che la UE è una disgrazia, per i vincoli che pone e l’incapacità che esprime, che non può non esprimere per il modo in cui è stata costruita. La UE PARALIZZA in un mondo in cui contano decisioni rapide. E’ stata pensata male (a partire da Spinelli, che è giunto il momento di iniziare a decostruire severamente) e costruita peggio. Ora per tutti il problema è: sopravvivere nonostante la UE. Ma per nessuno è un orizzonte, né ideale né vincolante. Per tutti è solo un fardello di cui è difficile liberarsi oramai. Morirà giorno dopo giorno, senza clamore, senza rotture, di consunzione. Gli altri sono già tutti usciti dalla UE, fanno come se non ci fosse. Tranne qualche anima bella da noi, come gli europeisti che non hanno mai incontrato gli europei fuori dai confini.

A costoro farebbe assai bene parlare con qualche tedesco, polacco, francese, danese. Sarebbe per loro un sano bagno di realtà. Per dirla con le parole di un mio amico polacco: “A noi della UE non ce ne frega niente. CI va bene sin quando arrivano i fondi europei. Il resto sono chiacchiere inutili”

6 replies

  1. Costui non sa.
    Vada a farsi un giro in un qualunque Paese del terzo o quarto mondo: lì sanno cosa sia l’Europa, cosa gli USA, la Russia, la Cina, l’India.
    Conoscono benissimo le differenze e i valori.
    L’obiettivo politico dei prossimi decenni è quello di far tornare il LAVORO da dove alcuni grandissimi l’hanno delocalizzato.
    Ricordo perfettamente quando dopo il MEC, la CEE, la CE arrivò l’Unione e Schengen:
    libera circolazione di persone, servizi e merci EUROPEI in Europa.
    Non l’arrivo di merci schifose a basso prezzo dalla Cina o da qualunque altro Paese dove si potesse pagare un salario di 1 USA $ al giorno, senza sanità o pensione.
    Costui cambi amici: quelli che ha non lo sono, sono parassiti, come i nostri mafiosi.

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    • Vero, ma vero anche che gli italiani e l’italia siamo polli da spennare e da depredare, e in europa contiamo, conte o non conte, meno di niente,
      L’unica cosa che interessa dell’italia sono gli enormi depositi bancari, vedi societe generale e credit agricole , banche che si stanno accaparrando asset bancari finaco scalare poste italiane.
      Europa si, ma federale dove ognuno comanda in casa propria,

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  2. Fighi i polacchi che prende ad esempio: sfruttatori delle risorse UE, senza dar nulla in cambio e pretendendo di mettere veti.
    Veri PRENDITORI, in tutti i sensi.

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  3. Viviana Vivarelli
    La pandemia ha dato un forte scossone all’Unione europea. Che era pesante e farraginosa lo sapevamo. Che era un carrozzone costoso e pieno di contraddizioni e di incagli pure. Che era tutt’altra che una unione democratica pure, dominata com’era da una Troika, espressione solo delle classi più ricche e tesa ad angariare i popoli con direttive assurde come l’austerity, il fiscal compact, una BCE incapace di stampare denaro direttamente e di darlo direttamente agli Stati come fa la Fed. Che dipendesse direttamente dai diktat del Fondo Monetario anche. E che fosse una marionetta nelle mani dell’Atlantismo marca USA senza una politica estera sua propria è nei fatti.
    Ma la pandemia ha sospeso il patto di stabilità che ora sarà rimandato di altri due anni. E l’affaraccio dei vaccini con tutta la sua disorganizzazione e lentezza ha dato una scossa mortale alla sua credibilità.
    Forse i popoli europei avranno bisogno di una Unione per reggere all’urto di grandi potenze quali l’India o la Cina. Ma non sarà certo con questo carrozzone fatiscente, simile ormai a una vecchia corte di sovrani e cortigiani schiavi di regole assurde e di etichette insensate che ne verremo fuori. Ne potevamo venire fuori con una rivoluzione democratica che partisse da ogni Paese e allargasse la democrazia e una distribuzione più equa della ricchezza. Ma è proprio quello che i magnati di questa vecchia Europa non hanno mai voluto permettere, mentre il liberismo si è mangiato anche i più onesti di loro.

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  4. Sono anni ormai che c’è chi parla della fine dell’UE, della crisi dell’UE, della rovina dell’UE, e compagnia bella. Eppure l’UE è sempre lì, detta sempre legge e non ha nessuna intenzione di farsi da parte.
    Che sia una macchina farraginosa lo sanno tutti, che sia inefficiente anche, che abbia adottato politiche economiche che hanno massacrato alcuni Paesi a tutto beneficio di altri è parimenti noto, che di fronte alla pandemia si sia sbriciolata è evidente.
    Eppure sopravvivrà.
    Sopravvivrà perché c’è un’immensa e inossidabile corte di burocrati che sono mantenuti da questa macchina farraginosa e non hanno nessuna intenzione di fare le valigie.
    Sopravvivrà perché alcuni Stati continueranno ad avere interesse ad usarla come il proprio bancomat a discapito di altri.
    Sopravvivrà perché ci sono quelli come noi italiani, che continuiamo a dire che è il migliore dei mondi possibili, il paradiso in terra, che continuiamo a cantare le lodi dell’UE così generosa durante la pandemia, a raccontare che ci riempie di soldi col Recovery, ci sono quelli come noi italiani che eravamo a un passo dal prendere il MES, che trattavamo a pesci in faccia chi ci avvisava che era una trappola e trattiamo tuttora come un nazionalista incallito chi osi criticare l’UE e come un pericoloso sovversivo chi osi mettere in discussione l’Euro, perché ci preme mostrarci asserviti e contenti, ci preme far vedere che prendiamo bacchettate col sorriso nei denti, ci piace andare a Bruxelles col compitino fatto, e quando ci danno sei meno meno ringraziare sentitamente e dire che se non ci fosse l’UE chissà dove andremmo a finire.
    Di fronte a tutto questo, l’UE sopravvivrà, e fra qualche anno sarà più forte di prima. Non c’è speranza.

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  5. “Sopravvivere nonostante la UE.” Scrive l’articolista.
    Il nostro debito pubblico lo sta comprando la UE. Il recovery ce lo darà la UE.
    Manteniamo un senso di solidità finanziaria, nonostante segnali contrari, perché apparteniamo a qualcosa di economicamente solido, cioè la UE.
    È vero sotto certi aspetti questa un’unione di Stati è una incompiuta: ha una forte moneta unica che la unisce ma non una altrettanta struttura amministrativa capace di guidarla adeguatamente. Gli Stati membri ancora non si convincono a crearla.
    Sta attraversando un momento di crisi? Può darsi, ma c’è e, probabilmente, continuerà a esserci, io dico per nostra fortuna.
    Quelli che vedono come una iattura l’appartenenza italiana nell’unione europea mi chiedo che idea hanno, che sogno hanno, di questa Italia fuori da essa.
    Prima di entrare in Europa, per tutti gli anni novanta, l’Italia ha svalutato pesantemente la lira, almeno verso il marco e il dollaro, ha pagato miliardi e miliardi di lire di interessi, ha privatizzato grandi aziende pubbliche perdendo milioni di posti di lavoro, con la scusa di ridurre il debito pubblico ma senza ridurlo di niente , anzi. Ha avuto anno dopo anno una crescita del PIL bassa, nulla se non addirittura negativa.
    Cosa pensano questi antieuropeisti che le cose andrebbero meglio oggi se l’Italia uscisse quando tutto fa pensare il contrario?
    Per fortuna nostra, e loro, questo non accadrà, non lo permetteranno tante categorie economiche e tante categorie di cittadini che capiscono a quali false fortune andranno incontro in tale evenienza; che continuino a sproloquiare in beatitudine tutti questi sognatori antistorici.

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