Astra Zeneca sotto falso nome

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – C’era una vecchia barzelletta, innocente rispetto all’odierno sdoganamento degli affetti dalla sindrome di de la Tourette: racconta di un poveruomo di nome Lorenzo Culone, sbeffeggiato perciò fin da scolaretto, che incontra un amico all’uscita dall’anagrafe e gli fa tutto soddisfatto, basta ho messo fine alle mie pene e ho cambiato nome! E quello: e come ti chiami adesso? E lui: adesso finalmente mi chiamo Roberto Culone!

Ce n’è stata di gente nella storia che sulla via della redenzione o della fuga all’estero verso paradisi fiscali, della galera come Edmond Dantès, o della corte marziale, del plotone d’esecuzione, o del matrimonio infelice e dei bilanci aziendali manomessi, ha sperato che cambiare nome significasse fare come Mattia Pascal, aprirsi a una nuova vita monda e integra, far dimenticare e dimenticare delitti o viltà, reati o furti.

Chi di noi non ha pensato almeno una volta di sfuggire alla Sciarelli, di darsi alla macchia, di andare da uno di quei pericolosi ometti che nel retro di una tipografia in cambio di una frusciante mazzetta confeziona documenti, passaporti, patenti, tessere sanitarie false. E chi non ha pensato al rischio di rispondere quando,   già arrivato a Zanzibar o in Australia -mete di questi tempi più accessibili di Monteriggioni o SanCandido – qualcuno ti chiama col tuo vecchio nome e tu incauto ti giri scoprendo che è dell’Fbi o dell’Agenzia delle Entrate, o tuo cognato col telefonino pronto per immortalarti.

Chissà se ci ha pensato Astra Zeneca  quando ha deciso di cambiare vita – o morte? – grazie alla nuova denominazione del suo vaccino anti-Covid  che, grazie alla tempestiva autorizzazione dell’Ema, ora si chiama “Vaxzevria“. Il preparato rimane invariato, mentre viene aggiornato il bugiardino del farmaco: il nuovo corso si rivela con l’aggiunta  tra gli effetti collaterali di “rarissimi casi di trombosi”.

Si sa che l’azienda nata nel 1999 è il risultato di una fusione  Astra AB, società svedese con sede a Södertälje, e la Zeneca Group PLC, società inglese nata a Londra. E si è conosciuta poi la genesi del nome: Astra  scelto dagli svedesi nel 1913 ispirandosi alle stelle  nell’etimologia latina e greca. Più complessa fu la genesi di Zeneca: quando nel 1993 la nuova società farmaceutica britannica si staccò dalle Imperial Chemical Industries (ICI), fu chiesto a un’agenzia di inventare un nome. L’indicazione era che doveva  cominciare con una lettera dell’inizio o della fine dell’alfabeto, che restasse impresso, che non avesse più di tre sillabe e che non risultasse “offensivo” in nessuna lingua. 

E difatti non è certo il nome che offende, ciononostante l’impresa presente in un centinaio di Paesi, con 23 siti produttivi e 57.000 dipendenti, di cui 650 in Italia, ha pensato bene di effettuare un camouflage di quelli che aiutano la rimozione, scegliendo una denominazione che pare il prodotto di un gatto che corre sulla tastiera del pc, o un antieroe di Millenium, sperando che la sua astrusità ne favorisca l’uscita dalle cronache quotidiane proprio come quando la Boschi e Renzi sperarono l’eclissi di Zagrebelsky costituzionalista, molesto difensore del No.

 Così  il “Vaxzevria”  potrà circolare, senza voltare la testa se qualche anziano si azzardasse a chiamarlo “vaccino” per strada davanti a una caserma o una farmacia.  o se un giudice a Berlino, come è successo, ne vieta la somministrazione in via precauzionale, per via di casi accertati di trombosi.

11 replies

  1. Dal 31 marzo il vaccino contro il coronavirus prodotto da AstraZeneca sarà utilizzato in Germania
    solo per le persone con più di 60 anni, lo ha riferito l’agenzia DPA, citando la decisione
    della conferenza che ha visto la partecipazione del ministro della Salute tedesco Jens Spahn
    e dei suoi colleghi dei stati federali.
    decisione che segue le raccomandazioni della Commissione permanente sulla vaccinazione (STIKO)
    presso l’Istituto Robert Koch.
    Per quelli con meno di 60 anni, la vaccinazione può essere continuata solo dopo la valutazione
    di un medico e in il caso di un’analisi del rischio individuale dopo un’attenta informazione

    a latere
    sul bugiardino del prodotto citato hanno aggiunto che sono possibili rari casi di trombosi
    (ma i giornali non avevano scritto, a rotative riunite e pixel congiunti, che non c’era correlazione?)
    non sarà che difendevano dei possibili clienti?

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    • Eh, saranno sicuramente casuali i decessi di un carabiniere, un poliziotto e un soldato con lo stesso lotto AZ e in Sicilia.

      Anche l’insegnante, un suo collega, una signora, un bidello e un vigile di Napoli, tutti colpiti da malori ‘casuali’.

      Brutta cosa il caso.

      Ma non era stato Dragula a dire alla vonder Nazi che non c’era nessun collegamento?

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    • Marco, hanno scritto che “non era stata certificata una relazione”, non che non ci fosse.
      Sono tenuti a segnalare qualsiasi eventuale effetto collaterale, nel bugiardino.
      Comunque, sappiamo bene che qualsiasi farmaco ha degli effetti collaterali, si fa sempre l’esempio del bugiardino della tachipirina e del l’aspirina, non possiamo aspettarci che i vaccini facciano eccezione… Anzi, sarei molto diffidente se affermassero che non ci sono.
      La scienza medica non è esatta, è una questione di pro e contro.
      Quanti morti di Covid in cambio di quanti per trombosi? Non c’è neanche il paragone.
      Crisanti ha detto che, ora come ora, il vaccino contro il vaiolo non sarebbe stato approvato, per via dei gravi effetti collaterali, credo encefaliti particolari, che causava in ALCUNE persone.
      Ma intanto il vaiolo è sparito dalla faccia della terra.
      Certo, alla luce dei nuovi fatti, si potranno, magari, prevenire le conseguenze: analisi preventive, cure successive, un vaccino diverso per le persone a rischio…
      Purtroppo è così.
      Anche con Pfizer e Moderna si sono verificati eventi avversi, ma non lo dicono, QUEGLI interessi sono più forti e, a parte la comunicazione diretta della casa produttrice, i vaccini ‘fighi’ hanno avuto una narrazione mediatica ben diversa…
      oltre al costo decisamente superiore.
      Spero che anche quei bugiardini vengano… “aggiornati”.
      Non possiamo aspettarci, ripeto, alcun farmaco privo di effetti collaterali e controindicazioni, possiamo solo auspicare una corretta informazione di medici e pazienti, per poterne evitare le conseguenze più gravi.

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  2. Quando la medicina diventa una religione non ci si può aspettare altro.
    Del resto proprio la religione ha di recente dato l’esempio: un Papa che ” non funzionava più” è stato inopinatamente sostituito da un altro che fa le stesse cose ma “comunica” in modo diverso…
    Quindi non stupiamoci, funziona così.

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  3. Apprendo solo ora che la nostra “sanità creativa migliore del mondo” ( affermazione certificata dal numero dei morti) ha inventato la quarantena di… cinque giorni. La chiameremo”cinquina” ? Tanto stiamo giocando a tombola…

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  4. La letteratura farmutica è piena di riferimenti alla tossicità dei vacini.Il pericolo viene accettato perchè estremamente inferiore ai benefici per la collettività.Certo questo non deve spingere le autorità a mentire ai cittadini e ordire campagne diffamatorie e intimidatorie nei confronti di chi decide di non vaccinarsi

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  5. “Chissà se ci ha pensato Astra Zeneca quando ha deciso di cambiare vita – o morte? – grazie alla nuova denominazione del suo vaccino anti-Covid che, grazie alla tempestiva autorizzazione dell’Ema, ora si chiama “Vaxzevria“.”

    Non ha affatto deciso di cambiare vita, semplicemente AstraZeneca non era il nome commerciale, ma solo la marca.

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  6. ……E io pago!!!

    (Post tratto da un articolo apparso su Sputnik Italia)

    E poi c’è la Russia, che ha investito del compito di studiare degli antidoti la propria comunità scientifica, coinvolgendo anche le capacità specialistiche delle forze armate, dispiegate in Italia un anno fa non per far dello spionaggio, come pure qualcuno ha curiosamente sostenuto, ma per sostenere un paese ritenuto non ostile, raccogliendo nel frattempo campioni di uno dei ceppi più aggressivi del Covid.

    La differenza di approccio prescelto dai vari governi ha creato internazionalmente delle posizioni di vantaggio e svantaggio, in dipendenza dell’acquisizione di un vaccino prodotto od importato in quantità sufficienti e di altri fattori, come la capacità di esportarlo.

    Da questa asimmetria sono derivati importanti conseguenze geopolitiche. Per mitigare il prestigio conseguente alla brevettazione del primo antidoto mondiale, ad esempio, lo Sputnik V è stato fatto oggetto di un’aggressiva campagna di denigrazione, basata sull’applicazione al contesto pandemico di alcuni stereotipi che in Occidente trovano facile ascolto. A tratti, si sono registrate vere e proprie forme di aperta derisione.

    Al britannico AstraZeneca è andata appena meglio. Provenendo dal Regno Unito, infatti, ha subìto attacchi reputazionali veri e propri solo nell’Europa continentale, probabilmente da ricondurre al complesso contesto determinatosi in seguito alla Brexit, nel quale specialmente tra tedeschi ed inglesi non sono rari i colpi sotto la cintola.

    A riprova di questa peculiare dinamica euro-britannica, molto significativamente, il farmaco creato dall’Università di Oxford non è stato bersagliato dagli americani, che hanno invece da poco fatto sapere di ritenerlo comunque molto efficace nel prevenire gli esiti letali del Covid, offrendo una sponda a Londra.

    AstraZeneca, seppure con qualche ritardo, ha ottenuto le autorizzazioni necessarie al proprio impiego negli Stati membri dell’Unione Europea. Mentre per lo Sputnik V la procedura necessaria dovrebbe essere completata soltanto nella tarda primavera, quando l’emergenza sarà probabilmente meno acutamente avvertita.

    La differenza nell’atteggiamento tenuto dalle autorità brussellesi nei confronti del farmaco britannico e dell’antidoto russo risiede con forte probabilità nelle raccomandazioni di parte americana a non servirsi di quest’ultimo.

    Ma cosa fa veramente paura dello Sputnik V, che pure diverse regioni italiane vorrebbero utilizzare al più presto per comprimere i tempi di immunizzazione delle rispettive popolazioni?

    Viene nella maggior parte dei casi chiamato in causa il rischio di creare una forma di dipendenza dalla Russia nel delicato campo della sicurezza sanitaria, come se Mosca potesse un giorno esercitare pressioni sui paesi acquirenti equiparabili a quelle che contrassegnarono in passato la gestione delle forniture di gas all’Ucraina.

    Alcuni elementi di fatto tuttavia non consentono di ritenere realistica questa ipotesi. La Russia infatti in realtà non esporterebbe il suo prodotto, né tanto meno lo donerebbe, a differenza di quanto fanno le grandi aziende farmaceutiche cinesi nel Terzo Mondo. Verrebbe invece a produrlo in Europa, come già fa in diversi altri paesi del pianeta.

    In pratica, delocalizzerebbe. Non sarebbe quindi in grado di bloccare la produzione avviata nel territorio di qualsiasi paese europeo, non esercitandovi la propria sovranità ed esponendosi anzi alla possibilità teorica di subire l’esproprio delle capacità create con i partner locali. Non ci sarebbero manopole da girare per interrompere l’ipotetico flusso di medicinali.

    Il punto, allora, è evidentemente un altro. La sensazione è che gli ostacoli frapposti al vaccino russo rientrino piuttosto in una strategia sanzionatoria, il cui vero obiettivo non sarebbe quello di proteggere l’Europa occidentale da chissà quale influenza, ma piuttosto quello di privare di risorse alcuni settori della ricerca e dell’economia russa.

    Per gli accordi di produzione dello Sputnik V è infatti prevista la corresponsione di un corrispettivo. Ed è probabilmente proprio questo l’oggetto del contendere. Sarebbe opportuno spiegarlo in modo laico all’opinione pubblica, senza cedere ad isterie ideologiche.

    In gioco, non è la sicurezza dell’Unione Europea, ma un’altra cosa: ovvero, la sua adesione alla politica della massima pressione che l’amministrazione Biden pare intenzionata ad adottare nei confronti della Russia, senza peraltro ricompensare i paesi del Vecchio Continente per il sacrificio che dovranno sostenere, oltretutto dopo aver a lungo confidato nella prontezza delle forniture americane che stanno tardando

    I punti di vista e le opinioni espressi nell’articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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    • Sono un po’ le cose che diceva ieri Di Battista.
      Io non capisco niente di geopolitica, però perché Vladimiro non vaccina i russi con sputnik?

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      • Perche’ non riesce a sostenere la produzione, e sta sotto con le medie degli inoculati. Inoltre, vorrei ricordare che i dubbi sui test effettuati per questo vaccino sono molti e bem testimoniati.

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  7. Anna, a parte che un articolo così corto mi preoccupa, comunque ormai diremo per sempre astrazeneca. Come mia nonna dice ancora italsider. È la legge per cui se diventi popolare (o tristemente popolare) poi non è che puoi fare come vuoi.

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