A. Di Battista: “I vaccini sono le armi della nuova Guerra Fredda”

(di A. Di Battista – tpi.it) – “Putin è un assassino”. Così ha tuonato Joe Biden, il moderato Biden, l’uomo che avrebbe dovuto spazzar via, in un colpo solo, l’arroganza, la grettezza, per qualcuno persino la pazzia, di Donald Trump. Contrariamente a quel che si è detto e scritto su di me, non sono mai stato un sostenitore di Trump. Amo, tuttavia, le verità storiche e politiche, soprattutto quelle scomode.

Che i neocon alla Clinton o alla Biden fossero, sul piano della politica estera, molto più aggressivi di Trump è una verità storica. Fu il premio Nobel Obama, insieme a Sarkozy – quello delle risatine su Berlusconi e che oggi, a fronte di una condanna per corruzione, evidentemente ride di meno – a intervenire militarmente sulla Libia di Gheddafi.

Non ho mai amato i dittatori, erano altri che baciavano loro le mani o che inumidivano loro (e – vedi i politici genuflessi a Riad – continuano ad inumidire) le natiche.

Tuttavia ho sempre ritenuto le bombe a fin di bene la più grande ipocrisia del XX e del XXI secolo. I missili “umanitari e democratici” sparati dagli Stati Uniti di Obama hanno provocato morti e feriti. Vecchi, donne e bambini inclusi. Danni collaterali, si dirà. Sempre sangue è.

Così come la guerra in Siria, quella stessa Siria visitata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel marzo del 2010. Rivolgendosi ad Assad, Napolitano disse: “Esprimo apprezzamento per l’esempio di laicità e apertura che la Siria offre in Medio Oriente e per la tutela delle libertà assicurate alle antiche comunità cristiane qui residenti”.

La storia la conosciamo tutti. Stati Uniti e Arabia Saudita hanno deciso che la Siria di Assad dovesse far parte dell’asse del male ed è iniziata una guerra sanguinaria, una guerra che ha consentito ai miliziani dell’Isis – feroci oppositori di Assad – di rafforzarsi economicamente e militarmente.

Una guerra che ha prodotto milioni di profughi che Erdogan ha sapientemente utilizzato per ricattare l’inconsistente Unione europea, che ha staccato un assegno da 6 miliardi di euro in cambio della promessa di non aprire il rubinetto dei migranti al confine greco e bulgaro.

Putin – che ha da sempre interessi in Siria, compresa una base militare – è intervenuto a sostegno di Assad evitando che sedicenti rivoluzionari e tagliagole prendessero il potere in Siria. Questo agli americani non è mai andato giù, come non è andato giù il sostegno russo al Venezuela, primo produttore di greggio al mondo, che sotto Chavez sfidò il potere yankee nazionalizzando l’industria petrolifera, colpendo, di fatto, gli interessi delle multinazionali nordamericane che in Venezuela facevano il bello ed il cattivo tempo.

A proposito di Venezuela, quando il Dipartimento di Stato Usa sosteneva politicamente e finanziariamente Guaidò al fine di rovesciare Maduro (io non son uno sostenitore di Maduro ma non è compito di potenze straniere cambiare governi a loro ostili) Trump non era affatto pazzo. Al contrario, sia per i democratici che per i giornali liberal mondiali, alla Repubblica per intenderci, Trump era un combattente per la democrazia.

La verità è una ed è sempre la stessa. Guerre e pseudo-dichiarazioni di guerra hanno a che fare solo con interessi economici. Petrolio ieri, vaccini oggi.

Sì, vaccini: le cure, indispensabili come non mai, dopo un anno vissuto in pesantissime restrizioni, sono diventate le armi con le quali viene combattuta la nuova guerra fredda.

Sputnik, il vaccino russo contro il Covid-19, è stato autorizzato, ad oggi, da 51 paesi. L’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, lo sta analizzando e nelle prossime settimane dovrà decidere se autorizzarlo o meno. Ecco spiegati gli attacchi di Biden a Putin.

Dei diritti umani a certi uomini politici interessa poco. Come, del resto, interessa poco a Wall Street. Altrimenti come spiegare i ripetuti affari che le imprese nordamericane realizzano con la dittatura di Mohammed bin Salmān, il Principe saudita considerato, dagli stessi americani, il mandante dell’assassinio di Jamal Khashoggi, il giornalista ucciso e poi squartato nel consolato saudita di Istanbul.

Con la sospensione del vaccino AstraZeneca, ad oggi, nel Vecchio Continente si stanno somministrando solo vaccini nordamericani: Pfizer e Moderna.

Pfizer, la più grande casa farmaceutica al mondo, tra l’altro azienda coinvolta in innumerevoli scandali, ha la sua sede principale a New York, mentre Moderna ha il quartier generale a Cambridge: Cambridge Massachusetts, Boston per intenderci. L’Ema ha da poco autorizzato anche il vaccino Johnson & Johnson, sede a New Brunswick, in New Jersey.

Quante sono state le guerre combattute per il petrolio? Certamente la guerra in Iraq, poi quella in Libia, poi, sempre per ragioni energetiche, quella in Afghanistan. Per non parlare degli attacchi all’Iran, quarta riserva petrolifera mondiale. Oggi, in piena pandemia, il business dei business sono i vaccini.

Il via libera o meno a Sputnik, dunque, in questo mondo fatto alla rovescia, diventa una scelta che ha a che fare con l’egemonia geopolitica. In Africa si dice che “quando gli elefanti litigano è l’erba che ci va di mezzo”. I potenti litigano ma ad essere schiacciati sono gli ultimi della terra.

Chi aspetta una dose per tornare a vivere, chi vorrebbe acqua e terra al posto di una pioggia di bombe liberali, chi vorrebbe, semplicemente, vivere. In tutto ciò la Comunità europea, un sogno di pace ed indipendenza, quantomeno quando venne teorizzata, è sempre più un’entità politicamente inconsistente.

L’Europa sottostà agli ordini di Washington, è piena zeppa di basi americane, non ha diritto di commerciare con Cuba perché altri hanno così deciso e perché non ha mai saputo imporsi.

Il Governo Draghi, particolarmente apprezzato a Wall Street, tace. Non prende posizione per paura di esporsi o per non inimicarsi i suoi sponsor statunitensi. L’Italia è ancora, nonostante siano passati 76 anni dalla fine della II guerra mondiale, un paese a sovranità limitata. Ed i sedicenti sovranisti nostrani non dicono una parola su tale sudditanza. Figuriamoci, forti con i deboli e pavidi con i potenti.

A me non scandalizza Biden. Egli, in fondo, porta avanti gli interessi del suo Paese. Mi scandalizza l’Unione europea, indolente, miope, sempre più spettatrice, ahimè pagante, di una guerra fredda o di una terza guerra mondiale a pezzetti, come disse Papa Francesco, combattuta in territori vitali per la stessa sicurezza economica e sociale del Vecchio Continente.

Il Governo Draghi è nato sotto la stella dell’europeismo e dell’atlantismo. Ma il vero europeismo non ha nulla a che vedere con il cieco atlantismo. Alleati sì, ma sudditi no. Ne va non solo dello sviluppo economico dei cittadini europei, ma oggi, anche della loro guarigione.

2 replies

  1. Allora Alessandro cosa stiamo aspettando che non ne possiamo più di questa situazione adesso se il M5Stelle vota anche i condoni una decisione va presa.

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  2. Questo è il Di Battista che mi piace, capace di mettere insieme i tasselli al fine di una più chiara lettura della situazione geopolitica mondiale. Però c’è anche il sognatore che mi fa incazzare, perchè l’analisi va bene ma poi da qualche parte bisogna pur cominciare a tradurre la teoria in pratica, ed è sempre qui che casca l’asino.

    Che l’Europa sia a sovranità limitata è fin troppo ovvio, ma non lo è per diritto divino, lo è da quando è stata liberata dagli americani nel 1945. Forse che il Dibba preferiva fossero arrivati prima i russi? Certo, sarebbe stato meglio se la guerra l’avessimo vinta, ma, ops, non è andata così, però possiamo sempre farne un’altra, si, ma… con quale esercito?
    L’Europa è un’unione a carattere prevalentemente economico, e solo così è potuta nascere. Se davvero volesse darsi un’identità più definita e provare seriamente a competere sullo scacchiere mondiale con Russia, Usa e Cina per il dominio del mondo, dovrebbe innanzitutto poter lottare ad armi pari (il che implica, fra le altre cose, diventare una potenza nucleare e disporre di un esercito comune), ma dubito fortemente che il resto del mondo rimarrebbe alla finestra a mangiare i popcorn mentre l’UE si trasformasse eventualmente in una superpotenza (processo che richiede tempo, risorse e soprattutto volontà da parte di tutti gli stati membri, altra cosa di cui il fanciullo idealista Di Battista non tiene minimamente conto).

    Non è del tutto esatto il fatto che l’Europa non abbia il diritto di commerciare con Cuba: fa eccezione la Francia (che, a mio avviso non a caso, è anche l’unico stato europeo rimasto, dopo la Brexit, a disporre di armamenti nucleari). Infatti, almeno dai tempi dell’11 settembre, i francesi si sono rifiutati di obbedire supinamente ai dettami di Wasinghton, a cominciare dall’appoggio all’invasione dell’Afghanistan (per chi ne ha memoria, si ricordano le infantili reazioni dell’opinione pubblica americana con tanto di svuotamenti pubblici di bottiglie di vino francese, fino al coup de théâtre di rinominare le patatine fritte, in inglese “french fries”, in “liberty fries”).
    Sta di fatto che la Francia se ne frega dell’embargo americano: come chiunque sia mai stato a Cuba negli ultimi vent’anni ha potuto verificare, le automobili (a parte le celeberrime scassone americane antecedenti al 1959, che sono relativamente poche, anche se alcune tenute davvero bene nonostante i sessant’anni suonati), sono in prevalenza francesi, oltrechè coreane (c’è pure qualche Fiat 126 di quelle che facevano in Polonia).

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