La sospensione cautelativa del vaccino Astrazeneca è sacrosanta

(Andrea Zhok) – Dispiace solo che in Italia, come al solito, si sia aspettato di vedere cosa fa mamma Germania (unico argomento razionale a disposizione della nostra classe dirigente), e dispiace anche vedere tante esibizioni di pseudorazionalità saccente tra le autorità scientifiche o presunte tali.
Facciamo il punto con alcune brevi considerazioni.
1) Sul cosiddetto “calcolo costi benefici”.
Non si può fare un calcolo costi-benefici senza guardare al campione soggetto e al relativo rischio.
Supponiamo che il rischio medio di morire in seguito all’inoculazione di un vaccino sia X.
Questo X può rappresentare un valore assai basso se valutato sulla coorte degli ottantenni, dove i rischi connessi al Covid sono assai elevati. Ma lo stesso X può rappresentare un rischio estremamente alto se valutato sulla coorte dei quarantenni senza patologie, i cui rischi connessi al Covid sono bassissimi e la letalità praticamente nulla. Non si possono fare statistiche mescolando un milione di ultraottantenni e qualche centinaio di quarantenni sani come se fossero lo stesso campione.
Se (e sottolineo se) una certa pratica medica può colpire in maniera grave, e forse letale, soggetti che non rischiavano pressoché nulla a contrarre la malattia che quella pratica medica previene, beh, questi sono casi dove un computo costi-benefici sull’intera popolazione semplicemente non sta in piedi.
2) Sulle esternazioni degli esperti.
Anche questa volta molti esperti non hanno perduto una ghiotta occasione per abbattere la propria credibilità.
2.1) In primo luogo, troviamo esperti che vengono in televisione e spiegano dottamente che siccome post hoc non significa necessariamente propter hoc ALLORA “non c’è nessuna correlazione” tra vaccino e esiti avversi.
Ora, quello che c’è è precisamente una CORRELAZIONE (la contingenza temporale), mentre quello che è da dimostrare è l’eventuale nesso di causalità. La contingenza temporale è in ogni caso un INDIZIO primario di causalità, e dunque esibirsi in certezze assolute sulla “mancanza di un nesso causale” è una semplice (e fallimentare) esibizione del principio di autorità (o di personale arroganza).
2.2) Giurare su ciò che hanno di più sacro che il vaccino è sicuro è di nuovo una franca esibizione di malafede.
Ad oggi nessuno, ma proprio nessuno, è in grado di dire che uno qualunque dei vaccini in uso sia assolutamente sicuro. Questo per la semplice ragione che in tutta la casistica vaccinale precedente a questo punto saremmo ancora in una fase di valutazione sperimentale degli effetti a medio termine, cosa che per le note ragioni d’urgenza si è ritenuto di comprimere.
Ora siamo in piena fase 4 nella valutazione ordinaria di un vaccino, che consiste appunto nel monitoraggio di sicurezza ed effetti secondari del vaccino.
Questo significa, molto semplicemente, che un atteggiamento di attenta sorveglianza e grande cautela è proprio semplicemente il porco dovere delle istituzioni sanitarie, non un ghiribizzo della stampa scandalistica.
E vedere esperti che in questo contesto si esibiscono in certezze apodittiche senza paracadute dà solo l’inquietante percezione di quanto siano inaffidabili questi personaggi (i no-vax vi ringraziano di cuore per questi assist).
3) Sugli apocalittici.
C’è che invoca l’incombente Apocalisse a causa della sospensione cautelativa del vaccino Astrazeneca.
Ora, grazie al cielo una sospensione cautelativa non ci lascia senza armi.
Sono disponibili al momento almeno 7 vaccini diversi a livello mondiale.
3 di questi, alla faccia dell’emergenza inderogabile, sono schifati dall’EMA per schiette ragioni politiche (1 russo e 2 cinesi, paesi con cui l’UE non vuole ‘indebitarsi politicamente’).
Dei 4 approvati, Astrazeneca è quello che:
1) dà meno copertura statistica in caso di contagio;
2) non copre tutte le varianti;
3) ha dato più problemi negli approvvigionamenti;
4) ha esibito più correlazioni sospette con eventi avversi (non in un solo paese, in almeno 8 paesi europei diversi).
Dunque in questo caso una sospensione cautelativa, per approfondimenti, oltre che sacrosanta sul piano sanitario, è anche un danno minore e, volendo, rimediabile, alla campagna vaccinale.
4) Su autorità e comunicazione pubblica.
Infine una notazione rispetto alle autorità.
Dev’essere chiaro che in tutta questa vicenda l’atteggiamento delle autorità europee ha oscillato tra l’ottuso e il catastrofico.
Ci si è consegnati mani e piedi a potenti multinazionali del farmaco che hanno dettato condizioni smaccatamente favorevoli per sé e soprattutto del tutto deresponsabilizzanti.
L’UE, una volta di più, ha mostrato tutto il suo bias mercatista, pensando che non occorreva avere capacità di produzione proprie – tutta roba che puzza di autarchia – , ma che bastava andare sul libero mercato e sventolare un mazzo di euro.
Accade così che l’Europa sia, tra le aree sviluppate, quella più arretrata sia nello sviluppo, che nella distribuzione, che nella somministrazione dei vaccini (in testa sono paesi alquanto attenti alle propria sovranità, tipo Cina, USA, Russia, Israele, e UK).
In questo contesto l’unico, davvero l’unico punto a favore dell’Europa sarebbe una tradizionale attenzione e sensibilità verso la salute pubblica. La migliore carta per mantenere un residuo credito che hanno le autorità, sia europee che nazionali, dopo aver manifestato notevole inefficienza nella gestione vaccinale, è quella di mostrare grande rigore nelle valutazioni di sicurezza sanitaria.
Già, perché, dio non voglia, se qualcosa dovesse andare seriamente storto in tutta questa inedita e straordinaria accelerazione vaccinale, la ciliegina sulla torta del discredito definitivo e terminale sarebbe avere delle autorità che invece di prendere sul serio e approfondire i casi sospetti, si lancia in affermazioni spericolate (e politicamente motivate) di assoluta sicurezza, solo per poi sbattere la faccia contro qualche problema troppo grosso per poter essere messo sotto il tappeto.
Una roba del genere avrebbe come effetto l’esplosione della più grande bolla di diffidenza no-vax della storia, e rischierebbe di bloccare per un tempo indefinito tutte le campagne vaccinali.
Se dovesse passare l’idea che su questioni del genere, dove ne va della vita e della morte, le autorità mentono, il caos civile sarebbe dietro l’angolo.
C’è da augurarsi che anche sul mero piano di una valutazione pragmatica di opportunità e conseguenze le nostre autorità non siano costituite da una banda di giocatori d’azzardo.

8 replies

  1. Classico pensiero filosofico : elencare una serie di accuse, per poi alla fine lanciare l’allarme sulle accuse citate

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  2. Da quel che ho capito sarebbe inutile vaccinare solo i soggetti più a rischio, perchè il resto della popolazione non vaccinata continuerebbe a trasmettere il virus con sempre più varianti col passare del tempo. Quindi anche i vaccinati rimarrebbero senza protezione.

    Per quanto riguarda i quarantenni deceduti dopo il vaccino, ci sono le statistiche per confrontare se c’è un aumento percentuale significativo tra i vaccinati e non vaccinati. In caso le statistiche dimostrino che non c’è un aumento significativo, non si potrà mai stabilire con certezza assoluta se il vaccino abbia favorito o no il decesso nei pochi casi sospetti.

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    • Integro quel che scrivi, con l’esito degli esami autoptici che finora non hanno rilevato alcun nesso causa effetto tra vaccinazione e sopraggiunto decesso.

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  3. Israele è la nazione che ha quasi completato il suo piano vaccinale, utilizzando AstraZeneca e fornendo alla casa farmaceutica tutte le info utili e paragonabili ad un trial pre-vaccino.
    Non si sono avute notizie di stragi.
    Il tasso di letalità da trombosi è addirittura più basso tra i vaccinati.
    Però la solita marmaglia fasciolegaiola populista ha deciso che un morto su 1 Milione è motivo valido per tenersi il covid, il quale finora ne ha seccati 1700 per ogni milione di abitanti. In Italia.

    La Dottoressa Viola, per placare le ansie da prestazione della popolazione e convincerla a vaccinarsi ha proposto di sottoporre i vaccinati AZ ad un prelievo venoso per un test sulla coagulazione. Per prevenire eventuali problemi di trombosi.
    Mi pare una proposta saggia.

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    • da un articolo del 20/12 di ria novosti
      La prima spedizione di vaccini COVID della Pfizer è arrivata in Israele la scorsa settimana.
      Netanyahu ha detto che Israele ha firmato un contratto per fornire il vaccino a 4 milioni di cittadini.
      A luglio (2020), Israele ha firmato un accordo con Moderna per l’acquisto di un futuro vaccino.
      Successivamente, un accordo simile è stato firmato con molte altre società.
      Benjamin Netanyahu è stato vaccinato con lo Pfizer

      per cui, sicuramente nella prima fase, non possono aver usato AstaZeneca
      che è arrivato sul mercato molto dopo, dopo non ho trovato notizie in merito, ma
      Israele non riconosce il vaccino Covishield (che dovrebbe essere come i farmaci generici a basso costo)
      prodotto in India su licenza di AstraZeneca

      articolo del 15/03/21 su ynet.co.il (in ebraico)
      intervista al professor Cyril Cohen
      Cosa rispondi a chi è interessato al segreto del successo israeliano?
      – Che segreto – in tre punti.
      Innanzitutto, abbiamo una fornitura del farmaco e un contratto con Pfizer.
      Il secondo è la logistica senza precedenti dei fondi di assicurazione sanitaria, che riescono a
      vaccinare il 2% della popolazione al giorno.
      Il terzo è la disponibilità delle persone a essere vaccinate.

      sulla Viola non mi esprimo essendo lei, la Viola, di parte.

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  4. STATISTICA DELLE MORTI PER TROMBOSI IN ITALIA, DAL SITO http://www.fondazioneveronesi.it.

    La trombosi è la terza malattia cardiovascolare più comune e comprende due condizioni interconnesse: l’embolia polmonare e la trombosi venosa profonda. A determinarla è la presenza di un trombo (coagulo di sangue) in un’arteria o in una vena. Il coagulo può essere composto da un’aggregazione di cellule ematiche che ostruiscono o rallentano la normale circolazione sanguigna e che possono migrare e spostarsi in un organo vitale, con conseguenze potenzialmente fatali. A seconda del tipo di vaso coinvolto, si parla di trombosi venosa o arteriosa. I trombi nelle arterie sono più pericolosi, perché bloccano l’arrivo dell’ossigeno con il sangue, fino a far morire alcune cellule (infarto del miocardio, ictus cerebrale, ischemia periferica). I trombi nelle vene sono più subdoli, perché rallentano il ritorno del sangue al cuore, e la parte liquida del sangue fuoriesce dal vaso, gonfiando i tessuti circostanti (edema).

    La sindrome post-trombotica è la complicanza più frequente della trombosi venosa profonda e si manifesta a distanza di mesi o anni dall’evento trombotico acuto. Ha un andamento cronico con fasi di progressione e periodi di temporanea regressione. L’embolia polmonare è invece la complicanza più severa della trombosi venosa profonda ed è solitamente preceduta da affanno inspiegabile, respirazione veloce, dolore acuto al torace, aumento della frequenza cardiaca e leggero stordimento.

    SINTOMI
    La trombosi venosa profonda è spesso asintomatica, non riconosciuta e di conseguenza diagnosticata e trattata in un numero inferiore rispetto ai casi reali. Circa il 50 per cento dei soggetti colpiti da una trombosi venosa non manifesta alcun sintomo. Se presenti, invece, le manifestazioni più frequenti sono: dolore al polpaccio, gonfiore (prevalentemente alla caviglia o ai piedi), rossore o perdita di colorito della pelle (discromia), calore della zona interessata.

    DIAGNOSI
    Come riportato in precedenza, la metà dei soggetti colpiti da una trombosi venosa profonda non manifesta alcun sintomo. Per questo motivo l’esame clinico risulta spesso poco attendibile. Nei casi sintomatici è invece presente dolore spontaneo o alla palpazione, edema dell’arto (o di entrambi, in caso di trombosi della vena cava inferiore), edema a mantellina in caso di trombosi della cava superiore, sino ai casi più clamorosi di flegmasia cerulea dolens (una trombosi venosa profonda complicata da problemi cardiocircolatori e shock). Sono diversi gli approcci utilizzati per diagnosticare la malattia: l’ecocolordoppler, l’angio-tc, venografia (o flebografia), la risonanza magnetica e la tomografia computerizzata. L’ecocolordoppler permette di evidenziare la presenza del trombo nel lume venoso, può essere eseguito in pochi minuti, anche in pazienti critici, non è invasivo, ha basso costo, altamente sensibile. Si tratta però di un esame operatore-dipendente, non adeguato nei pazienti obesi o da poco sottoposti a un intervento di chirurgia addominale. L’angio-tc (richiede l’uso di mezzo di contrasto e radiazioni ionizzanti) permette di evidenziare la presenza del trombo nel lume venoso, consente lo studio anche del circolo polmonare per valutare l’eventuale presenza di embolia polmonare e può essere eseguito in pochi minuti. La flebografia è il test diagnostico considerato lo standard per la diagnostica di una trombosi. Si tratta però di un esame invasivo, legato ad alcuni rischi e con un costo abbastanza elevato. Motivo per cui oggi si usa soltanto in una minoranza dei casi.

    COME SI CURA
    Il rispetto di un adeguato stile di vita è fondamentale tanto nelle persone sane quanto in coloro che hanno già avuto una malattia trombotica. Chi è già stato colpito o rischia di essere colpito utilizza i farmaci antitrombotici, che riducono la capacità delle piastrine di aggregarsi (antiaggreganti) e ostacolano la coagulazione (anticoagulanti). Gli anticoagulanti bloccano i fattori della coagulazione, di solito vengono utilizzati per curare le trombosi venose, ma possono essere efficaci anche nelle trombosi arteriose. Gli antiaggreganti agiscono sulle piastrine e sono indicati solo nella prevenzione e nella cura delle trombosi arteriose, con alcune eccezioni che possono essere decise dal medico curante che – in funzione del tipo di trombosi, del distretto colpito, del rischio vascolare globale del paziente e oggi anche del suo assetto genetico – decide qual è il farmaco più adatto.

    Alcuni pazienti possono essere candidati a trattamenti interventistici che potrebbero determinare la risoluzione del coagulo, alleviare i sintomi della trombosi venosa profonda e ridurre il rischio di complicanze a lungo termine, come la sindrome post-trombotica. Le opzioni terapeutiche più attuali sono la trombolisi catetere-diretta oppure farmaco-meccanica. Nel primo caso, un catetere apposito viene posizionato all’interno della vena trombizzata e il farmaco trombolitico viene gradualmente rilasciato fino alla risoluzione dell’occlusione, che in genere richiede alcuni giorni. Al fine di ridurre i tempi di trattamento e la quantità di farmaco trombolitico utilizzato oggi sono disponibili diverse tecniche che determinano la frantumazione e l’aspirazione meccanica del trombo nel corso di una procedura minimamente invasiva.

    Per prevenire la comparsa della sindrome post-trombotica, ai pazienti colpiti da una trombosi si consiglia di indossare le calze elastiche a compressione: per alleviare il dolore e il gonfiore nelle gambe.

    PREVENZIONE
    Se un soggetto resta seduto per lunghi periodi, come per esempio durante i voli a lunga percorrenza o i viaggi di durata superiore alle quattro ore, è fondamentale alzarsi e camminare ogni due o tre ore per muovere le gambe più possibile e si consiglia di indossare un abbigliamento comodo. Anche esercizi semplici come alzare e abbassare i talloni tenendo le dita dei piedi per terra e viceversa, o contrarre e rilassare i muscoli delle gambe potrebbero aiutare. Se un soggetto è immobilizzato per lunghi periodi, come accade dopo un intervento chirurgico, una malattia o una lesione, è importante che riprenda a muoversi prima possibile. Altri fattori di rischio per la trombosi venosa profonda sono: il fumo di sigaretta, il consumo di alcol, la sedentarietà, alcune malattie croniche (cardiopatia, malattie polmonari, cancro, morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa), la gravidanza (fino a sei settimane dopo il parto) e l’utilizzo di farmaci a base di estrogeni (come gli anticoncezionali orali e i farmaci per ridurre i sintomi della post-menopausa).

    I fattori di rischio possono coesistere e sommarsi in un medesimo individuo.

    Età
    Obesità
    Intervento chirurgico
    Storia di tromboembolia venosa
    Scarsa mobilità
    Processi infettivi acuti
    Malattie polmonari croniche
    Vene varicose
    Ictus cerebrale
    Uso del catetere venoso centrale

    QUANTO E’ DIFFUSA
    La trombosi è la terza più comune malattia cardiovascolare subito dopo l’ischemia miocardica e l’ictus cerebrale. L’incidenza esatta non è nota, ma è stimata in cinquantamila casi all’anno in Italia. La tromboembolia polmonare ha un’incidenza di 15-20 casi su mille ricoverati (in ambiente ospedaliero).

    Consulenza: Domenico Baccellieri, coordinatore dell’area di attività assistenziale del reparto di chirurgia vascolare dell’ospedale San Raffaele di Milano

    Ma il filosofo della mutua estensore dell’articolo si è lasciato prendere la mano ed è partito per la tangente, cn una serie di dubbi e supercazzole intrecciati fra loro.

    Basando tutto su sue supposizioni si permette di contestare chi la materia la studia, si arroga il diritto di condurre statistiche per indirizzarle sul proprio pre-giudizio e blatera di Apocalisse quando tutto l’articolo è intriso di terrorismo mediatico.
    Di solo non commento le scemenze di questo apprendista infuencer. Mi limito a questo di oggi per evidenziare tutte le sue incongruenze e contraddizioni, tipiche di chi soffre l’ansia da prestazione.

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  5. articolo che è a favore delle vaccinazioni, contrario alle esternazioni un tanto al kilo dei supposti esperti, critico verso l’Europa che vaga ed ondeggia senza una vera strategia e vittima delle multinazionali, preoccupazione che questo ondeggiare provochi una reazione avversa nella polpolazione e venga meno qualsiasi credibilità nelle istituzioni europee.

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