Il piano di Confindustria: licenziare i vecchi e assumere precari

(di Roberto Rotunno – Il Fatto Quotidiano) – Se mettiamo in ordine le dichiarazioni pubbliche e le interviste rilasciate negli ultimi giorni da Carlo Bonomi e il tam tam del giornale di casa, viene fuori il programma completo della Confindustria sul tema del lavoro. In sintesi estrema, è questo: nonostante siamo ancora nel pieno della pandemia, alle aziende bisogna permettere di licenziare perché, dice il leader degli industriali, “il blocco dei licenziamenti si sta trasformando in blocco delle assunzioni”.

Quindi togliere il divieto darebbe via libera alla nascita di nuovi posti.

Di che tipo? Intanto quelli con contratti precari, per i quali Bonomi chiede di togliere definitivamente l’obbligo di motivarne il ricorso con la causale e i vincoli imposti dal decreto Dignità che ne ha arginato l’esplosione avviata col decreto Poletti del governo Renzi. E poi con un misto di sgravi fiscali e “solidarietà espansiva”, riducendo cioè l’orario di lavoro e lo stipendio agli attuali dipendenti, così da usare quei risparmi per far entrare i nuovi. Come tutelare poi quelli mandati a casa? Riformando gli ammortizzatori sociali, rendendo universale la cassa integrazione, senza però specificare su chi dovrebbero ricadere i costi.

La parola d’ordine, quindi, è lasciare le imprese libere di tagliare gli organici e sostituirli con giovani a tempo determinato e, quindi, con salari inferiori. È ancora aperta la partita del decreto Sostegno, quello che prima si chiamava Ristori e da settimane viene rimandato. Bonomi si inserisce battendo cassa con il decalogo confindustriale, riproponendo lo strano sillogismo per cui, sbloccando i licenziamenti, le imprese assumerebbero.

Il divieto di mettere alla porta dipendenti per ragioni economiche – in tutti gli altri casi è consentito – è in vigore dal 17 marzo 2020 e scadrà a fine mese. L’idea del governo – a maggior ragione con la terza ondata del Covid – è prorogarlo fino al 30 giugno. Finora ha funzionato per proteggere quantomeno i posti a tempo indeterminato, come confermano i dati Istat, ma non sono mancati i datori che l’hanno ignorato: tra aprile e settembre, infatti, le tabelle Inps segnano comunque 127.330 licenziamenti economici, aumentati soprattutto a fine estate, quando sono stati permessi per cessazione delle attività o con accordi di incentivi all’esodo. Un numero lontano dagli oltre 343 mila del 2019, ma comunque alto. E se già la diga ha mostrato di avere qualche crepa, aprirla del tutto provocherebbe una catastrofe occupazionale. Nel 2020, stima la Banca d’Italia, la moratoria ha evitato 700 mila licenziamenti: ambienti sindacali ne prevedono oltre il milione con la fine del divieto in primavera.

È qui che dovrebbe intervenire la riforma – cara anche alla Confindustria – degli ammortizzatori sociali. Quelli disegnati nel 2015 dal Jobs Act hanno dimostrato di lasciare senza protezione una grossa fetta di lavoratori, tanto da rendere necessaria la cassa in deroga. L’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo aveva affidato a una commissione di esperti la redazione di un piano e il 25 gennaio era pronta a presentarlo alle parti sociali. La caduta del governo ha bloccato tutto, ma il suo successore Andrea Orlando sembra voler proseguire su quella strada: ha promesso ai sindacati una convocazione nei primi di marzo, che però ancora non è arrivata e non si sa quando arriverà. Il nodo sarà individuare chi dovrà pagare le nuove tutele, più o meno generose che siano.

Bonomi glissa sull’argomento, eppure è fondamentale: se in fase iniziale la riforma potrà infatti essere finanziata con la fiscalità generale, subito dopo bisognerà renderla assicurativa, quindi dovrà comportare aumenti contributivi (difficile sia questa la proposta di Confindustria).

Come detto, in cambio della libertà di licenziare, Bonomi promette una staffetta generazionale nelle aziende, ma solo rivedendo (cioè cancellando) il “meccanismo delle causali” del dl Dignità, in parte sospeso causa Covid fino al 31 marzo. L’altra richiesta è il permesso per le aziende sotto i 250 dipendenti di usare il contratto di espansione: sistema col quale i lavoratori accettano una riduzione di orario e stipendio per favorire gli ingressi di giovani. Ovviamente accompagnato da sgravi: “Va rafforzato il bonus per giovani e donne”. Soldi pubblici, insomma: d’altronde si finisce in “Sussidistan” solo se vanno nelle tasche di poveri e disoccupati, mentre se a beneficiarne sono le imprese va tutto bene.

7 replies

  1. gentaglia che dicono essere imprenditori e invece sono solo “prenditori”?!?
    dopo adriano olivetti purtroppo non ne sono nati e non ne nasceranno più…!!!

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  2. Due righette nella legge: “chi licenzia personale a tempo indeterminato non può assumere personale a tempo determinato per le stesse mansioni per i prossimi 12 mesi”

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  3. Licenziare per così assumere, dal punto di vista meramente matematico, equivale a tagliarsi il cazzo per poi fare l operazione di ripristino.
    Chiedo scusa se il mio intervento era troppo scientifico e poco fruibile ai non esperti

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  4. Faccia di Pietra deve stare attento alla gente di cui si circonda.
    D’accordo che appartengono alla stessa famiglia (loggia), ma in momenti come questi che
    stiamo vivendo non è prudente per lui dare troppo ascolto alle sirene confindustriali perchè
    rischierebbe di far finire la sua barca sugli scogli della rivolta popolare.
    Se succedesse, sarebbe comunque sempre troppo tardi!

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  5. Ho come un déjà vu: Anno del Signore 2014, Governo Renzi (brr, brivido nella schiena al solo rimembrare…), col bullo, in piena cresta dell’onda, che faceva lo pure spaccone sul fatto che bisogna licenziare per assumere, era il famigerato (blow) jobs act.

    A distanza di anni, come chiunque lavori abbia potuto sperimentare sulla propria pelle o su quella dei colleghi, possiamo dire che gli effetti sull’occupazione sono stati trascurabili, mentre la massiccia precarizzazione dei lavoratori è stato il risultato più significativo conseguito.
    In effetti, la matrice è la stessa (Confindustria, non a caso grande sponsor del rignanese, ora come allora): non ci sarà molto da stupirsi, ma c’è ugualmente tanto per cui indignarsi. Porci.

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  6. VITTIME DI UNA GIGANTESCA IGNORANZA. Viviana Vivarelli.

    Neoliberismo vuol dire privatizzazione di tutto ciò che è pubblico e comune, taglio dei diritti di tutti, dei servizi pubblici, dei beni dei piccoli e medi, degli aiuti sociali, del welfare, dei redditi garantiti, delle pensioni, del numero di coloro che sono dipendenti dello Stato, dei diritti del lavoro, delle sicurezze sul domani.
    Il neoliberismo tende a una sola cosa: la razzia dei beni e diritti di tutti per l’aumento del potere e della ricchezza di una cricca limitatissima di persone che vuole solo diventare più ricca e potente a spese dei popoli.
    Di questa cricca di predatori sociali che sono la rovina dei popoli, Draghi è sempre stato il banchiere, il servitore più gelido e zelante.
    Nemmeno in un illusorio paradiso infantile, una persona di buon senso può seriamente pensare che Draghi sia cambiato da quello che è sempre stato: il banchiere dei magnati occidentali, al servizio delle grandi banche d’affari americane, l’agghiacciante esecutore della distruzione della Grecia, che vede il popolo solo come una iena vedrebbe un cadavere da sbranare.
    Neoliberismo = privatizzazione e distruzione, ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri.
    Il passaggio da mani pubbliche a private dei beni nazionali sarà rapidissimo, Draghi non si era ancora insediato e già una banca italiana è stata svenduta, le pensioni sono leggermente diminuite, è cominciato lo svecchiamento dei dipendenti della PA, le bollette e il prezzo della benzina sono aumentati, sono spariti i miliardi che Conte aveva predisposto per i ristori. In realtà il passaggio dagli interessi pubblici a quelli privati non comincia con Draghi, sta avvenendo già da tempo e non sarà indolore. Pensiamo solo alle privatizzazioni di beni pubblici partite già da Prodi, alle delocalizzazioni, all’autodistruzione dei sindacati (che Renzi nemmeno più consultava), a quante aziende statali e parastatali o imprese private sono passate in mani straniere.
    Roosevelt salvò gli USA dalla crisi del ’29 con un enorme debito produttivo per modernizzare il Paese, un debito ‘buono’, generativo di modernità, lavoro e ricchezza per tutti, che si ripagò con l’aumento del Pil e arricchì l’intera America, lo stesso debito che quella strozzina dell’Ue ci ha vietato finora in nome del grottesco e irrealizzabile pareggio del bilancio, quello che nega che un solo euro sia speso per investimenti e che il demente Pd ha avuto pure la faccia di mettere in Costituzione (primo e unico in Europa).
    Ora, a causa della pandemia, la von der Leyen ha ‘momentaneamente’ sospeso il Fiscal Compact come ha ‘momentaneamente’ sospeso l’austerità, ma per quanto?
    Draghi non si è mai mosso dalla sua fallimentare e privatistica linea neoliberista di arricchimento dei magnati dell’Occidente.
    La Pandemia ha fatto saltare, ‘per ora’, tutti i protocolli neoliberisti ma non sappiamo quanto durerà. E, mentre l’Ue lesina il Recovery Fund e lo pensa con il contagocce nell’arco di 7 anni, Biden inietta di colpo negli USA 1900 miliardi di dollari per far salire subito il PIL del 6%. E’ uno dei pacchetti di aiuti più ingenti della storia americana. Un secondo new deal. Ma l’arcaica Unione europea è bloccata nelle sue contraddizioni, non riesce nemmeno a organizzare l’acquisto dei vaccini, vede i Paesi sciogliersi dal suo giogo totalitario e fare ognuno scelte separate, sul Covid si misura la sua enorme incapacità e grettezza, mentre procede con una lentezza agghiacciante con gli aiuti sostanziali ai Paesi che rischiano la morte economica ed essa diluisce il Recovery Fund nel corso di troppi anni e chiede troppe garanzie per renderlo efficace. Un anno è già passato e non è arrivato un euro.
    A controllarlo in Italia perché non finisca in mani sbagliate (vedi ‘affinché non vada verso interessi dei cittadini’) è stato spedito Draghi e gli stolti italiani lo hanno pure accolto a braccia aperte.
    A dirigere la BCE abbiamo, purtroppo, uno dei pezzi peggiori e più nefasti del Fondo Monetario, quella Lagarde che finora non ha certo aiutato i popoli mentre il Fm è sempre stato solo uno degli organi finanziari più nefasti del grande capitale per arricchire i maganti occidentali sulla pelle dei popoli.
    Ma gli Italiani preferiscono rifiutare quello che non capiscono per paura di capire che si sono sbagliati e la loro ignoranza, bellamente coltivata da partiti e dai media, ci rovinerà tutti quanti.

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