Napoli, villa Floridiana: la montagna partorisce un topolino

Domani volontari in campo nel solo boschetto delle camelie

Calato il silenzio sul finanziamento di due milioni di euro del MIBAC

            ” Siamo a marzo e, dopo ben due inaugurazioni che hanno restituito ai cittadini, dopo oltre sei mesi di chiusura totale, solo una minima parte dei sette ettari di estensione del parco della villa Floridiana, segnatamente il viale centrale, l’aiuola grande e parte del belvedere, peraltro in carenti condizioni manutentive, dopo le promesse sin qui disattese sui lavori necessari per restituire le aree interdette ai visitatori, alcune dal lontano 2011, si apprende dagli organi d’informazione che per domani mattina, 6 marzo, è stata organizzata dalla direzione regionale musei della Campania un’azione di manutenzione e cura del solo boschetto delle camelie con il coinvolgimento di volontari oltre a esperti “. A richiamare ancora una volta l’attenzione sugli annosi problemi dell’antica villa borbonica è Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, che, da tempo, per sollecitare la riapertura integrale dell’unico polmone di verde pubblico a disposizione dei circa cinquantamila residenti del quartiere Vomero, ha messo in campo una serie d’iniziative, tra le quali una petizione online, indirizzando anche una nota al riguardo al presidente della Repubblica, Mattarella.

            ” Un’iniziativa, quella di domani, che di certo non risolve gli annosi problemi del parco borbonico che attendono una soluzione definitiva e concreta da almeno due lustri – sottolinea Capodanno -. Un parco dove, rispetto alle poche aree a disposizione dei visitatori, prevalgono ampiamente le zone transennate, all’interno delle quali si osservano tanti alberi caduti o tagliati, con diverse piante morte, molte delle quali risalenti alla sistemazione data nel lontano 1815, quando re Ferdinando fece dono della villa alla moglie morganatica, Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia, dall’allora direttore dell’Orto botanico di Napoli Friedrich Dehnhardt, che aveva fatto piantare nella villa circa 150 specie diverse. Il tutto causato dalla presumibile datata carenza della necessaria quanto costante manutenzione “.

            ” Intanto continuano a rimanere senza risposte le tante domande poste da tempo agli uffici competenti del ministero per i beni e le attività culturali, dal quale dipende la villa vomerese, sui lavori necessari per restituire, in sicurezza, alla fruibilità e all’accesso dei cittadini l’intero parco, eliminando  le tante recinzioni attualmente presenti, impegnando i due milioni di euro promessi nel marzo del 2019 e dello stanziamento dei quali, a due anni dalla notizia, riportata anche sui mass media, non si è saputo più nulla. Di conseguenza, allo stato, non è dato sapere se questi fondi siano già stati materialmente erogati e messi a disposizione dell’ente appaltante, se siano partiti i progetti esecutivi e le relative gare d’appalto e se si siano stati definiti i tempi d’inizio e di fine dei lavori con la loro presumibile durata “.

            Capodanno, al riguardo, nel ribadire la necessità di fare piena luce su tutte le vicende che hanno riguardato negli ultimi anni la villa Floridiana, rilancia altresì la necessità di una diversa gestione del parco che, in uno con il museo Duca di Martina, rientra nel patrimonio del MIBAC. Una proposta percorribile potrebbe essere quella di svincolare il parco dal museo, del quale attualmente è considerato giardino storico annesso, e di affidarne la gestione, anche attraverso un’apposita convenzione di concessione in comodato d’uso gratuito, alla Regione Campania, potendo così usufruire delle provvidenze economiche, messe a disposizione anche dall’Unione europea, per i parchi regionali.