Gennaro Carillo: “Adesso al governo c’è una tecnocrazia per la restaurazione”

(di Daniela Ranieri – Il Fatto Quotidiano) – Il Governo dei Migliori è una grande opera di restaurazione messa in atto anche al fine di far maneggiare i soldi ai soggetti “giusti”. Proviamo a decifrarne l’origine e la natura con Gennaro Carillo, professore ordinario di Storia del pensiero politico e di Filosofie della polis, studioso degli antichi e di Vico, di potere e democrazia.

Professore, cosa è tecnicamente questo Governo dei Migliori? Una forma della democrazia? Un suo commissariamento? Un’oligarchia?

È un referto anatomo-patologico, piuttosto. La certificazione che quella che continuiamo a chiamare democrazia rappresentativa non esiste più o gode di pessima salute. Quello che è salutato come governo dei migliori è l’ennesima conferma di un processo di trasformazione della democrazia in tecnocrazia e, più in generale, del governo in governance. La sede della decisione politica si sposta verso poteri senza delega, legittimati solo dal possesso esclusivo di un sapere tecnico.

Quali sono i rischi della tecnocrazia?

L’opacità della decisione politica, presa in nome di una tecnica non discutibile e sciolta dall’obbligo di rendiconto. Già Erodoto, invece, sosteneva che non c’è democrazia dove non c’è bisogno di rendere ragione delle decisioni. E quanto più il potere è invisibile, scrive Spinoza, tanto più si alimentano la superstizione, l’infelicità e la tristezza del popolo.

A leggere i giornali, sembrerebbe una nuova aristocrazia dei competenti. Una Repubblica platonica. È così, anche se 15 ministri su 23 sono in politica da anni?

In un Paese come il nostro, incline alla genuflessione, l’apertura di credito verso il governo ha toccato vertici grotteschi di quello che Arbasino definiva “leccaculismo”, malattia nazionale. Se è indubbio che una parte della compagine governativa, a cominciare da Draghi, è fatta di esperti, la parte restante contraddice la retorica dei migliori. Anzi, rivela le ragioni meno confessabili della caduta del secondo governo Conte. Al quale nessuno ha perdonato il vizio d’origine: essere un outsider, non riconducibile a nessuna delle “famiglie” politiche che bloccano il sistema. La continuità è quanto di più antiplatonico possa immaginarsi: la polis perfetta presuppone l’azzeramento del personale della polis storica, una rifondazione radicale dell’assetto politico.

È una reazione delle élite contro gli incompetenti?

Non vedo élite all’orizzonte. Non le vedevo prima, non le vedo oggi. La retorica dell’uno vale uno ha fornito un assist formidabile alla retorica del merito. Ma il paradosso è che populismo e tecnocrazia sono il recto e il verso di una stessa medaglia: la crisi della democrazia rappresentativa. Che la competenza si formi in ambiti distinti dalla politica, dovrebbe poi far piangere lacrime amare a chi oggi, invece, esulta.

Se questa è una restaurazione, quale evento è stato la rivoluzione delle masse? Il Sussidistan, come lo chiama il capo di Confindustria?

Il reddito di cittadinanza è stato un tentativo di risposta, per molti versi sbagliata, a un problema reale. Che la sinistra abbia rinunciato a politiche redistributive del reddito e non abbia fatto argine alle derive censitarie della società italiana, accettate come se obbedissero a una legge di natura, è la causa principe del suo declino. Anche l’ostinazione a non vedere che il costo della crisi pandemica non è ripartito equamente produrrà conseguenze drammatiche. Ma è difficile che, con Salvini al governo, si possa anche soltanto pensare di onerare i garantiti con un tributo di solidarietà nazionale.

Il rischio è perdere anche quei minimi diritti sociali che i cittadini e i lavoratori del ’900 hanno conquistato?

Molti governi di centro-sinistra hanno fatto a gara con quelli di centrodestra nello smantellamento dei diritti sociali. La crisi pandemica sta completando quest’opera.

I giornali influenti sono posseduti da editori che hanno interessi nella finanza e nell’imprenditoria. È per questo, e per l’arrivo di 209 miliardi, se la figura di Draghi narrata dai media è quella di un demiurgo?

ùIl sistema dei media è un sistema bloccato. L’effetto loop prodotto da certi talk show politici, il cui format ripete i canovacci della commedia dell’arte, con maschere fisse, è nauseante. Nel discorso pubblico, anche Draghi diventa un costrutto semiotico, il re taumaturgo.

Il Governo dei Migliori è il governo di quelli che hanno sempre maneggiato i soldi?

Si è rivelato finora quello della restaurazione, del ripristino dell’ordine infranto. È qualcosa di più profondo dell’enorme massa di denari in arrivo.

19 replies

    • pure qualche forcone e qualche garrota non sarebbero male…!?!?
      e si ha forte l’impressione che dopo questo penultimo capitolo del magna magna a più non posso dei 209 miliardi…, seguirà l’ultimo capitolo del si salvi chi può dalle mazzate da orbi che il popolo si darà addosso “vicendevolmente…”!!!

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  1. Quanto durerà ancora ? Quando i cinque stelle capiranno che non si può reggere Draghi che è un capocordata di confindustria?

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  2. “La retorica dell’uno vale uno ha fornito un assist formidabile alla retorica del merito. Ma il paradosso è che populismo e tecnocrazia sono il recto e il verso di una stessa medaglia: la crisi della democrazia rappresentativa. Che la competenza si formi in ambiti distinti dalla politica, dovrebbe poi far piangere lacrime amare a chi oggi, invece, esulta.”

    Leggere le persone colte è come un bicchiere d acqua fresca in Agosto in Sicilia

    La critica sul RDC però se la poteva risparmiare

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    • “Che la sinistra abbia rinunciato a politiche redistributive del reddito e non abbia fatto argine alle derive censitarie della società italiana, accettate come se obbedissero a una legge di natura, è la causa principe del suo declino.”

      Più che critico verso il RDC, pur essendolo, mi è sembrato che invocasse misure per ridurre, a monte, il divario tra le varie componenti sociali.
      Chissà quali e quante provvedimenti saprebbe individuare ed applicare un Bersani, per portare un po’di equità in questa società preda del liberismo.
      Certo è che se l’intervistato si riferisce a Renzi, parlando dei governi della sinistra, a voglia aspettarsi politiche redistributive del reddito…verso l’alto, sicuramente sì.

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      • giustissimo,
        però dire “per molti versi sbagliata” presti il fianco agli sciacalli che chiamano fannulloni quelli che col RDC si comprano da mangiare .
        C’è ancora lo scotto di quella sciocca definizione del solito Di Maio sull abolizione della povertà anzichè definirlo per quello che è:un sussidio di emergenza per sopravvivere non certo per eliminare la povertà
        Sulla sinistra credo intenda tutto quel processo regressivo che è culminato in quell’abominio di Renzi , e si riallaccia al discorso ridistribuzione dal momento che quella sinistra decise di tollerare prima, accettare poi , abbracciare infine l ideologia liberista secondo l ottusa convinzione che la classe dirigente ,spoglia della questione morale, avrebbe fatto gocciolare le monetine sui poveri .

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      • Non sarei così dura con l’entusiasmo di Di Maio & Co, in occasione del RDC, a me hanno fatto tenerezza…erano così felici. Già questo li mette al di sopra dei politici che pensano solo al proprio interesse, non al bene del Paese. Tra l’altro hanno introdotto, in modo estremamente veloce, una misura che mai si era vista in Italia, e chissà come si sarebbe risolta la seconda fase, se non ci fosse stata la pandemia ad impedirne l’attuazione.
        Tieni conto che, ad ogni minimo passo, erano stati ostacolati, denigrati, sbeffeggiati…e comunque, se la povertà era considerata ufficialmente la condizione di chi vive con meno di 780 € al mese, la loro definizione era anche corretta, in fondo.
        Non avevano fatto i conti con coloro che, per non far scoprire il proprio reddito da lavoro nero, non hanno neanche fatto richiesta del RDC, pur essendosi dichiarati nullatenenti. Così sono “saltati” i numeri previsti di richieste. Io avrei approfondito il fatto che una bella fetta di “poveri” non avesse fatto richiesta. Li avrei stanati uno per uno, se non altro per chiarire la vicenda che si è poi ritorta contro chi il RDC l’aveva studiato e introdotto.
        Ho assistito ad intere trasmissioni in cui si cercavano cavilli e si sparavano accuse e prese in giro, senza mai toccare questo argomento, anzi, mettendo subito a tacere chi cercava di chiarire il meccanismo. Non ti ricordi quanti abusivi venivano fuori e come venivano messi in rilievo? Ma la cosa era portata a detrazione, invece che considerare un punto di merito il fatto chevenissero scoperti. E si invocava la cancellazione del RDC, come se lo si fosse mai pensato per le pensioni di invalidità, nonostante le tante truffe scoperte.
        C’è tanta ingiustizia, tanta discriminazione, nei confronti dei 5s che io noto e non sopporto, pur essendo un’elettrice di LEU.
        Quindi tendo ad essere comprensiva: guardo le intenzioni… e quelle mi sembrano buone.

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      • sulle intenzioni non ho dubbi neanche io , sulla necessità dello strumento ovviamente neanche.
        Ma dalla sua analisi dettagliata e puntuale,secondo me , si evince che non era il caso di cadere in quella definizione (mi riferisco sempre alla famigerata abolizione della povertà ) che reputo scolastica e intrisa di faciloneria.
        Mi spiego.
        La povertà non può essere solo analizzata dal punto di visto del reddito o dal denaro posseduto . Mi riferisco a quello che Raffaele Alberto Ventura definisce come “valori di posizione ” ,cioè quelle cose che ti danno valore nel mercato e nella società.
        Avere 780 euro può significare riuscire a mangiare ma non per forza uscire dalla povertà che è fatta di debito, opportunità sociali precluse a causa di mille fattori:geografici , familiari , relazionali , di salute , di contesto.
        E’ noto che oggi molti laureati possono pagarsi l’aperitivo o un telefono nuovo ogni 6 mesi a rate ma non hanno accesso al futuro in quanto precari,flessibili e senza potere di investimento .Non sono poveri come i mendicanti ma sono poveri perchè sono immobili socialmente . Questi ragazzi sono meno poveri in beni posseduti di quelli di due generazioni fa ma molto più poveri di loro in termini di sopravvivenza in questo mondo .
        Questo non toglie che il RDC è uno strumento di civiltà,che i 5 stelle abbiano agito con motivazioni di coscienza e dignità ed è abissale la differenza tra chi cerca di sostenere le classi sociali svantaggiate e la classe politica che li ha preceduti che ha letteralmente fatto sua la massima di Buffet “la lotta di classe esiste e la stiamo vincendo noi”.
        Sulla comunicazione secondo me cadiamo sempre nello stesso difetto , la frase ad effetto ,per entusiasmare ,lo posso comprendere umanamente , ma se non respiri 8 volte prima di sentenziare poi il credito che ottieni lo paghi con gli interessi e non a caso quella frase di Di Maio oggi è vista come un uscita infelice ,e lo ha ammesso anche lui

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      • Rocco si è assunto la responsabilità di questa ‘abolizione della povertà’ e ha spiegato come gli è venuta in mente: una cosa complicatissima relativa alle percentuali istat e bla bla bla. Onestamente mi fa accapponare la pelle come il balcone. Non trovo appigli per salvarli, manco la felicità di fare il bene dei disagiati.
        Detto questo, ricordarlo ogni giorno da tre anni è un pelino eccessivo, soprattutto se tra i competenti ora si fa rientrare uno che voleva sostituire il medico di base con Google: mi pare leggermente più grave, ma un attimo. Purtroppo i giornaloni se lo sono dimenticato, rimangono solo il fatto q e sua maestà Anna Lombroso a ricordarcelo.

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      • Niente di complicatissimo: siccome, per l’ISTAT, la povertà si valuta (non si sa come e perché) sotto i 780 € di reddito mensili, dal momento in cui loro fornivano a tutti la possibilità di averli, col RDC, la povertà – sulla carta – era abolita.
        Hai ragione che c’è di molto peggio, ma figurati, trattasi di m5s…

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      • In realtà non è proprio così, perché per meccanismi che non mi sono chiari (a parte chi non chiede il rdc) molti rimangono esclusi pur essendo al di sotto di quella soglia. Ma non so di più perché appunto Rocco era andato un po’ in difficoltà e gli mettevano fretta.

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      • Danno la differenza, se hanno redditi inferiori a 780, non l’importo intero. E conta anche se paghi la casa o no. Sarà quello?

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      • Sì può essere. Però mi sembra che avesse anche a che fare con i parametri del rdc: dovrebbero correggere una parte che preclude l’accesso ad una fascia.

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      • Questa, può essere? Quella dei figli me la ricordo…
        “Ricalibrare i parametri affinché il reddito di cittadinanza non sia penalizzante per le famiglie con più figli. Togliere il requisito dei 10 anni per gli immigrati ammettendo chiunque abbia un permesso di soggiorno di lungo periodo. Sono solo alcune delle possibili modifiche per il sussidio simbolo del M5s.”

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      • Sì giusto, i figli. Era su quello che dovevano riparametrare. La questione residenza era più una questione politica, invece sui calcoli dell’istat incidevano in modo ‘sproporzionato’ i nuclei composti da una sola persona.

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  3. C’è chi invece la vede così (senza balcone):

    “La sociologa Saraceno: “Ridurre i paletti al reddito di cittadinanza. Temiamo più i poveri che imbrogliano che i ricchi che evadono”

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