Ora è più di un’ipotesi, Comunali in autunno

(Pietro Salvatori – Huffpost) – Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna. Sono cinque dei 1.293 Comuni che dovrebbero andare al voto in primavera, le cinque grandi battaglie dove si potrebbe confrontare lo strano bipolarismo di fatto a cui danno vita i partiti che sostengono il governo Draghi, da un lato M5s, Pd e Leu, dall’altro Lega e Forza Italia. Il condizionale è d’obbligo, perché al Viminale stanno mettendo a punto il dispositivo che ne prevederà il rinvio in autunno, in una data che dovrà essere individuata tra settembre e ottobre, con il fine settimana del 10 e 11 ottobre individuato al momento come soluzione ottimale per celebrare il primo turno.

Ci sarebbe l’ok della titolare dell’Interno, Luciana Lamorgese, e il dossier sarebbe già passato sulla scrivania del presidente del Consiglio che lo avrebbe valutato e dato un sostanziale via libera. “La direzione è quella – spiega chi sta lavorando al testo – la scelta ancora non è definitiva ma è più che probabile”. Si monitorano i dati della pandemia, e per quanto circoli l’ipotesi di un Consiglio dei ministri già questa settimana per formalizzare lo spostamento, al momento sembra più probabile che si slitti alla settimana prossima.

Raccontano che al Viminale sia già tutto pronto. “Siamo all’inizio della terza ondata, con tutte le misure di contenimento che stiamo prendendo sarebbe una follia mandare venti milioni di italiani al voto in primavera”, spiegano dal governo. La speranza è che all’alba dell’estate ci possa essere una contrazione nel numero dei contagi, anche grazie al procedere della campagna vaccinale, e l’appuntamento elettorale rischia di essere un importante volano di trasmissibilità, e la prudenza e la tutela della salute sono la bussola con la quale il capo del governo sta orientando le proprie scelte.

C’è poi un problema relativo alle scuole. Un voto in primavera vorrebbe dire altre ore di didattica in presenza perse, e cozzerebbe con il tentativo di prolungare l’anno scolastico fino a fine giugno, considerando la finestra primaverile più probabile quella di un primo turno nella prima metà di quel mese per poi tenere i ballottaggi prima che inizi l’estate.

È in corso una ricognizione tra i partiti. Considerata la composizione dell’attuale maggioranza, una decisione in autonomia sull’asse Draghi-Lamorgese potrebbe portare a più di qualche fibrillazione tra i partiti che sostengono il governo. È per questo che l’ultimo tassello prima di procedere è la consultazione delle forze politiche per ottenere un via libera o quanto meno un atteggiamento non ostile.

Lega e Forza Italia non sono contrarie all’ipotesi. Per una oggettiva difficoltà a trovare i candidati adatti, ma anche perché una campagna elettorale in piena pandemia toglierebbe ossigeno a una campagna elettorale che, soprattutto nelle città tradizionalmente non favorevoli al Carroccio, dovrà necessariamente puntare a una forte presenza sul territorio. Il via libera sarebbe già arrivato dal Movimento 5 stelle, che si trova nel marasma di una scissione e di un assetto ancora tutto da definire, con l’arrivo di Giuseppe Conte e la segreteria a cinque in bilico. Considerati i magri bottini generalmente ottenuti nelle tornate locali, un rinvio non sarebbe affatto sgradito dai pentastellati. Qualche dubbio arriva dal Pd, convinto di poter ottenere un buon risultato, ma persuaso che di fronte alla linea di rigore tenuta negli ultimi mesi opporsi alla decisione sarebbe difficilmente comprensibile. Tutti i segnali indicano il voto in autunno, in attesa di un’ufficialità che non dovrebbe tardare ad arrivare.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

1 reply

  1. Ecco come l’articolo lo avrei scritto io

    A primavera, dal 15 aprile al 15 giugno, avrebbero dovuto andare al voto per eleggere il sindaco 1.293 comuni, di cui 1.112 appartenenti a regioni a statuto ordinario e 181 a regioni a statuto speciale. Tra questi 20 capoluogo di provincia (Benevento, Bologna, Carbonia, Caserta, Cosenza, Grosseto, Isernia, Latina, Milano, Napoli, Novara, Pordenone, Ravenna, Rimini, Roma, Salerno, Savona, Torino, Trieste e Varese), e 6 capoluogo di regione (Bologna, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste).
    Il voto di Roma e Milano, soprattutto, era di capitale importanza.
    Ma tutto slitterà all’autunno, sempre che la pandemia non continui col ritmo attuale o addirittura aumenti con più gente all’aperto e la stanchezza per i lockdown.
    Non si riesce a capire come a livello locale si posizionerebbe lo strano bipolarismo che oggi vede da una parte tutti i partiti ammucchiati rovinosamente a sostegno di Draghi, e persino l’incredibile M5S, in una accozzaglia indecente e vergognosa senza più identità né onore, e dall’altra l’opposizione della sola Meloni a cui poi si assocerebbero, alle locali, Lega e Forza Italia, come hanno sempre fatto.
    Il Ministro Lamorgese stima giustamente che siamo all’inizio della terza ondata di contagi e sarebbe follia mandare 20 milioni di italiani al voto in primavera. Del resto, se Mattarella è ricorso a Draghi per evitare il voto alle politiche, non avrebbe senso cambiare idea per il voto locale. Si spera che la primavera e le vaccinazioni (sempre che si riesca a farle) diminuiscano i contagi, ma al contrario molti temono che l’affollarsi criminale della gente al mare o in luoghi similmente aperti non farà che aumentarli.
    Del resto, anche Salvini che enumerava di continuo i Paesi dove si andava al voto malgrado la pandemia, ora ha scoperto che “un gran silenzio è bello, sotto l’ombra del padrone”.
    C’è poi il problema delle scuole. Un voto in primavera vorrebbe dire altre ore di scuola perse, contro il tentativo di prolungare l’anno scolastico fino a fine giugno.
    Del resto tutti i partiti sono in una catastrofe ideologica e non sanno come riassestarsi e che slogan scegliere, visto che ormai sono tutti scaduti, per cui rimandare il voto il più possibile è l’unica scelta consentita.

    "Mi piace"