Beppe Grillo indica la via: sarò io il sarto di questa coalizione

(Tommaso Labate – corriere.it) – «Giuseppe, non ha senso che ci vediamo io e te da soli. Vieni ché ho molte cose da dirvi, ho parlato con Draghi». Durante il viaggio che l’ha portato a Roma, venerdì sera, Beppe Grillo ha ricevuto una telefonata di Giuseppe Conte. L’«elevato», come il garante del M5S aveva ribattezzato l’ex premier all’epoca in cui aveva dovuto lanciare secchiate d’acqua per spegnere le fiamme del fuoco amico, chiede se è possibile anticipare l’incontro del gotha pentastellato con un faccia a faccia per chiarirsi bene prima le idee e dare una regia a una situazione che poteva sfuggire di mano.

Se Grillo ha lasciato cadere la cosa, invitando Conte a sedersi direttamente al tavolo assieme a Di Maio e compagnia, è perché le idee, al garante, non sono mai state così chiare come adesso. E così, quando si è trovato di fronte tutti i pezzi da novanta del M5S più Conte, Grillo ha spiegato come Draghi «sarà la nostra salvezza» perché «non esiste in questo momento una soluzione migliore per il Paese». La telefonata dell’altro giorno col premier incaricato gli ha aperto gli occhi; e l’ha convinto, tanto per fare un esempio, che la maggioranza dei provvedimenti che saranno nel cuore dell’agenda di governo e del Recovery plan sono in realtà figli dello spirito originario del Movimento: sviluppo sostenibile, green, giovani, l’attenzione a un mercato del lavoro che contempli risorse ai non garantiti e altro ancora.

Quanto al reddito di cittadinanza — di cui anche Di Maio aveva parlato settimane fa sottolineando la necessità di un «tagliando» soprattutto per quanto riguarda la parte delle politiche attive — non c’è nulla da temere. In fondo, misure di sostegno simili, in Europa, ci sono praticamente ovunque; e non è detto che finisca in quel «debito cattivo» di cui l’ex presidente della Bce aveva parlato a Rimini mesi fa, anzi. Fedele o meno che sia stata la ricostruzione della telefonata col presidente del Consiglio incaricato, Grillo ha spiegato che il M5S, su Draghi, deve puntare tutto.

Con la stessa foga con cui nell’agosto del 2019 aveva respinto al mittente le ipotesi che portavano al voto anticipato («Se si vota, il M5S è fi-ni-to», disse ricevendo Di Maio e Di Battista a Marina di Bibbona), ieri il garante ha delineato un orizzonte in cui l’ex presidente della Bce può essere nel medio periodo «il punto di riferimento» di «un’area moderata», trainata da M5S e Pd, che contempli tutti gli oppositori di Salvini e della Meloni.

E che per questo non è possibile, né immaginabile, che l’occasione di questo governo venga lasciata nelle mani di chicchessia, men che meno della Lega. «In questa fase sarò un sarto», si è lasciato sfuggire nella sua trasferta capitolina Grillo, anche davanti a Draghi. Il «sarto» della coalizione Draghi, per essere più precisi. L’uomo che più di ogni altro ha soffiato sul fuoco della politica italiana negli ultimi vent’anni cambia parte in commedia e prende per sé il ruolo — come spiega un ex ministro grillino — «di rammendare e ricucire là dove il tessuto di questa svolta politica sembrerà scucito o strappato». Per ridurre al minimo la scissione nei M5S, certo; ma anche per evitare di muoversi in distonia con «l’alleato», e cioè il Pd.

Quando di buon mattino gli ambasciatori del Nazareno lo contattano per avvertirlo dei problemi legati all’ingresso di ministri leghisti, Grillo ci pensa su e poi tira fuori dal cilindro la citazione di Platone, che userà qualche ora dopo. «Non conosco una via infallibile per il successo ma una per l’insuccesso sicuro: voler accontentare tutti». Al Pd la leggono come un messaggio a Draghi riferito alla smania dei salviniani di entrare nell’esecutivo; tra i M5S dell’ala anti-governista arriva invece il segnale che stavolta non ci sarà margine per tenere tutti dentro, chi non si allinea all’ortodossia è fuori, anche se riuscisse a portarsi via nome e simbolo (Casaleggio?).

Certo, da qui a mercoledì — ultimo giorno di consultazioni — il «sarto» dovrà ricucire ancora. Ma la strada è segnata. «Le fragole sono mature», scrive sul blog segnalando una serie di proposte che, in un modo o nell’altro, sono già state concertate con Draghi. E poi sale in macchina e va via, evitando lo show del post-consultazione. Il sarto cuce e rammenda. Con l’obiettivo che buchi e strappi, se ci saranno, non debbano vedersi.

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5 replies

  1. Di fatto s’è ripreso il Movimento, dopo averlo lasciato in balia della guida incerta e senza tempra di Crimi, per l’appunto sacrificabile senza perdite

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    • Se l’è ripreso dopo aver fatto finta di averlo ceduto.
      @ Carmela

      Che bella idea che avete della democrazia.
      Ora “uno vale uno” è diventato “io so io, e voi nun siete un cazzo”.

      Ma come vi piace farvi annichilire il diritto a partecipare, a determinare le decisioni della dirigenza.

      Come vi piace l’uomo forte che pensa per voi.

      E voi vorrete rendere più democratica la vita del Paese? Ho molti dubbi al riguardo.

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  2. Tommaso Labate si è già posizionato a 90 gradi senza colpo ferire: garante, sarto, l’uomo che più di ogni altro ha soffiato sulla politica italiana.
    Così, senza imbarazzo.

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  3. Senza ombra di dubbio Beppe Grillo è stato il padre del movimento cinque stelle.
    Non vorrei diventi l’artefice del suo canto del cigno.

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