Primo giro di consultazioni: Lega 1 – Giallorosa 0

(Roberta Labonia) – E poi dicono che i miracoli non esistono. In queste ultime ore ne abbiamo visto uno. Neanche 24 ore dopo che Salvini aveva chiuso a Draghi, e sembrava facesse sul serio, se ne è uscito con un “o noi o Grillo”. E noi, che ancora una volta avevamo creduto facesse sul serio, abbiamo tirato un sospiro di sollievo: se Beppe e 5 Stelle decideranno di star dentro, i leghisti se ne staranno fuori dai maroni, abbiamo pensato. Ma ieri mattina il cazzaro si è smentito un’altra volta (per lui la coerenza è un optional…) e ha detto: “Chi sono io per dire no? Noi con Draghi non diremo non voglio tizio, a me piacerebbe che ci fossero tutti, che si ascolti Mattarella”.

E da quel momento, in un crescendo rossiniano, si son sentite pronunciare parole inusitate dai leghisti che non ti aspetti, come fossero stati folgorati sulla via di Bruxelles. Così, se non ci siamo meravigliati più di tanto che Giancarlo Giorgetti, l’eminenza grigia dall’anima moderata della Lega, nel vedere il suo vecchio amico Draghi a Roma, ha trattenuto lacrime di felicità definendolo “un fuoriclasse come Ronaldo che non può stare in panchina”, leggere di un Alberto Bagnai, l’economista antieuropeista leghista che 8 anni fa scriveva un libro intitolato “il tramonto dell’euro”, da lui definito da sempre “una trappola”, affermare ieri che “con Draghi è possibile dialogare… è un pragmatico… io sono un economista come Draghi…”, ti lascia di stucco. Se poi anche un Claudio Borghi, quello che durante il governo giallo/verde fece schizzare lo spread per aver affermato che “sono straconvinto che l’Italia con una propria moneta risolverebbe gran parte dei propri problemi”, ebbene ieri ha affermato che “Draghi è un fuoriclasse, voterò la posizione che indicherà il mio partito.”

Ecco, davanti a tutto questo, ti rendi conto che in casa Lega ex Nord tutto è possibile. Dietro l’inversione a U del cazzaro verde che oggi, all’uscita dalle consultazioni, si è arreso senza condizioni al tecnocrate Mario Draghi, disposto a tutto pur di spuntare qualche poltrona nel suo governo, c’è la manina di Giorgetti e Zaia, forse le uniche due teste pensanti di casa Lega. Le loro mosse ce la dicono lunga su quale è per loro il vero ruolo di Matteo Salvini all’interno del partito: quello dell’imbonitore di folle, quello che tutto può dire non rischiando nulla, neanche la faccia che non ha. Lui, con i suoi crocifissi, le invocazioni di santi e madonne in pubblica piazza, i selfie seriali, i suoi profili social zeppi di briosches, ciliege, nutelle, quadretti familiari da mulino bianco, fake news seriali a cui i suoi fans crederanno ciecamente, è stato la carta vincente che ha portato la Lega dagli abissi del 4% al 30%. Il segreto di tanto successo lo spiegò bene ad un inviato di Report, nel 2019, l’oligarca russo Konstantin Malofeev. Alla domanda: “perché ha deciso di finanziare la Lega?”, lui ha risposto: “Semplice. Perché ha un livello socio-culturale così basso da essere penetrabile. Un terreno fertile su cui seminare”. I vertici di Pontida questo lo sanno bene, gli elettori che li votano digeriscono tutto, mica come quei rompi coglioni della base 5 Stelle….. E così, come nel 2017 hanno usato la faccia da culo di Salvini per buttare al cesso la loro storica vocazione separatista e antieuropeista, convertendosi al nazionalismo (e nacque così la nuova Lega senza Nord), ora, con questa operazione di puro trasformismo, hanno infranto l’ultimo tabù: sono diventati europeisti. Una mossa che già sta dando i suoi frutti :Ha destabilizzato l’asse 5 Stelle /Pd. Al momento gli uomini di Zingaretti sono spaccati: con la Lega dentro c’è una frangia che non vorrebbe entrare nel mucchio ma dare solo un appoggio esterno. E anche il Movimento, oggi al primo giro di consultazioni con Draghi, non ha sciolto la riserva. Ha puntato alto e ora aspetta la reazione del cazzaro verde. Con questa operazione spericolata Giorgetti & Co. puntano a sdoganare il fantoccio Salvini negli ambienti internazionali (dove, al momento, gode di pessima reputazione) e nello stesso tempo a ricevere la benedizione di Draghi, magari già in veste di Presidente della Repubblica, quando, alle prossime politiche, lui tenterà la scalata di Palazzo Chigi senza rischiare l’impennata dello spread e smottamenti speculativi. Ora il boccino è tornato in mano ai giallo/verdi. Il primo tempo si è chiuso 1 a zero per la Lega. Speriamo non si debba arrivare ai supplementari.

4 replies

  1. Eppure è tutto così semplice da leggere: Matteo 1 si è accorto di non contare un cazzo nell’ipotetico nuovo governo e allora ha chiamato in soccorso Matteo 2 (la loro è una strategia comune da mesi). Ora Matteo 2 proverà a sabotare il già scalcagnato governo del Messia, visto che l’altro Matteo ormai è completamente sputtanato. Mia opinione? Questo governo, se nasce, durery come un gatto (o un coniglio) in tangenziale. Poi sarà una gara ad attribuirsi le colpe e tutti cercheranno di affibbiarle ai 5 stelle

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  2. Salvini, Borghi, Bagnai commissariati da Giorgetti, Zaia e dagli Imprenditori del nord-est…….!!! che fine ingloriosa……ah,ah,ah…..

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  3. Roberta ascolta ti prego ritorna da me…No scusa , era solo un ricordo di Peppino di Capri.
    Ma parliamo di cose serie: Il problema è rappresentato solo da quello sciagurato cialtrone della lega ?Berlusconi e Renzi nel governo con la riforma Bonafede vanno d’accordo ? Anche con il conflitto d’interessi ? E come la mettiamo con la gestione del recovery fund ?Tu ti sederesti a tavola con i lupi dando a uno di loro il coltello per spartire le razioni ?Ma ti sei mangisto il cervello o credi nell’aiuto della fortuna ?

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