Conte alla rovescia

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – I retroscena del Giornale Unico, sempre più simili alle “bombe di Mosca” al processo di Biscardi, danno per certo uno sbocco “pilotato” della crisi di governo che più ridicolo non si può: Conte si dimette dopo l’approvazione del Recovery Plan, perché Bettini ha parlato con l’Innominabile, che gli ha garantito l’appoggio a un “Conte-ter”, dunque c’è da fidarsi.

Dopodiché 5Stelle, Pd, LeU e Iv si siedono al tavolo per spartirsi i ministeri all’insegna di un “riequilibrio” in base a fantomatici “nuovi rapporti di forze”. Magari con Orlando e Di Maio vicepremier, e/o Bettini sottosegretario a Palazzo Chigi, e ministri Iv al posto di due, compresi la Boschi, Rosato e magari pure l’Innominabile (sempreché vinca la naturale ritrosia alle “poltrone”).

In cambio di queste radiose prospettive, Conte cederebbe la responsabilità sui Servizi (che gli spetta per legge) e rinuncerebbe alla fondazione sulla cybersicurezza (e ai 2 miliardi che l’Ue ci mette a disposizione). Così Messer Due Per Cento, ora isolato all’angolo, potrà resuscitare e cantare vittoria (“Mi han dato ragione su tutto, quindi avevano torto tutti gli altri”).

Poi ricomincerà subito a ricattare e minacciare il nuovo governo sul Mes, il ponte, la prescrizione, il rapporto Barr e altre puttanate prêt-à-porter. Ora, può darsi che Conte sia così fesso da accettare questo suicidio: nel qual caso, peggio per lui. Ma siccome a noi importa poco delle sorti dei singoli e molto di quelle dell’Italia, rivolgiamo qualche domandina facile facile agli strateghi di questa ideona.

  1. Gli italiani quale beneficio ne trarrebbero?
  2. Perché mai un premier che ha sempre teorizzato e praticato la parlamentarizzazione delle crisi, dovrebbe dimettersi senza essere stato sfiduciato dalle Camere?
  3. Chi può fidarsi della parola di un bugiardo matricolato, detto il Bomba fin dalla più tenera età, che in vita sua ha sempre fregato chiunque avesse stretto accordi con lui?
  4. Che senso ha buttare giù un governo che gode della fiducia del Parlamento per farne un altro con la stessa maggioranza?
  5. Hanno idea, i giallorosa, di quanti voti regalerebbero alle destre con qualche settimana di mercato delle vacche su ministri, viceministri e sottosegretari mentre gl’italiani pensano al virus, ai vaccini, alle aziende chiuse, ai posti di lavoro in fumo?
  6. Lo sanno lorsignori, 5Stelle in primis, che l’Innominabile e la Boschi sono indagati per illecito finanziamento e, quando finirà l’inchiesta Open, rischiano di diventare imputati? E che il Conte 2, come l’1, vantava il raro pregio di non avere ministri inquisiti? E che Conte ha cacciato dal governo gialloverde il sottosegretario Siri perché indagato in uno scandalo di soldi?
  7. Quale mente malata può pensare di rimpiazzare una ministra competente come Lamorgese con un Rosato o una Boschi, fra l’altro molto più molesti e destabilizzanti di quanto oggi non siano la Bellanova e la Bonetti?
  8. Per quale strano algoritmo un partitucolo del 2 virgola qualcosa per cento dovrebbe avere tre ministeri, mentre l’equivalente LeU ne ha uno solo (Speranza)?
  9. Chi l’ha detto che è meglio farsi ricattare per tutto il resto della legislatura da quel pelo superfluo, anziché cercare in Parlamento i voti necessari per liberarsene per sempre?
  10. Perché mai, in una democrazia parlamentare con sistema proporzionale, i voti di quei “transfughi” (purché gratuiti, diversamente da certi “responsabili” di B.) sarebbero più indesiderabili di quelli di Iv, tutta formata da transfughi dal Pd, da FI, da LeU, dall’Udc e dal M5S? La via maestra è una sola: quella costituzionale. Conte non ha alcun motivo di dimettersi, a meno che non venga sfiduciato dal Parlamento. Ed è improbabile che ciò accada, sempreché M5S, Pd e LeU dicano la verità quando assicurano che, se cade lui, si vota. Ergo, non sono disponibili ad altre formule con altri premier. Nel qual caso altri governi non ne possono nascere perché non avrebbero la maggioranza. Basterà dunque tenere il punto “O Conte-2 o elezioni” per indurre i “responsabili gratuiti”, cioè interessati soltanto a completare la legislatura, a uscire allo scoperto nel voto di fiducia, quando Conte lo chiederà in Parlamento.
    Senza neppure l’imbarazzo di contattarli prima. Lì tra l’altro si vedrà quanti di Iv seguiranno il loro capetto al macello, o se se ne sganceranno all’ultima occasione utile. Così l’Innominabile e i suoi quattro guastatori andranno a cuccia fino alle elezioni del 2022, data della loro agognata estinzione.Se invece qualcuno gioca sporco – e una parte del Pd che ancora tiene bordone all’Innominabile ne è gravemente indiziata – quella sarà l’occasione per smascherarlo in Parlamento. Il governo cadrà, Conte andrà a casa (tanto un mestiere ce l’ha) e chi avrà licenziato “il politico più popolare d’Italia per darla vinta al più impopolare” (copyright D’Alema) lo spiegherà ai suoi eventuali elettori, se troverà le parole. Noi ci ciucceremo per qualche mese un’ammucchiata con Pd, FI, Iv, Calenda e frattaglie poltroniste di Lega e M5S guidata dai premier preferiti dai giornaloni (Cottarelli, Cartabia, Amato, Cassese, robe così: Draghi non è fesso). Una sbobba talmente immangiabile che molta gente urlerà: “Ridateci Conte”. E lo costringerà a tornare in pista, come capo dei 5Stelle o di una lista al loro fianco. Allora sì che ci sarà da divertirsi. Perché si voterà prima che gl’italiani si scordino chi ha fatto cosa.

48 replies

  1. Leggere e ascoltare (quando ci si riesce soffocando dal voltastomaco) i vari talk show degi editori unificati tutti i retroscena, le soluzioni alla crisi la uno, la due, la tre e non so quanto altre, oltre a farmi star male mi è montato una rabbia…. arrabbiata, incazzata non so. Passi petvil Pd che è abituato a fare di queste schifezze alla faccia degli elettori, ma infangare preventivamente il M5S mi ha fatto malissimo. E alla fine un dubbio mi è venuto anche sul Movimento. Spero di no, che almeno una dignità nel movimento sia rimasta, se no non ci resta che piangere.

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    • Vede, cara Adele, il giornalismo imparziale non esiste. Mi citi giornalisti “imparziali”, mi smentisca. Esistono giornalisti che argomentano con fatti e cifre (209 Miliardi di Recovery Fund, maggior numero di vaccinati in UE, ecc) e giornalisti che usano le loro impressioni come argomenti dialettici anche se non supportate dai fatti. La differenza è lì. In questo articolo, peraltro, Travaglio auspica che lo scenario previsto da altri non si realizzi, e spiega perché. Sono le sue opinioni, quindi l’imparzialità non c’entra nulla. Se a lei fa piacere avere la Boschi al governo, prego, si accomodi. A me, la sola idea fa orrore e non perché sia una donna, ma perché per me non è una persona che abbia dimostrato lo spessore politico che alcuni le accreditano. E gradirei attendere anche che certe inchieste arrivino al dunque prima di trovarmi un altro ministro nella spiacevole condizione di imputato. Opinioni, certo. Stranamente, anche autorevoli giornali internazionali pensano che una crisi di governo ora sia più bislacca di una striscia di Mr Bean. Fulgidi esempi di indefessi controllori anche loro. Peraltro, se M5S e Conte supportassero un governo con Boschi ecc, scoprirebbe che Travaglio non ha nessun innamoramento né per Conte né per 5S e diventerebbe il loro più feroce critico. Accetto scommesse.

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      • “Peraltro, se M5S e Conte supportassero un governo con Boschi ecc, scoprirebbe che Travaglio non ha nessun innamoramento né per Conte né per 5S e diventerebbe il loro più feroce critico. Accetto scommesse”. Stavo per chiudere, poi ho letto quest’ultima frase. Che pensieri piccoli, e quanta ipocrisia.
        M5S e Conte il governo con Boschi ecc. GIÀ LO SUPPORTANO. Anzi: lo hanno fatto proprio insieme!
        La passione civile di Travaglio l’apprezzo.
        La cieca ipocrisia di molti suoi adepti no.

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      • Grazie per l’accusa legittima di ipocrisia. E di pensieri piccoli. A me pare che fare un governo in certe condizioni sia una cosa, mettere i rappresentanti Boschi e Renzi in posizioni chiave sia una cosa diversa. Quando il Conte2 è partito, il fatto che ci fosse Renzi non mi piaceva ma quella che lei chiama ipocrisia, per me è stata una necessità, mai veramente sbocciata in virtù. Ricordo anche la dispensatore di “pensieri grandi” che IV è nata il 18 Settembre 2019, ossia dopo la nascita del governo. Li Renzi ha cominciato a cambiare le carte in tavola, DOPO. Nessuno si è sorpreso, per carità. Ma c’erano scadenze importanti da rispettare e si è pensato al Paese. Se poi le continua a sfuggire la differenza fra avere il voto della Boschi o averla ministra le sfugge, non so cosa dirle. Parafrasandoti, apprezzo le critiche, ma non quelle senza memoria storica. Peraltro, non sono adepto di nessuno. Grazie a Dio, ragiono con la mia testa. Vuole un esempio? La citazione alla Madia di ieri era inutile. Perché la Madia, inutile, è già scomparsa dalle scene.

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      • Ho messo un po’ di errori, perché ho schiacciato “Pubblica” per sbaglio, prima di rileggere. Mi spiace, scrivere al cellulare non mi riesce bene.

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      • Ma perché Travaglio non mette da parte il sarcasmo sull’egocentrismo di Renzi, che tutti ben conosciamo e irridiamo, e non entra nel merito delle precise contestazioni della lettera inviata a Conte?

        “Caro Presidente,

        in questi giorni il racconto fatto dal Palazzo dice che “quelli di Italia Viva” vogliono le poltrone. È il populismo applicato alla comunicazione. Ma è soprattutto una grande bugia. Noi Ti abbiamo detto in Parlamento che quando un Paese può spendere 209 miliardi di € non si organizzano task force cui dare poteri sostitutivi rispetto al Governo. Non si scambia una sessione del Parlamento con una diretta Facebook. Non si chiede al Consiglio dei Ministri di approvare un documento condiviso all’ultimo momento. Perché questi duecento miliardi di € sono l’ultima chance che abbiamo. Come nota acutamente Mario Draghi: “Il problema è peggiore di quello che appare e le autorità devono agire urgentemente”

        La situazione è seria, Presidente. Abbiamo il più alto numero di morti da Covid in Europa. È inutile continuare con la retorica del “va tutto bene”. Nonostante la dedizione e la qualità dei nostri medici, infermieri, farmacisti, volontari siamo purtroppo sul gradino più alto di questo tragico podio. Non dobbiamo colpevolizzare i cittadini che hanno seguito con disciplina le indicazioni del Governo ma dobbiamo riflettere su che cosa non ha funzionato, a cominciare dal difficile rapporto Stato Regioni. Abbiamo sostenuto le Tue misure, anche quando non le condividevamo, perché in una fase terribile di emergenza non ci si può dividere. Possiamo soltanto auspicare che sul vaccino non si ripetano i ritardi dei tamponi o dei banchi a rotelle: l’Italia deve essere in prima fila per efficienza nella distribuzione.

        Adesso cerchiamo di non essere i peggiori anche sulla ripresa economica.

        Noi, Presidente, vogliamo dare una mano sui contenuti. Perché in discussione sono le idee, non gli incarichi di governo. Teresa, Elena, Ivan – che hanno lavorato bene su agricoltura, famiglie e politiche di genere, export – sono pronti a dimettersi domani, se serve. Noi infatti non concepiamo la politica come occupazione di posti. Non tiriamo a campare, vogliamo cambiare. Non ci basta uno strapuntino, vogliamo la politica.

        Sfruttiamo questa opportunità. Decidiamo insieme qual è il posto dell’Italia nel nuovo mondo dell’America di Biden e della nuova Europa. E come ci posizioniamo davanti alle grandi sfide della Pace di Abramo e del secolo asiatico. Andiamo in Africa per creare sviluppo e cooperazione e non con la retorica dei decreti sicurezza del Conte-I. E giochiamo un ruolo nel Mediterraneo dove negli ultimi anni si è fatta meno palpabile la nostra presenza e più forte l’impatto di Turchia e Russia. Tutte sfide che la presidenza di turno del G20, altissimo onore cui sei chiamato, deve affrontare.

        Investiamo davvero sulla sostenibilità ambientale. Ma questo non vuol dire richiamare sempre e comunque solo il super bonus del 110%. Eni, Enel, Snam, Saipem sono nel loro settore leader mondiali. Come fare a creare posti di lavoro verdi? Come rilanciare sull’economia circolare partendo da straordinarie esperienze di successo anche italiane, magari legandole alle public utilities? Come guidare il processo di COP26 che Biden ha affidato a Kerry mentre noi in Italia abbiamo uno spezzatino di competenze tra Ambiente, Farnesina e Chigi? Eppure tocca a noi guidare la COP26 quest’anno. Ricordo ciò che ha fatto Hollande quando ospitò i leader a Parigi nel 2015: noi come ci stiamo preparando? La grande sfida dell’idrogeno, la piantumazione di nuovi alberi, la lotta al dissesto idrogeologico, le nuove tecnologie a servizio della sostenibilità: su questo ci trovi appassionati e pronti alla discussione.

        Ti facciamo questi esempi, Presidente, perché te li abbiamo già citati in Parlamento. Ma anche perché ti dimostrano che nel piano che hai inviato alle ministre alle due di notte, senza averlo condiviso, c’è un collage di buone proposte senza un’anima, senza una visione, senza un’idea di come vogliamo essere tra vent’anni.

        Il Next Generation UE non è un cesto di risorse gratis al quale tutti possiamo attingere a piene mani, con criteri di distribuzione parcellizzati. Le risorse sono vincolate in numerose dimensioni: la destinazione, la tempistica, i risultati, le riforme di sistema che si accompagnano alla spesa. Non è un fondo di 209 miliardi, perché i trasferimenti a fondo perduto sono circa 82 miliardi. Il resto sono prestiti, e quindi equivalgono a risorse a debito. Seppur con due differenze: costeranno meno del nostro debito tradizionale e il rapporto con gli investitori privati è mediato dal bilancio comunitario.

        Che senso ha spendere 88 dei 127 miliardi dei prestiti europei solo per finanziare progetti che già esistevano? Abbiamo una visione o abbiamo solo svuotato i cassetti dei ministeri con le vecchie proposte? Pensiamo di non avere idee buone da coltivare oggi? Che fine hanno fatto i documenti di Colao che avevi coinvolto con grande eco mediatica? Hai letto i tanti contenuti ottimi che la società civile ti sta mandando, a cominciare da M&M che riunisce un bel gruppo di professionisti che conoscono lo Stato e che Ti allego per comodità? Ci sono progetti che avrebbero bisogno di prendere tutti e 128 i miliardi dei prestiti. Il Tuo Governo, il Mef, ha deciso di utilizzare solo 40 miliardi per nuovi progetti: sicuro che questo sia la scelta giusta? Noi pensiamo che se ci sono buone idee, questo è il momento per finanziarle. Si fa debito? Certo. Ma l’unico modo di combattere il debito è la crescita, non i sussidi.

        In questo senso ci giochiamo la carta delle infrastrutture. Il nostro Piano Shock è stato approvato solo a parole. Le lentezze non sono solo burocratiche ma anche politiche, frutto di indecisioni. Presidente, non importa essere keynesiani per capire che l’unica strada per crescere sono gli investimenti pubblici e privati. Perché non parte la Gronda a Genova? Siamo ancora vittime dell’ideologia di chi come Beppe Grillo voleva mandare l’esercito per bloccarla? E ancora: nel piano che abbiamo letto con attenzione sono scartate inspiegabilmente molte opere. Innanzitutto le metropolitane a cominciare dalla prosecuzione delle linee B1 e C di Roma e della Metro 5 di Milano. Ma tanto è ancora da fare – sia al Nord con la Venezia Trieste – sia al Sud dove tra i lotti mancanti della SS106 e l’alta velocità Salerno Palermo ci sono ancora dieci miliardi pronti da investire. Soldi che creano posti di lavoro, non redditi di cittadinanza. E che fanno PIL molto più di tante altre scelte. Ma le infrastrutture sono un campo enorme: treni, aeroporti, porti, scuole, ospedali, fibra, carceri dove i detenuti vivono in condizioni disumane. Non è un caso se il più brillante politico della nuova generazione americana, Pete Buttigieg, sia stato indicato ieri come Segretario ai Trasporti. Su questo settore ci giochiamo il futuro più che di ogni altro. Te lo abbiamo detto assieme a Nicola Zingaretti un mese fa a Palazzo Chigi: chi come noi ha amministrato sa che una cosa è approvare un decreto, una cosa è veder partire un cantiere. Ci vuole cura per i procedimenti e per i dettagli: non bastano i like su facebook per amministrare un territorio.

        Nel mese di agosto un tuo Ministro, Patuanelli, ha chiesto al professor Cingolani, già fondatore dell’IIT di Genova e tra i massimi esperti mondiali di innovazione, di contribuire con un documento che Cingolani ha inviato poi ad altri cinque ministri sul digitale. Personalmente credo che tutto ciò che Cingolani scrive, dall’intelligenza artificiale alla cyber security sia ricco di spunti di grande interesse e pronto a divenire progetto finanziabile a Bruxelles. È chiaro che su questi temi occorrono i professionisti veri. Non possiamo permetterci le figuracce che abbiamo fatto anche solo nella gestione dei siti dell’INPS durante la pandemia perché un Paese che vuole costruire il futuro con il digitale e poi si affida alla logica del click day mostra una contraddizione insanabile. Ti aggiungo che collaborando con varie istituzioni in tutto il mondo è impressionante vedere come molti Paesi stiano investendo grandi risorse – umane prima che economiche – sui temi chiave di AI, IOT, Big Data, bioscienze, robotica. Il mondo corre: noi abbiamo bisogno di una visione come quella espressa da Cingolani, non da una gestione che si perde in mille rivoli e uffici separati. Nel testo che abbiamo letto, invece, il disegno di Cingolani è annacquato e spezzettato, privo di quella unità di fondo indispensabile per una corretta execution.

        E come è possibile mettere solo nove miliardi sulla sanità? In tre anni il mio Governo ha messo sette miliardi in più, senza pandemia: ancora oggi i Cinque Stelle definiscono “tagli” questo maggior investimento di sette miliardi in tre anni. Dopo una pandemia e con risorse eccezionali mettiamo solo nove miliardi in cinque anni? E come possiamo dire NO al Mes che ha meno condizionalità del Recovery Fund? Qual è la ragione del nostro rifiuto? I nostri parlamentari hanno proposto una precisa allocazione dei 36 miliardi del MES. Come si può dire no agli investimenti sulla sanità, caro Presidente? Se siamo in emergenza e abbiamo il maggior numero di morti in Europa forse dobbiamo investire di più in Sanità, non credi? Questo rifiuto ideologico del MES mi appare ogni giorno più incomprensibile.

        Recuperando i denari del MES, possiamo allocare i nove miliardi originariamente previsti per la sanità su un settore decisivo per il nostro futuro: la cultura e il turismo. Bisogna smetterla con una visione ottocentesca di musei e teatri, come se questi possano essere considerati meri divertissements per annoiati signori: sono la base della nostra identità. E i professionisti che vi lavorano meritano di essere trattati come tali: gli operatori della cultura non sono quelli “che ci fanno divertire” ma coloro che ci ricordano chi siamo, perché viviamo, perché amiamo, perché siamo ancora capaci di sognare. Se davanti a un piano di 200 miliardi l’Italia mette solo 3 miliardi sulla cultura e sul turismo stiamo perdendo noi stessi. Presidente, hai idea di come stanno soffrendo alberghi, ristoranti, città d’arte, operatori?

        Perché è il fattore umano a essere decisivo. E questo ci porta a richiamarTi alle responsabilità che tutti abbiamo sulla scuola. Da due mesi i nostri ragazzi non vanno più a scuola: è una tragedia, Presidente, una tragedia. Sussistono le responsabilità delle Regioni, certo; quelle del trasporto pubblico non organizzato per tempo; il grave errore di aver chiuso l’unità di missione sull’edilizia scolastica che oggi tutti dicono di voler riaprire. Ma c’è un dato di fatto: i nostri figli hanno perso un anno rispetto ai ragazzi tedeschi o francesi. Perché loro tengono aperte le scuole, a differenza nostra. È un patrimonio di competenze perse, di relazioni smarrite, di umanità infranta. Misureremo negli anni i danni psicologici per questa generazione condannata alla solitudine in una stagione in cui la relazione è tutto. Ma adesso lavoriamo per riaprire le scuole. I tedeschi e i francesi, non sono migliori di noi: se loro hanno gestito per tempo l’emergenza scolastica, cerchiamo di farlo anche noi. Prendiamo atto che servono i tamponi e i vaccini, non i banchi a rotelle e le autocertificazioni. La didattica a distanza, Presidente, è una sconfitta per tutti. Ma per noi, politici e genitori, è una sconfitta doppia.

        Abbiamo il tavolo delle riforme da affrontare. Noi siamo per il maggioritario. Vogliamo sapere la sera delle elezioni chi governa. Vogliamo che governi per cinque anni. Vogliamo che abbia stabilità. Se le altre forze politiche preferiscono un sistema diverso, siamo pronti a sederci e a discuterne. Ma vogliamo farlo in modo serio. Mettendo in campo tutti i correttivi che servono, a cominciare dal superamento del Titolo V della Costituzione sul rapporto Stato Regioni che ha mostrato i limiti più evidenti proprio in questa pandemia.

        È vero, come dici spesso, che la prima riforma che dobbiamo fare è quella legata ai tempi della giustizia civile. E pensare di risolverla cancellando la parola prescrizione è un controsenso. Ma è anche vero che nessuna riforma è possibile finché non torniamo alla lettera e allo spirito della Costituzione che prevede una netta differenza – troppo spesso ignorata – tra il garantismo e il giustizialismo. Non si tratta dello stesso -ismo come talvolta purtroppo hai detto anche tu, caro Presidente. Tra garantismo e giustizialismo c’è un abisso. I provvedimenti di riforma o saranno garantisti o non saranno credibili, in Europa come in Italia. E non servono task force contro la corruzione: c’è l’ANAC. E non servono unità di missione al Ministero della Giustizia: basta far funzionare gli uffici che già ci sono.

        Nella mia esperienza a Palazzo Chigi il momento più esaltante è stata la scrittura di una nuova pagina sui diritti. Dal terzo settore all’autismo, dal caporalato alla cooperazione internazionale, dai diritti civili al dopo di noi. Oggi però occorre uno sforzo in più. Andare oltre la sfera dei diritti per capire che il presunto Terzo Settore è già il Primo. Rappresenta infatti i valori fondanti del Paese.

        L’economia sociale è già una realtà in Italia, rappresentando oltre 360mila organizzazioni e il 5% del nostro prodotto interno lordo. Il cosiddetto non profit, con quasi sei milioni di volontari e un milione di occupati, rappresenta per la sua capillarità, flessibilità e pluralità di intervento il motore sul quale fare leva per attuare un sistema davvero resiliente.

        Non si tratta di un settore cui destinare risorse in modo residuale e assistenzialistico, bensì un modello economico stabile su cui innestare i pilastri della ripartenza nel solco della sostenibilità, della transizione ecologica e sostenibile, e dell’innovazione.

        Per sua natura, si tratta di un ambito produttivo finalizzato alla generazione di valore sociale in molti ambiti di interesse generale con la precipua caratteristica dell’assenza di scopo di lucro, dove la cura e la presa in carico si esplicano in attività di assistenza socio sanitaria, educazione e formazione, cultura, sport, ambiente e valorizzazione del territorio e dei beni comuni.

        E questo ci porta a riflettere sulla vera emergenza di questa stagione: la crisi occupazionale. Quando saranno rimossi i divieti di licenziare vivremo una stagione di crisi senza precedenti. Abbiamo molto apprezzato che Tu abbia scelto la strada della decontribuzione, pilastro di quel JobsAct ingiustamente criticato ma che ha permesso di creare oltre un milione di posti di lavoro. E tuttavia la decontribuzione non basta. Bene la scelta di puntare su Industria 4.0, iniziativa che si deve ai ministri del mio governo Guidi e Calenda. Ma occorre anche e soprattutto una politica industriale che non può essere delegata alla sola Cassa Depositi e Prestiti, Una politica industriale coerente, dall’acciaio alle autostrade, ma ispirata da una visione non populista. E capace di creare posti di lavoro, non sussidi. Perché l’Italia torni a essere davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro. E non sul reddito di cittadinanza.

        Permettimi di dire che i sindaci vanno sfidati su progetti di trasformazione urbana come abbiamo fatto con il piano periferie. Se dai i soldi, finiscono nella spesa corrente. Metti i soldi a disposizione dei comuni che hanno i progetti pronti e la musica cambia. La filosofia del rammendo ha ispirato i progetti di ripartenza di molte città che oggi si stanno trasformando. Mettiamo a disposizione dei sindaci un fondo lasciando alle città la responsabilità di spenderli per investimenti: dalla Roma del Giubileo 2025 fino al piccolo comune di montagna, i nostri primi cittadini devono essere sostenuti su progetti di sviluppo reali.

        Infine una nota sul passato: spesso citi i Governi precedenti come parte del Problema. Se ti riferisci all’esperienza del governo gialloverde, siamo con Te: gli errori fatti, a cominciare da quota100, sono ancora oggi una pesante eredità per i conti pubblici. Ma se ti riferisci ai nostri a solo scopo di riaffermare la verità ti allego lo studio del professor Fortis sul periodo 2014-2017. Amicus Plato, sed magis amica veritas.

        Ti abbiamo detto, caro Presidente, che abbiamo fatto un Governo per evitare i pieni poteri a Salvini. Non li affideremo a altri. L’insistenza con cui non ti apri a un confronto di maggioranza sul ruolo dell’Autorità Delegata è inspiegabile. L’intelligence appartiene a tutti, non è la struttura privata di qualcuno: per questo Ti chiediamo di indicare un nome autorevole per gestire questo settore. Io mi sono avvalso della collaborazione istituzionale di Minniti, Monti ha lavorato con De Gennaro, Berlusconi con Letta: tu non puoi lavorare con te stesso anche in questo settore.

        Ci hai sempre chiesto di essere trasparenti e di dire le cose alla luce del sole. Come vedi lo facciamo animati solo da un desiderio: che l’Italia torni a correre. Di questi argomenti vogliamo parlare e su questi temi siamo pronti a confrontarci.

        Un caro saluto”

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      • @Sergio Longo: avevo già letto quel documento, ma non sono sicuro che sia possibile scindere la critica politica o di metodo dall’egocentrismo di Renzi. Io mi limito a stigmatizzare la frase sullo svantaggio fra studenti italiani e francesi/tedeschi. Le scuole tedesche sono chiuse o no? Che senso ha quella frase?
        Sono sicuro che in questo corposo documento ci sia qualcosa di buono, ma io credo che ci sia una questione di metodo. Ed è quella che Travaglio considera. Minacciare una crisi di governo ogni 3 x 2 non mi pare aiuti. Per il resto, la invito a scrivere direttamente a Travaglio, che io non rappresento. Per me, una crisi ora è una follia, ma Conte non è nato a Betlemme, e i margini di miglioramento ci sono sempre.

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      • Ma è così difficile guardare in faccia la realtà? Fa così male? Cosa pensano Conte, Di Maio & co? Che basti evitare di nominarli, fare finta di niente, per far si che Renzi, e la Boschi con i suoi scheletri nell’armadio che neanche Andreotti (risate), svaniscano nel nulla? Cosa credono? Che i loro elettori siano degli emeriti coglioni? Questa è la vera contraddizione. Leggo la più memorabile e ipocrita delle arrampicate sugli specchi: “A me pare che fare un governo in certe condizioni sia una cosa, mettere i rappresentanti Boschi e Renzi in posizioni chiave sia una cosa diversa”. Ma di quale posizioni chiave parla? Il M5S pur di continuare a governare, legittimamente, in virtù della marea di voti, di fiducia, e di eletti che ha democraticamente ottenuto, ha formato un governo con Renzi, la Boschi, e tutti gli scheletri annessi negli armadi. Questa è la realtà, la contraddizione che ha fottuto l’ingenuo Salvini, che mai si sarebbe potuto immaginare che le persone che più si odiavano si sarebbero messe insieme. Adesso Renzi si è messo cinicamente in proscenio, cioè sta facendo il Renzi, e tutti sono costretti a farci in conti alla luce del sole, e ricordare alle rispettive platee: guardate, stiamo governando anche con loro, con Renzi, la Boschi, gli scheletri e gli armadi.

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      • Caro Federico C, in quanti sono in ItaGlia quelli che vengono costretti a spiegare a questa ciurma di sfigati che gioca a chi rutta più lontano, che la matematica non è un’opinione? Io, a perte lei, non ne vedo…

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      • @Sergio Longo
        Se davvero credi alla buona fede di Renzi sei messo malissimo, non gli crede più manco sua madre ma, se vuoi farlo tu accomodati pure, gli italiani, ci metto la mano sul fuoco, si tireranno fuori.

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      • @Federico C: “Leggo la più memorabile e ipocrita delle arrampicate sugli specchi”. Io non mi sento ipocrita. La politica e’ anche compromesso. Un conto e’ iniziare un governo con un partito che ha in pancia dei personaggi di livello infimo, ma che non hanno ruoli chiave come ministeri. Un conto e’ fare un governo copn gli stessi personaggi e metterli anche a fare i ministri. E’ cosi’ difficile capire la differenza? Vuole sapere quale sarebbe stata la situazione ideale? Avere il 51% dei voti e non fare compromessi ne’ con un Matteo ne’ con l’altro. Ma siccome il massimalismo dei duri-e-puri non ha mai sortito grandi effetti in una politica democratica, si sono fatti compromessi che lei, caro Federico C, chiama ipocrisia. E va bene, me ne faro’ una ragione. Io trovo risibile parimenti l’aggettivo “ingenuo” riferito a Salvini (o, perlomeno, un generoso understatement). Italia Viva o no, se il M5S che ho votato avesse messo Boschi ministra in questo governo, avrei gia’ smesso di seguire i 5S. E le do una notizia: se il Conte2 – nonostante la Boschi – avesse fatto bene in fase di pandemia, la mia ostilita’ a Renzi e Boschi non mi avrebbe impedito di valutarne positivamente l’operato, perche’ sono meno idelogizzato o Travaglino di quello che lei pensa. NONOSTANTE IV, questo governo ha fatto cose buone a mio modo di vedere. E comunque, nel Conte2 la Boschi non e’ diventata ministra. Sappiamo che la presenza dei renziani (non ancora codificati in IV) ha creato dei mal di pancia nel Movimento, ma riconosco che stare sull’aventino a dire “non facciamo compromessi” mi sarebbe sembrato un modo per deresponsabilizzarsi – a valle anche di una legge elettorale fatta da un irresponsabile, con l’appoggio del suo padre politico. E la non opportunita’ dell’Aventino valeva sia per Salvini che per il PD. La chiami “ipocrisia”. Contento lei. Quando il suo partito preferito avra’ il 51% dei voti e governera’ da solo, dara’ patenti di ipocriti. Fino ad allora, temo che dovra’ anche lei farsi adare bene i compromessi. O astenersi dal voto, che e’ il modo migliore per bastonare tutti, senza mai prendersi una responsabilita’. Saluti.

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      • @Alessandro Veneziani
        Quello che io intendo per ipocrisia non ha niente a che fare con quello che lei chiama compromesso. Semmai è il far finta che quel compromesso non ci sia mai stato.
        Per quanto riguarda Salvini, l’ingenuità è una delle cose peggiori che si possa attribuire a un presunto leader politico che pretendeva di governare l’Italia.

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      • @Federico, mai negato ci sia stato un compromesso. Io l’ho vissuto come una dolorosa necessità, sia nel primo che nel secondo caso. Il fatto che ci sia il Reddito di Cittadinanza (di cui non usufruisco), leggi anticorruzione e il blocco delle prescrizioni mi fa pensare che non sia stato tutto inutile. Ripeto , se per lei questa è ipocrisia, io non ho né diritto né dovere di farle cambiare idea. Da quando voto, ho sempre dovuto fare compromessi, mai esistito un partito che mi rappresentasse completamente.

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    • @ Adele
      Come deve essere difficile il dover contraddire e mistificare a prescindere i commenti altrui e …per conto terzi ! Un po’ di vergogna, Nooo ? Unica giustificazione, forse….l ‘ essere ben pagato !

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  2. Travaglio ha ragione.
    Il sospetto è che non sia una manovra isolata del Bomba, che a volere un Conte indebolito conviene anche a qualche PD/5S. Conte oscura personaggetti emergenti e vecchie cariatidi della politica. Viene anche il sospetto che con un Conte azzoppato la mangiatoia si apparecchia meglio.
    Speriamo di no.

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  3. M.Gianini – Tg3 Linea notte : Renzi aveva ragione sul fatto che la prima bozza scritta da Conte in un sgabuzzino nella notte delle tenebre non era presentabile.
    Mentre Conte scrive al buio, al ministero Gualtieri, Amendola ,staff – tutti a nanna
    Spero tanto che qualcuno avvisi Conte e tutto il gruppo parlamentare M5S ,perché oltre la fine di Conte sarà anche la loro e spero tanto anche quella del PD.
    E spero tanto che Conte non ceda ai ricatti ,ma vada in parlamento e come scrive M.Travaglio –“ se invece qualcuno gioca sporco – e una parte del Pd che ancora tiene bordone all’Innominabile ne è gravemente indiziata – quella sarà l’occasione per smascherarlo in Parlamento. Il governo cadrà, Conte andrà a casa (tanto un mestiere ce l’ha) e chi avrà licenziato “il politico più popolare d’Italia per darla vinta al più impopolare” (copyright D’Alema) lo spiegherà ai suoi eventuali elettori, se troverà le parole. Noi ci ciucceremo per qualche mese un’ammucchiata con Pd, FI, Iv, Calenda e frattaglie poltroniste di Lega e M5S guidata dai premier preferiti dai giornaloni (Cottarelli, Cartabia, Amato, Cassese, robe così: Draghi non è fesso)”

    E io aggiungo – dopo questa ammucchiata aspetterò l’effetto Churchill sperando che qualcosa dopo 30 anni cambia

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  4. Giuseppe Conte si è sempre comportato correttamente, con un bon ton istituzionale che solo chi ha una certà età può ricordare di aver già visto all’opera in Italia, davvero una cosa d’altri tempi. Le formule politichesi come inciuci e rimpasti culturalmente non gli appartengono, anzi sono proprio agli antipodi, pertanto ritengo che non ci siano motivi per dubitare che non si comporti nello stesso identico modo anche di fronte ai capricci di quest’altro Matteo, cazzaro di professione perennemente in vendita, in questo del tutto analogo al suo predecessore (sebbene non da podio mondiale come Salvini, solo terzo per cause di forza maggiore reppresentate dal fatto che i primi due furono Trump e Bolsonaro); i tempi cambiano, ma la figura del giullare di corte resiste sempre.

    Dal mio punto di vista, e spero anche da quello di Conte, non esiste una sola ragione al mondo per voler evitare il voto di fiducia in aula. A quel punto: se la fiducia ci sarà, bene, altrimenti dimissioni senza tanti patemi. Dopodichè, chi avrà costretto la Nazione a perdere mesi di tempo mai come ora prezioso (per non parlare della prevedibile reazione negativa dei mercati), solo per aver voluto tirare troppo la corda in nome di qualche strapuntino di potere in più (oltretutto non giustificato da nulla se non la sete di potere stessa: l’altro cazzaro, almeno, aveva vinto le europee), se ne assumerà finalmente la responsabilità davanti alla Nazione, che alla prima occasione risponderà infine al ciaone con il ciaoissimo, e non è detto che dalla merda non possa nascere anche qualche fiore (Faber era un poeta: con tutto il rispetto, ma la realtà di solito è più prosaica; più che i fiori, nascono le erbacce).

    Questa è la differenza tra avere al governo i soliti, eterni politicanti di professione, che in queste manovre di palazzo ci hanno sempre sguazzato come tortellini nel sugo, e una persona seria, capace ed onesta. Alla persona seria non importa granchè di tornarsene a casa qualora i suoi servigi non fossero più richiesti, anzi, personalmente ritengo che sarebbe perfino sollevato dal non portare il peso di tutta quella responsabilità; della poltrona, ormai è chiaro, a Conte non può fregar di meno, avendo un signor mestiere ed essendo conscio di aver servito al meglio il proprio Paese. E’ il politicante di professione a vivere ossessionato dalla poltrona (e dai rapporti di potere che ne derivano), infatti accusa sempre gli altri di pensare solo a quella, intimamente convinto che siano tutti come lui, come anche recentemente dimostrato da Renzi nell’intervista di Labate sul Corriere in cui ha denotato tutto il suo stupore per la serenità e la mancanza di preoccupazione da parte di Conte di fronte alle sue vuote minacce (poverino, c’è da capirlo: a parti invertite, lui sarebbe atterrito dalla prospettiva).

    Amara constatazione finale riguardo a possibili moventi e/o mandanti: apparentemente, ogni volta che la faccenda autostrade è sul punto di giungere ad una soluzione che vada finalmente a toccare nel vivo gli spropositati interessi della famiglia Benetton (unica lingua in grado di essere compresa da chi, con 43 cadaveri ancora caldi sulla coscienza, non trova niente di meglio che fare una bella grigliata in compagnia), succede sempre che qualcuno che ha più o meno palesemente ricevuto finanziamenti dai Benetton si dia molto da fare per far cadere il Governo. Quando l’avevo letto la prima volta, su queste pagine, lì per lì mi era sembrata una congettura un po’ azzardata (vado a memoria: forse fu Paolo Diamante a far notare la coincidenza), ma, alla luce dei fatti (specie quelli prossimi venturi, se andranno nella direzione in cui penso), è probabile che tale ipotesi presto meriterà di essere rivalutata.

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  5. La caduta di Conte eccita solo i cani da riporto e i relativi padroni, messi a dieta dai suoi governi ed ora più affamati del solito, visto il recovery. Non so quanto ecciti la gente sapere di poter essere governata dalla vecchia banda di delinquenti e di cialtroni capaci che ci porterebbe presto a schiantarci sul covid ed Europa.

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  6. La “parlamentarizzazione” è l’unico scenario serio, leale e trasparente per uscire DEFINITIVAMENTE da questa crisi.
    Lo vado scrivendo oramai da due mesi. Tenere il punto senza avere paura di passare eventualmente all’opposizione.
    Avrei gradito un atteggiamento maggiormente aggressivo, sul piano della propaganda, da parte del gruppo parlamentare attualmente più numeroso.
    Ma la guida lasciata ad un ambizioso, ignorante e rampante poltronaro ha prodotto disastri.
    La nomina di personaggi esterni si è rivelata suicida politicamente ed unita ad un sistema delle clickarie facilmente pilotabile in ambito locale hanno prodotto TRADITORI in serie.
    Oggi queste assopite amebe hanno come punto cardinale il termine della legislatura a qualsiasi costo.
    Garantirsi un’idennita’ mensile netta pari al reddito annuale di un operaio è per costoro molto più invitante della propria coerenza, del rispetto dei programmi con i quali hanno vinto il soggiorno milionario, del mantenimento della parola data.
    Io Conte lo vorrei all’opposizione, perché sarebbe il modo per rimpiangerlo e farlo ritornare trionfalmente in parlamento con un suo partito dalla guida certa e linea univoca. E lasciare con un pugno di mosche in mano un ignorantissimo accentratore che ha saputo coltivare la sua ambizione ricorrendo al classico voto clientelare attraverso nomine, prebende e incarichi a soggetti del suo collegio elettorale.
    E il governo che sostituirebbe Conte verrebbe ricordato per i sicuri colpi di spugna in difesa di amici e famigli indagati, a processo o al gabbio.
    Per la perdita dei miliardari aiuti comunitari.
    Per una crisi finanziaria, di liquidità, da parte di uno Stato sull’orlo della bancarotta.
    Per tagli di ogni prestazione pubblica, in ambito sanitario, dell’istruzione, delle pensioni.
    Per una crisi economica definitiva, con imprese lasciate a sé stesse, fallimenti, licenziamenti, svendita degli assett statali, perdite di quote di mercato nei commerci internazionali.
    Un deserto che avrebbe il vantaggio di liberarci, credo non con modi educati, di alcuni squallidi ignoranti e arrivista, facilmente individuabili per legami diretti e indiretti con la Toscana.
    Non è bellissimo tutto ciò??

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    • @Jerome,
      È certamente “bellissimo”.
      Il fatto è che la stampa e le tv asservite farebbero passare ai cittadini il nuovo governo dopo Conte , quale esso sara’,come il paradiso terrestre .
      Dunque ben pochi si accorgeranno di ciò che hai puntualmente elencato tu.

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  7. (Milano Finanza Dow Jones
    Non solo Recovery Fund, ma anche Cdp, Autostrade, risparmio privato e il ruolo di Eni, Enel, Snam e Saipem nella transizione energetica. Nella lettera inviata dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi, al premier Giuseppe Conte, con il ruolo di messaggero affidato al Pd Goffredo Bettini, ci sono 30 punti sui quali Iv richiama l”attenzione dell”esecutivo e tra questi alcuni molto importanti per il mondo finanziario e del risparmio.
    Su Cassa Depositi e Prestiti si chiede di pensare, prima che alle nomine (il rinnovo sara” in primavera), alla vision: “Quanto deve entrare nelle aziende? Con quale scopo?”. E poi nel merito di temi gia” sul tavolo: “Come gestire le grandi partite dalla rete unica a Telecom, dai pagamenti al settore moda/turismo?”, fino a un faro sulla robustezza stessa della societa” : “Quale solidita” finanziaria ha oggi Cdp”?
    Quanto ad Autostrade per l”Italia, ancora in bilico il passaggio a Cdp o lo spin off con quotazione, il partito renziano, sempre molto freddo sull”ipotesi revoca, chiede un approfondimento sul rapporto con Atlantia e i fondi internazionali e “Una decisione definitiva capace di reggere alla prova del diritto, non di Facebook”.
    E poi l”attualissimo tema del risparmio degli italiani, che sempre piu” tengono parcheggiati i denari sui conti correnti (quasi 1.700 miliardi), per l”incertezza e i timori legati alla pandemia. Il partito di Renzi chiede, al di la” di quanto gia” fatto con i Pir e con le Casse previdenziali per garantire sgravi fiscali agli investimenti in economia reale, “come valorizzare questo asset per investimenti in Italia”, e sprona a “evitare in tutti i modi l”aumento delle tasse o peggio ancora la patrimoniale, trovando strumenti per rendere conveniente investire questo risparmio in Italia e non all”estero”.
    Infine un accenno al mondo finanziario con “i problemi delle banche in Europa e in Italia e la strategia sul credito”. E ancora si mette sul tavolo il ruolo delle grandi partecipate di Stato nella transizione verde prevista per l”Europa e l”Italia, chiedendo lumi in particolare sul ruolo di Enel, Eni, Snam e Saipem.
    Infine il tema delle nomine, con le 550 poltrone da assegnare da qui alla prossima primavera, tra board gia” scaduti e in scadenza. I renziani parlano di un tavolo “bloccato da mesi”, evidentemente, da sbloccare.
    Nei trenta punti trovano posto ovviamente anche molti dei temi piu” apertamente dibattuti nella maggioranza nelle ultime settimane, dalle politiche industrali, per il lavoro, per la famiglia ma anche ovviamente l”implementazione del Recovery Plan, che e” stata la miccia che ha fatto accendere la crisi di governo.
    La discussione della nuova bozza di piano, messa a punto dal ministero dell”economia dopo i rilievi avanzati da tutti i partiti di maggioranza, sara” discussa oggi in Consiglio dei ministri.

    VEDREMO

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  8. MA IN CHE CAVOLO DI PAESE VIVIAMO?
    di Giancarlo Selmi
    Abbiamo sopportato di tutto.
    Abbiamo sopportato Andreotti, Gava, Berlusconi.
    Abbiamo sopportato la voce stridula e le leggi finanziarie di Tremonti. Abbiamo sopportato i tagli lineari nella scuola e nella Sanitá.
    Abbiamo sopportato la ridicolizzazione della cultura.
    Abbiamo sopportato tangentopoli, l’avvento di Bossi, i cartelli “vietato ai meridionali”. Abbiamo sopportato i faló della bandiera italiana, gente vestita di verde, con le corna da vikingo, che le pisciava addosso.
    Abbiamo sopportato Emilio Fede e l’informazione drogata. Abbiamo sopportato le leggi “ad personam” del cavaliere nero ed un Parlamento che votava la parentela di una baby-prostituta con Mubarak. Abbiamo sopportato Cicciolina in Parlamento. Abbiamo sopportato protagoniste di “cene eleganti” diventare consigliere regionali in Lombardia, oppure Parlamentari e perfino ministre.
    Abbiamo sopportato migliaia di scandali, di corruzioni a tutti i livelli, di appalti truccati. Abbiamo sopportato le mafie infiltrate in tutte le istituzioni dello stato, le stragi, gli apparati deviati, giudici uccisi, bombe nelle piazze, nelle banche e nelle stazioni. Abbiamo pianto tanti morti, troppi.
    Abbiamo sopportato indagini depistate dagli stessi investigatori, sentenze cassate da giudici fiancheggiatori delle cosche mafiose, premier che pagavano la mafia, ex Parlamentari condannati per mafia. Ex ministri condannati per aver comprato giudici e sentenze. Abbiamo sopportato leggi che hanno massacrato il paese, rimozioni di tutele, fallimenti di banche agevolati da politici. Abbiamo sopportato tutto questo e tanto altro.
    Adesso non sopportiamo un Governo di incensurati, un Primo Ministro per bene, leggi a contrasto della povertá, leggi anti-corruzione. Non sopportiamo un Governo che tiene al bene comune. Che cerca, pur con qualche errore dovuto ad una crisi mondiale senza precedenti, di salvaguardare i piú deboli e la salute di tutti.
    E, sia chiaro, molti non lo sopportano perché vorrebbero al potere gli autori dei misfatti sopra elencati.
    Ma io mi domando, in che cazzo di paese viviamo?

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    • Sessant’anni dentro il tunnel,arriva lontano un filo di luce, quattro dementi( di sinistra?) si affannano a spegnerla!!….non è sopportabile….

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      • Renzi NON È MAI STATO DI SINISTRA.
        È un democristiano.
        Oggi con la missione di liberare il suocero AL GABBIO DEL capitone, suo ex supporto governativo con un partito che si chiamava Nuovo Centro DESTRA.
        Sinistra tse…

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    • Un riepilogo completo di quello che è stato il nostro povero ma amato Paese negli ultimi 50 anni.
      Mi immagino il dibattito in Parlamento dove si discute la fiducia al governo Conte 2 e Paola Taverna che, quando le viene concessa la parola per il suo intervento, si alza e lo pronuncia pari pari, così com’è riportato da Viviana sul blog …
      Una goduria infinita mi pervade e, dagli occhi, spunta una piccola lacrima che mi bagna la guancia …

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  9. Quello che scrive il giornale unico é frutto dei retroscena raccontati dai da coloro che vorrebbero far scomparire il M5S, a cominciare dai piddini che, non avendo una linea politica ed economica propria, ritengono più conveniente una vittoria del centro destra contro il quale potranno chiamare alle armi, in nome dell’antifascismo, tutto il loro variegato esercito (intellettuali con la puzza sotto il naso, il braccio armato costituito dai centri sociali, i sindacati seppur ormai squalificati affaristi economici, ecc).
    Il silenzio dei vertici governativi pentastellati potrebbe indurre a pensare che le ipotesi prospettate dal giornale unico siano veritiere. Se pero’ consideriamo che anche i cosiddetti duri e puri del movimento, tanto maltrati dal travaglio filo piddino al tempo delle elezioni regionali, se ne stanno in silenzio, dobbiamo ipotizzare che il silenzio, ( in questo momento è d’oro) faccia parte di un accordo con il Presidente del Consiglio onde raggiungere l’obiettivo di approvare il recovery plan in tempo utile per presentarlo in Europa. Solo dopo ci sarebbe la resa dei cont.

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  10. Qualcuno ha notizie del mv5 *?
    Sapete se per caso esiste ancora?
    Sarà il caso di chiedere alla trasmissione “chi lo ha visto” se qualcuno ha notizie?

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  11. Direttore, le votazioni regolarmente dovrebbero svolgersi nel 2023 non nel 2022 come erroneamente ha scritto.Per il resto sono concorde con le sue riflessioni e argomentazioni. Meglio morire una volta con onore che morire tutti i giorni in un’agonia infinita per timore di farla finita. Il messere bombardone da Firenze bisogna mandarlo via una volta per sempre anche se questo dovesse costare caro ai cittadini affinchè anche loro (quelli che non seguono la politica) si rendano conto di tutto.

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    • @cesare,
      Ne sarei contenta .
      Purtroppo temo che un posticino glielo
      Riserverà se non proprio Forza Italia , il minestrone Più Europa-Calenda-Centrini vari .

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  12. Non riesco ad appassionarmi a questa vicenda.
    Per me è ovvio che non si debba cedere a ricatti per mantenere poltrone e governo, e anche ovvio che il governo non cadrà perchè troppa gente tiene famiglia.
    Se poi cadesse, e rimettessero su un baraccone con draghi o simili vorrà dire che siamo ancora in pieno in mano alla casta ed è inutile allora tentare di opporsi,
    Sinceramente questa saga mi ha stufato riempie i giornali ma non serve che a renzi e alla banda bassotti che rivuole il timone della nave: la risposta deve essere no, senza paura delle conseguenze.

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  13. Io mi aspetto che qualcuno spieghi al Paese quali sono state nello specifico le richieste che hanno fatto il bomba ed i suoi accoliti per la prosecuzione del governo. Perchè stamattina, andando al lavoro, per radio ho ascoltato la Bellanova che si contorceva su supercazzole strabilianti, senza che alla fine si sia capito non dico una, ma anche mezza idea di cosa vogliano.
    Quì sopra qualcuno ha paventato la revoca delle concessioni autostradale e mi sa che ha fatto centro. Ma forse c’è da aggiungere molto altro che questo governo ha in agenda e che a certi ambienti non va a genio.
    Comunque, se questi cialtroni di IV me li mettono davanti so io come trattarli.

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  14. Il commento di Viviana dovrebbe essere attaccato ai muri di ogni casa italiana perchè ognuno potesse leggerlo e ritrovare un pò di orgoglio proprio e ribellarsi al marciume che ci stritola.

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  15. “Ci saranno ancora elezioni in Italia? Benché la domanda possa sembrare un esercizio di provocazione si tratta di un’eventualità che sta uscendo via via dall’ambito puramente ipotetico per diventare un possibile incubo reale. La prova del nove la si è avuta proprio in questi giorni quando alcuni sondaggi realizzati dopo i fatti di Washington hanno evidenziato che lo schieramento Salvini -Meloni non solo non ha subito alcun contraccolpo, ma ha anzi ha dato indizi di ulteriore crescita ponendosi come potenziale ed ampia maggioranza. Poiché il Conte 2, questa specie di mostro che si potrebbe definire come un’idra a tre teste, se non fosse evidente che non ne ha nemmeno una, era nato proprio per impedire che le forze di sicura fedeltà europeista e bancaria venissero clamorosamente sconfitte. E questo lo si poteva evitare solo non andando alle urne anche a costo di creare una situazione assurda attraverso l’innaturale unione fra quelli che erano i nemici per la pelle fino a cinque minuti prima. La crisi alla quale assistiamo in questi giorni non è di natura politica, è stata innescata da una indecorosa e ignobile rissa per la gestione dei soldi che forse arriveranno dall’Europa, che saranno alla fine una semplice partita di giro, che dovranno essere spesi come dice Bruxelles e a fronte di ulteriori macellerie sociali, ma che nell’immediato costituiscono una fonte di potere. Il Pd e Renzi non possono permettere che Conte li utilizzi per creare un proprio partito centrista che renderebbe il Pd un partitino, nemmeno i cinque stelle lo possono permettere anche se in ogni caso il loro scopo è rimanere fortissimamente attaccati alle poltrone e dunque far arrivare la legislatura a termine. Ma in queste condizioni è vietato andare alle urne perché altrimenti il trio Meloni- Salvini e Berlusconi stravincerebbe.
    Lasciamo stare la pena che si può provare vedendo l’opposizione in mano a questi personaggi, lasciamo anche perdere la catastrofica gestione dell’emergenza pandemica che ha visto l’Italia assoluta protagonista planetaria di una straordinaria contraddizione con quasi il maggior numero di presunti morti da Covid a fronte delle misure di segregazione e distanziamento sociale più draconiane e più distruttive del tessuto economico: fatto sta che in tale condizione qualsiasi crisi politica, di qualunque natura e gravità, si deve svolgere – per ferrea volontà del partito europeo dentro e fuori i confini – senza ricorso alle urne. In questa occasione la scusa viene pronta, c’è il covid e non si può votare e si troverà il modo di sostituire Conte con qualche eminente piddino, Franceschini ad esempio, di cui si mormora anche perché dubito che un personaggio come Draghi voglia rischiare di bruciarsi in questa fase. Tuttavia l’insieme di tali fattori ci dice che le forze pro sistema hanno fallito l’obiettivo di limitare l’ascesa delle opposizioni e se Salvini è un po’ calato, la Meloni ha fatto il pieno così che la somma dei due è ancora maggiore di prima. Ma ciò non è legato a una fase contingente o a errori commessi anche se ce ne sono abizzeffe, ma deriva da un’irrecuperabile crisi di rappresentatività dei partiti che si riferiscono al sistema e che dunque dalle urne non possono che aspettarsi una sconfitta. D’altro canto anche le opposizioni se pure fossero davvero contro il sistema di potere euro oligarchico ( e non lo credo affatto) pur stravincendo le elezioni sarebbero sottoposte al ricatto della finanza e di Bruxelles e dovrebbero così rinunciare ai loro programmi, anche ammesso che li avessero: in due parole le elezioni sono da una parte inutili e dall’altra fonte di rischio per i piccoli e miserabili asset di potere interni. Servono ormai come rito volto ad impedire che i cittadini possano fingere con se stessi di vivere in democrazia e non in sistema autoritario. E tuttavia la quasi assoluta ubbidienza della popolazione ai diktat più assurdi e incoerenti lascia spazio alla speranza che qualunque cosa possa essere imposta. Quindi è probabile che si farà di tutto per evitare l’appuntamento con le urne visto che da noi non c’è il voto postale con cui sovvertire qualsiasi risultato.
    Così nel 2023 quando in ogni caso si dovrebbe andare a votare non mi meraviglierei che saltasse fuori una qualsiasi emergenza sanitaria oppure economica ( quella è anzi praticamente certa) grazie alla quale rimandare a data da destinarsi le elezioni. Con la narrazione pandemica e grazie all’entusiastico apporto degli antifascisti da figurine Panini, è stato sdoganato il concetto che qualunque torsione costituzionale è legittima a fronte di eventi eccezionali reali o anche creati dall’illusionismo mediatico: non si vede perché lo stesso meccanismo non possa essere usato per evitare il voto. E se qualcuno pensa che sia fantascienza rifletta a come avrebbe considerato fantascienza essere chiuso in casa per un’influenza e obbligato a un vaccino per la stessa.”.

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  16. @ Gatto
    Qualche spunto interessante ma a me l’articolo sembra fare acqua in diversi punti. Mi limito a considerarne uno.

    “Tuttavia l’insieme di tali fattori ci dice che le forze pro sistema hanno fallito l’obiettivo di limitare l’ascesa delle opposizioni e se Salvini è un po’ calato…”
    Che non siano “sistema” Salvini e Meloni che hanno sempre vissuto di politica fin dalla più tenera età, non lo credono neanche i due trumpiani.
    Salvini e Meloni sono l’incarnazione del sistema più dello stesso PD (che almeno spesso è costretto a predicare bene per compiacere gli elettori superstiti). Cosa propongono contro il sistema a parte una vaga ostilità contro l’Europa? Cosa? Salvini quando vuole criticare la EU parla della lunghezza delle vongole. Salvini e Meloni purtroppo (me ne dispiace profondamente perché una destra seria in Italia servirebbe anche alla sinistra) sono sistema.
    E se non fossero sistema ma oppositori al sistema, mi terrei il sistema, qualsiasi esso sia.
    Sarei disposto a pregare col rosario per non vederlo più col rosario.
    Forse sarebbe più corretto parlare di forze pro e contro il governo, piuttosto che pro o contro il sistema.

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