Conte apre al rimpasto: “Ma poi basta”. Renzi, solito doppio gioco

(di Luca De Carolis – Il Fatto Quotidiano) – Il presidente tende la mano al nemico che vuole la sua gola. Gli offre dritto il rimpasto, assicurando “il rafforzamento della squadra di governo”. Rivendica le robuste modifiche al Recovery Plan e ne ventila altre. E promette: “Non è mai venuta meno e mai verrà meno da me l’apertura al confronto e all’ascolto delle forze che sostengono il governo”. Il segnale di Giuseppe Conte a Matteo Renzi arriva ieri pomeriggio tramite post, dopo giorni di tattico silenzio. E pare il limite massimo a cui l’avvocato può spingersi. “Più di questo oggettivamente non si può, così abbiamo tolto a Renzi ogni pretesto per andare alla crisi” riassume una fonte di governo molto vicina al presidente del Consiglio.

Il fu rottamatore vede la mossa. E parlando al Tg3 alterna bastone e carota. “Se Conte è in grado di lavorare faccia, altrimenti toccherà ad altri” avverte, per poi scandire che “non esistono governi di scopo” e che “non esiste alcun rischio di voto anticipato”, tanto per calmare i suoi di Italia Viva, per cui le urne sarebbero il baratro. Ma Renzi lascia aperto anche qualche spiraglio: “Sul Recovery lo abbiamo detto: più investimenti e meno bonus. E da quello che si legge, il governo sembra aver cambiato idea, segno che forse le idee di Iv non erano così male”. Certo, “poi dalle parole bisognerà passare ai fatti”. Ma qualcosa forse si muove. E lo conferma la prima, rapidissima reazione di Iv al post di Conte: “La politica parla con atti e non su Facebook, ma il post sembra andare in una direzione che pare raccolga una serie di nostre richieste”.

Insomma, qualcosa si muove. Innanzitutto per la carta messa sul tavolo da Conte, dopo una mattinata di cattivi pensieri, con ambienti di Palazzo Chigi a ruminare preoccupazione: “Ogni giorno Renzi chiede una cosa in più”. Ma anche il capo di Iv sa che, senza Conte premier, la maggioranza non terrebbe. Esploderebbe il Movimento, innanzitutto. E anche il Pd avrebbe i suoi problemi. Ergo, quelle elezioni anticipate che nessuno vuole, e per primo Renzi, diventerebbero più di un residuale rischio. Però per arrivare a un punto di caduta bisogna fare ancora moltissima strada. Il primo a saperlo è Conte, che fa sapere: “A breve ci ritroveremo con tutte le forze di maggioranza per operare una sintesi complessiva sui progetti del Recovery”. Tra oggi e domani dovrà arrivare una riunione dei capi delegazione per fare il punto (ma ieri sera non era stata ancora convocato nulla). Tappa fondamentale per capire se e come si potrà arrivare al Consiglio dei ministri dove andrà approvato il piano. “Poi riattiveremo il confronto con il Parlamento e le opposizioni” ricorda il premier. Ossia, dalle Camere bisognerà comunque passare. Ma Conte per ora non vuole sfidare alla conta definitiva Renzi, che pure ieri sera l’ha evocata (“Conte ha detto che verrà in Senato e lo aspettiamo lì”). I famosi Responsabili latitano, prima di tutto perché il premier non li ha chiamati offrendo garanzie. Anche se una fonte di governo sostiene: “I responsabili per reggere ci sono, già oggi ne mancherebbero solo tre o quattro. Ma Conte non vuole ancora esporsi, perché la via maestra per lui è ricomporre questa maggioranza”. Certo, “se poi Renzi insistesse, allora sì che ci conteremmo”. Ma ora proveranno ancora a rimettere assieme i cocci. Conte, come il Pd, vorrebbe un rimpasto leggero, con qualche ministro e sottosegretario dimissionario da sostituire, schivando il pericoloso passaggio delle dimissioni preventive del premier: quasi un invito a colpire per Renzi. Ma il capo di Iv insiste per un Conte ter, con il premier dimissionario al Colle. A margine, i sussulti nel M5S. Luigi Di Maio ha teorizzato che se, del caso, si possono perdere anche uno o due ministeri, ma l’importante sarà avere ruoli di peso. Mentre in una riunione dei Direttivi, il reggente Vito Crimi ha evocato il voto anticipato. E poi c’è Beppe Grillo, che tifa per una resa dei conti con Renzi. Ieri lo ha chiarito con un post in cui cita un famoso discorso di Cicerone: “Fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza?”.

Ma molti hanno notato anche la pubblicazione sul blog di un post di Alessandro Di Battista, con cui mesi fa aveva litigato sul tema del capo politico. Un riavvicinamento che pare un altro segnale a Renzi. Tradotto, il Garante è pronto anche alle urne. Con Conte, e con Di Battista.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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11 replies

  1. Come immaginavo il PD gioca al poliziotto buono con Renzi (quello cattivo) per prendere in mano la maggioranza.
    Se otterranno anche solo un ministero dei 5 stelle o un ribaltamento di un punto del recovery, per me, sarà comunque una sconfitta.

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  2. Non un passo indietro davanti a quel mascalzone. I ricattatori non sono mai sazi, si è già perso troppo tempo per le bizze del Bomba. Presidente Conte, la sua e nostra dignità valgono qualcosa o no? Se non gli sta bene, elezioni, e politicamente il Bomba sarà finalmente asfaltato. Ma vale la pena, così non si può procedere

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