Sappiatelo

(Andrea Zhok) – Ecco, quando verrò nominato per acclamazione Ministro dell’Istruzione il mio primo atto all’insediamento sarà l’abolizione in tronco, con annesso falò in pubblica piazza, di 3/4 delle incombenze formali e burocratiche che occupano le giornate dei vari corpi insegnanti (scuola e università). Sappiatelo.

Ogni anno da almeno due decenni viene aggiunto un nuovo pezzo di carta da compilare, un registro da aggiornare, una autovalutazione da redigere, un nuovo formato di curriculum da pubblicare, un’analisi delle ‘criticità’ da presentare, un resoconto dei progressi fatti da esporre, un’iniziativa da magnificare, una classifica da scalare, una qualche gesticolazione in carta intestata da esibire ad occhiute autorità per mostrare quanto si è proattivi, diligenti e ‘user-friendly’.Naturalmente in questo contesto l’ultima cosa che può trovare spazio è la sostanza della ricerca e dell’insegnamento. Nessuno ha più tempo per discutere di contenuti, ed anzi ogni pretesa in questo senso viene vissuta con un certo imbarazzo, se non compatimento (“Guarda questo, ancora si entusiasma per Spinoza / Leopardi / i fondamenti della matematica, come se tutto ciò contasse qualcosa.”)Lo spirito che ha governato in tutti questi anni gli interventi su scuola e università è stato infatti dominato da due ispirazioni di fondo, una ideologica, e una direi antropologica.

Quella ideologica, derivata dalla teoria neoliberale, ambiva a creare condizioni di massima competizione all’interno di istituzioni come quelle dell’istruzione pubblica, dove la competizione di mercato non esiste. Ma i criteri competitivi non potevano essere sostanziali, perché ovviamente nessun burocrate ministeriale è in grado di entrare nel merito. Dunque la competizione si svolge sul solo piano che ai burocrati è congeniale: la redazione di documenti, la compilazione di prestampati, la coerenza formale, i richiami di legge, le tessiture verbose capaci di esternare il più rigoroso nulla, ma in modo ineccepibile.

Naturalmente, siccome nessuno valuta la sostanza, l’unico piano su cui il terrore corre sul filo, l’unico piano su cui un docente può essere seriamente preso in castagna, e sanzionato, è quello delle responsabilità formali.Questo naturalmente crea un potentissimo incentivo a smettere di occuparsi di sciocchezze come Spinoza o Hilbert, Leopardi o Heisenberg, per dedicare tutto il proprio ingegno a portare il basto delle incombenze formali. E, naturalmente, è proprio quest’ultima cosa quella che paga.

Quella antropologica parte da una tendenza sociale generalizzata nel mondo contemporaneo, ovvero la tendenza a sputare su tutte le altre attività lavorative tranne la propria, immaginando che tutti se la passino alla grande mentre l’unico a sgobbare sono io. In un’atmosfera di competizione generalizzata e specializzazione crescente, nessuno sa nulla di quello che fanno gli altri, ma ha l’intimo desiderio di screditarli, per poter ottenere una fettina di privilegi in più per sé. Viste le caratteristiche eccentriche dei ruoli di insegnamento (e visto che quasi tutti hanno qualche cattivo ricordo scolastico) scuola e università sono bersagli perfetti. Si è diffusa così l’idea che la docenza sia un lusso per fancazzisti, perlopiù incompetenti. E qui, di nuovo, si poteva andare in due direzioni. Si poteva cercare di migliorare la qualità del sistema (che di ciò aveva ed ha bisogno), togliendo di mezzo i sospetti di incompetenza. Ma questo avrebbe significato fare qualche sforzo di entrare nel merito, correndo il rischio di scoprire addirittura che bisognava cacciare dei soldi.Impercorribile.

No, l’alternativa erano le gioie del risentimento. Siccome non posso né voglio intervenire nel merito, voglio insegnarvi la durezza del vivere. Questo spirito di rivalsa permea e ispira ogni riforma del settore istruzione degli ultimi 20 anni. Che qualcosa migliori davvero con questo o quell’intervento, questo o quel controllo, questa o quella incombenza, è irrilevante e nessuno se ne cura davvero. L’importante è far sentire sotto pressione il corpo docente, farlo sentire sotto giudizio perenne, con un ginocchio sul collo (“Vuoi insegnarmi qualcosa, maestrino? E mo’ ti insegno io.”) Non è importante cosa fai, non frega niente a nessuno. Il punto è che vogliamo assicurarci che farlo non ti piaccia, che la smetti di avere energie in eccesso per pensare, studiare, criticare, rompere le scatole, magari ‘traviare i giovani’; no, vogliamo che senta anche tu la fatica di alzare la mitica serranda ogni mattina. E vedremo se poi avrai ancora voglia di chiacchiere idealistiche. Ecco, magari per qualcuno questo quadro potrà risultare sorprendente, magari qualcuno non ci crederà, o penserà ad un’esagerazione. No, niente affatto, le cose stanno esattamente così. (Anzi peggio, ma non tutto sono legittimato a dire). E buon anno nuovo.

7 replies

  1. Bene! Bravo! Bis!
    Ma dobbiamo aspettare il futuro governo perchè questo qui … è la quintessenza dell’Ufficio Complicazione affari semplici (UCAS).
    A questo governo dobbiamo infatti l’istituzione di quell’obbrobrio di PagoPA. Disgustorama!

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  2. Qua il ogaritmo, come diceva l’Esimia, mi cassa i link. Proviamo cosi’

    Grazie chicco, adesso hai messo tutto in chiaro. Peccato perche’ a parte la fesseria antiqualcosa quel tuo ragionamento non faceba una grinza.

    Ma adesso e’ tutto a posto. Questo e’ un altroo che “vo’ far er frocio cor culo de n’antri”…

    vuppiavudoppiavudoppia.amazon.com/Andrea-Zhok/e/B001JOH0YAcancellaquesto

    vuppiavudoppiavudoppia.facebook.com/public/Andrea-Zhokcancellaquesto

    accatitipiesseduepuntidu’ellembriacheexpertise.unimi.it/get/person/andrea-zhokcancellaquesto

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  3. Ad ogni cambio di governo, sin dai tempi di Mario e Silla, si agita davanti al muso del popolo bue (ciuco)
    la carota della “semplificazione burocratica”.
    Ovviamente il popolo ciuco non arriverà mai a sgranocchiare la carota perché a tenere l’asta a cui è legato
    il penzolante ortaggio sono proprio quei burocrati che sono i veri padroni della macchina statale.
    Inconoscibili, incriticabili, inamovibili (chissà perchè?), arroganti, strafottenti e pure superpagati (…rtacci loro!)
    questi eredi di Torquemada passano la vita ad inventare nuovi e sempre più raffinati sistemi per rovinare la
    vita altrui.
    Non solo nel settore della scuola ma in TUTTI i rapporti tra cittadino e istituzioni. Aaaargh!☠️

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  4. Come utente televisivo che la pandemia ha costretto a dosi doppie della Tv, cerco sempre ma non trovo mai un articolo che parli della nostra cara Rai, per cui ne metto io uno qui, non sapendo come postarlo.

    COSA SI ASPETTA A METTERE UN FRENO ALLA SCANDALOSA RAI?- Viviana Vivarelli.
    Giuseppe Stelluti: “Il neo-liberismo ci ha portato a vivere in un mondo in cui nullità come Mentana guadagnano 1,5 milioni di euro l’anno e l’operaio, che tira la carretta Italia, non arriva a 20.000 euro l’anno”.
    .
    Per tutto il 2020, a causa della pandemia, la RAI ci ha dato programmi miserevoli, ripronendo per l’ennesima volta vecchiumi visti e rivisti, mai un film nuovo, mai una serie nuova, magari comprata all’estero con i sottotitoli o le traduzioni, mai un contenuto vendibile altrove. Malgrado questo, la Rai ha avuto la grandissima faccia tosta di presentare un programma in cui ha fatto grandissimi elogi a se stessa, dopo non aver prodotto una sola cosa nuova in tutto un anno (a parte Il patadiso delle signore) e per quanto ci lavorino 14.000 persone, il doppio di Mediaset, che non abbiamo capito quest’anno cosa ci siano stati a fare.
    Ciò nonostante, sono continuate le paghe megagalattiche a Tizio o a Caio, con le comparsate pagatissime di personaggi spregevoli o innumeri schiere di immonologhi, virologhi e anche veterinari, casinisti o terroristi, pagati 2000 euro ogni 5 minuti. E sono continuati gli stipendi mostruosi a personaggi banali come Fazio (2 milioni l’anno) o Vespa (un milione e 700.000), la Isoardi (270.000), la Berlinguer o l’Annunziata (240.000 euro l’anno).
    Dopo questa produzione pagatissima ma miserevole, la Rai ha oggi la faccia di annunciarci che è in deficit per 116,5 milioni!!
    Renzi ci ha infilato il canone Rai nella bolletta elettrica (cosa secondo me incostituzionale) e ora ci vengono a rire che il canone che tutti pagano non copre le spese del servizio pubblico !!?? Che mancano 116,5 milioni?? Tutta l’Italia tira la cinghia, solo la Rai si permette di spendere e spandere e poi anche di prenderci in giro?
    Perché non tagliano i loro sprechi, le loro paghe da super ladri, gli sperperi, le ricche e scandalose prebende, le allegre consulenze? Non solo la RAI ci dà ogni giorno una informazione faziosa, parziale, e tutta di una sola parte, non solo i suoi direttori sono alle dipendenze di Pd e Lega e stare super partes con un minimo di democraticità non sa nemmeno cosa sia, non solo il canone è stato imposto in un modo banditesco, non solo c’era un tetto di stipendi che non doveva superare i 240.00 euro l’anno, ma la Rai lo ha aggirato con la scusa che è quotata in Borsa…ma ci devono anche considerare degli scemi pronti a bere di tutto??

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  5. DATI UFFICIALI: LAUREATI NEL PARLAMENTO ITALIANO: I PIÙ IGNORANTI SONO I LEGHISTI.
    IN CORRISPONDENZA ANCHE GLI ELETTORI PIU’ IGNORANTI SONO GLI ELETTORI LEGHISTI

    Visto che molti post insistono su chi è laureato o no, vediamo come è diventato il Parlamento, dopo il voto del 2018.

    Camera
    Su un totale 628 deputati, divisi per 6 gruppi parlamentari, 440 hanno almeno una laurea (il 70 %).
    Di questi, 165 (26,3 %) sono del M5S, seguiti dagli 81 (12,9 %) del Pd, 75 (11,9 %) di Forza Italia, 70 (11,1 %) della Lega, 19 (3 %) di Fratelli d’Italia…
    Dunque poco più di 7 deputati su 10 sono laureati, e di questi oltre 2 provengono dal M5s.
    Il M5S è quello che ha più deputati laureati.

    Se invece si guardano i gruppi parlamentari.
    Il M5s è il partito che ha più deputati laureati, 220 su 628.
    La percentuale più bassa ce l’ha la Lega, con il 56 % (70 su 123)
    Salvini è stato all’università per 16 anni senza concludere niente., non ha mai fatto niente nella sua vita, né lavorato né studiato.
    Almeno Di Maio ha lavorato mentre studiava, ha cambiato due facoltà ed è arrivato vicino alla laurea.

    In Senato ci sono 150 laureati su 320.
    Anche qui i senatori più laureati sono nel M5S (per il 43%).

    Conclusione:
    Il M5S è la forza politica con il numero più alto di donne e di laureati.
    La Lega è uno dei più ignoranti.
    E siccome si piglia chi si somiglia, anche gli elettori più ignoranti del popolo italiano sono i leghisti.

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