La graduatoria: quando saremo chiamati a fare il vaccino

Speranza annuncia la profilassi per 13 milioni di italiani entro fine marzo. Il governo pensa ai dipendenti pubblici e valuta l’obbligo per gli operatori sanitari e i medici. E un professore dell’Università Bicocca spiega il metodo e l’algoritmo che servirà a dare il “numeretto” per la vaccinazione

Entro fine marzo l’Italia vuole raggiungere la cifra di 13 milioni di vaccinati. Lo dice oggi il ministro della Salute Roberto Speranza in un’intervista rilasciata a La Stampa in cui spiega anche perché noi abbiamo ricevuto così poche dosi rispetto alla Germania, mentre la sottosegretaria Sandra Zampa dice che presto toccherà ai dipendenti pubblici e il professore di statistica medica dell’università Bicocca Giovanni Corrao spiega come funzionerà la graduatoria e chi saranno i primi a essere chiamati alla profilassi. 

Prima di tutto Speranza spiega oggi che la partenza della profilassi non rappresenterà un “Liberi tutti” e torna a ricordare che a gennaio tornerà il sistema delle zone rosse, arancioni e gialle in tutta Italia. Poi dice che la questione delle 150mila dosi alla Germania e della disparità rispetto alle 9750 dell’Italia “è una stupidaggine. La distribuzione delle dosi tra i vari Stati membri è gestita dalla stessa Commissione in base al numero di abitanti. La nostra quota è del 13,45% del totale di tutti i vaccini che l’Ue ha acquistato dalle sei aziende produttrici. Alla fine della campagna vaccinale, nel 2022, il nostro Paese avrà ricevuto 202 milioni di dosi. Nell’immediato, la distribuzione tra i singoli Stati può variare in base a fattori del tutto casuali: il giorno in cui viene fatta la comunicazione, la distanza dagli stabilimenti. Quelli Pfizer sono a Bruxelles, quindi in Germania arrivano prima che da noi. Ma la quota di dosi che spetta a ciascun Paese è fissa, per contratto”. 

Poi annuncia una novità che arriva da Pascal Soriot, ceo di AstraZeneca: il loro vaccino ha raggiunto il 95% dell’efficacia e quindi già entro questa settimana l’Agenzia del Farmaco della Gran Bretagna potrebbe dare il via alla commercializzazione. E questa notizia interessa anche l’Italia: “Secondo il piano contrattuale, nel primo trimestre noi dovremmo ricevere 8,7 milioni di dosi prodotte da Pfizer e 1,3 milioni prodotte da Moderna. Totale, 10 milioni di dosi, corrispondenti a 5 milioni di persone vaccinate, visto che con un richiamo servono due dosi a persona. Se arriva subito al traguardo anche AstraZeneca, entro il primo trimestre si aggiungeranno altri 16 milioni di dosi, che corrispondono ad altre 8 milioni di persone vaccinate. Risultato finale: noi già dal primo aprile potremmo avere 13 milioni di vaccinati, e così avremmo già raggiunto la Fase Uno, cioè quella che ci consente di avere il primo impatto epidemiologico”. 

Speranza dice anche di essere contrario all’obbligatorietà, perché questa scatenerebbe uno scontro ideologico all’interno del paese: “Non risolveremmo il problema, lo aggraveremmo. Meglio una seria campagna di informazione e sensibilizzazione: ho fiducia che produca risultati migliori…”. Anche per i medici secondo il ministro non dovrebbe esistere l’obbligo ma la sensibilizzazione e l’esempio: i vaccinati illustri come Galli e Pregliasco possono essere da stimolo per far superare anche agli altri i dubbi e le perplessità. Ma sull’obbligo c’è anche chi la pensa diversamente. È di ieri la notizia che dei sondaggi in Piemonte e in Lazio tra i lavoratori delle Rsa, che sono a contatto con categorie a rischio come gli anziani, dicono che la grande maggioranza di loro il vaccino non vuole proprio farlo. Per questo c’è chi vuole correre ai ripari: spiega oggi Repubblica che secondo la sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa “per chi opera nell’ambito della salute il vaccino deve essere precondizione all’assunzione”. Al ministero risulta che circa il 70% del personale abbia dato la sua adesione alla vaccinazione.

Il vaccino contro il coronavirus obbligatorio per i dipendenti pubblici?

Zampa è convinta nella necessità dell’obbligo in questi contesti. “Lo affermo da tempo. Chi lavora nel pubblico e a contatto con il pubblico ha una responsabilità maggiore, per questo abbiamo inserito alcune categorie di dipendenti statali tra le prime perle vaccinazioni. Non mi riferisco solo al personale sanitario, parlo anche degli insegnanti: è una questione di buon senso. Prima della pandemia, abbiamo istituito l’obbligo delle vaccinazioni per i bambini in età scolare, senza le quali non sarebbero appunto stati ammessi a scuola. Non vedo perché non si dovrebbe pensare anche al Covid, soprattutto per gli insegnanti. Nel contratto di lavoro pubblico lo metterei come precondizione per l’assunzione”. 

E intanto c’è chi sta lavorando alla graduatoria di chi sarà chiamato a vaccinarsi. Ad oggi, prima dell’annuncio di Speranza su AstraZeneca, il governo aveva in programma di vaccinare 10 milioni di italiani. I primi saranno i lavoratori degli ospedali e delle residenze per anziani, poi potrebbe toccare alle forze dell’ordine e al personale scolastico. Ma successivamente chi verrà chiamato alla profilassi? L’idea dell’esecutivo è di vaccinare in base al grado di fragilità, utilizzando parametri come l’età avanzata e a proporre un metodo sarà Giovanni Corrao, professore di Statistica Medica all’Università Bicocca di Milano, che oggi ha parlato con Libero: a decidere la graduatoria sarà una formula statistica che comparerà la cartella sanitaria di tutti gli italiani. Le Regioni forniranno dati terapeutici e diagnostici: “L’algoritmo che determina la classifica si basa sull’identificazione del profilo clinico di tutti i pazienti che negli ultimi dieci mesi hanno sviluppato forme severe di Covid, che li hanno costretti al ricovero in terapia intensiva o ne hanno provocato perfino la morte. Noi determiniamo il peso che ogni fattore di fragilità, dall’età alle patologie pregresse, ha avuto nel determinare l’aggravamento della funzionalità respiratoria o addirittura il decesso”. 

Secondo il professore non ci sono problemi di privacy perché chi analizza i dati sanitari non conosce la chiave identiicativa della persona:  “L’algoritmo che assegnerà a ciascuno di noi un punteggio che indicherà il grado di precedenza nell’accesso alla profilassi si basa su un mix di pesi e correlazioni tra stile di vita, situazione sanitaria generale, età, patologie croniche. Ci sono una quarantina di voci, a ciascuna delle quali sarà associato un valore a seconda dell’individuo analizzato, che ci consentiranno di tracciare un quadro clinico esaustivo dal quale risulterà il rischio soggettivo di decesso in caso di contrazione del Covid”. L’età avrà un ruolo ma non decisivo visto che, come spiega Corrao, un diabetico di tipo 2 con difficoltà respiratorie potrebbe essere più idoneo a vaccinarsi prima rispetto ad un anziano in buona salute: “Lavoreremo tre giorni in Regione Lombardia, la regione pilota. Partiamo da qui perché ci sono i mai ori dati statistici sul Covid ma ho avuto carta bianca dal ministero, basta una firma del presidente della Regione che mette a disposizione le banche dati e si può iniziare dappertutto”.

3 replies

  1. ” Nonostante i divieti e i coprifuochi Babbo Natale è arrivato lo stesso sulla slitta trainata dai babbei di governo ( le renne sono animali utili) portando con sé nemmeno 10 mila dosi del vaccino Pzifer, praticamente un nulla, sufficienti per 4000 persone ( le dosi di vaccino sono due) ma quanto basta per scatenare i media in una cerimonia simbolica e solenne del nuove regime sanitario, insomma in una scena vergognosa e degna dei film luce dell’era fascista, anzi molto peggio, vista l’esiguità dell’avvenimento e la soverchiante forza psicologica della televisione, tanto più che si è scelto di inviare le dosi non con un viaggio aereo come sarebbe ovvio, ma su strada con un corteo dal Brennero a Roma. Però possono far sfilare i vaccini anche dieci volte lungo i fori imperiali, come i vecchi carri armati di Mussolini, senza riuscire a nascondere tutte le magagne dell’ operazione le quali emergono evidenti dai fogli del consenso informato predisposto per i vaccinandi e che addirittura richiede la firma in presenza di due testimoni, come fosse un matrimonio: la prima cosa che viene da pensare è che lo Stato si stia ben premurando contro le possibili reazioni avverse vicine e lontane di cui le multinazionali produttrici non sono responsabili e si vuole che il consenso all’inoculazione o inculazione come è sfuggito a qualche giornale, sia incontestabile. Cosa che è già un gran brutto segno.

    Ma tanta accuratezza nel cercare il consenso è in relazione al fatto che esso non è per nulla informato intanto perché non è detto in nessuna parte che il vaccino stesso non è stato sperimentato con i normali criteri che richiedono anni, che la sua efficacia del ‘95% non è stata controllata da nessun soggetto terzo rispetto alla Pfizer come sarebbe d’obbligo nella tanta sacralizzata scienza e non si hanno riferimenti temporali rispetto alla durata di una presunta immunità: insomma le informazioni includono dati forniti esclusivamente dal venditore che in passato è stato più volte multato per operazioni disoneste se non in qualche caso assassine (vedi Nigeria). Difficile immaginare qualcosa di meno scientifico e di meno informato di questo. Così pure il contenuto del vaccino, ovvero le sostanze eccipienti sono quelle dichiarate dal produttore senza neanche l’ombra di un controllo anche a seguito delle numerose reazioni allergiche riscontrare e che difficilmente potrebbero essere indotte dalle sostanze dichiarate. Anzi a questo proposito va detto che l’impegno di fermarsi presso la struttura di inoculazione vaccinale per almeno 15 minuti dopo l’iniezione è del tutto insufficiente, essendo un tempo troppo breve per controllare reazioni allergiche violente, e sembra che ci sia fretta di lavarsi da tutto quello che può accadere dopo. A un certo punto del documento, fatto l’elenco delle possibili reazioni avverse, la maggior delle quali in tutto simili al decorso della malattia stessa nel ‘95% delle persone, si dice: “Negli studi clinici non sono stati osservati decessi correlati alla vaccinazione”. il che è falso, un morto c’è stato, ma la Pfizer ha negato che questo potesse essere correlato al vaccino, dando tuttavia per causa di decesso l’arterosclerosi che notoriamente non viene mai considerata una causa di morte in quanto malattia cronica che spesso di prolunga per decenni. Quindi la validità di questa affermazione è quantomeno fortemente dubbia ( vedi qui https://ilsimplicissimus2.com/2020/12/15/e-facile-dire-vaccino/).

    Infine verrete informati del fatto che: “Non è possibile al momento prevedere danni a lunga distanza” Perciò firmando questo documento voi sollevate lo Stato e le autorità sanitarie da qualsiasi responsabilità futura il che francamente è un po’ troppo per un vaccino a mRna sperimentale, ma non sperimentato. Tuttavia c’è di più, qualcosa che col consenso informato non ha molto senso e che fa comprendere bene come quelli che pensano che tutto finisca col vaccino sono ingenui o in malafede, anche ammesso che certe forme si ingenuità non siano esse stesse malafede inconscia: si dice infatti : “Anche dopo somministrazione di entrambe le dosi del vaccino, si raccomanda di continuare a seguire scrupolosamente le raccomandazioni delle autorità locali per la sanità pubblica, al fine di prevenire la diffusione del COVID-19” Dunque nonostante la vaccinazione dovrebbe impedire sia di contrarre la malattia sia di diffonderla si dovranno subire ugualmente segregazioni, coprifuoco e mascherine: allora delle due l’una o si teme che il vaccino non serva a nulla oppure esso in ogni caso è considerato un atto simbolico di obbedienza che proprio per questo non libera affatto dalle altre costrizioni alle libertà costituzionali.

    Dopo lo sappiamo, arriveranno le varianti, magari si scoprirà che la copertura vaccinale dura pochi mesi, verranno fuori altri virus. Perché non dovrebbero farlo se la maggior parte delle persone anche di fronte alle evidenze mistificatorie non reagisce e arriva a firmare un consenso del tutto disinformato rispetto a quella che viene considerata una buona pratica medica? Infatti il consenso informato in medicina è “l’accettazione che il paziente esprime a un trattamento sanitario, in maniera libera, e non mediata dai familiari, dopo essere stato informato sulle modalità di esecuzione, i benefici, gli effetti collaterali e i rischi ragionevolmente prevedibili, l’esistenza di valide alternative terapeutiche”. Ora è chiaro che in questo caso i benefici sono aleatori, i rischi a lungo termine indeterminati e definiti imprevedibili, mentre non esiste alcun accenno a valide alternative terapeutiche. E’ un diktat che si sforza di non sembrare tale, un cavallo di Troia che appare come segno di benevolenza..”

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    • Gentile Gatto,
      vedo che anche lei si prodiga per far aprire gli occhi ai nuovi adepti della Fede Scentificah (tutti piddini).
      L’avverto che quel che fa è una fatica quasi inutile, seppur lodevole.
      Le consiglio di cambiare strategia, soprattutto perchè agli “ammici der popolo” potrebbe venire in mente qualche ritorsione fascio-stalinista per chi rifiutasse il “mutatore genico” e non riuscissero a piazzare dosi sufficienti a saziare le borse.
      Ordunque, inviti a prenotarlo, invece. Che lo iniettino i “fedeli alla linea”.
      Meglio loro che noi.

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      • Una divisa rosacruciana medievale, quando erano tutti in preda all’oscurantismo, secondo un’altra vulagata che va per la maggiore come quella pandemica, recitava: VINCIT OMINA VERITAS! Non è il numero che conta, il “quanto/i”, di questi tempi poi, QUASI tutto/i a favore e servi della più comica menzogna, ma il “che” delle cose! Dopotutto, anche lei ammette che: “è una fatica QUASI inutile”: ce ne fosse rimasto anche uno solo che potrebbe convincersi, ne varrebbe sempre la pena…

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