Veneto: dottor Zaia si è trasformato in mister Fontana

Mutamenti. Il leghista da decisionista a “fate voi”

(di Selvaggia Lucarelli – Il Fatto Quotidiano) – “La zona rossa? Se non ci pensa il governo ci pensiamo noi!”. E fu così che il governatore decisionista Luca Zaia si scoprì un adolescente impacciato che aspetta il permesso di mamma per mangiare la merendina in frigo. Proprio lui, l’uomo che arginò la prima ondata col furore e la risolutezza di chi si assume la responsabilità delle sue scelte, di chi non aspetta burocrazia e indicazioni altrui, ora tentenna come un Fontana qualunque e cerca di svignarsela dalle decisioni impopolari, tentando di mollarle – eroicamente – al governo. La metamorfosi di Zaia, dall’uomo di polso a quello di burro, è tragicamente iniziata già a maggio, a pochi giorni dalla fine del primo, durissimo lockdown. Uscito trionfante dalla gestione della prima ondata, Zaia aveva urgenza di accontentare il suo rampante e produttivo elettorato, per cui il 18 maggio ha riaperto le spiagge e poi, per primo, ha annunciato tronfio: “Le discoteche in Veneto sono fondamentali per l’economia. Conto di riaprirle il 15 giugno”. E poi: “La nuova ordinanza apre tutto: cinema e spettacoli, discoteche e casinò, sport di squadra!”. Insomma, come passare dal “modello Vo’” al modello “Vo’ dove mi pare” nel giro di un paio di mesi. L’ infettivologo Andrea Crisanti, la preziosa bussola della prima ondata veneta, è stato declassato a “mezzo mitomane che si intesta meriti altrui” per poi diventare palesemente uno scomodo, petulante grillo parlante ben presto spiaccicato sul muro della “ripartenza”. Ed è così che Zaia è rimasto l’uomo solo al comando, ormai convinto di saper gestire il virus con la sola forza del suo gel. Invece no. Invece il Veneto è andato dritto verso il disastro e oggi è la regione più in affanno, con più di 3.000 contagi al giorno, 100.000 casi attualmente positivi e 165 morti in 24 ore. “Con i ministri abbiamo parlato della necessità di misure restrittive. Chiedo la zona rossa in Italia fino all’Epifania! Se non ci pensa il governo, lo faremo noi!”, ha tuonato giusto ieri Zaia. Dimenticando non solo che fino a sette mesi fa era capacissimo di prendere decisioni in autonomia, ma anche tutto quello che ha dichiarato e deciso, con calcolato cinismo, da quest’estate in poi pur di accontentare il Veneto che produce e lo vota. A metà ottobre Zaia ricordava fiero che “il sistema veneto dispone di 464 posti in terapia intensiva, che possono essere portati a un migliaio, dobbiamo scongiurare una nuova psicosi e un nuovo lockdown!”. Non si è ben capito quale sia stata la vecchia psicosi, fatto sta che i posti di terapia intensiva dichiarati diventeranno poi, in effetti, ben 1.030, cosa che consentirà al Veneto di rimanere zona gialla e tenere quasi tutto aperto. Peccato che per arrivare a quota 1.030 i posti siano stati ricavati anche da sale operatorie riconvertite e che possedere 1.030 respiratori non equivalga ad avere il personale ospedaliero necessario per gestire 1.030 pazienti in terapia intensiva. E in Veneto quel personale non c’è. Una bella operazione di doping per gonfiare il muscolo della sanità veneta che ha retto finché gli ospedali non sono entrati in crisi. Sui numeri dei ricoveri poi, in molti accusano Zaia di aver adottato alcuni escamotage per ridurre la cifra totale.

Sonia Tedesco, segretario della Fp-Cgil Veneto, ha dichiarato che i posti dell’osservazione breve-intensiva dei pronto soccorso dove dovrebbero sostare pazienti per 48-72 ore restano come Covid anche per dieci giorni e non rientrano nel conto dei ricoveri, per esempio. Ma Zaia, quello che ora sollecita il governo a convertire in zona rossa il Paese e si lamenta dei cittadini indisciplinati, si dimentica quanto ci abbia tenuto a preservare la sua zona gialla. E con quanto orgoglio, a novembre diceva: “In Veneto il virus c’è, ma è sotto controllo dal punto di vista sanitario, no al lockdown nazionale. In Veneto la maggior parte dei contagiati sono asintomatici! Noi siamo pronti a dar corso a eventuali restrizioni, ma non di sicuro sul fronte delle attività produttive!”. E poi, il 12 dicembre: “Il lockdown sarebbe una tragedia, perché il Paese non può permetterselo!” fino ad arrivare al tracollo di ospedali e morti, con conseguente aggiustamento nella comunicazione, ovvero: “Veneto zona gialla? Decisione presa a Roma!”. E certo, lui insisteva con la rossa, ma proprio niente, Conte s’è impuntato. “La gente non ha più paura di morire”, ha infine aggiunto Zaia dopo le resse dello shopping natalizio, sapendo bene che in Veneto la situazione è già tragica pure se centinaia di persone non si strappano di mano l’ultima sciarpa da Zara. Ma soprattutto, dovrebbe chiederlo agli ospiti delle Rsa venete, se hanno paura di morire, visto che ne sono morti già 1.200 di cui quasi 600 solo nelle 79 Rsa di Verona. Ma già, quei veneti lì non vanno a fare shopping e non producono. Non sono né colpevoli, né elettori. Sono solo invisibili.

8 replies

  1. un cosa è certa, i presidenti delle varie assemblee regionali,
    sono degli acefali con la bocca larga.
    è stato sempre detto, in tutti i Dpcm, che le regioni possono, se voglio,
    applicare regolamenti che negano permessi concessi a livello nazionale, ma non possono
    aumentarli.
    Zaia e soci, chissà cosa credono che voglia dire?
    non è bastata la figura da guitto, in tutina sportiva, di Gallera che scopre
    che poteva fare, se lo riteneva necessario, zone con confinamento maggiorato?
    ora arriva quest’altro saltimbanco, che pare un Pulcinella veneto senza maschera,
    che piagnucola?
    governi, c@zzo!

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  2. Io da sempre ripeto che a Zaia alla prima ondata è andata di culo e che lui ha ben pochi meriti, eppure a sinistra fanno a gara per riconoscerli capacità che il cazzaro verde non possiede.

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  3. Cara Lucarelli, oggi mi piacerebbe proprio prendirti a calci nel…… Ogni tanto faresti meglio ad occuparti solo delle ricette del tuo fidanzato barbalunga

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    • @Paolabl(owjob)
      Continua a fare quello per cui sei stata programmata dall’algoritmo.
      SUKAAAA!!!!
      Questi atteggiamenti ribelli non provocano altro che voglie di sadismo da parte di chi ti sottomette.

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      • Arrabbiatissima perché sono stufa delle ricostruzioni giornalistiche di pseudo giornalisti sotto isteria da festività

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  4. Eh si, fino a ieri come romanzava Selvaggia sull’aereo nessuno mai.
    Oggi non può fare nemmeno la casalinga, deve guardare il fidanzato mentre cucina.

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