Renzi vuole esagerare per farsi rispondere “no”

(di Wanda Marra – Il Fatto Quotidiano) – “Non ci penso proprio a far cadere il governo”, ha detto Matteo Renzi martedì sera. Per aggiungere subito dopo: “Ma Conte si dia una mossa”. In questa breve doppia affermazione c’è praticamente tutto. Perché oggi a Palazzo Chigi, Renzi con la delegazione di Iv (le due ministre, Teresa Bellanova e Elena Bonetti, i capigruppo, Davide Faraone e Maria Elena Boschi, ed Ettore Rosato) presenterà al premier un documento con una lista lunga e parzialmente irrealizzabile di richieste. Poi, lascerà sul tavolo l’ipotesi delle dimissioni della Bellanova e della Bonetti. Dopodiché, fedele allo slogan “noi pensiamo alla politica, non ai rimpasti”, uscirà dall’incontro lasciando a Giuseppe Conte il compito di individuare un percorso che tenga in piedi il suo governo. Senza aiutarlo a eliminare il dubbio che, qualsiasi cosa faccia, lui “andrà fino in fondo” (frase che ripete ossessivamente in questi giorni).Dunque, al premier chiederà di rimodulare la struttura di governance del Recovery Plan, tanto per cominciare. Poi, di togliere dal tavolo la Fondazione per la Cybersecurity. Insisterà perché l’Italia chieda il Mes. Parlerà delle grandi opere da sbloccare, criticherà la gestione del trasporto pubblico locale nell’emergenza Covid, insisterà sulla riapertura della scuola. E poi, tornerà a chiedere la riforma del bicameralismo perfetto e quella del titolo V. Ancora. Ricorderà al premier che deve cedere la delega sui Servizi segreti. E lo minaccerà velatamente, alludendo ai suoi buoni rapporti con il presidente degli States, Joe Biden. Non affonderà il colpo sul tema delle misure, ma prenderà le distanze da qualsiasi decisione finale del governo. D’altra parte, la Bellanova ieri non ha partecipato all’incontro dei capidelegazione sulle misure. Mentre il Pd di confine con Iv in Senato porta avanti la mozione per consentire gli spostamenti tra Comuni il 25, 26 dicembre e primo gennaio, proprio mentre il governo valuta il lockdown di Natale.

Dal canto suo, Conte si è già detto pronto a rivedere la struttura di governance del Recovery Plan e a parlamentarizzare il percorso. Così come l’emendamento che istituiva la Fondazione è stato tolto dalla legge di Bilancio. Ma sul Mes, i numeri per cedere alle richieste di Renzi non ce li ha.

Senza contare che vanno avanti tavoli coperti: la presenza di Iv nella cabina di regia del Recovery che sarà, le nomine nelle società partecipate di primavera. Pezzi di potere che a Renzi interessano.

Ma tutto questo potrebbe non bastare per chiuderla qui. “Conte mi ha veramente rotto”, va dicendo l’ex premier agli amici. Sempre più convinto che – una volta aperta la crisi – il Pd lo seguirà, pur di non dar vita a un governo tecnico, il cui spettro aleggia in maniera inquietante, grazie anche alle posizioni più “moderate” della Lega di Salvini. E altrettanto convinto che il voto non è una vera opzione, in piena pandemia. Non a caso, Maria Elena Boschi ha fatto il conto dei Cinque Stelle che non tornerebbero in Parlamento. Per sé Renzi pensa a un ruolo da ministro, possibilmente agli Esteri. E a entrare nel governo ci pensa pure la Boschi. A proposito di problemi interni. Certo, la strada è impervia, con i 18 senatori di Iv che sono riottosi e un Pd che continua – almeno formalmente – a blindare il premier. Ma Renzi continua ad avere una data in testa: il 28 dicembre, o comunque i primi di gennaio, dopo la legge di Bilancio, potrebbe teatralmente ritirare le ministre. Altrimenti, le occasioni dei voti in Parlamento non mancheranno.

Resta da capire come Conte ha intenzione di anticipare le sue mosse, fino a che punto è intenzionato a spingersi. Stamattina anche lui più che altro ascolterà e mostrerà generica disponibilità. Poi, inizierà a fare i conti. Quelli finali.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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4 replies

  1. Lui è un kamikaze che si ritiene un formidabile pokerista ma i suoi parlamentari sono davvero disponibili a schiantarsi con lui?
    Di tutta la carovana i pochi che forse tornerebbero in Parlamento potrebbero essere, oltre al capocomico, Boschi, Rosato, Marcucci e poco altro.
    Agli altri toccherebbe tornare a lavorare (ammesso che l’abbiano mai fatto) rinunciando a tre anni di bambagia.
    Che aspettano a trasmigrare?

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  2. Non sono d’accordo: Renzi non vuole affatto farsi dire di no. Se Conte, preso il coraggio a due mani, gli rispondesse “ti attacchi”, Renzi sarebbe finito. Il suo bluff svelato, il Pinocchio di Rignano dovrebbe fare una indecorosa retromarcia, e sarebbe evidente a tutti, forse anche ai suoi ultras, che il Bullo è in realtà un pagliaccione, un guappo di cartone.
    Ma Renzi sa che Conte non gli dirà di no, cercherà di dargli un contentino per quieto vivere, ed ecco perché il Bullo alza il tiro chiedendo cose impossibili: in questo modo, di fronte a un minimo successo Renzi si presenterà come il salvatore della patria, e per quelle cose che non riuscirà ad ottenere (tipo il Mes) continuerà a presentarsi come quello che aveva capito tutto ma che non viene preso in considerazione da Conte e dagli altri pentagrulli.
    E’ tutta una tattica: alzare il prezzo, chiedere 150 per ottenere almeno 20 e quel 20 spacciarlo per 100; poi dare la colpa all’altro di quel 50 che non è riuscito a portare a casa.

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