Natale, lockdown a rate

(Pietro Salvatori – huffingtonpost.it) – A nove giorni dal Natale il governo fatica a decidere sull’introduzione di nuove misure per arginare la curva dei contagi. Dopo aver spiegato che il sistema delle fasce regionali di rischio e il blocco della mobilità fra Regioni (e tra Comuni nei giorni di festa) sarebbero stati la soluzione ottimale per affrontare i giorni di festa, la partita si è riaperta, ma l’incertezza per cittadini, lavoratori e imprese regna sovrana. Come su qualunque altro dossier, l’esecutivo è diviso. Giuseppe Conte ha riunito intorno all’ora di pranzo i capi delegazione dei partiti di maggioranza, insieme ai ministri Roberto Speranza e Francesco Boccia, e al momento l’ipotesi prevalente è quella di un lockdown a singhiozzo.

La riunione non è stata priva di momenti tesi, e non ha partorito una soluzione. Nel vertice si sono confrontate due linee. La prima di estremo rigore fortemente caldeggiata dagli stessi Speranza e Boccia insieme a Dario Franceschini. I tre ministri spingono per un’Italia in zona rossa almeno dal 24 dicembre al 6 gennaio: chiusura di tutte le attività commerciali non essenziali, impossibilità di uscire di casa se non per motivi di lavoro, necessità e urgenza. Una misura che ha trovato tiepidi i 5 stelle, che preferirebbero misure più chirurgiche e calibrate, ma soprattutto lo scetticismo di Giuseppe Conte, per il quale la strada intrapresa sta dando i suoi frutti e misure tetragone non verrebbero capite oltre a non essere necessarie. “Dobbiamo assolutamente arginare incontri, cene e cenoni”, spiega una fonte del ministero della Salute, perorando la posizione del proprio ministro.

“Stiamo lavorando in queste ore per cercare di rinforzare il piano natalizio – ha spiegato il premier – Abbiamo avuto un’ulteriore interlocuzione con gli esperti del Cts che ci hanno consigliato misure aggiuntive. Dobbiamo scongiurare la terza ondata”.

Il presidente del Consiglio sta lavorando a una mediazione, che ha avuto l’ok anche dai pentastellati. Prevederebbe la creazione di una zona rossa nazionale per i giorni che vanno dal 24 al 27 dicembre e dal 31 al 3 gennaio, ferme restando le prescrizioni già previste per le feste, compreso il divieto di spostamenti fra Regioni. Un supplemento di riunione doveva avere luogo in tarda serata, in attesa del ritorno di Teresa Bellanova, capo delegazione di Italia viva al governo, in Italia dopo una trasferta a Bruxelles. Ma nel più classico dei canovacci dellla strategia della tensione renziana, fonti di Iv hanno fatto sapere che la ministra prima di domani mattina, quando la delegazione guidata da Matteo Renzi sarà ricevuta a Palazzo Chigi nell’ambito della verifica di governo, non avrebbe partecipato a nessun vertice.

Una decisione è comunque attesa tra domani e venerdì, e al momento non dovrebbe riguardare il prossimo fine settimana. L’ipotesi iniziale di una stretta che evitasse l’esodo prima dello stop agli spostamenti ha perso quota nel corso della giornata, anche perché, spiega una fonte di governo, “gli spostamenti preoccupano molto meno rispetto ai possibili assembramenti nelle case”. Ma anche perché dal ministero dell’Interno si è fortemente sconsigliata la misura: meglio un esodo programmato che la “fuga” alla quale si assisterebbe di fronte a un repentino cambio delle disposizioni.

Domani dovrebbe tenersi il confronto con le Regioni, poi un nuovo aggiornamento per la decisione definitiva. Sandra Zampa, sottosegretaria al ministero della Salute, è stata chiara: “Qui al ministero della Salute – ha spiegato l’esponente del Pd – abbiamo proposto di optare per una misura rigorosa che assomigli molto alla zona rossa. Sarà un Natale poco allegro, è vero, ma sarà più sereno perché le persone a cui vogliamo bene sono in sicurezza”. A nome dei governatori leghisti Massimiliano Fedriga ha avuto un contatto telefonico con Speranza, al quale ha rappresentato la contrarietà della Lega a un blocco già a partire da questo weekend e deroghe mirate al ricongiungimento dei familiari più stretti per il giorno di Natale, sia pure per i familiari più stretti. Ma anche i governatori sono divisi: Luca Zaia guida il fronte di chi vorrebbe misure più rigorose, Giovanni Toti ritiene incomprensibili misure ulteriormente restrittive a fronte di dati sui contagi meno preoccupanti rispetto a quelli di qualche settimana fa.

Nel giro delle prossime quarantott’ore è atteso un ennesimo dpcm, il quinto della seconda ondata. Il “Natale sereno” a fronte dei “sacrifici” assicurato da Conte appena un mese e mezzo fa sembra ormai un lontano miraggio.