Il Natale, la nebbia, un aereo

(Selvaggia Lucarelli) – Ieri sera ho preso un aereo che era quasi notte, da Roma a Milano. Un aereo strapieno, di quelli con due file da tre, occupato fino all’ultimo posto in fondo, con le cappelliere che vomitavano bagagli a mano appena le aprivi. Un volo anti-Covid, insomma. Io sono finita in uno dei posti centrali, seduta tra due persone: una ragazza alta, carina, di quelle che non tolgono mai il piumino neanche in volo perché chissà, magari si precipita sulle Alpi e dormiamo due mesi nella carcassa dell’aereo, come in Alive. E poi un tizio di mezza età, vestito con camicia azzurra, gilet e un piumino marrone leggero, che teneva sulle ginocchia. Durante l’attesa prima del decollo l’imbruttito whatsappava compulsivamente. L’aereo si è mosso e come sempre ci è stato chiesto di mettere i telefoni in modalità aerea. Io e la mia vicina di posto abbiamo messo via il cellulare. L’imbruttito continuava a chattare. Continuava. Continuava. Io ho aperto il mio libro sulle epidemie, sono al capitolo sulla malaria e le zanzare che già mi stavano discretamente sul cazzo, ora sono ufficialmente le Barbara D’Urso dell’infettivologia.

Siamo sulla pista, l’imbruttito continua a chattare. Non ho voglia di litigare perché una volta su un aereo per Madrid ho sfiorato la rissa con una spagnola che non ha spento il telefono neppure durante il decollo e per poco, per gli insulti reciproci, non facciamo scendere le mascherine dell’ossigeno in tutto l’aereo. Fatto sta che siamo ormai prossimi al decollo, io tra negazionisti e coglioni no-vax ho ormai un livello di tolleranza piuttosto basso, e quindi gli dico “Deve spegnere il telefono”.

Deve. Lui manco mi guarda, bofonchia “Sì sì” e dopo pochi secondi lo spegne. Decolliamo. L’imbruttito si mette a leggere non so cosa, forse un libro esoterico su come whatsappare con la mente, io chiudo il capitolo sulla malaria e inizio quello sulla Sars. Quando sono al passaggio sui pipistrelli ferro di cavallo, che anche se brutti come una quarantena in casa con Paolo Brosio e probabile serbatoio del virus, mi sono comunque più simpatici dell’imbruttito di fianco, arriva l’annuncio del comandante: “A causa della nebbia intensa su Linate atterreremo tramite atterraggio automatico, quindi bisogna spegnere tutti i dispositivi compresi i cellulari in modalità aereo per non interferire con il segnale”. Io e la vicina col piumino spegniamo il cellulare. Lei credo pensi già a come accendere il fuoco nella notte, sulla neve, tra i lupi, e sono tentata di dirle che potremmo strappare le fodere ai sedili per ricavare delle coperte, l’ho visto fare in un film, ma non voglio agitarla. Il vicino continua a leggere come se niente fosse. Io lo guardo per un attimo, sono tentata di dirgli qualcosa, ma in effetti potrebbe anche aver spento il telefono prima del decollo anziché metterlo in modalità aerea, non ho mica controllato. Quindi taccio. Taccio ma di fianco a lui la mia stima per i pipistrelli ferro di cavallo aumenta, anche quando lui, il ricercatore, finisce in una grotta a Guilin con migliaia di loro appesi a testa in giù, emettendo i suoni dell’inferno .Taccio ma mi riprometto di guardare il suo telefono quando lo estrarrà dalla tasca della giacca all’atterraggio. C’è così tanta nebbia che il finestrino ha una specie di tendina bianca naturale. Penso che stiamo atterrando fidandoci della tecnologia, della scienza. Che in fondo siamo in un momento della storia in cui fidarci della scienza è tutto quello che possiamo fare. Sono i vicini di posto sul bus, in ufficio, sull’aereo, quelli di cui non ci possiamo sempre fidare. Atterriamo. L’imbruttito tira fuori il suo cellulare non appena la ruota tocca terra. Gli cade la penna che era nel libro. Mi convinco di avergliela fatta cadere io con la sola forza della mente. Provo a concentrarmi sul suo pomo d’Adamo. Niente, resta lì. Afferra la penna, si butta di nuovo sul telefono e sì, è acceso. Toglie solo la modalità aerea. In quel preciso momento mi sale il crimine. Un crimine inesorabile e feroce. Ho voglia di entrare nella cabina del pilota, puntare la Bic dell’imbruttito sulla fronte del pilota e ordinargli di ridecollare e schiantarsi nell’Idroscalo, sono pronta a sacrificarmi pure io, pur di liberare l’umanità dall’imbruttito. Non ha spento il telefono. Nonostante la nebbia, la richiesta del comandante, la necessità di collaborare tutti per atterrare in sicurezza. A lui non è fregato un cazzo, di fare la sua parte. Ho trattenuto gli insulti, ho acceso il mio telefono e la prima notizia era “A Natale saranno consentiti gli spostamenti tra comuni”. Ho pensato che il mio vicino di posto è in buona compagnia. Che alla fine vince lui, vincono loro. Quelli che non spengono il telefono, quelli che “io a Natale voglio andare dove voglio, io il Natale da solo non lo passo, il mio comune è a 1 km da quello di mamma, eh ORA CI TOLGONO ANCHE IL NATALE!”. Quelli per cui alla fine andiamo a schiantarci tutti. Oppure no, riusciamo comunque ad atterrare tutti nella nebbia, ma solo perché ad essere responsabili ci pensiamo noi. Anche per loro. Per questi stronzi.

30 replies

  1. L’imbruttito era per caso il suo fidanzato ? Tutto questo interesse per uno sconosciuto(il telefonino lo ha comunque spento) tanto da scriverci un articolo mi insospettisce.

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    • interessante che scriva ma non sappia leggere
      spento e modalità aereo sono cose differenti.
      e nell’articolo c’è scritto che non lo aveva spento dalla
      precedente messa in modalità aereo.

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    • Non è che la sfiora l’idea che l’episodio sia servito solo come pretesto per un ragionamento più ampio ? O lei è solidale con chi si fa sempre e solo…i caxxi propri ?

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      • Assolutamente no ! Semplicemente non mi succede di mettermi ad osservare gli altri fino a vedere cosa sta facendo sul proprio cellulare,magari facendo come Giacomo del trio comico rivolgendosi al controllore: ora gliela fa una bella multina a questo ?

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      • Quindi per lei, visto che è universalmente e scientificamente riconosciuto che i segnali dei cellulari disturbano le apparecchiature elettroniche, sarebbe una cosa normale che un aereo intero debba rischiare di schiantarsi su una pista durante un atterraggio automatico causa nebbia, solo perchè cun cog…ne se ne sbatte dell’ordine (gli ordini del pilota sono da rispettare perchè non per niente si chiama “comandante”!!!) del pilota?
        Ma lei vuole prenderci per il k…lo o ragiona proprio così????
        Provi un pò a farsi operare mentre in sala operatoria qualche medico o infermiere chatta o naviga su internet con un cellulare rischiando di alterare i dati vitali delle apparecchiature al quale è collegato e poi venga a riferire.

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    • Commentare un articolo senza prima leggerlo tutto (e non solo la prima parola del titolo) denota l’imbruttimento del quale, appunto, lo stesso articolo parla.
      Più che il fidanzato della Sig.ra Lucarelli l’imbruttito sembar suo parente (e neanche tanto lontano).
      Senza offesa.

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  2. Se avessi letto l’articolo, avresti scoperto che il tizio il cellulare non l’ha spento, lo aveva messo in modalità aereo, fregandosene delle disposizioni dei piloti.

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  3. Io sono uno di quelli che, per esempio, spegne il telefono in tali circostanze; eppure se non proprio negazionista, nemmeno coglione; che non si fida della scienza, ma solo della mamma, e che, perciò, seconda la “bonona” (possiamo permetterci visto che lei si permette di apostrofare con “imbruttito”?), non potrei esistere, visto che i negazionisti, no-vax, anti-scienza non possono che tenere il cellulare acceso in aereo. Con tutte ‘ste arie da super-figa-intelligente-guardatemi-ma-non-toccatemi-ma-se-non-mi-guardate-m’incazzo, scommetto che c’era più turbolenza dentro che fuori l’aereo!

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    • @SOMARO CRIMINALE NEGAZIONISTA
      Ma chi caxxo ti ha chiesto il tuo parere da C0GLl0NE?
      Sempre a imbucarsi nelle discussioni altrui per fare la ruota come un pavone.
      Ma F0TTlTl.

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    • Caro Felino, la frase “eppure se non proprio negazionista, nemmeno coglione; che non si fida della scienza, ma solo della mamma, ” mi ha ricordato Robertino in Ricomincio da tre. Se lo ricorda Robertino? Quello a casa con la mamma che gli impartisce lezioni sul demonio che sta dietro alle minigonne? Quello che, quando Massimo Troisi gli dice di uscire e toccare il culo alle donne, scappa urlando “mamma”? Non mi sorprende che la Selvaggia la turbi… Ma non si preoccupi, mammina non le permetterà che le capiti nulla di male. Lo dice anche Roger Waters in The Wall. Dorma tranquillo.

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      • Già 😄😄😄😄

        Dedicato al SOMARO CRIMINALE E NEGAZIONISTA che si spaccia per felino.

        P. S.
        Ho cinque Gatti, quelli veri, che per carattere sono l’opposto del pavone esibizionista. Si accontentano di carezze, crocchette e scatole in cui infilarsi. 😬🙃😄😜

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      • Le ricordo così tanto Robertino, sig. Veneziani? Che vuole che le dica, sig. Veneziani, Robertino non si sarebbe mai ficcato nei guai alle festine del Genovese, né lo sarebbe mai potuto diventare! Se a voi progressisti fa specie uno come Robertino e poi avete il coraggio di lamentarvi quando succede ben di peggio che tornare dalla mamma, che vuole che le dica, sig. Veneziani: straca22i vostri e buon divertimento!

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      • Caro Felino, quando perdi l’ironia gattesca, scusami ma diventi un po’ patetico. O davvero lei pensa che chi non si sia infilato in giri di droga o non sia stato violentato, abbia potuto vivere bene grazie a un complesso edipico galoppante (un’orchestra intera, dice Massimo) come quello di Robertino? Anche io voglio bene a mia mamma, ma ho smesso da un po’ di chiederle di spalmarmi il vicks vapor rub sul petto la sera, prima di dormire. Capisco che a lei, forte delle sue 7 vite, questi riti siano ancora essenziali. E del resto, l’agitazione che la Selvaggia le procura (non è manco il mio tipo, pensi un po’!) parla chiaro come Mother dei Pink Floyd (hish, baby baby, don’t you cry…) Il fatto è che a me di vita ne basta una. Sarà che non voglio bene alla mia mamma quanto lei alla sua … O che mia mamma non mi ha saputo educare e ora rischio di non riconoscere i cattivoni che mi vogliono stuprare. Miao.

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      • Capisco, lei che invece il senso dell’ironia ce l’ha ben saldo, dal “che non si fida della scienza, ma solo della mamma”, ne trae la conclusione di “un complesso edipico galoppante (un’orchestra intera, dice Massimo) come quello di Robertino”: il fatto che abbia lasciato l’ironia per il sarcasmo non la tange e ci imbastisce su pure un commento degno della strizza cervelli del blog, adducendo che la povera “Servajjja” mi procurerebbe nientepopodimeno che l’agitazione. Beh, sì, un po’ mi agita la pulzella, ma soprattutto i suoi cicisbei, perché, per restare alla prosa dell’articolo, “in quel preciso momento mi sale il crimine.”! PS. Visto che siamo in argomenti patologici, chissà a cosa sarà dovuto, in uno stesso commento, usare del “tu” e del “lei” all’interlocutore: agitazione?

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      • Ha ragione lei, ho cambiato registro in corsa, perché interloquire con lei mi emoziona e perdo il lume. Nel primo post di ironia ce n’era, w la mamma. Il secondo, mi spiace, ma non era all’altezza del Felino solito. Saluti a casa, alla mamma in particolare.

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    • Cazzo gatto sei riuscito a farla?mi avevano detto che eri diventato stitico e non ti vedevi più perché eri impegnato nella cosa che costituisce il tuo unico impegno lavorativo ,scavare buche.Scavane una grande e sotterrati dentro per sempre

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  4. Siete ancora qui a discutere di lana caprina e del sesso degli angeli. Se in un aereo in volo, il Capitano dice di spegnere i cellulari o altri dispositivi,, si deve spegnere. Punto. Questo modo di fare italiota, del furbo che frega gli altri deve finire. PUNTO!

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  5. Come recita la più controversa delle citazioni, “governare gli italiani non è difficile è del tutto inutile”. ognuno fa il furbo a modo proprio facendosi gli affari propri fregandosene degli altri e dell’ interesse comune. In questi giorni con la pandemia non rispettando le regole, sull’aereo con il cellulare acceso o in modalità aerea fa lo stesso fottendosene della richiesta del pilota e del bene comune. Questi esempi trattati con saggezza da Selvaggia Lucarelli sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti e costituiscono il male oscuro di una società completamente dissociata.

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  6. A leggere i commenti, devono essere in tanti che a bordo di un aereo non spengono il telefonino. E magari sono gli stessi che se ne fregano degli altri, tanto di coviddi non ce n’è!
    E a tal proposito ci riaggiorniamo fra tre settimane…

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